Udine
La Danieli Group vuole i nomi dei sottoscrittori della petizione contro la costruzione di un'acciaieria

Il gruppo friulano Danieli, uno dei leader internazionali dell'acciaio, ha fatto ricorso al Tar per avere i nominativi dei firmatari della petizione che chiedeva di non far costruire un acciaieria a San Giorgio di Nogaro (Udine). Un fatto gravissimo e senza precedenti, almeno per quanto riguarda l'Italia. Una minaccia e una intimidazione che, se portata fino in fondo, può rappresentare un precedente da utilizzare contro le centinaia di comitati che nascono in Italia per opporsi a inceneritori, discariche, siti per rifiuti speciali e nucleari, impianti nocivi.
Le minacce non erano tanto virtuali e formali, ma concrete. Danieli ha richiesto l'accesso agli atti, e tra questi quello di avere copia delle firme apposte sulla petizione popolare dove è esplicitata l’intenzione di proporre contro i sottoscrittori della raccolta firme consegnata alla Regione Friuli, “querela per diffamazione, ovvero azione civile per il risarcimento del danno da lesione della propria immagine e reputazione commerciale”.
Il tutto era nato dalla mobilitazione dei cittadini contro il progetto di un nuovo impianto siderurgico da 70 ettari per produrre tre milioni di tonnellate di acciaio l'anno. Un progetto portato avanti da una joint venture costituita da Danieli Group e da Metinvest, di proprietà dell'oligarca ucraino Ahmetov, lo stesso che possedeva l'acciaieria Azostav di Mauripol, distrutta dalle forze di occupazione russe. La petizione era promossa da alcuni gruppi ambientalisti preoccupati per la vicinanza alla laguna di Grado, un area protetta dall'equilibrio molto delicato. Partita in sordina, arrivava a raccogliere oltre 20mila firme.
Come sempre la questione principale ruota attorno al profitto. Danieli, impresa quotata in borsa, era preoccupata che la sua immagine di azienda a “forte impegno ambientalista” venisse intaccata, gli investitori diventassero titubanti e le azioni calassero con il conseguente danno economico. A tale riguardo ha messo su una campagna di “controinformazione”, rilasciando interviste a destra e a manca per sostenere quanto fosse green il progetto, supportata dalla stampa locale del nord-est in mano proprio al presidente del Danieli Group.
La Regione Friuli Venezia Giulia prima aveva riconosciuto che la proposta rappresentava “un investimento di carattere strategico per il tessuto economico produttivo regionale” poi, sotto la pressione popolare, ha rigettato il progetto dichiarando che l’acciaieria avrebbe generato “un impatto talmente rilevante da far prediligere altre tipologie di investimento maggiormente compatibili e sostenibili nel territorio interessato”. La Regione, sostanzialmente per questioni di privacy, ha respinto anche le richieste di avere l'elenco dei firmatari della petizione fatta da Danieli, che di fronte al diniego ha fatto ricorso al Tar. Staremo a vedere.
La friulana Danieli e la Metinvest ucraina nel frattempo non si nono persi d'animo e hanno individuato in Piombino (Livorno) il sito su cui costruire il loro stabilimento. Nella cittadina toscana, dove le storiche acciaierie, adesso gestite dall'indiana Jidal, sono quasi ferme con 1400 lavoratori in cassa integrazione, fervono le trattative per un Accordo di programma per la reindustrializzazione.
Al di la dell'ubicazione dell'acciaieria, la richiesta di Danieli di avere i nomi dei firmatari della petizione rimane “un'intimidazione inaudita”, come hanno affermato i rappresentanti friulani di Legambiente Sandro Cargnelutti e del Wwf Maurizio Fermeglia. “La raccolta di firme su una petizione – hanno sottolineato i due – è una delle forme basilari di partecipazione da parte dei cittadini. L’atto compiuto dal Gruppo Danieli pare voler tendere a ledere il più elementare diritto e dovere dei cittadini alla partecipazione”.

14 febbraio 2024