Intervento di Enrico Chiavacci all’assemblea nazionale Fisac Cgil
La Cgil deve riprendere la mobilitazione di massa per cacciare il governo Meloni

Nei giorni 20 e 21 febbraio si è tenuta l’assemblea nazionale della FISAC CGIL in Corso Italia a Roma. Fra i numerosi delegati che hanno portato contributi sui punti all’ordine del giorno, è intervenuto il compagno Enrico Chiavacci, di cui pubblichiamo ampi estratti, esponente dell’area di minoranza in CGIL “Le radici del sindacato-Senza lotte non c’è futuro”.
Il compagno ha criticato la strategia della CGIL improntata sui referendum e sulle leggi di iniziativa popolare, accompagnata dall’ennesimo abbandono della piazza. Ai numerosi riferimenti alla democrazia partecipativa, al “voto” di primavera ed al “pericolo astensionista” contenuti nella relazione della segretaria nazionale ed in alcuni interventi che lo hanno preceduto, Chiavacci ha proposto una lettura diversa, e cioè la necessità di intercettare coloro che non hanno sostenuto questo governo, inclusi gli astensionisti, e compattarli sui temi affinché il governo neofascista Meloni sia cacciato dalla piazza il più presto possibile, prima che faccia ulteriori danni irreparabili anche alla stessa democrazia borghese.
Il compagno ha concluso fra gli applausi della platea su questioni inerenti strettamente alla categoria ed il settore specifico nel quale lavora.
 
Sui referendum e sulle leggi di iniziativa popolare, purtroppo stiamo continuando a marciare ostinatamente sulla strada sbagliata. E non lo dice questo modesto delegato che sta parlando; lo dice il nostro passato recente nel quale abbiamo speso denaro ed energie per campagne che, se da un lato hanno fatto mobilitare le categorie e dato pubblicità di massa alle posizioni che la CGIL sosteneva, dall'altro hanno avuto efficacia pari a zero.
Inutile citare dettagliatamente le proposte di legge di iniziativa popolare mai discusse; mi limito ad una delle ultime, al Nuovo Statuto dei Lavoratori del 2016 che è stato ignorato anche dalla stessa sinistra istituzionale quando al governo; per non parlare dei referendum (e quello sulla ripubblicizzazione dell'acqua, stravinto dopo una larghissima mobilitazione popolare, insegna un sacco di cose sulla cosiddetta “democrazia partecipativa”).
Per migliorare le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, come dei giovani, per me serve altro. E' sempre servito altro, ma a maggior ragione adesso considerato quali forze governano il nostro Paese, seppur votate da una minoranza di aventi diritto al voto.
Più che appellarsi genericamente a questo “voto”, dovremmo invece cercare di intercettare coloro che non hanno sostenuto questo governo, che sono stati alle elezioni del 2022 ben 38 milioni (la destra ha prevalso con 12 milioni e 300 mila voti complessivi) e mobilitarli unitariamente contro le politiche ultraliberiste e antipopolari di questo governo. Non con simboli o liste, ma ricercando un'ampia unità targata CGIL fatta su rivendicazioni chiare e necessarie per la quotidianità di altrettanti milioni di pensionati, studenti e lavoratori dipendenti.
Ormai e nonostante le reticenze, la CGIL, avrà preso atto che non esistono governi amici; sarebbe sufficiente essere sinceri con noi stessi al punto da poter vedere che le brecce (poi ampliate dalle destre ma mai ripristinate) che hanno portato alla cancellazioni dei diritti, sono purtroppo sempre state aperte da governi cosiddetti di “centro-sinistra”, vedi il progetto della bicamerale di D'Alema che ha aperto la strada al presidenzialismo, oppure l'interventismo nell'ex-Jugoslavia dal quale poi si sono serenamente introdotti approcci neocoloniali appellandoli come Missioni di pace.
E questo quando non tolti direttamente, vedi su tutti Renzi e la sua demolizione dell'Art.18 dello Statuto dei lavoratori.
Ora, passo dopo passo, col principio della rana bollita, abbiamo un'Italia che punta ad avere un ruolo militare di primo piano non solo in Europa, e che si è guadagnata la regia - per fare un esempio - della missione UE in Yemen a tutela dello Stato sionista di Israele.
Apro una parentesi su questo tema: non vi pare l'ora di schierarsi nettamente a favore della Resistenza palestinese condannando senza appelli lo Stato terrorista di Israele ed il criminale di guerra Nethanyahu che lo guida? Cosa deve accadere ancora?
Tornando al governo italiano, se non ci si fosse ancora resi conto del pericolo democratico che corriamo, cito due temi recentissimi.
Il primo riguarda l'ulteriore passo che segue il “Giorno del ricordo”, cavallo di Troia (anch'esso bipartisan) del revisionismo storico. Meloni e compagnia nera hanno approvato un disegno di legge che dà il via alla creazione di un “Museo del Ricordo” delle foibe e dell’esodo a Roma. Sarà costruito in tre anni, al costo di 8 milioni di euro, gestito da una Fondazione alla quale potranno aderire “soggetti pubblici e privati”, e quindi con tutta probabilità quelle stesse associazioni degli esuli che da tempo sono monopolizzate dall’estrema destra governativa o extraparlamentare.
Credo che anche noi dovremmo denunciare con forza quest'ultimo episodio di una vastissima operazione di martellamento culturale che tocca tutti i settori della vita, scolastico, mediatico ed ora anche museale, che il governo Meloni sta realizzando per sostituire l'ideologia antifascista che è radicata nel nostro Paese fin dalla Liberazione del 1945, con quella della destra più radicale, reazionaria, neofascista e anticomunista, eleggendola a valore fondante della “nuova Italia” alla quale vogliono rimettere la camicia nera - perché repressione e manganelli sono già operativi.
A questo tema si collega il secondo, talmente chiaro a tutti che non perderò tempo a descriverlo. Mi riferisco alle censure che si sono verificate in diretta a Sanremo di fronte a 14 milioni di telespettatori, ed al conseguente comunicato della Rai (il cui nuovo direttore generale si appresta ad essere Giampaolo Rossi, in quota Fratelli d'Italia, docente di chiaro stampo neofascista, fan sfegatato di Netanyahu, Putin e Orban). Un estremista di destra che punterà quindi a trasformare definitivamente la tv di Stato nel megafono sovranista e conservatore del governo Meloni.
Meno male che ha scritto anche il Comitato di Redazione della Rai contestando i vertici, e che in molte città italiane si sono svolti presidi sotto le sedi dell'emitente... siamo vivi!
Andando a chiudere sull'argomento, la strage di Firenze (sulla quale abbiamo presentato un Odg e quindi non mi dilungo) con tutte le questioni che si porta dietro, è solo un ulteriore motivo per riprendere saldamente quella mobilitazione inspiegabilmente interrotta dopo lo sciopero territoriale di novembre contro la legge di bilancio. Il governo Meloni dev’essere cacciato dalla piazza, prima che sia troppo tardi. Se non reagiamo subito l'Italia diventerà una seconda Ungheria. E noi ce ne accorgeremo solo quando i buoi saranno già scappati.
Lo sciopero generale dell'8 Marzo ha una valenza politica importantissima perché metterebbe in connessione donne che vivono discriminazioni trasversali, razziali, di classe, ma che non entrano mai in contatto tra loro. Uno sciopero generale potrebbe far trovare una loro dimensione collettiva.
Per questi motivi lo sciopero dovrebbe essere “generale”, ed è un vero peccato che neppure quest'anno nonostante quell'onda emotiva che ha caratterizzato la società dopo l'omicidio di Giulia Cecchettin, la CGIL abbia avuto il coraggio di indirlo.
E così ci ritroviamo a dover parlare di eventuali scioperi di categoria. Ma questa “possibilità”, rappresenta in realtà già di per sè una sconfitta poiché depotenzia una forma di lotta che non ha caratteristica settoriale.
Molti di noi aderiscono allo sciopero dell'8 Marzo e continueranno a farlo convintamente al di là che lo promuova o meno la FISAC, che ha dubbi anche legittimi sulla riuscita in categoria.
Forse, le politiche conservatrici di Meloni anche in termini da “Dio, Patria e Famiglia”, contro il diritto all'aborto, ecc., faranno sì che nel prossimo futuro l'8 Marzo sarà sciopero generale di tutta la confederazione. Peccato però dover sempre aspettare che si tocchi il fondo o che si sia già iniziato a scavare.
Faccio un grandissimo in bocca al lupo ai compagni e alle compagne che affronteranno la trattativa del CCNL e del CIG del gruppo ICCREA (che in tutta sincerità ad ora pare essere la più critica), poiché personalmente ho speso numerose parole per chiedere alle lavoratrici ed ai lavoratori delle BCC toscane di non accontentarsi, di essere ambiziosissimi, di non accontentarsi sia sulla parte economica, sia su quella normativa, anche perché il CCNL stavolta avrà durata triennale e quindi regolerà i nostri rapporti di lavoro per un lasso di tempo molto più lungo degli annuali raggiunti finora.

28 febbraio 2024