134° Anniversario della scomparsa del grande Maestro del proletariato internazionale e cofondatore del socialismo scientifico
Marx su Marx
Citazioni tratte dal Carteggio di Marx

Tra parentesi quadre […] compaiono le note dei curatori.
 
1844
Le sarei molto obbligato, se al massimo entro martedì volesse informarsi se Frank vuole assumersi la pubblicazione dell'opuscolo contro Bauer [“La sacra famiglia”] oppure no.
Mi è completamente indifferente, in che modo vorrà decidersi.
Io sono in grado di avere in ogni momento un editore straniero. Solo, proprio questo opuscolo, per il quale anche la singola parola è importante, mi piacerebbe vederlo stampare sotto i miei occhi e poterlo correggere io stesso.
(Marx, Lettera a Heinrich Börnstein, autunno 1844, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag. 430)
 
1845
Ho appreso da fonti sicure che alla Prefettura di polizia esistono ordinanze contro di Lei, me e alcuni altri, secondo le quali dobbiamo lasciare Parigi e la Francia tra ventiquattro ore, entro il lasso di tempo più breve possibile.
(Marx, Lettera a Arnold Ruge, gennaio 1845, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag. 433)
 
L'editore Leske è stato da me poco fa. Egli pubblica a Darmstadt una rivista trimestrale esente da censura. Io, Engels, Hess, Herwegh, Jung, ecc. collaboreremo. Mi ha pregato di chiederLe la Sua collaborazione, in poesia o in prosa. Ella certamente non rifiuterà, giacché bisogna che sfruttiamo ogni occasione di arrivare anche in Germania.
Tra tutte le persone che io lascio qui, lasciare Heine è la cosa che più mi dispiace. Se potessi La impacchetterei, per portarLa via con me.
(Marx, Lettera a Heinrich Heine, 12 gennaio 1845, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag. 434)
 
Mia moglie manda a Lei e alla Sua consorte molti saluti. Ieri l'altro sono stato all'Administration de la sûreté publique [pubblica sicurezza (polizia)] di qui, e ho dovuto dichiarare per iscritto di non pubblicare nulla su questioni di politica attuale nel Belgio.
(Marx, Lettera a Heinrich Heine, 24 marzo 1845, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag. 435)
 
La prego di inviare – sul mio conto, Lei potrà spiccare una tratta su di me comprendente anche l'importo di questa lettera, - tre esemplari della “Sacra Famiglia” a mio nome immediatamente a Parigi al Signor Herwegh, rue Barbet-Jouy, Faub. St. Germain, al Signor Heine rue du Faub. Poissonnière Nr. 46, e al Signor Bernays, 12, rue de Navarin. Da molte parti mi sono giunte lamentele per lettera sul fatto che a Parigi non si trovino esemplari.
(Marx, Lettera a Löwenthal, 9 maggio 1845, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pag. 436)
 
1846
Da quando ho lasciato Parigi, mi sono proposto più volte di scriverLe; circostanze indipendenti dalla mia volontà me lo hanno tuttavia impedito fino ad ora; La prego di credere che gli unici motivi del mio silenzio sono il troppo daffare, fastidi collegati a un cambiamento di domicilio ecc.
E ora entriamo subito in medias res [in argomento]. Insieme ai miei due amci, Friedrich Engels e Philippe Gigot (ambedue a Bruxelles), ho organizzato una corrispondenza regolare con i comunisti e socialisti tedeschi, la quale si occuperà sia della discussione di questioni scientifiche, sia di fornire un panorama critico degli scritti popolari, sia – infine – della propaganda socialista che è possibile svolgere in Germania con questo mezzo. Lo scopo principale della nostra corrispondenza sarà, tuttavia, quello di stabilire il collegamento dei socialisti tedeschi con i socialisti francesi e inglesi, di tenere al corrente gli stranieri sui movimenti socialisti che si svilupperanno in Germania e informare i tedeschi in Germania sul progresso del socialismo in Francia e in Inghilterra. In questo modo potranno venire alla luce le divergenze di opinioni, e si giungerà ad uno scambio di idee e ad una critica imparziale. Questo è il passo che il movimento sociale deve fare nella sua forma di espressione letteraria onde liberarsi della limitatezza nazionale . E nel momento dell'azione è sicuramente di grande utilità per tutti l'essere informati sullo stato delle cose all'estero con la stessa esattezza che su quello nel proprio paese.
La nostra corrispondenza abbraccerà, oltre i comunisti in Germania, anche i socialisti tedeschi a Parigi e a Londra. I nostri collegamenti con l'Inghilterra sono già stabiliti; per quanto riguarda la Francia, noi crediamo tutti che non potremmo avere costà un corrispondente migliore di Lei: Lei sa che gli inglesi e i tedeschi hanno saputo finora apprezzarLa meglio dei Suoi concittadini.
Lei vede dunque che si tratta solo di stabilire una corrispondenza regolare e di garantirle i mezzi per seguire il movimento sociale nei vari paesi, onde giungere a risultati ricchi e molteplici, quali il lavoro di un singolo individuo mai sarebbe in grado di ottenere.
Nel caso che Ella voglia accettare la nostra proposta, le spese postali delle lettere che Lei riceverà, come pure di quelle che Lei ci invierà, saranno sostenute da noi, poiché le collette organizzate in Germania sono destinate a coprire le spese di corrispondenza.
L'indirizzo di qui a cui dovrebbe scrivere è: Signor Philippe Gigot, 8, rue Bodenbroek. Questi firmerà anche le lettere da Bruxelles.
Non ho bisogno di aggiungere che tutta quanta la corrispondenza richiede il massimo segreto da parte Sua, giacché i nostri amici in Germania debbono agire con la massima circospezione per non compromettersi.
Ci risponda presto e creda alla sincera amicizia del Suo devotissimo Karl Marx.
(Marx, Lettera a Pierre-Joseph Proudhon, 5 maggio 1846, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pagg. 444-445)
 
Il secondo volume [dell'“Ideologia tedesca”] è quasi finito. Sarebbe estremamente opportuno che la stampa cominciasse, non appena arrivano i manoscritti del primo volume (la cosa migliore è spedirli in due mandate). (…)
Per quanto riguarda la parte in comune, Engels – qui vicino a me – sta rispondendoti. Ti confesso francamente che le notizie che mi dai mi hanno colpito assai sgradevolmente.
Tu sai che io mi trovo in gravi difficoltà finanziarie. Per tirare avanti qui negli ultimi tempi, ho venduto le ultime cose d'oro e d'argento e una gran parte della biancheria di lino. Per risparmiare ho rinunciato, per il momento, anche ad avere casa per conto mio e mi sono trasferito qui nel Bois Sauvage. Altrimenti avrei dovuto trovare una nuova domestica, perché l'ultima bambina viene ora svezzata.
Inutilmente ho cercato a Treviri (presso mia madre) e a Colonia da uno dei suoi amici in commercio di ottenere 1.500 franchi, che mi sono necessari per rimettermi a posto. Le notizie editoriali sono per me tanto più sgradevoli, in quanto speravo di ottenere questa somma come anticipo sull'Economia.
Certo, a Colonia esistono altri borghesi, che forse mi anticiperebbero il denaro a una certa scadenza. Solo che questa gente, da un bel pezzo, ha preso un indirizzo che è esattamente opposto ai miei princípi, e io non vorrei esser loro obbligato in alcun modo.
Quanto all'onorario di questa pubblicazione, come sai, a me spetta solo la metà per il primo volume.
Come se non bastassero i miei fastidi personali, sono bombardato, nella mia veste di curatore della pubblicazione, di lettere di sollecito da tutte le parti ecc. (…)
Come vedi, da tutte le parti miseria! In questo momento non so che fare.
Un'altra volta ti scriverò una lettera di risposta. Scusami per il mio silenzio, considerando che alla massa di lavoro, ai doveri familiari ecc. si è aggiunta anche tutta questa pressione finanziaria.
(Marx, Lettera a Joseph Weydemeyer, 14 maggio 1846, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pagg. 447-448- 449-450)
 
Alla lettera, nella quale Ella mi spiegava le Sue riserve a proposito della pubblicazione [“Critica della politica e dell'economia politica”], Lei ha ricevuto risposta a giro di posta. Per quanto riguarda la Sua domanda a proposito della “scientificità”, io Le rispondevo: il libro è scientifico, ma non scientifico nel senso del governo prussiano ecc. Se ha la bontà di ricordarsi della Sua prima lettera, ricorderà anche di avere scritto molto impaurito a causa della diffida prussiana e della perquisizione poliziesca che da poco era avvenuta a casa Sua. Al tempo stesso io Le scrissi che mi sarei occupato di trovare un altro editore.
Io ho ricevuto da Lei una seconda lettera, nella quale Ella da un lato annullava il contratto editoriale, dall'altro era d'accordo che l'anticipo fosse rimborsato sotto la forma di un pagamento all'eventuale nuovo editore.
A questa lettera Ella non ha ricevuto una ulteriore risposta, perché credevo di poterLe dare in breve tempo una risposta positiva, cioè l'annuncio che si era trovato un altro editore. Come tutto ciò sia andato per le lunghe, verrà a saperlo subito. Che io abbia accettato la Sua proposta riguardante il rimborso dell'anticipo come cosa del tutto naturale , lo può desumere dalla circostanza che, nell'unica sede dove ho fatto dei passi per la pubblicazione, ho fatto dichiarare al tempo stesso che, alla consegna del manoscritto, a Lei avrebbero dovuto essere rimborsati 1.500 franchi. La prova di tutto ciò può essere fornita in ogni momento . Del resto ne sono testimoni anche Engels e Hess.
D'altro lato, Ella ricorderà che, vuoi a Parigi vuoi nel contratto scritto, nulla era stato stabilito sulla forma più o meno rivoluzionaria del mio scritto. Che al contrario allora io ritenevo di dover pubblicare contemporaneamente i due volumi, perché la pubblicazione del primo volume avrebbe comportato il divieto o la confisca del secondo. Heinrich Bürgers di Colonia era presente e può testimoniarlo. Parlando giuridicamente , dunque, Lei non aveva il diritto di porre nuove condizioni o di rifiutare l'edizione, allo stesso modo che io, dal punto di vista giuridico, non sono obbligato né a rimborsare l'anticipo, né ad accettare le Sue nuove proposte, né a modificare il mio lavoro. Ma sul fatto che io non potrei pensare neppure per un momento di comportarmi con Lei secondo il punto di vista giuridico , in particolare perché Ella non era affatto obbligata contrattualmente a pagarmi un anticipo che io piuttosto dovevo considerare ed ho considerato come un atto di pura amicizia: su questo fatto mi pare non sia necessario intrattenersi. Come finora io ho liberato degli editori (per esempio Wigand e Fröbel, quando si stampavano i “Deutsch-Französische Jahrbücher”, ed altri editori come presto Le dirò) dagli obblighi assunti contrattualmente e giuridicamente esigibili senza fare storie e nonostante gravi perdite pecunarie, così non mi è mai passato per la testa di togliere un centesimo a un editore qualsiasi, anche quando lo potevo fare dal punto di vista giuridico. Non si vede assolutamente per qual ragione avrei dovuto fare un'eccezione con Lei, che mi ha reso un favore particolare.
Per quanto riguarda il ritardo della risposta, ho da dirLe quanto segue:
Alcuni capitalisti in Germania avevano accettato di pubblicare vari scritti miei, di Engels e di Hess. Vi era perfino la prospettiva di un vasto accordo formale editoriale, che doveva essere esente da ogni riguardo verso la polizia. Attraverso un amico di quei signori, mi era inoltre stata praticamente assicurata la pubblicazione della mia “Critica dell'economia” ecc. Lo stesso amico si è trattenuto a Bruxelles fino a maggio per portare al sicuro oltre confine il manoscritto del primo volume della pubblicazione [“L'ideologia tedesca”] curata sotto la mia redazione e con la collaborazione di Engels ecc.. Una volta in Germania, egli avrebbe dovuto inoltre scrivere definitivamente se l'“Economia politica” fosse stata accettata oppure no. Giunsero invece notizie indefinite o nessuna notizia e, dopo che la maggior parte del manoscritto del secondo volume di quella pubblicazione era già stato inviato in Germania, quei signori hanno scritto finalmente, da pochissimo tempo, che tutta la faccenda è finita nel nulla , poiché essi hanno impegnato altrove il loro capitale. Da ciò la risposta definitiva a Lei è stata ritardata. Una volta che tutto era stato deciso, mi misi d'accordo con il signor Pirscher di Darmstadt, che si trovava qui, per fargli trasmettere una mia lettera per Lei.
A causa di quella pubblicazione combinata con i capitalisti tedeschi io avevo rimandato l'elaborazione della “economia”. Mi sembrava infatti molto importante far precedere alla mia argomentazione positiva uno scritto polemico contro la filosofia tedesca e contro il socialismo tedesco fino ad oggi. Questo è necessario per preparare il pubblico al punto di vista della mia economia, la quale si contrappone risolutamente a tutta quanta la scienza tedesca fino ad oggi. Si tratta del resto dello stesso scritto polemico di cui Le avevo scritto, in una delle mie lettere, che avrebbe dovuto essere terminato prima di pubblicare l'“economia”.
Tanto di tutto ciò.
Alla Sua lettera di questi giorni rispondo come segue:
I. Nel caso che Ella non pubblichi l'opera, dichiaro che Ella riceverà senza discussioni l'anticipo nel modo che vorrà indicare.
Altrettanto indiscutibile è però che, nel caso io ricevessi da un altro editore una somma inferiore all'onorario stipulato con Lei, Ella dovrebbe partecipare alla perdita nella stessa misura di me, poiché il ricorso ad un altro editore è stato provocato da Lei, non da me.
II. Vi sono prospettive per la pubblicazione del mio libro. Ieri l'altro ho ricevuto una lettera dalla Germania, nella quale mi si annuncia che si vuole fondare una casa editrice per azioni destinata alla pubblicazione di opere comuniste, la quale volentieri aprirebbe le pubblicazioni con la mia opera. Tuttavia io considero la faccenda ancora così indeterminata che, in caso di necessità, mi rivolgerò anche ad altri editori.
III. Poiché il manoscritto quasi concluso del primo volume della mia opera è rimasto qui da tanto tempo, non lo farò stampare senza sottoporlo ancora una volta ad una revisione di contenuto e di stile. Si capisce che un autore, il quale continua a lavorare, non può più lasciare stampare letteralmente dopo sei mesi ciò che ha scritto sei mesi prima.
A ciò si aggiunga che i “Fisiocrati”, due volumi in folio, sono apparsi solo alla fine di luglio e arriveranno qui solo tra alcuni giorni, sebbene la pubblicazione ne fosse stata annunciata già durante il mio soggiorno a Parigi. A questo punto è necessario tenerne assolutamente conto.
Il libro ora verrà rielaborato in modo tale, da potere essere pubblicato anche nella Sua casa editrice. Del resto, presa visione del manoscritto, Lei è libero di farlo pubblicare sotto il nome di un'altra casa.
IV. Per quanto riguarda il tempo, ho da dire quanto segue: a causa della mia salute assai malandata, sono costretto a prendere dei bagni di mare a Ostenda durante il mese di agosto e inoltre sono occupato dalla preparazione dei due volumi della pubblicazione suddetta. Nel mese di agosto dunque non potrà accadere gran che.
La revisione del primo volume sarà pronta per la stampa alla fine di novembre . Il secondo volume, che ha un carattere più storico, potrà seguire immediatamente.
V. In una delle mie lettere passate Le ho già scritto che il manoscritto aumenterà di 20 sedicesimi rispetto a quelli stabiliti, sia a causa del materiale aggiunto in Inghilterra, sia per le esigenze derivate dalla rielaborazione.
Poiché tuttavia il contratto era concluso, ero deciso, come Lei si ricorderà da una delle mie lettere passate, a contentarmi dell'onorario già stabilito, nonostante che il numero dei sedicesimi fosse aumentato di circa un terzo. Avrebbe nociuto al libro, se io avessi pubblicato a parte il materiale nuovo. Neppure avrei esitato a sopportare lo svantaggio commerciale nell'interesse dell'opera. Io non volevo né rompere il contratto né nuocere al successo del libro.
Poiché invece, secondo la Sua scorsa lettera, sono io a dover decidere di riprendere il contratto, dovrei aggiungere come nuova condizione che i sedicesimi in più di quelli stabiliti mi vengano compensati in proporzione. Io credo che questa richiesta sia tanto più equa, in quanto il mio guadagno sarà già di per sé assai scarso, sia a causa del viaggio e del soggiorno in Inghilterra richiesti dalla mia opera, sia perché ho dovuto procurami un gran numero di pubblicazioni molto care.
Per concludere: io desidero che la mia opera appaia presso di Lei, purché ciò avvenga a condizioni in qualche modo ragionevoli e perché Ella ha sempre dimostrato liberalità e amicizia nei miei riguardi.
Se ce ne fosse bisogno, potrei dimostrarLe, in base a numerose lettere giuntemi dalla Germania e dalla Francia, che questa opera è attesa con grande curiosità dal pubblico.
(Marx, Lettera a Carl Wilhelm Leske, 1° agosto 1846, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pagg. 453-454-455-456-457)
 
Avrei risposto già da molto tempo alla Sua lettera del 1° novembre, se il mio libraio non mi avesse inviato il libro di Proudhon “Philosophie de la misère” solo la settimana scorsa. L'ho scorso in due giorni, onde poterLe comunicare immediatamente la mia opinione. Siccome ho letto il libro molto in fretta, non sono in grado di scendere in particolari e non posso che comunicarLe l'impressione generale che mi ha fatto. Se Lei lo desidera, potrei addentrarmi in particolari in una seconda lettera.
Le confesserò apertamente che, in generale, trovo questo libro cattivo, anzi pessimo. (…)
L'unico punto nel quale io mi trovo completamente d'accordo con Proudhon, è il suo disgusto per il sentimentalismo socialista. Già prima di lui, io mi sono attirato molte inimicizie per aver preso in giro il socialismo imbecille, sentimentale, utopistico. Ma Proudhon, a sua volta, non è preda di illusioni singolari, quando contrappone il suo sentimentalismo di piccolo borghese, intendo dire le sue smancerie sulla vita familiare, l'amore coniugale e tutte queste banalità al sentimentalismo socialista, che, per esempio in Fourier, ha molta più profondità delle banalità presuntuose del nostro buon Proudhon? (…)
Proudhon è dalla testa ai piedi filosofo, economista della piccola borghesia. (…)
Avrei voluto poterLe mandare, insieme a questa lettera, il mio libro sull'economia politica [“Critica della politica e dell'economia politica”], ma finora non mi è stato possibile fare stampare questa opera né le critiche ai filosofi e ai socialisti tedeschi, di cui Le avevo parlato a Bruxelles. Ella non può immaginarsi quali difficoltà incontri in Germania una pubblicazione simile, da parte della polizia da un lato, dall'altro da parte degli editori, i quali sono poi i rappresentanti interessati di tutte le correnti che io combatto. E per quanto riguarda il nostro partito, non solo esso è povero, ma un gruppo assai forte all'interno del partito comunista tedesco me ne vuole, perché io mi oppongo alle sue utopie e declamazioni.
(Marx, Lettera a Pavel Vasilevič Annenkov, 28 dicembre 1846, Opere Marx Engels, Editori Riuniti, vol. XXXVIII, pagg. 458-468-469-470)
 

8 marzo 2017