Conte a Guaidò, burattino di Trump: “Ho sempre distinto gli organi democraticamente eletti, quale l'Assemblea nazionale da lei presieduta, dagli orpelli privi di legittimità democratica, quale la Presidenza della Repubblica”
Il governo italiano si schiera con i golpisti venezuelani
Il ministro degli Esteri condanna la revoca dell'immunità parlamentare a sette deputati golpisti. L'ambasciata a Caracas dà asilo a due deputati golpisti

 
Il burattino di Trump, l'autoproclamato presidente del Venezuela Juan Guaidò non riesce ancora a volgere in suo favore il braccio di ferro col legittimo governo del presidente Nicolas Maduro e continua a sbandierare la minaccia di un intervento militare dell'imperialismo americano; come nelle dichiarazioni dell'11 maggio ampiamente diffuse dalla stampa dei paesi imperialisti che fanno il tifo per lui quando ha annunciato di aver inviato suoi rappresentanti in Florida presso il Comando meridionale Usa “al fine di stabilire una relazione diretta in materia di cooperazione” che non può essere che di natura militare. Troverà porte aperte dal comandante americano, dall’ammiraglio Craig Faller, colui che ha fissato come data limite “la fine dell’anno” per un l'intervento militare necessario a “difendere la democrazia e i diritti umani in Venezuela”, leggi i golpisti dell'opposizione a Maduro.
La mossa permette intanto a Guaidò di tenere sotto pressione il governo di Caracas e di sollecitare l'intervento politico di altri paesi per dargli una mano a far fuori Maduro in maniera “pacifica”. Un appello rivolto anche al governo italiano e ripetuto il 10 maggio sulla compiacente La Stampa di Maurizio Molinari; sullo stesso quotidiano il giorno successivo è stata pubblicata la sollecita risposta del primo ministro Giuseppe Conte che ha sciolto ogni dubbio sulla posizione dell'Italia e spiegato che il governo italiano è schierato con i golpisti venezuelani, col burattino di Trump.
Nella lettera inviata al “Signor Juan Guaidó, Presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana”, Conte lo riconosce in una carica da cui è stato dichiarato decaduto lo scorso 28 marzo dal governo Maduro e subito chiariva che “l'Italia, assieme agli altri Paesi dell'Unione europea, ha sempre distinto, in modo lineare e coerente, gli organi democraticamente eletti, quale l'Assemblea nazionale da lei presieduta, dagli organi privi di legittimità democratica, quale la Presidenza della Repubblica”. Il governo italiano quindi scambia le parti e dichiara legittimo Guaidò e illegittimo Maduro. Nel governo il ducetto vicepresidente Matteo Salvini era da sempre schierato con Trump e il suo burattino venezuelano, il ducetto vicepresidente Di Maio fingeva l'equidistanza e il governo italiano al momento del primo golpe, dell'autonomia di Guaidò lo scorso 23 gennaio, non si era allineato con la posizione contro Mauduro della Ue e del presidente Sergio Mattarella. La posizione del M5S era ipocritamente ambigua, se di fronte a un golpe non stai col legittimo governo non c'è equidistanza che tenga, stai coi golpisti.
Prima ancora delle parole lo dimostrano i gesti, come quello dell'8 maggio quando il
ministro degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi condannava la revoca dell'immunità parlamentare, per alto tradimento, cospirazione e istigazione all’insurrezione da parte della Corte Suprema del Paese, a sette deputati golpisti perché tali decisioni violerebbero “le basilari immunità parlamentari e i principi dello Stato di diritto”, che secondo il ministro evidentemente prevedono l'impunità ai partecipanti di un fallito colpo di stato. Moavero condannava e l'ambasciata a Caracas dava asilo a due dei deputati golpisti, uno di origine italiana e l'altra sposata a un italiano e in attesa della cittadinanza.
Conte nella lettera rendeva esplicita la posizione italiana a favore dei golpisti, sorvolando sulle vecchie divergenze con la Ue e quasi scusandosi con Guaidò per il ritardo nell'allinearsi agli altri paesi imperialisti: “il mio Governo non l'ha riconosciuta, tuttavia, quale Presidente ad interim del Paese, non solo per ragioni di ordine giuridico-formale, ma anche perché consapevole del rischio di contribuire alla radicalizzazione delle rispettive posizioni, favorendo la spirale di violenza”. La stessa situazione di oggi, anzi in questo momento la spirale della violenza è alimentata a livelli mai raggiunti dal secondo fallito golpe del 30 aprile e dalle minacce di aggressione militare da parte dell'imperialismo americano, ma l'imperialismo italiano ha paura di trovarsi in fuori gioco nella crisi di un paese dove, ricordava il presidente del Consiglio italiano nella lettera a Guaidò, è presente una “consistente comunità di origine italiana”. Con una faccia di bronzo imperialista senza pari, Conte fa una doppia capriola, mischia le carte e si allinea ai golpisti, alla Ue, agli Usa e riconosce di fatto Juan Guaidò presidente ad interim del Venezuela.
La lettera di Conte terminava con un passaggio a favore di una soluzione politica della crisi del paese, la soluzione non può venire “mai attraverso l'opzione militare”, senza aggiungere nulla su come fare per impedire quella che gli Usa stanno preparando; così il presidente del consiglio italiano metteva a posto la sua coscienza e si guadagnava un posto nel paradiso imperialista.
 
 

15 maggio 2019