Che dite del supersfruttamento dei lavoratori "autonomi"?

Sono un lavoratore artigiano, o meglio un lavoratore autonomo per la precisione eseguo il trasporto e montaggio di mobili, "dipendente" di una grossa azienda sulla piazza di Calenzano per conto di un noto mobilificio con più di un negozio a giro per l'Italia. Dico dipendente perché sono costretto a sottostare alle peggiori angherie che si possano immaginare. Alcuni esempi?
In caso di inconvenienti, difetti o errori non causati da me, sono costretto a tornare dal cliente fino a che il lavoro non è completato, e questo vuol dire fare uno due tre o più viaggi in maniera totalmente gratuita in qualsiasi parte della Toscana e oltre, tanto che le riparazioni influiscono mediamente per due giorni alla settimana che io sono obbligato a fare in maniera totalmente gratuita. Per cautelarsi hanno preteso una liberatoria dove accetto senz'altro pretendere questa clausola.
Ancora. Nessuna garanzia sulla continuità del lavoro se c'è c'è, se no sei a casa. Se per caso ad un cliente capita un imprevisto e non può accettare la mobilia, un colpettino di telefono e a casa. Se voglio lavorare sono costretto ad acquistare tutto il materiale di consumo per il montaggio, ad esempio tasselli, silicone, viti, ecc.
Ancora. Sono stato costretto a firmare una clausola che mi obbliga a lavorare gratis per sei giorni in un anno per l'allestimento delle mostre.
Ovviamente il furgone è mio, il gasolio lo metto io e tutto il costo della gestione è a carico mio; ovviamente ho dovuto firmare una clausola dove mi impegnavo in esclusiva con loro e accettavo le scritte pubblicitarie sul mio camion della loro azienda, senza nessun rimborso; ovviamente il mio lavoro richiede la presenza di due persone, io e un dipendente che sono costretto ad assumere part-time, ma non ce la faccio a garantire uno stipendio decente a questa persona e a pagare 500 euro al mese di tasse.
Mi direte, ma cosa ti avanza per vivere? Vi rispondo: dal 1/1/2008 al 30/7/2008 sono rimasti 5.466 euro che ho speso per la famiglia. Per "fortuna" mia madre se n'è andata e mi ha lasciato la sua casa che insieme ai miei fratelli abbiamo rivenduto e con quei soldi sono due anni che tiro avanti in attesa che migliori.
Per fortuna ci siamo anche noi, lavoratori autonomi supersfruttati peggio dei dipendenti perché lavoriamo anche 12 ore al giorno, ci possiamo ammalare quanto ci pare e ci possiamo fare anche male e anche morire, tanto non costiamo nulla a chi ci dà il lavoro e soprattutto, se alziamo un po' la voce, da domani a casa. Già, da domani, perché oggi dobbiamo fare quello che ci hanno programmato per la giornata.
Dimenticavo: sono autotrasportatore e devo fare il corso di abilitazione professionale altrimenti non posso più lavorare, ma tanto costa poco, 1.200 euro, più esamino finale 3 sere dalle 20 alle 23, più il sabato 6 ore per cinque mesi. Se passo bene, sennò ho solo una possibilità di ripetere l'esame poi se riboccio devo smettere. Ma forse sarebbe meglio.
Migliaia di padroncini sono nelle mie medesime condizioni e per fortuna (!) sono italiano.
Scusate lo sfogo.
Un autotrasportatore di Calenzano (Firenze)
 
Anzitutto ti esprimiamo la nostra sincera solidarietà. Le condizioni di lavoro cui sei costretto, analoghe a "migliaia di padroncini nelle mie medesime condizioni", sono davvero dure e profondamente ingiuste.
Ci dici di essere un lavoratore autonomo ma piuttosto "atipico" e pesantemente sfruttato, visto che lavori e dipendi interamente da una sola azienda e non hai un portafoglio di clienti tuo. In pratica svolgi un'attività di lavoratore dipendente senza beneficiare della tutela contrattuale e dei trattamenti salariali corrispettivi e la fai come lavoratore autonomo accollandoti, in questo caso, gli svantaggi e le spese derivanti.
Svantaggi che sottolinei uno per uno: in caso di "difetti ed errori non causati da me" sei costretto a tornare più di una volta dal cliente a tue spese; le riparazioni sei costretto a farle gratuitamente; non hai nessuna garanzia di continuità lavorativa; i giorni lavorati gratis per allestire le mostre e persino l'obbligo della scritta del nome della ditta committente sul tuo mezzo di trasporto.
Comprendiamo bene la tua amarezza, la tua rabbia, il tuo sfogo più che giustificato. Il fatto è che te come gli altri "padroncini" che citavi pagano la totale deregolamentazione neoliberista del lavoro che è stata attuata in particolare negli ultimi 15 anni per colpa dei grandi capitalisti, dei governi, sia di "centro-sinistra" che di "centro-destra", incluso quello del neoduce Berlusconi, con la complicità dei vertici sindacali collaborazionisti. Deregolamentazione che ha precarizzato tutti i rapporti di lavoro e favorito le esternalizzazioni di "rami di azienda".
Sono così nati una miriade di lavoratori "atipici" (in qualche modo rientri in tale situazione), di lavoratori autonomi "fittizi", inchiodati a svolgere un lavoro (sostanzialmente) dipendente, estremamente sfruttato con contratti capestro imposti dalle ditte committenti. Una di queste ben conosciuta a Firenze si chiama Bartolini. Le condizioni che impone ai "padroncini" che ingaggia sono molto simili alle tue.
Come uscirne? Non è facile trovare una soluzione con i tempi che corrono. Ecco qualche suggerimento: chiedere all'associazione di categoria nella quale ti riconosci di più se vi sono delle irregolarità nel contratto che hai sottoscritto con il mobilificio di Calenzano; valutare se vi sono margini per ricontrattarlo in senso migliorativo; valutare se vi sono delle possibilità, nel tempo, di lasciare questa ditta committente per svolgere attività di trasporto per più clienti; valutare infine, come ultima soluzione, se non sia il caso di cercare un altro posto come lavoratore dipendente.
Questo sul piano professionale. Sul piano politico ti esortiamo a lottare contro questa marcia società capitalistica e il governo Berlusconi che attualmente la rappresenta, che sfrutta e opprime le masse lavoratrici e popolari e a batterti per una società migliore, il socialismo.

15 ottobre 2008