Lo certifica lo stesso ministero della Salute
Solo 8 regioni su 20 garantiscono i livelli essenziali di assistenza sanitaria
 
Il direttore della programmazione del Ministero della Salute, professor Americo Cicchetti, ha reso noto, durante un'audizione svoltasi al Senato lo scorso 7 febbraio, i dati dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, regione per regione, del 2022, e le informazioni da lui fornite sono davvero poco incoraggianti.
Per valutare i livelli essenziali di assistenza sanitaria nelle 19 regioni e nelle due province autonome di Trento e di Bolzano il ministero ha preso in considerazione numerosi indicatori tecnici raccolti a loro volta in tre grandi categorie, ossia ospedaliera, distrettuale e di prevenzione, le quali si riferiscono rispettivamente ai servizi ospedalieri di cura e di assistenza, ai servizi delle aziende sanitarie locali di cura e di assistenza e ai servizi di prevenzione delle patologie. Ogni indicatore è stato quindi confrontato con quelli che lo stesso ministero considera i livelli essenziali di assistenza sanitaria, ossia le prestazioni minime che devono essere erogate dal sistema sanitario nazionale, dando luogo a un punteggio finale.
Gli enti territoriali che hanno numeri sotto la sufficienza in una delle categorie sono la provincia autonoma di Bolzano, la Liguria, il Lazio, l'Abruzzo e il Molise, tutti nell’area della prevenzione. Sono invece carenti in due categorie il Piemonte (distrettuale e ospedaliera), la Campania (prevenzione e distrettuale), la Basilicata (distrettuale e ospedaliera), la Calabria (prevenzione e distrettuale), la Sicilia (prevenzione e distrettuale) e la Sardegna (prevenzione e distrettuale). La Valle d'Aosta è risultata sotto la soglia minima in tutte e tre le categorie (ospedaliera, distrettuale e prevenzione).
Sono invece risultate più che sufficienti in tutte e tre le categorie (ospedaliera, distrettuale e prevenzione) la provincia autonoma di Trento, la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, l'Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, l'Umbria e la Puglia.
Considerando quindi che la regione Trentino Alto Adige nel suo complesso non raggiunge la sufficienza in quanto una delle sue due province autonome – quella di Bolzano – risulta carente, lo stesso ministero della Salute certifica che nel 2022 solo 8 regioni italiane su un totale di 20 erano in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria, e la situazione nel frattempo sicuramente non è migliorata, anzi ci sono tutti i presupposti per un peggioramento.
L'Italia, quindi, è spaccata per ciò che riguarda la qualità delle prestazioni sanitarie, e tale spaccatura vede nettamente avvantaggiate le regioni centrosettentrionali rispetto al meridione e le isole: il Veneto è la regione con i risultati migliori, seguito dall'Emilia Romagna e dalla Toscana, con l'Italia centrosettentrionale che complessivamente supera l'esame dei livelli essenziali di assistenza, anche se non mancano regioni – anche popolose come il Piemonte e il Lazio – che vanno in controtendenza. Per ciò che riguarda il meridione e le isole, invece, soltanto la Puglia supera l'esame.
È chiaro che in una simile situazione l'autonomia differenziata da una parte rischia di aggravare ulteriormente il divario a discapito del meridione e dall'altra non costituisce comunque una garanzia di efficienza, in quanto delle cinque regioni a statuto speciale che sono dotate di una amplissima autonomia anche in ambito sanitario – Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna – solo una, il Friuli Venezia Giulia, garantisce livelli essenziali di assistenza sanitaria.

20 marzo 2024