Forti denunce antifasciste e antirazziste del ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jan Asselborn, e del commissario Moscovici
Ue: Italia in mano a piccoli Mussolini
Asselborn ha aggiunto: “Salvini usa metodi e toni fascisti”

"Quando Salvini ha detto che l'Europa non ha bisogno di nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più ho pensato che la misura era colma. Tutti guardavano imbarazzati per terra, io ho deciso invece di rispondergli". Così il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jan Asselborn, ha spiegato in un'intervista al settimanale tedesco Der Spiegel lo scontro avuto con Salvini durante il vertice dei ministri dell'Interno europei del 14 settembre a Vienna, aggiungendo senza mezzi termini che il ministro italiano "usa metodi e toni dei fascisti degli anni Trenta".
In quello scontro, ripreso di nascosto dai suoi collaboratori, Salvini aveva provocato deliberatamente Asselborn usando per due volte con tono spregiativo la parola "schiavi", dopo che il ministro lussemburghese aveva sostenuto che i migranti sono una necessità per l'Europa considerati i bassi tassi di natalità e l'invecchiamento della popolazione. A quel punto Asselborn gli ha ricordato a muso duro le migliaia di italiani emigrati in Lussemburgo dopo la guerra per sfuggire alla miseria, sbottando nell'esclamazione "merde alors!", traducibile con un "ora basta!", e manco a dirlo il video ripreso di nascosto dagli scagnozzi di Salvini è finito subito sui social media, giusto in tempo per approdare sui tavoli dei telegiornali italiani, per i quali la notizia non erano i toni fascisti e razzisti di Salvini, bensì la "maleducazione" del ministro lussemburghese.
Ovviamente il ducetto leghista ha sfruttato l'occasione mediatica, da lui stesso prefabbricata, in tutte le maniere possibili e immaginabili, con dichiarazioni strafottenti come questa su Twitter: "Il ministro socialista del paradiso fiscale Lussemburgo, dopo aver paragonato i nostri nonni emigranti italiani ai clandestini che sbarcano oggi, dopo aver interrotto un mio discorso urlando 'merda', oggi mi dà del 'fascista'. Ma dico io, che problemi hanno in Lussemburgo?!? Nessun fascismo, solo rispetto delle regole. Se gli piacciono tanto gli immigrati che li accolga tutti in Lussemburgo, in Italia ne abbiamo già accolti anche troppi. Buona domenica a tutti, cin cin". O come quella fatta nel salotto tv di Barbara D'Urso, sulla berlusconiana Rete4, quando ha detto acclamato in studio come una star, che "il ministro del Lussemburgo è un ignorante, ignora la storia dell'emigrazione italiana" perché non ha nulla a che vedere "con i clandestini che arrivano, spacciano e rubano in Italia", e perché fa come "tutti coloro che non hanno argomenti, continuando a darmi del fascista, del populista, del razzista". Tra l'altro con una faccia tosta che non si perita neanche di accusare il Lussemburgo di essere un paradiso fiscale, dopo averci nascosto, come tutti sanno, buona parte dei 49 milioni rubati dalla Lega ai contribuenti italiani.
"Si è trattato di una provocazione calcolata", ha spiegato Asselborn anche a La Repubblica , aggiungendo di essersi reso conto solo dopo che i collaboratori del vice premier italiano si piazzano nelle sale in posizioni strategiche e riprendono sistematicamente tutto quello che dice Salvini. Una pratica tra l'altro illegale e che avrebbe dovuto essere sanzionata dalla presidenza di turno austriaca, mentre invece, ha detto il ministro lussemburghese, un'ora dopo Salvini era a braccetto con il vicecancelliere Strache e il ministro dell'Interno austriaco Kickl.
Precisando che la sua imprecazione "merde alors" non era un insulto al popolo italiano, e nemmeno al ministro, visto che significa "adesso basta", Asselborn ha ribadito anche al quotidiano italiano che "Salvini ha espresso concetti figli di un'etica fascista anni Trenta, quando ho sentito le sue parole ho avuto un grosso problema e ho pensato che qualcuno dovesse intervenire per zittirlo".
Il giorno precedente dello scontro di Vienna, in una conferenza stampa a Parigi, anche il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, aveva espresso un giudizio politico analogo a quello di Asselborn su Salvini e il governo italiano, dichiarando a proposito del recente voto del parlamento di Strasburgo contro il regime di Orban che in Europa c'è "un clima da anni Trenta, anche se non dobbiamo esagerare, perché in giro non c'è Hitler ma forse dei piccoli Mussolini". Un'accusa che per quanto velata è stata interpretata come diretta al governo italiano, e specificamente a Salvini, definito dal commissario "il più nazionalista" dei ministri dell'Interno, "in un momento in cui il suo Paese avrebbe più che bisogno della solidarietà europea".
E comunque come tale è stata interpretata dai due ducetti Salvini e Di Maio, che evidentemente hanno la coda di paglia viste le dichiarazioni furibonde con cui hanno immediatamente reagito. il primo rispondendo che "Il commissario Ue Moscovici, anziché censurare la sua Francia che respinge gli immigrati a Ventimiglia, ha bombardato la Libia (e lui no che nel 2011 era al governo con Berlusconi? ndr) e ha sforato i parametri europei, attacca l'Italia e parla a vanvera di tanti piccoli Mussolini in giro per l'Europa. Si sciacqui la bocca prima di insultare l'Italia, gli Italiani e il loro legittimo governo". Il secondo con una dichiarazione quasi fotocopia, scagliandosi contro certi commissari europei che "dall’alto della loro Commissione si permettono di dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini", mentre "questo è il governo che ha il più alto consenso in Europa e viene trattato così da commissari di una Commissione che probabilmente tra alcuni mesi non esisterà più perché i cittadini manderanno a casa buona parte degli eurocrati alle prossime elezioni".
Con queste due forti denunce antifasciste e antirazziste contro Salvini, che seguono dappresso la messa sotto osservazione dell'Italia per razzismo da parte dell'Alto commissariato dell'Onu, sembra quindi che qualcosa cominci a muoversi a livello internazionale, dopo che per primi e da soli avevamo bollato il governo Lega-M5S come un governo nero, fascista e razzista. In particolare è da apprezzare che si cominci cogliere le somiglianze con il fascismo degli anni Trenta, quando il regime mussoliniano era all'apice del consenso interno e dell'aggressività nazionalista all'esterno, che sono non a caso due tratti distintivi del governo Salvini-Di Maio e che i due ministri e vicepremier sbandierano in continuazione. Anche la definizione di "piccoli Mussolini" riecheggia in qualche modo quella di ducetti affibbiatagli fin da subito dal Documento del CC del PMLI del 5 giugno 2018: “Buttiamo giù il governo nero fascista e razzista Salvini-Di Maio”. Ma non bisogna dar loro tregua.
 
 

26 settembre 2018