Forze militari di Israele aggrediscono i palestinesi nella Spianata delle moschee
Raid nelle moschee, granate e lacrimogeni sparati dai tetti,150 feriti, 400 denunciati
Manifestazioni di condanna a Gaza e Cisgiordania

 
«Quello che è successo oggi è stato un attacco premeditato e orchestrato, la mobilitazione delle forze di sicurezza per reprimere fedeli senza difese», dennunciava Sheikh Ekrima Sabri, l’imam di Al-Aqsa dopo l'attacco delle forze di occupazione sionsite al complesso della moschea, invasa dai soldati in armi all'alba del 15 aprile mentre migliaia di fedeli si stavano radunando per le preghiere mattutine del Fajr, durante il mese sacro del Ramadan.
Il cattollico padre Manuel Musallam, membro del Comitato palestinese per la difesa dei luoghi santi islamici e cristiani, e contrario alla giudaizzazione di Gerusalemme condannava l'attacco dell'esercito sionista e sottolineava che il popolo palestinese non permetterà la profanazione della moschea di al-Aqsa. La congregazione islamica che gestisce il sito religioso denunciava l'uso di lacrimogeni e proiettili di acciaio rivestiti di gomma che hanno causato almeno 152 feriti compresi giornalisti e medici, curati negli ospedali al-Makassed e in quello da campo della Mezzaluna Rossa, altri sono stati curati sul posto. Secondo il servizio di emergenza della Mezzaluna Rossa palestinese ci sono stati anche 400 palestinesi, compresi bambini, fermati e denunciati.
Nel 2022 il periodo del Ramadan va dal 2 aprile al 2 maggio e si sovrappone a quello della settimana santa cristiana, dal 10 aprile al 16 aprile, e della Pasqua ebraica, dal 15 al 23 aprile. Festività religiose celebrate da decine di migliaia di fedeli nella Città Vecchia di Gerusalemme, sede dei principali siti sacri a tutte e tre le religioni. La moschea di al-Aqsa è il terzo luogo sacro più importante dell’Islam ed è costruita sulla cima di una collina che è a sua volta considerata il luogo più sacro per gli ebrei, il Monte del Tempio. E sulla collina della moschea i movimenti ebraici vorrebbero fosse costruito il nuovo Tempio, su quello distrutto nel 70 d.C da Tito di cui resta il Muro del Pianto e in occasione della Pasqua ebraica 2022 avevano annunciato la cerimonia del sacrificio pasquale degli agnelli nei palazzi omayyadi, adiacenti al muro meridionale della moschea di al-Aqsa. Una cerimonia che anche lo scorso anno è stata costruita come una provocazione ai fedeli musulmani palestinesi per affermare il dominio sionista sul sito religioso, come sulla città di Gerusalemme e gli altri territori palestinesi.
Decine di uomini con bandiere palestinesi e di Hamas, secondo il ministero degli Esteri sionista, avrebbero marciato sul complesso religioso armati di pietre e si sarebbero uniti alle centinaia di palestinesi rimasti di notte a sorvegliare il luogo sacro. Di conseguenza alle prime luci dell'alba del 15 aprile la polizia "è stata costretta a entrare nel complesso per disperdere la folla e rimuovere le pietre e le rocce, al fine di prevenire ulteriori violenze”, ossia per sparare lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma e commettere brutali violenze dentro le moschee su giovani, donne, bambini e anziani riuniti per la preghiera. C'è stata battaglia per alcune ore con molti giovani palestinesi che rispondevano lanciando pietre e provavano a resistere all'attacco asserragliandosi nella cappella di al-Qibli; fino all'irruzione armata della polizia sionista e ai numerosi arresti.
Dure condanne dell'aggressione sionista sono state espresse da Giordania e Iran, semplici preoccupazioni invece dalla Turchia visitata di recente dal presidente sionista Herzog che ha segnato l’avvio della inedita collaborazione tra i due paesi a favore di negoziati sulla guerra in Ucraina in base alle speciali relazioni costruite sia da Ankara che da Tel Aviv col nuovo zar Putin.
Si è fatta sentire persino la collaborazionista Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen che ha denunciato come "una dichiarazione di guerra" questa profanazione di un luogo sacro e ha chiesto "un intervento immediato di tutte le parti internazionali per fermare queste barbare aggressioni israeliane".
Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, dichiarava che "su Israele pesa la responsabilità delle proprie azioni e dei rischi che comporta attaccare il popolo palestinese e chi combatte a difesa di al-Aqsa"; la Lista araba unita dei palestinesi discriminati di Israele ribadiva la necessità della lotta "che non si ferma contro l’occupazione". A Gaza migliaia di palestinesi manifestavano contro l’attacco alle moschee, così come in Cisgiordania dove nel corso delle proteste si registravano oltre 220 palestinesi feriti a Nablus, Jenin, Hebron, Betlemme a causa della repressione ordinata dal premier Bennett.

20 aprile 2022