Per traffico di influenze illecite
Indagato il padre di Renzi

Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio e segretario dimissionario del Pd Matteo, è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per il reato di traffico di influenze illecite (articolo 346 bis del codice penale). L'accusa gli viene contestata in un invito a comparire notificatogli il 15 febbraio dai Pubblici ministeri (Pm) della Procura di Roma, Paolo Ielo e Mario Palazzi, titolari del fascicolo inerente il filone d'inchiesta per corruzione sugli appalti “Consip” (la società per azioni del ministero dell'Economia incaricata dell'acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche).
L'inchiesta, iniziata a Napoli è stata trasferita per competenza a Roma nei mesi scorsi.
Nello stesso fascicolo il 23 dicembre scorso sono già stati iscritti, per rivelazione di segreto di ufficio e favoreggiamento, l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e attuale ministro dello Sport, Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia.
Secondo gli inquirenti il padre dell’ex premier insieme al suo complice Carlo Russo, imprenditore del settore farmaceutico, 33enne di Scandicci (Firenze) a sua volta in stretti rapporti con il boss degli imprenditori napoletani Alfredo Romeo che dai primi di gennaio risulta indagato anche per concorso esterno alla camorra in riferimento all'appalto per le pulizie all'ospedale Cardarelli di Napoli, hanno usato la loro influenza sull’amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni, per “facilitare” l'aggiudicazione della gara di appalto e indurre Romeo a promettere pagamenti nei loro confronti.
Russo è legatissimo alla famiglia Renzi tanto da condividere perfino i pellegrinaggi a Medjgorje con Laura Bovoli, madre del boss del Pd, nonché compare di Tiziano, padrino di battesimo del figlio minore.
Romeo ambiva all’appalto più grande d’Europa, Fm4, il facility management per i servizi a tutti gli uffici pubblici italiani bandita nel 2014, del valore di 2 miliardi e 700 milioni di euro, di cui l'imprenditore napoletano si è aggiudicato tre lotti per un importo superiore ai 600 milioni di euro.
Ad inguaiare babbo Renzi ci sono decine di intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate nell'estate del 2016 fra Romeo, il suo consulente Italo Bocchino (ex parlamentare fascista, poi PDL e vicepresidente di Futuro e Libertà e attuale direttore del “Secolo d'Italia”) e l'amico di famiglia Renzi, Russo. Durante i colloqui i tre fanno spesso riferimento proprio al ruolo di “facilitatore” negli appalti svolto da Tiziano Renzi in quanto grande amico del numero uno di Consip, Luigi Marroni.
Dalle intercettazioni emerge anche che Russo ad un certo punto propone a Romeo un “grande affare immobiliare” da realizzarsi con le entrature del padre dell’ex premier Tiziano Renzi in Puglia, per l’esattezza a Castro dove lo stesso Russo ha casa. Per convincere Romeo a partecipare all'investimento, Russo vanta stretti rapporti con il boss del Pd pugliese Michele Emiliano, governatore della Puglia, e con il viceministro allo Sviluppo economico, la pugliese Teresa Bellanova. L'affare è sponsorizzato anche dal ministro Lotti che con una serie di sms “consiglia” a Emiliano di incontrare Russo.
Dai colloqui registrati dal Noe si evince anche che Romeo cerca di assecondare le “proposte immobiliari” di Russo in Puglia proprio per entrare nelle grazie del padre di Matteo Renzi e allungare le mani sugli appalti milionari del Consip.
Tra le carte dell'inchiesta c'è anche il “pizzino” trovato nella spazzatura sul quale Romeo annotava fra gli altri destinatri di tangenti proprio le iniziali di Tiziano Renzi e di Russo accanto ai pagamenti mensili da effettuare.
Il sequestro della spazzatura ordinato dai Pm napoletani Henry John Woodcock, Celeste Carrano ed Enrica Parascandolo, nell’ufficio di via Pallacorda a Roma dove Romeo e Russo si incontravano, si è reso necessario perché Romeo, sospettoso di essere intercettato, durante i colloqui con Russo scriveva sui fogli di carta i destinatari delle tangenti.
Nella registrazione Romeo prima dice a Russo la cifra da dare a un soggetto e poi scrive una o più lettere sul foglio. Quando dice “30 al mese a…”, secondo gli inquirenti si riferisce a Tiziano Renzi, che sarebbe rappresentato dalla “T.” vergata in silenzio sul foglio.
Secondo l’ipotesi investigativa Russo ha concordato con Romeo di dare 30 mila euro al mese a “T.” alias Tiziano Renzi e il suo intendimento sarebbe stato quello di ottenere un trattamento più favorevole per la Romeo Gestioni nei rapporti con la Consip.
Si tratta della “polizza assicurativa” sugli appalti Consip, come la chiama Romeo, su cui Russo gli promette l’intervento di Tiziano Renzi su Marroni e si impegna a organizzare un incontro tra Romeo e Renzi senior: “Ci si va a prendere una bistecchina con Tiziano”. Incontro che, secondo alcune testimonianze, ci sarebbe poi effettivamente stato.
Prove e circostanze inconfutabili confermate anche dal fatto che, purtoppo, alla fine dell'estate scorsa, proprio quando l’inchiesta da Napoli stava arrivando nel cuore della famiglia Renzi, l’indagine è stata irrimediabilmente compromessa da una “fuga di notizie” che, secondo quanto ha dichiarato l’amministratore della stessa Consip, Marroni, avrebbe avuto come protagonisti il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Toscana dell’Arma, Emanuele Saltalamacchia, e soprattutto Luca Lotti, braccio destro di Renzi, già sottosegretario alla Presidenza del consiglio, attuale ministro allo sport e non a caso aspirante alla delega sui servizi segreti con Gentiloni. Del Sette, Saltalamacchia e Lotti sono tutti accusati a vario titolo di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento.
Fatti gravissimi insomma, su cui però gran parte dei media di regime preferiscono sorvolare e lo Renzi non ha proferito parola. Eppure tutti, Renzi in testa, sanno benissimo che Russo si accreditava come amico della sua famiglia sia presso Romeo, sia presso il governatore Emiliano divenuto nel frattempo concorrente di Renzi alla segreteria del Pd; così come tutti sapevano benissimo che Lotti sponsorizzava Russo per “l'affare immobiliare” in Puglia.
Emiliano sarà ascoltato dai magistrati romani nei prossimi giorni che verbalizzeranno e acquisiranno agli atti anche il contenuto degli sms incriminati.

1 marzo 2017