CON LE SOLE AVANGUARDIE E CON FORME DI LOTTA ERRATE NON SI VINCE CONTRO LA 'GLOBALIZZAZIONE', OSSIA L'IMPERIALISMO

All'indomani delle manifestazioni di massa contro il Wto a Seattle (Usa) e il Forum economico mondiale a Davos (Svizzera) dell'inverno scorso, anche in Italia sta prendendo corpo un movimento contro le varie organizzazioni imperialiste quali l'Ocse, la Nato, la Wto, la Bce, ecc. e la loro politica economica e ambientale. Tappe fondamentali di questo movimento sono state le manifestazioni di massa di Ancona, Firenze, Genova e, l'ultima, di Bologna contro l'Ocse.
Particolarmente significativa quella di Firenze che ha osato contestare il vertice della organizzazione militare imperialista della Nato e alla quale il PMLI ha aderito e partecipato, con in prima fila il Segretario generale compagno Giovanni Scuderi, e ha svolto un ruolo di avanguardia per linea politica e combattività. Eravamo presenti ufficialmente anche a Bologna come documenta il resoconto della manifestazione nella pagina precedente.
La nascita di questo movimento è un evento molto importante. Innanzitutto perché rompe col clima di ``pace sociale'' imposto dai governi di ``centro sinistra'', da Prodi, a D'Alema, ad Amato, con la complicità dei falsi partiti comunisti e dei vertici cogestionari, filopadronali e filogovernativi dei sindacati confederali. In secondo luogo esso testimonia che l'imperialismo non può mai cantare definitivamente vittoria poiché esso è destinato ad essere attraversato da profonde ed ineliminabili contraddizioni, sia al suo interno, fra i vari paesi e blocchi imperialisti, sia all'esterno per effetto dell'inevitabile scontro con il proletariato e i popoli che affama e opprime. Infine, esso conferma la insopprimibile sete di giustizia sociale e di un mondo nuovo che animano migliaia di giovani, ragazze e ragazzi, che sono disposti con generosità e sfidando la repressione poliziesca, che puntualmente il governo scatena, a non accettare lo status quo e il dominio incontrastato dell'imperialismo.
Questo movimento parte però con degli handicap che se non rimossi difficilmente potranno condurlo alla vittoria.
L'egemonia di questo movimento infatti è sostanzialmente in mano al partito della rifondazione trotzkista di Bertinotti e ai suoi galoppini come Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord-Est e già collaboratore stipendiato della ministra Livia Turco, e Daniele Farina, portavoce del Leoncavallo, che rappresentano la destra dei centri sociali, nonché Gianluigi Sullo, responsabile dei ``Cantieri sociali'', della rivista ``Carta'' e editorialista de ``il manifesto'', settori de ``il manifesto'', dei Verdi (tipo Gianfranco Bettin e Paolo Cento, entrambi provenienti da ``Lotta continua'') ed altri simili.
Questa direzione sta imponendo al movimento una linea e forme di lotta errate sulle quali ogni antimperialista coerente deve attentamente riflettere.
LA LINEA ANTIMPERIALISTA
Sbagliata è innanzitutto l'analisi della situazione internazionale. La critica della ``globalizzazione'', che altro non è che il mercato unico imperialista, viene limitata alla critica della sua politica economica e, in quest'ambito, ai suoi effetti ambientali e biotecnologici. In questo modo si evita di mettere sotto accusa e quindi di combattere l'intera strategia dell'imperialismo e tutti i suoi atti, nonché i suoi Stati, governi, alleanze, istituzioni e organismi internazionali.
è una assurdità e del tutto fuorviante chiedere la ``riforma in senso democratico'' e la compartecipazione delle organizzazioni ambientaliste, pacifiste, ecologiste non governative alle istituzioni imperialiste come la Nato, l'Ue, l'Ueo, l'Ocse, la Wto, la Bce e anche l'Onu come sostengono il partito della rifondazione trotzkista e i suoi alleati. Queste organizzazioni vanno spazzate via perché sono strumenti irriformabili del dominio imperialista ed è pericoloso e oggettivamente fa il gioco dell'imperialismo tentare di imbellettarle e dare loro una credibilità e un consenso di massa.
Altrettanto sbagliato è pretendere di combattere l'imperialismo attaccando solo quello americano, che attualmente è il più forte e aggressivo, e coprendo quello europeo e italiano, finendo col fare l'interesse di quest'ultimi. Non è certo un caso che vi siano settori dell'imperialismo italiano ed europeo, vedi il discorso di Amato nei confronti dei manifestanti di Bologna, che ricercano un dialogo e una forma di contatto con l'opposizione in nome di una ``comune preoccupazione'' e di una presunta ``unità di interessi'' a stemperare gli effetti più macroscopici e devastanti del liberismo. Questo peloso abbraccio di governanti e politicanti borghesi ha solo lo scopo di deviare da sé i colpi delle masse e della protesta sociale, strumentalizzarla ai propri fini e impantanarla su un terreno istituzionale, riformista e pacifista e va dunque respinto con decisione e non accolto come una vittoria del movimento.
La parola d'ordine, tanto cara a Bertinotti e ai trotzkisti e neorevisionisti, di una ``dimensione internazionale dei movimenti'', fra l'altro salta la lotta contro l'imperialismo italiano. Essa non ha nulla a che spartire con l'unità, questa sì necessaria, di tutti i popoli del mondo per combattere l'imperialismo e realizzata per sostenersi l'un l'altro sulla base dell'internazionalismo proletario.
Ciascun popolo, come ciascun antimperialista conseguente, deve mettere nel mirino in primo luogo il ``proprio'' imperialismo. Fare dell'Italia un paese pacifico e antimperialista, il che si ottiene solo con l'Italia unita, rossa e socialista, questo è il più grande contributo che il proletariato e le masse popolari italiane potrebbero dare a tutti i popoli del mondo oppressi e schiavizzati dall'imperialismo.
Casarini invece sostiene opportunisticamente che le ``nuove lotte'' rappresentano un'istanza ``non di potere ma di potenza sociale ed umana'' ed esclude così a priori, prendendo decisamente e apertamente le distanze dall'analisi e dalla strategia del marxismo-leninismo-pensiero di Mao e dall'esperienza storica del movimento operaio internazionale, che esse possano essere inquadrate nell'ambito della strategia per l'abbattimento del capitalismo e la conquista del socialismo.
Al massimo, è questa la posizione di Bertinotti e della lussemburghiana dichiarata e trotzkista Rina Gagliardi, condirettrice di ``Liberazione'', il movimento contro la ``globalizzazione'' dovrebbe costituire sul piano politico il ``cuore e il motore'' di una ``nuova sinistra alternativa'', che lungi dal porsi il problema dell'alternativa al sistema capitalistico, di fatto rappresenta solo una variante di ``sinistra'' del regime neofascista, presidenzialista e federalista.
MOVIMENTO E METODI DI LOTTA
Tutti questi vecchi e nuovi imbroglioni controrivoluzionari e trotzkisti teorizzano un movimento più simbolico e di opinione che di massa, più capace di ``bucare'' i media con azioni clamorose, esemplari e trasgressive condotte da piccoli gruppi, ossia dalle sole avanguardie, che un movimento capace di elevare la propria coscienza, attirare a sé nuovi consensi e forza di massa, infliggere dei colpi concreti e demolitori al nemico di classe. In particolare, essi lasciano completamente estranea la classe operaia e non fanno niente per coinvolgerla in questo movimento.
Si arriva persino a elogiare la ``diversità'' e la ``frammentazione'' del movimento in mille anime, che agiscono ognuna per proprio conto, con proprie parole d'ordine, con propri appuntamenti e organizzazione e persino cortei distinti. In una parola si arriva a sostenere l'anarchia più assoluta del movimento, invece che lavorare alla sua unità politica e organizzativa da ricercare sulla base di una corretta linea antimperialista.
Così nell'ambito delle forme di lotta convivono, da una parte, la non-violenza assoluta, la ``disubbidienza'', la ``resistenza civile'' e, dall'altra, il ricorso alla violenza cieca, di piccolo gruppo, avventurista. Questo è possibile perché sono le due facce, una riformista e pacifista, l'altra ``ultrasinistra'', della stessa medaglia, figlie entrambe dell'individualismo e del ribellismo piccolo borghese. Le stesse che, chi per un verso chi per l'altro, riuscirono a far deviare e rifluire i grandi movimenti del Sessantotto e del Settantasette.
è significativo a questo proposito il percorso di certi ``ultrasinistri'' alla Franco Berardi, detto Bifo, considerato un leader del Settantasette e che oggi ritroviamo a fare lo spogliarello in piazza a Bologna e a teorizzare la lotta di classe ``virtuale'', tramite Internet, perché ``Oggi la violenza materiale è assurda, il mondo è cambiato'' (Corriere della Sera, 16.6.00).
Il mondo non è affatto cambiato. Ieri come oggi, l'imperialismo non si combatte né col pacifismo e il riformismo, né col ribellismo piccolo borghese, anarchico e avventurista, bensì, come ha ribadito il 4 Congresso nazionale del PMLI, ``Con gli stessi principi, finalità, strategie, alleanze, metodi, armi che ci hanno insegnato i maestri del proletariato internazionale. Lo si deve combattere per abbatterlo e distruggerlo, su scala locale e mondiale. Per questo, l'ultimo atto, presentandosi le condizioni soggettive e oggettive, non può che essere la lotta armata dei popoli, secondo le particolari situazioni. Nei paesi capitalisti e imperialisti, come l'Italia, la lotta armata consiste nell'insurrezione proletaria per il socialismo''.
Ecco perché chi, come il PMLI, si pone l'obiettivo di organizzare e dirigere le masse anticapitalistiche e antimperialiste verso il socialismo, ha il dovere di spingere questo movimento a liberarsi dalla direzione dei falsi comunisti, ad elevare la propria coscienza antimperialista e a suscitare l'adesione e la mobilitazione della classe operaia, delle masse popolari e studentesche. Come dimostra la storia, con le sole avanguardie e con forme di lotta errate non si vince contro la ``globalizzazione''. Solo un grande movimento di massa antimperialista e anticapitalista, diretto e egemonizzato dal proletariato rivoluzionario, che sappia gradualmente accrescere le sue file, conquistare nuovi alleati, usare giusti metodi di lotta sempre più incisivi via via che crescono la coscienza e lo scontro politico e di piazza con il nemico può riuscire a spuntare gli artigli dell'imperialismo e a infliggergli dei colpi mortali.