A quasi due anni dall’inizio dell’aggressione neozarista russa
Il nuovo zar Putin non fiacca l’eroica e coesa Resistenza ucraina
Nonostante la mancanza di munizioni e la frenata degli aiuti internazionali ingentissime le perdite militari russe
Per il falco del Cremlino Medvedev “i territori ucraini fanno parte della Russia e l'esistenza stessa dell'Ucraina come Stato indipendente provocherà nuovi conflitti”
 
Sono trascorsi quasi due anni dall’inizio dell’aggressione neozarista russa all’Ucraina. Quella che doveva essere una “guerra lampo”, l”azione militare speciale”, condotta da parte di uno degli eserciti più forti e numerosi del mondo per schiacciare un paese molto più piccolo, si sta rivelando comunque la si guardi in una clamorosa sconfitta dell’imperialismo russo. Questo grazie innanzitutto alla resistenza ed eroismo del popolo ucraino, alla sua attuale guida militare e politica con alla testa il presidente Zelensky e il governo di Kiev, al sostegno internazionale. Indipendentemente da chi sia attualmente alla guida della resistenza in Ucraina e da chi la appoggi, il PMLI è convinto che come in tutti i fenomeni si tratta sempre di individuare la contraddizione principale che è la lotta antimperialista, la lotta di popolo contro l'occupante militare oppressore, la lotta di liberazione nazionale dall'aggressore straniero. Ed è questa che va appoggiata senza tentennamenti e riserve, senza farsi condizionare dalla propaganda dell'imperialismo, che sia dell’Est o dell’Ovest. Il diritto di ciascuna nazione all'autodecisione è semplicemente un diritto democratico-borghese eppure nell'epoca dell'imperialismo, che vede l'estendersi e l'intensificarsi della rapina e delle vessazioni ai danni dei paesi oppressi, tale diritto è stato abbandonato e calpestato dalle borghesie imperialiste e dai loro servi ed è entrato in conflitto col sistema imperialista, e tocca a noi marxisti-leninisti sostenerlo e difenderlo, battersi per vederlo riconosciuto proprio perché lo iscriviamo e lo subordiniamo nel quadro più ampio della lotta di classe per l'abbattimento della borghesia, del capitalismo e dell'imperialismo e perché sappiamo che solo per questa strada potremo batterci nella prospettiva storica comunista dell'estinzione del frazionamento del mondo in tanti Stati separati e contrapposti nazionalisticamente gli uni agli altri. Una motivazione di segno diametralmente opposta per esempio a quella che induce l’appoggio all’Ucraina dell’imperialismo dell’Ovest, rappresentato da USA e Unione europea. E con le stesse motivazioni di Lenin, attaccate e denigrate dal criminale di guerra e nuovo zar del Cremlino Putin, di cui abbiamo degnamente celebrato il 21 gennaio il centenario della scomparsa con le commemorazioni di Cavriago e Napoli, noi marxisti-leninisti italiani difendiamo e sosteniamo il diritto del popolo ucraino all'autodecisione contro l'aggressione e l'occupazione militare imperialista, neozarista e neoazista russa.
Il 17 gennaio senza ritegno il falco del Cremlino, l'ex presidente russo Dmitrij Medvedev, dichiarava che i territori ucraini fanno parte della Russia e l'esistenza stessa dell'Ucraina come Stato indipendente provocherà nuovi conflitti, forse tra dieci o quindici anni, anche se quello attuale arriverà a una conclusione. "La presenza di uno Stato indipendente sui territori storici russi sarà una ragione costante per la ripresa delle ostilità", ha scritto sul suo canale Telegram Medvedev, attualmente vice capo del Consiglio di Sicurezza nazionale, avvalorando in pieno la nostra tesi. Che soprattutto i militanti e simpatizzanti dei partiti con la bandiera rossa e la falce e martello nel nostro Paese ne prendano coscienza e agiscano conseguentemente.
Anche nell’ultimo periodo trascorso, fine dicembre e tutto il mese di gennaio, la strategia di Putin è rimasta la stessa. Cercare di fiaccare la resistenza ucraina attraverso bombardamenti e morti soprattutto fra la popolazione civile e nelle città piuttosto che su obiettivi militari da un lato, e dall'altro essere particolarmente attivo nell'assicurarsi nel campo occidentale sempre più proseliti, soprattutto tra coloro che cercano in ogni modo di spingere l'Ucraina alla capitolazione, con la tesi che ormai la guerra è persa e la disparità delle forze in campo dovrebbe portare a riconoscere la vittoria sul campo da parte russa. In quest'opera, nel nostro Paese, si distingue, tra gli altri il quotidiano “Il Fatto”, che, con alla testa il suo direttore Marco Travaglio e tutti i suoi commentatori, attacca ferocemente, un giorno sì e l’altro pure, lo stesso Zelensky, dipingendolo come sempre più isolato e incapace, nonché perdente.
Su tutte riportiamo la dichiarazione del ministro della Difesa ucraino, Rustem Umerov, il 2 gennaio. "Questa mattina la Russia ha effettuato un altro massiccio attacco aereo contro l'Ucraina. Si è trattato di un attacco molto pericoloso che ha ucciso e ferito persone innocenti, danneggiato linee elettriche e gasdotti, interrotto l'approvvigionamento idrico. Lo stato terrorista sta deliberatamente prendendo di mira le infrastrutture critiche e i quartieri residenziali, dimostrando che la Russia non fermerà la sua aggressione finché non la fermeremo noi". Morti, feriti e distruzione di palazzi, ospedali e strutture civili si sono susseguiti in gennaio a Odessa, Leopoli, Kiev, Kharkiv, Chernihiv, Sumy, Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk, Kherson, Mykolaiv.
Denunciamo altresì quel che è accaduto il 10 gennaio in parlamento con la Lega che, assicurandosi l'alleanza del M5S di Conte, aveva presentato la mozione per non mandare più aiuti e armi all'Ucraina, partendo dal presupposto che “nessuna delle due parti può vincere”, il che è eloquente e grave anche se poi ha preferito rinunciare, tanto che il 24 gennaio il Senato ha approvato definitivamente con 113 voti favorevoli, 18 contrari e 0 astenuti, il ddl di conversione del decreto-legge n. 200/2023 per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina.
Intanto la situazione al fronte in Ucraina resta attualmente difficile a causa della mancanza di forniture di munizioni. Lo ha affermato il 24 gennaio il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, in un'intervista al quotidiano tedesco Bild. Secondo il capo della diplomazia ucraina, "la situazione è molto grave, forse ancora più grave di quanto lo fosse all'inizio dell'invasione russa, quasi due anni fa". Il ministro degli Esteri ha anche aggiunto che il massiccio attacco missilistico russo di ieri dimostra che l'Ucraina ha bisogno di più sistemi di difesa aerea e missilistici. "Anche se l'Ucraina ha aumentato significativamente la sua produzione e continuerà a farlo, vediamo che ancora l'industria della difesa occidentale non è in grado di produrre una quantità sufficiente di munizioni", ha affermato Kuleba.
Che i soldati ucraini stiano finendo le munizioni e altre armi necessarie per combattere la Russia, lo ha ricordato anche Celeste Wallander, responsabile degli affari di sicurezza internazionale del Pentagono, ricordando che da dicembre gli Stati Uniti non sono stati in grado di inviare armi a Kiev agli stessi livelli dei due anni precedenti visto lo stallo in Congresso sull'autorizzazione di nuovi fondi per l'Ucraina.
Insomma a quasi due anni dall’invasione russa, l'Ucraina chiede agli alleati più armi per continuare la resistenza contro le truppe di Putin. "In questa fase della guerra il problema è che armi, droni, granate e colpi di artiglieria non sono distribuiti in modo omogeneo”, ha affermato il 20 gennaio il consigliere della presidenza ucraina, Mykhailo Podolyak, anch’egli in un'intervista alla Bild, convinto della necessità di un rafforzamento al massimo delle difese dell'Ucraina con armi ad alta tecnologia. Servono investimenti nella produzione militare, ha incalzato, citando "missili a lunga gittata, droni, granate o colpi di artiglieria" e insistendo su un "gran numero di armi". "L'intera linea del fronte è di ben 1.300 chilometri - ha rimarcato Podolyak e i combattimenti avvengono su 600-800 chilometri". Podolyak ha parlato di una situazione definita difficile dal punto di vista militare perché non cala l'intensità degli scontri, anche se - ha detto - in un anno non si sono registrate avanzate significative della Russia. ”La Russia combatte in massa, è stata effettuata una mobilitazione segreta, molta forza lavoro è stata mandata al fronte, molti equipaggiamenti sono stati concentrati e va distrutto tutto", ha detto, aggiungendo di ritenere che secondo le idee del leader russo Vladimir Putin la guerra dovrebbe andare avanti "fin quando non conquisterà l'intero territorio dell'Ucraina, non otterrà il dominio in Europa, conquisterà altri territori dello spazio post-sovietico". "Nessuno - ha affermato - avvia una grande guerra dopo aver distrutto la sua reputazione e i rapporti se vuole accontentarsi di poco".
Altresì la questione delle sanzioni alla Russia, su cui da più parti in occidente si è intensificata la campagna sulla sua inefficacia. "Le sanzioni – ha affermato il 28 gennaio il ministro degli Esteri dell'Ucraina, Dmytro Kuleba, a Rai3 - hanno un impatto sulla Russia, ce l'hanno, la limitano. È sbagliato dire che non funzionano. Vanno però adottate misure ulteriori per interrompere la fornitura di pezzi di ricambio, che la Russia utilizza per produrre armi. Ed è qui che si deve e si può fare di più".
Ciononostante il numero di soldati russi uccisi dall'inizio della guerra è salito a quota 378.660. Nel suo aggiornamento sulle perdite subite finora da Mosca, l'esercito ucraino registra anche 329 caccia, 324 elicotteri e 6.861 droni abbattuti. Inoltre le forze di Kiev affermano di aver distrutto 6.075 carri armati russi, 8.747 sistemi di artiglieria, oltre a 23 tra navi da guerra e imbarcazioni, un sottomarino e 1.814 missili da crociera.
Nel discorso di auguri di buon anno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha assicurato che le forze russe che hanno invaso il suo Paese quasi due anni fa saranno "devastate". "L'anno prossimo il nemico subirà le devastazioni da parte della nostra produzione nazionale", ha detto Zelensky, preannunciando che entro il 2024 l'Ucraina avrà un milione di droni nel suo arsenale.
Quale pace quindi per l’Ucraina? Un semplice cessate il fuoco “non porrebbe fine all'aggressione russa in Ucraina, ma darebbe solo una pausa all'aggressore per ricostruire le sue forze. Non è sicuramente la strada per la pace. I russi non vogliono la pace. Vogliono il dominio. Quindi, la scelta è semplice: o perdiamo e scompariamo, oppure vinciamo e continuiamo a vivere. E noi stiamo combattendo". Lo ha dichiarato il 14 gennaio il capo dell'ufficio presidenziale ucraino Andriy Yermak da Davos, in Svizzera. Yermak, ricordando la Formula di pace di Zelensky in dieci punti, ha sottolineato che a Davos si parla di "ordine mondiale e di giustizia", "se non si ripristinano il diritto internazionale e l'integrità territoriale dell'Ucraina, domani qualsiasi aggressore in qualsiasi parte del mondo sarà in grado di impadronirsi di un pezzo di qualsiasi Paese e di organizzarvi elezioni fasulle. La pace che l'Ucraina cerca, deve garantire la sua sopravvivenza, integrità, sovranità e sviluppo. E deve prevenire il ripetersi di aggressioni". Mentre Putin dall’inizio dell’anno ripete che "Vogliamo porre fine al conflitto, e il più rapidamente possibile. Solo alle nostre condizioni".

31 gennaio 2024