In contemporanea al G7
Xi e Putin rafforzano l'alleanza globale tra la Cina e la Russia
I due leader imperialisti firmano un documento strategico anche sul piano militare per la governance mondiale
Reiterato l'impegno a combattere il terrorismo

 
Mentre l'8 giugno scorso si svolgeva il vertice imperialista del G7 a Charlevoix in Quebec, dove Trump proseguiva l'opera di demolizione di accordi e organizzazioni economiche ritenute dannose al recupero della leadership imperialista mondiale da parte degli Usa, a Pechino il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping firmavano una dichiarazione comune “di buon vicinato, amicizia e cooperazione” che rafforzava l'alleanza globale tra la Cina e la Russia; il cosiddetto G2 eurasiatico subito dopo il bilaterale di Pechino si spostava nella città costiera di Qingdao per dirigere i lavori del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Ocs) e rafforzare la sua guida dell'alleanza imperialista asiatica fondata nel 2001.
Xi Jinping e Vladimir Putin firmavano accordi commerciali per un valore di 2,6 miliardi di euro puntando esplicitamente a far crescere ancora il valore dell'interscambio. Una collaborazione economica e finanziaria tra le due grandi potenze imperialiste che avverrà “aumentando le quote delle rispettive valute nazionali negli scambi commerciali, negli investimenti e finanziamenti”, abbandonando progressivamente il dollaro della concorrente Usa.
La cooperazione tra i due paesi è stata definita da Xi “matura, risoluta e stabile”, “la più profonda, strategica e significativa relazione tra le potenze del mondo”. “Aldilà dei cambiamenti della situazione internazionale, Cina e Russia si spalleggeranno sempre nella difesa dei rispettivi interessi”, interessi imperialisti in rotta di collisione con quelli degli Usa, garantiva il presidente cinese.
La dichiarazione firmata a Pechino da Xi e Putin in particolare proclama solennemente che i due Paesi hanno concordato “la crescita e l’approfondimento di una collaborazione in tutte le direzioni”, compresa quella militare; il concorrente imperialismo americano è ancora in quache misura più favoriti sul piano militare ma Russia e Cina viaggiano di gran passo per recuperare il distacco. E intanto puntano a rafforzare “ulteriormente i contatti strategici e il coordinamento tra le rispettive forze armate, migliorare i meccanismi di cooperazione militare, espandere l’interazione nel campo della pratica militare e tecnico-militare”.
Intanto la Russia in particolare si “esercita” sul campo nella guerrain Siria che Putin fa passare come guerra al terrorismo. Il presidente russo nel suo intervento alla riunione dell'Organizzazione di cooperazione di Shanghai lo ha detto senza giri di parole, “vorrei sottolineare che contrastare il terrorismo rimane la priorità per la cooperazione all'interno della SCO. Il programma adottato oggi per contrastare il terrorismo, il separatismo e l'estremismo identifica i parametri di cooperazione in quell'area per i prossimi tre anni e prevede di condurre esercitazioni congiunte e operazioni antiterrorismo, razionalizzando uno scambio più approfondito di esperienze e informazioni operative”. Sulla strada dei “buoni progressi nella lotta contro il terrorismo in Siria” adesso diventa “fondamentale combattere la minaccia terroristica proveniente dall'Afghanistan”, sosteneva Putin allargando il raggio di azione dell'imperialismo russo fino a paventare un impegno nell'Afghanistan occupato dall'imperialismo americano.
Mentre Trump fa a cozzi persino con gli alleati imperialisti, Russia e Cina allargano le braccia a protezione dell'Iran e si schieravano con Teheran nella difesa dell’accordo del 2015 sul programma nucleare iraniano disdetto dagli Usa; Putin e Xi Jinping dichiaravano di “fare ogni sforzo per conservare l’accordo”, avendo a cuore “la difesa degli interessi commerciali ed economici dipendenti dalla collaborazione di tutti gli Stati con l’Iran”. E Putin dalla tribuna della SCO valutava positivamente il desiderio di Pyongyang, Seul e Washington di raggiungere una risoluzione globale della crisi attraverso il dialogo e i negoziati che avrebbero preso il via di li a poco a Singapore ma sottolineava che i negoziati si sarebbero tenuti “in linea con la tabella di marcia proposta da Russia e Cina” e riconosceva “il grande contributo della Cina alla risoluzione della crisi coreana”. Come dire che Trump si è presa la scena ma la recita è stata possibile soprattutto grazie a Pechino, e a Mosca.

20 giugno 2018