L'europarlamento sanziona l'Ungheria per “violazione dello Stato di diritto”
Orban: “Difenderemo le frontiere, anche contro di voi”. Salvini e Berlusconi votano contro le sanzioni

 
L’Europarlamento ha approvato il 12 settembre con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti il testo di una risoluzione che avvia la procedura per sanzionare il regime ungherese del fascista Viktor Orban, o meglio per chiedere al Consiglio Ue di “constatare l’esistenza di un rischio chiaro di violazione grave da parte dell’Ungheria dei valori su cui si fonda l’Unione europea”, cui farebbero seguito misure quali la sospensione della partecipazione dei rappresentanti di Budapest ai lavori del Consiglio stesso. È la prima volta che l’Europarlamento vota per applicare tale procedura, una simile era stata avviata un anno fa ma dalla Commissione Ue contro il governo fascista polacco che solo il 24 settembre è stata presentata alla Corte di giustizia; entrambe sono destinate a restare atti simbolici, a finire nel nulla se non con voti contrari in Consiglio per la fine della legislatura nella primavera 2019. Di fatto diventa l'apertura della campagna elettorale che vede formarsi due schieramenti principali: gli europeisti, i sostenitori della Ue imperialista così come la conosciamo, e i cosiddetti sovranisti, l'accozzaglia dei governi e dei partiti ultranazionalisti, fascisti e razzisti che potrebbero farla implodere, come piacerebbe a Trump e tutto sommato anche a Putin. In ogni caso per i popoli europei si tratta di passare dalla padella alla brace.
“L’Europa manda un messaggio importante: ci battiamo per i diritti di tutti gli europei, ivi compresi i cittadini ungheresi, e difendiamo i valori dell’Unione”, sosteneva la deputata verde olandese Judith Sargentini, relatrice del rapporto che denunciava la serie di violazioni dello Stato di diritto in Ungheria dal reinsediamento della presidenza Orban nel 2010, violazioni che vanno da minacce alla libertà di stampa, di associazione e di insegnamento, alle minacce all’indipendenza della giustizia, dagli attacchi ai migranti e ai loro diritti di richiedenti asilo che sono andati di pari passo col ritorno dell’antisemitismo, alla corruzione nelle istituzioni, a casi di conflitti di interesse. Ci sono voluti alcuni anni all'Europarlamento per prendere atto di una realtà denunciata anche con manifestazioni di piazza da una parte del popolo ungherese; meglio tardi che mai anche se forse è troppo tardi per produrre atti formali che avrebbero altro peso.
La sconfitta di Orban nel voto di Strasburgo non era data per scontata e il fascista ungherese nel suo intervento l'11 settembre in aula aveva chiamato a raccolta la feccia di destra, ovvero quel fronte da costui capeggiato insieme a compari del tipo della francese Marine Le Pen e dell'italiano Matteo Salvini, che votavano in sua difesa. Sono venuto a Strasburgo “per difendere la mia patria, anche contro di voi se necessario”, tuonava dal pulpito, perché “non accettiamo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione, difenderemo le nostre frontiere”. Stava zitto invece sulle misure liberticide del suo regime, che rappresentavano il nucleo della condanna in discussione a Strasburgo.
Il raggruppamento dei democristiani europei, il Ppe, dal quale significativamente non è ancora stato buttato fuori il partito Fidezs di Orban, ne è uscito spaccato con due terzi dei parlamentari presenti che hanno votato a favore della mozione. Nel terzo contrario alle sanzioni il gruppo di Forza Italia, con Berlusconi che aveva una nuova occasione per stare a fianco di Salvini.
I rappresentanti dei 5S hanno votato a favore delle sanzioni ma ricordiamo che fin da inizio legislatura si sono alleati coi razzisti inglesi di Nigel Farage mentre sul blog di Beppe Grillo nel 2015 era presente un testo a favore di Orban. Di oggi la politica xenofoba e razzista condotta in tandem dal governo dei ducetti Di Maio-Salvini elogiata da Orban nel suo intervento in aula: “sulla migrazione sono disposto a cooperare con qualsiasi governo che voglia difendere le frontiere, non è per me una questione partitica, e devo dire che mi tolgo il cappello di fronte agli italiani per il coraggio che stanno avendo e hanno avuto per quanto hanno fatto”.

26 settembre 2018