Grillo, Casaleggio e Giorgetti prefigurano una nuova dittatura fascista

Mentre i ducetti Salvini e Di Maio intasano ogni giorno le pagine dei giornali e i social network con le loro dichiarazioni, c'è intanto chi nel Movimento 5 Stelle e nella Lega lavora sottotraccia per favorire e rendere più solido e duraturo il regime inaugurato dal loro governo nero fascista e razzista. Si tratta del padre padrone del M5S, Beppe Grillo, e del suo sodale Davide Casaleggio, che tramite la sua piattaforma informatica Rousseau controlla e gestisce ogni aspetto della vita e delle azioni del movimento, nonché dell'eminenza grigia di Salvini e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, talmente potente da essere considerato da molti il "vero" presidente del Consiglio invece del burattino Conte. Durante l'estate, infatti, il trio sembra essersi coordinato perfettamente per attaccare da destra le istituzioni democratico borghesi e per prefigurare la loro scomparsa e l'avvento di una nuova dittatura fascista.
Ha cominciato il 23 luglio Casaleggio, con una lunga intervista al quotidiano qualunquista e fascistoide "La Verità" dell'ex berlusconiano Belpietro, in cui magnificando le facoltà onnipotenti di Internet e della tecnologia ha preconizzato senza mezzi termini l'imminente sostituzione del parlamento e delle altre istituzioni rappresentative borghesi con la sedicente "democrazia diretta" basata sull'uso della rete. Intervistato da Mario Giordano, che ha ricordato come il "New York Times" lo abbia definito "potenzialmente l'uomo più potente d'Italia", Casaleggio ha esordito dicendo che "la Rete sta modificando tutti gli ambiti sociali, dai sistemi produttivi, ai servizi, alle relazioni tra le persone a quelle tra Stato e cittadino"; che l'innovazione tecnologica consentirà addirittura "la nascita di un nuovo umanesimo"; e che i social network non ci rendono più stupidi e favoriscono il populismo, come alcuni li accusano, ma al contrario "danno voce a tutti indistintamente", e pertanto "sono molto democratici".
Alla domanda se allora, nel futuro che egli immagina, esista una democrazia diretta che si esprime tramite Internet, Casaleggio risponde che "la democrazia partecipativa è già una realtà grazie a Rousseau che per il momento è stato adottato dal Movimento 5 Stelle, ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti. I modelli novecenteschi stanno morendo, dobbiamo immaginare nuove strade e senza dubbio la Rete è uno strumento di partecipazione straordinario". E alla successiva domanda se questo significhi che la democrazia rappresentativa è superata, egli risponde così: "La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile".

Via il parlamento entro "qualche lustro"
Da qui a prefigurare l'abolizione del parlamento e delle altre istituzioni rappresentative borghesi il passo è breve. E infatti, alla domanda se in una sua immaginaria riforma dello Stato il parlamento ci sarebbe ancora, ci sarebbe con meno poteri o non ci sarebbe affatto, Casaleggio risponde che "ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti. Tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma".
La stessa tesi la aveva anticipata in un'intervista al "Washington Post" del 19 marzo, subito dopo il successo elettorale di M5S e Lega, in cui aveva detto che "la democrazia diretta, resa possibile da Internet, ha dato una nuova centralità ai cittadini e porterà alla distruzione delle odierne organizzazioni politiche e sociali. La democrazia rappresentativa - la politica per delega - sta perdendo gradualmente di significato".
Pochi giorni dopo, il 27 luglio, è stato Grillo a battere sullo stesso tasto del suo compare, con una video intervista ad una rete americana, "GZero World" , in cui ha spiegato così il rapido successo elettorale del M5S: "Il movimento ha fatto davvero dei grandi passi in pochissimo tempo, lo ha fatto grazie al web, grazie alla piattaforma Rousseau, che non è altro che un sistema dove la democrazia parte dal basso, dai cittadini. Qualsiasi persona si può iscrivere gratuitamente e votare una legge, proporre una legge, votare per il presidente o una modifica. Chiunque può entrare e far parte della politica. Questa è l’idea del Movimento. Dare strumenti a tutti i cittadini per poter partecipare. Oggi da un computer, uno smartphone, si potrebbero scegliere le cose importanti del proprio Paese. Non dall’alto, ma dal basso".

"Estrazione a sorte" dei parlamentari
Anzi, secondo il qualunquista monarca del M5S, "questi nuovi sistemi operativi possono coinvolgere le persone in un referendum ogni settimana, direttamente dalle loro case". E alla domanda se ciò significhi che le attuali istituzioni politiche debbano scomparire, ha risposto così: "Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente. In maniera proporzionata per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, cosicché queste persone rappresentino veramente il Paese".
Grillo e Casaleggio, cioè, partendo dal dato di fatto innegabile della crisi delle istituzioni rappresentative borghesi, sempre più autoreferenziali e invise alle masse, e dalla conseguente diserzione sempre più ampia dalle urne, prefigurano la loro abolizione e sostituzione con una nuova dittatura fascista da parte di un'aristocrazia tecnocratica capitalista in grado di manipolare il consenso delle masse tramite la rete, i social media e altri strumenti di falsa democrazia diretta come il voto elettronico da casa su piattaforme informatiche come quella da loro creata e gestita per muovere i fili del M5S. Una "democrazia diretta" che non sarebbe altro che l'istituzionalizzazione di quello che già adesso avviene con le campagne mediatiche dei ducetti Salvini e Di Maio, che traggono la loro forza politica proprio dalla manipolazione del consenso attraverso l'uso sapiente dei social media, fingendo poi di essere i semplici esecutori della "volontà popolare" che essi stessi hanno abilmente accarezzato, sobillato, evocato e pilotato.
Una "democrazia diretta digitale" che naturalmente non ha nulla a che vedere con la democrazia diretta secondo la concezione marxista-leninista del Programma d'azione del PMLI, basata invece sulla partecipazione materiale e attiva delle masse alle Assemblee popolari e ai Comitati popolari, con l'elezione diretta di delegati popolari sempre revocabili in qualsiasi momento, e non sul voto elettronico passivo di tanti individui isolati nella propria nicchia domestica collegata col mondo esterno solo attraverso video, tastiere e telefonini, e perciò facilmente influenzabili e manipolabili da chi confeziona e controlla il flusso di informazioni che arriva tramite questi strumenti tecnologici. Lo dimostrano lampantemente l'elezione di Trump alla presidenza Usa e il rapporto di causa-effetto tra la forsennata e continua propaganda nazionalista, fascista e razzista di Salvini e la crescita nei sondaggi della Lega, rapporto che non è mai stato così diretto ed evidente come in questa fase caratterizzata dal dilagare dell'uso dei social network nella politica.

Riecco la repubblica presidenziale della P2
Poche settimane dopo Grillo e Casaleggio, è stato Giorgetti a rincarare la dose intervenendo sullo stesso tema il 20 agosto al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini. E lo ha fatto però portando il discorso non tanto su un futuro più o meno prossimo e con strumenti futuribili come la "democrazia digitale" vagheggiata dai due volponi che controllano e governano il M5S, ma su un piano concreto e immediato, di un intervento politico di "riforma" neofascista delle istituzioni da attuare subito, già nel corso di questa legislatura approfittando del vento in poppa del governo nero Lega-M5S.
"La democrazia rappresentativa è superata", ha detto infatti tra gli applausi entusiasti dei ciellini il n. 2 della Lega riecheggiando alla lettera la premessa degli interventi di Grillo e Casaleggio. "Il parlamento non conta più nulla. Inutile farne un feticcio. La gente lo vede come il luogo dell'inconcludenza. Il populismo che ha trionfato, prima in America ma si sta affermando ovunque, consacra come decisivo il rapporto diretto tra popolo e leader". Ma poi ha aggiunto: "Bisogna allora cambiare rapidamente le istituzioni, anche se purtroppo questo non è un punto del contatto di governo, altrimenti si rischia di buttar giù la democrazia. Vanno trovati modi perché la volontà di partecipazione trovi forme che vadano oltre il like e il dislike di Facebook e Twitter. Quello che sta accadendo attorno ai palazzi non riusciremo a contenerlo, rischiando patologie gravi, se non mettiamo mano alle istituzioni".
Dopodiché ha lanciato la sua proposta, basata su tre "riforme" istituzionali: elezione diretta del presidente della repubblica, soppressione di una delle due Camere, riduzione del numero dei parlamentari. In altre parole, e ancora una volta, la repubblica presidenziale fascista del programma della P2 golpista che hanno tentato di attuare senza riuscirci, o meglio riuscendoci solo surrettiziamente e in parte, Craxi, Berlusconi e Renzi. Un approccio il suo molto più pratico e furbo degli altri due, perché dà l'impressione di voler cambiare "dall'interno" le istituzioni senza fughe in avanti avventuristiche in un'oscura e discutibile "democrazia digitale", visto anche l'esempio pratico assai discusso e criticato della piattaforma Rousseau.
E che per di più offre una sponda anche alla "sinistra" borghese, in particolare ai renziani che ancora rimpiangono la sconfitta al referendum costituzionale del 2016. Considerando anche che per quanto ampia sia la maggioranza di governo una controriforma costituzionale di quella portata ha bisogno della più ampia convergenza possibile in parlamento, e soprattutto nel caso di referendum confermativo, come l'esperienza della controriforma Renzi-Boschi insegna. Sarà un caso che il renziano Delrio, presente al meeting, si sia sbracciato ad appoggiare Giorgetti, dichiarandosi addirittura disposto a "badare a suo figlio" pur di aiutarlo a "fare bene il suo lavoro al governo"?
 

19 settembre 2018