60 anni fa
Auschwitz fu liberata dall'Armata Rossa di Stalin
Oggi gli Usa di Bush, il nuovo Hitler, e Israele di Sharon, il piccolo Hitler, hanno preso il posto della Germania nazista
60 anni fa, il 27 gennaio 1945, inseguendo i tedeschi in ritirata dalla Polonia, l'Armata Rossa di Stalin liberava il campo di sterminio di Auschwitz, salvando così la vita a decine di migliaia di prigionieri che i nazisti non avevano fatto in tempo a sopprimere o a trascinare con loro verso una morte praticamente certa. Fu così che, attraverso gli occhi dei soldati sovietici, fieri e impazienti di saldare il conto coi barbari nazifascisti, ma sbigottiti e commossi di fronte all'improvviso spettacolo dell'immane tragedia, il mondo intero conobbe l'orrore del più grande genocidio della storia moderna: quello di milioni di ebrei, ma anche di slavi, zingari, sinti, omosessuali, minorati, oppositori politici, resistenti e soldati prigionieri, che Hitler e i gerarchi nazisti avevano pianificato scientificamente e attuato su scala industriale nei campi di sterminio disseminati in Germania e in tutta l'Europa occupata, di cui Auschwitz era il più grande e il più importante.
Auschwitz fu creato dai nazisti nel 1940 nella Polonia occupata, nei pressi della città di Cracovia, in una posizione geograficamente strategica perché nel cuore dell'Europa e collegata con le sue principali città occupate da una fitta rete ferroviaria. All'inizio servì da campo di prigionia per polacchi, deportati politici, resistenti, militari. In seguito, dopo l'invasione dell'Unione Sovietica, vi furono rinchiusi militari e civili russi, che vi furono sterminati a decine di migliaia. Furono anzi i prigionieri russi a "collaudare" per primi le camere a gas, le stanze con le "docce" da cui invece dell'acqua usciva il letale Zyklon-B, un gas velenoso usato nelle stive delle navi per sterminare gli insetti.
E come insetti venivano infatti sterminati le migliaia di prigionieri, in massima parte ebrei, che avevano cominciato ad essere inviati in massa da tutta l'Europa nei tre immensi campi in cui si era nel frattempo diviso il primo, Auschwitz 1, Auschwitz 2-Birkenau e Auschwitz 3-Monowitz, dopo che nel 1942 Hitler e i suoi gerarchi decisero di attuare la "soluzione finale". I campi funzionavano con perfetta organizzazione militare-industriale. La maggior parte dei deportati che arrivavano al campo, anziani, donne, bambini, malati, e in generale tutti quelli non in grado di lavorare e che non finivano tra le grinfie del dott. Menghele per i suoi esperimenti criminali, venivano subito uccisi nelle camere a gas e inceneriti nei forni crematori. La cenere era usata per ricavare fertilizzanti, sapone, ecc. I capelli utilizzati come fibre tessili, i denti d'oro venivano fusi per finanziare le casse del Reich insieme ai beni dei deportati. Quelli risparmiati lo erano solo per lavorare come schiavi nei laboratori dei campi, finché non morivano di stenti, fatica o malattie, o erano eliminati quando non più abili. Si calcola che ad Auschwitz morirono o furono eliminate tra un milione e un milione e mezzo di persone, di cui la maggior parte ebrei e molti zingari, polacchi e russi.
Auschwitz fu anche il primo tra i tanti campi di sterminio allestiti dai nazisti in Europa ad essere liberato. Gli altri in Europa occidentale dovettero aspettare l'avanzata degli Alleati verso il cuore del Reich, in aprile o addirittura a maggio, alla vigilia della vittoria. Se per Auschwitz ciò fu possibile già a gennaio, salvando così molte decine, forse centinaia di migliaia di vite umane (nel pieno dello sterminio vi furono soppresse fino a 8 mila prigionieri al giorno) fu merito della gloriosa Armata Rossa di Stalin, che dette un immenso e decisivo contributo di sangue, in particolare con l'eroica battaglia di Stalingrado, per schiacciare la testa al mostro nazifascista e ricacciarlo da tutte le terre occupate, liberandole una dopo l'altra fino a piantare la bandiera rossa sul Reichstag di Berlino.
Mentre giustamente tutti celebriamo il 60 anniversario della liberazione di Auschwitz, ricordando l'olocausto di 6 milioni di ebrei e di tutte le vittime dei lager nazisti, non si dimentichi anche la gloriosa Armata Rossa e l'Unione Sovietica di Stalin, alle quali spetta incontestabilmente il merito storico principale di aver sostenuto e vinto la lotta mortale per distruggere il mostro nazifascista: sia per aver pagato con oltre 20 milioni di morti il prezzo più alto per la vittoria, sia per l'eroismo con cui hanno bloccato e costretto per la prima volta ad arretrare le armate hitleriane che spadroneggiavano imbattute in tutta Europa.
E lo ribadiamo soprattutto oggi di fronte all'infame tentativo di riscrivere e stravolgere la storia, equiparando Stalin e il socialismo dell'URSS di allora a Hitler e al Nazismo, di tramutare i meriti in "crimini", come ha avuto l'impudenza di fare durante la celebrazione del 27 gennaio ad Auschwitz con altri capi di Stato il neoduce Berlusconi, il quale ha praticamente addebitato i campi di sterminio e i forni crematori al nazismo e al comunismo assieme; salvando comunque - e significativamente - il fascismo e il suo maestro Mussolini, che non ha neanche nominato.
Come lui anche gli altri capi di Stato e leader politici, ad Auschwitz come al Palazzo di vetro dell'Onu, si sono riempiti ipocritamente la bocca di "mai più Auschwitz", "mai più olocausto", esortando i popoli a "non dimenticare" affinché quell'orrore non si ripeta. Che falsità! Come se esso non si ripetesse ogni giorno in tante altre parti del mondo, in particolare, oggi, in Iraq e Palestina, dove sono in corso i genocidi di questi due popoli costretti a vivere sotto una feroce e sanguinaria occupazione militare. Certo, non nelle dimensioni e nella maniera pianificata del nazismo, perché quest'ultimo poteva operare indisturbato, in gran segreto e in un vasto territorio totalmente sotto il suo controllo, mentre gli imperialisti Usa e i loro alleati in Iraq, tra cui l'Italia, e i sionisti israeliani in Palestina devono, agire sotto gli occhi del mondo e hanno sempre bisogno di coprire i loro crimini dietro false motivazioni, come la "libertà", la "democrazia", la "sicurezza", la lotta contro il "terrorismo", che rendano in qualche modo "inevitabili" e accettabili alle opinioni pubbliche i bombardamenti, i massacri, le torture, gli incarceramenti illegali, le annessioni territoriali illegali, le vessazioni delle popolazioni civili ecc.
Ma nella sostanza dove sta la differenza tra Abu-Grahib e Guantanamo e i lager nazisti? Tra il muro israeliano che ruba la terra ai palestinesi e li fa vivere come in carcere, e il muro del ghetto di Varsavia eretto dai nazisti? Tra la distruzione di Falluja, rasa al suolo ed espugnata con bombardamenti terrificanti, gas asfissianti e napalm, o di Jenin, spianata e ridotta in macerie con dentro i suoi abitanti dai sionisti, e la distruzione di città martiri come Guernica, Leningrado, Stalingrado e tutte le altre messe a ferro e fuoco dai nazifascisti?
Il problema non è solo ricordare, ma anche prendere coscienza che oggi il nazismo e il fascismo esistono sempre, hanno solo cambiato modi e sembianze: assumendo, nella fattispecie, quelle degli imperialisti Usa e del nuovo Hitler, Bush, e quelle di Israele e del piccolo Hitler, Sharon. Proprio di questi giorni è la notizia che la Cia si rifiuta di aprire gli archivi che documentano la protezione che i servizi Usa accordarono ai criminali nazisti alla fine della guerra, per servirsene come loro agenti contro il comunismo e l'URSS. Ciò vale anche per i boia nazisti colpevoli di efferati eccidi in Italia, mai scovati e perseguiti grazie alla protezione degli Usa e della Nato.
Ciò a ulteriore conferma che il ruolo che fu della Germania nazista è passato dal 1945 ad oggi in mano agli imperialisti Usa e ai loro stretti alleati sionisti, che a parole ammoniscono sempre i popoli a "non dimenticare" l'olocausto, ma nei fatti si comportano oggi come i nazisti che lo attuarono.

2 febbraio 2005