Nel sermone rivolto al raduno mondiale dei giovani cattolici
Il papa a Colonia attacca le rivoluzioni
Ratzinger si appella agli islamici per combattere insieme il terrorismo ma tace sull'occupazione dell'Iraq. Anche i rinnegati revisionisti tedeschi rendono omaggio al capo della Chiesa cattolica
Dal 18 al 21 agosto scorso la potente macchina organizzativa vaticana ha radunato a Colonia (Germania) centinaia di migliaia di fedeli. Papa Benedetto XVI li ha "allietati" con una serie di sermoni che sembrano usciti direttamente dale tenebre del medioevo. Il tema ricorrente è stata la glorificazione dell'onnipotenza della Chiesa cattolica, per accreditarla quale guida e "famiglia universale" per l'umanità intera, unica espressione terrena, immutabile ed eterna, della "volontà di Dio".

Arruolatevi nelle file della chiesa cattolica
"In questi giorni benedetti di condivisione e di gioia - ha esordito nel messaggio di benvenuto alla Giornate mondiali della Gioventù (Gmg) - fate l'esperienza liberatrice della Chiesa. Nella Chiesa e mediante la Chiesa raggiungerete Cristo che vi aspetta... vi invito ad impegnarvi senza riserve a servire Cristo e la Chiesa, costi quel che costi", perché soltanto essa "è in grado di offrire una certezza così salda da consentire di vivere per essa e, nel caso, anche di morire". "La Chiesa (per lui sempre cattolica, si intende, ndr) è come una famiglia umana - ha sentenziato - ma è anche allo stesso tempo la grande famiglia di Dio, mediante la quale Egli forma uno spazio di comunione e di unità attraverso tutti i continenti, le culture e le nazioni. Perciò siamo lieti di appartenere a questa grande famiglia; siamo lieti di avere fratelli e amici in tutto il mondo. Lo sperimentiamo proprio qui a Colonia quanto sia bello appartenere ad una famiglia vasta come il mondo, che comprende il cielo e la terra, il passato, il presente e il futuro e tutte le parti della terra. In questa grande comitiva di pellegrini camminiamo insieme con Cristo, camminiamo con la stella che illumina la storia".
I toni sono sommessi, lo stile austero, gli scenari però apocalittici come quel "morire per la Chiesa, unica salvatrice del mondo", l'invito a sottomettersi e adorare la sua autorità assoluta quasi imperativo ("costi quel che costi"), ripetuto in maniera ossessiva e delirante, fin dal tema scelto per il raduno: "Siamo venuti per adorarlo", con l'oggetto lasciato volutamente indefinito: si tratterà di Dio? Di Gesù e dei Santi? del defunto Giovanni Paolo II? oppure del capo attuale della Chiesa cattolica, di Ratzinger stesso?
"Non ci costruiamo - ammonisce i giovani credenti- un Dio privato, un Gesù privato, ma crediamo e prostriamoci davanti a quel Gesù che ci viene mostrato dalle Sacre Scritture e che nella grande processione dei fedeli chiamata Chiesa si rivela vivente, sempre con noi e al tempo stesso sempre davanti a noi". "La religione cercata alla maniera del fai da te - insiste il papa - alla fin fine non ci aiuta (leggi: non aiuta l'offensiva egemonica del Vaticano). è comoda, ma nell'ora della crisi ci abbandona a noi stessi". E per assicurarsi che il concetto sia chiaro a tutti anche all'interno - rincara la dose - "la spontaneità delle nuove comunità è importante, ma è pure importante conservare la comunione col papa e con i Vescovi. Sono essi a garantire che non si sta cercando dei sentieri privati, ma invece si sta vivendo in quella grande famiglia di Dio che il Signore ha fondato con i dodici Apostoli". Tradotto: tutte le organizzazioni, gruppi e singoli cattolici, senza eccezioni, devono centralizzarsi e sottomettersi alle gerarchie vaticane ed al papa. Allusione forse al ribelle don Vitaliano della Sala? O a quel prete licenziato perché si è opposto alla legge fascista, oscurantista, antiscientifica ed antifemminile contro la fecondazione assistita? Oppure ancora alla chiesa valdese in odore di scomunica perché ha osato eleggere a capo della sua comunità religiosa una donna?
"Mi auguro che dalle giornate della gioventù possa arrivare la riscoperta delle radici cristiane d'Europa" aveva detto Ratzinger alla vigilia del raduno mondiale. Un messaggio questo, squisitamente politico, indirizzato a governanti, politici e legislatori europei proprio "da questa terra posta al centro dell'Europa, di un'Europa che molto deve al Vangelo e ai suoi testimoni lungo i secoli". Colonia è infatti una grande città situata in una delle zone più industrializzate della Germania, ma è anche stata nei secoli bui del medioevo feudale una delle roccaforti del "Sacro romano impero d'occidente". "Con Gerusalemme la `Città Santa"', con Roma la "Città Eterna", con Santiago di Compostela in Spagna, Colonia, grazie ai Magi, è divenuta nel corso dei secoli - ricorda - uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dei cristiani d'Occidente. Colonia infatti non ci parla solo di Europa, ma ci apre all'universalità della Chiesa e del mondo. Essa è profondamente segnata dalla presenza di tanti santi (vedremo poi a quali stinchi di santo si riferisce) che, "mediante la testimonianza della loro vita e la traccia lasciata nella storia del popolo tedesco, hanno contribuito alla crescita dell'Europa su radici cristiane". Il nuovo papa assicura di volere proseguire il dialogo ecumenico e di rispettare le altre religioni ma finge di non sapere che sancire nella Costituzione dell'europea imperialista e nella legislazione degli stati e delle regioni le presunte radici cristiane del vecchio continente significa teorizzare la superiorità del cristianesimo su tutte le altre religione e il dominio del cattolicesimo sulle altre religioni a radice cristiana, significa aizzare e legittimare quei fenomeni di terrorismo razzista a sfondo etnico-religioso, che ancora in questi giorni stanno avvenendo a Parigi come a New Orleans contro mussulmani, negri, "stranieri", ecc, che in Italia traggono ispirazione dalle posizioni dei dirigenti fascioleghisti della Lega Nord.
Molto grave in questo senso il fatto che anche i rinnegati revisionisti tedeschi a Colonia abbiano reso omaggio e manifestato "gratitudine" nei confronti del capo della Chiesa cattolica, proprio nel momento in cui egli si sta autoproclamando capo dei crociati.

Le rivoluzioni sono sempre il male da combattere
Dopo questi lunghi preamboli Ratzinger passa ad illustrare l'argomento che gli sta più a cuore, l'attacco alle rivoluzioni del passato, il modo per prevenire quelle future: "Nel secolo appena passato - spiega Ratzinger - abbiamo vissuto le rivoluzioni, il cui programma comune era di non attendere più l'intervento di Dio, ma di prendere totalmente nelle proprie mani il destino del mondo". Questo fatto, che egli evidentemente considera un peccato mortale, "ha prodotto il totalitarismo che non libera l'uomo, ma gli toglie la sua dignità e lo schiavizza". "Non sono le ideologie - prosegue - che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero. La rivoluzione vera consiste unicamente - conclude - nel volgersi senza riserve a Dio che è la misura di ogni cosa".
Nei suoi discorsi sul secolo scorso, conoscendo la vicinanza di Ratzinger a quella corrente di "storici" revisionisti e negazionisti che fa capo a Ernest Nolte in Germania e a Renzo De Felice in Italia, non ci si aspettava certo da lui parole di condanna delle aggressioni coloniali e antibolsceviche del fascismo mussoliniano o del nazismo hitleriano, dell'invasione americana del Vietnam o della Corea. Ma una mezza parola di condanna, come aveva fatto per altro timidamente qualche volta il suo predecessore Wojtyla, delle mattanze perpetrate sotto i suoi occhi dagli occupanti anglo-americani in Iraq, dai sionisti d'Israele in Palestina, dalle potenze Nato in Afghanistan e nei Balcani, questo forse se lo aspettavano ardentemente molti giovani e organizzazioni pacifiste presenti a Colonia. Invece, niente! Forse perché le ritiene parte "del disegno divino che porta alla pace eterna"? Forse per non inimicarsi qualche potente? Sta di fatto che si è trincerato dietro un silenzio assoluto che ha il sapore disgustoso di un tacito assenso e persino una piena assoluzione delle mostruose dottrine e pratiche della "guerra umanitaria" e della "guerra preventiva". Un sospetto che trova conferma, più di ogni altra cosa, nell'incontro ufficiale tenutosi a Roma il 25 agosto tra Ratzinger e Zebari, il ministro degli Esteri del governo fantoccio di Baghdad. Sarà per questo che Bush ha subito definito il nuovo Pontefice: "un uomo di grande saggezza e conoscenza"?
Analizzando più da vicino il significato della bolla papale non stupisce tanto l'accento sul "male totalitario" prodotto dalle rivoluzioni socialiste, quella bolscevica in Russia e Cina innanzitutto, contro le quali l'ala più reazionaria della Chiesa, di cui egli fa parte, si è sempre scagliata con ogni mezzo possibile e immaginabile fino a collaborare attivamente con i più spietati regimi e dittature fasciste d'Europa, Sud America ed Asia, quanto semmai come nelle intenzioni del "movimento di rinascita cristiana", promosso proprio da Ratzinger e Camillo Ruini (a capo della Cei) il concetto di "rivoluzione" si estenda alle guerre di liberazione nazionale intraprese dai popoli e dalle nazioni oppresse e sottomesse al giogo dell'imperialismo e persino ad ogni riforma in senso progressista della Chiesa che possa in qualche modo intaccare il progetto di restaurare un ordine mondiale di stampo feudale-militare, sul modello degli imperi cristiani dell'Europa medioevale.

Ispiratevi ai santi (neri) della chiesa
E allora quali sono le fonti di ispirazione controrivoluzionarie da suggerire ai giovani per l'attuale millennio? "Bisogna contemplare", "venerare", "adorare", "ispirarsi e prendere a modello la vita dei Santi canonizzati dalla Chiesa" perché - dice Benedetto XVI - "solo dai santi, solo da Dio - avverte Ratzinger - viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo... Nelle vicende della storia sono stati essi i veri riformatori che tante volte l'hanno risollevata dalle valli oscure nelle quali è sempre nuovamente in pericolo di sprofondare". Il papa cita Sant'Ignazio di Loyola, il fondatore dell'ordine dei Gesuiti, che al seguito dell'Inquisizione e delle potenze coloniali cristiane tanto si impegnò per convertire, sottomettere, o cancellare all'occorrenza, razze, etnie, culture, confessioni e interi popoli non allineati, poi cita Carlo Borromeo il padre della controriforma avviata dal Concilio di Trento (1563) che aveva l'obiettivo di sconfiggere e sradicare il protestantesimo e sostenere la reazione feudale contro "il rinascimento" italiano ed europeo. Un'eresia dannosa per la Tradizione in quanto - scrisse Ratzinger quando ancora era prefetto del Sant'Uffizio - "derivata dalla dittatura del relativismo" (altra delle sue ossessioni notturne) che osò mettere in discussione i dogmi(1) assoluti, oscurantisti e medioevali, su cui si fonda l'ordine mondiale costruito nei secoli dal potere del papato. Tra i "santi moderni" nomina Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta e i nativi di Colonia Edith Stein e Massimiliano Kolbe, rinchiusi nei campi di concentramento nazisti. Ratzinger sembra aver deciso di torturarli anche da morti, ponendoli nell'alto dei cieli al fianco del "beato" cardinale Stepinac, collaboratore strettissimo del nazifascista Ante Pavelic a capo degli ustascia croati, cannibali che seminarono morte e distruzione in tutti Balcani e di Escriva De Balager, fondatore dell'Opus Dei, sempre al fianco del Caudillo del Vaticano, il generale fascista Francisco Franco, alleato di Hitler.
Come fa allora la imbelle sinistra borghese nostrana, compreso il trotzkista Bertinotti a continuare a sviolinare serenate al Vaticano e al papa legittimandoli come depositari di valori culturali, etici e morali universali? Si tratta di conversioni spirituali o di sporco calcolo politico, visto che aspira a governare l'Italia capitalista col benestare del Vaticano?

Nessun "mea culpa" per la Shoà e i crimini verso le altre religioni
Insomma Wojtyla è stato certamente un papa conservatore rispetto ai suoi immediati predecessori ma Ratzinger, ormai dovrebbe essere chiaro, è qualcosa di più. Letti tra le righe i suoi primi discorsi sembrano presagire dei sostanziali passi indietro non solo in riferimento a molte delle "novità" introdotte dal Concilio Vaticano II, ma anche rispetto al cosiddetto "mea culpa" avviato nel Giubileo del 2000. Ciò spiega la diffidenza che suscita la sua figura negli ambienti più progressisti e nei rappresentanti delle altre confessioni religiose. In Belgio la sua elezione è stata accolta con "dubbi" e "timori" sul futuro del dibattito ecunemico da parte delle Chiese protestanti e ortodosse del Paese. "Siamo dubbiosi sulla capacità del nuovo Papa di approfondire il dibattito ecumenico" ha dichiarato Michel Dandoy, il portavoce della Chiesa protestante del Belgio, aggiungendo: "Non è senza dubbio il Papa che i cattolici progressisti sognavano". Per la Chiesa ortodossa del Belgio, il vescovo Athenagoras de Sinope è stato ancora più esplicito: "Noi speravamo l'arrivo di un Papa che favorisse l'apertura nei confronti di altri cristiani. Dobbiamo constatare che a questo proposito non si tratta di un'elezione felice, le sue prese di posizioni anteriori, considerate conservatrici, non ci lasciano presagire nulla di buono".
Per questi motivi sempre a Colonia ci sono stati due incontri molto attesi per conoscere meglio le posizioni del papa nei confronti delle altre religioni, quello con le comunità ebraiche e "anche con rappresentanti di alcune comunità mussulmane", svoltisi in luoghi diversi rispetto agli eventi principali del raduno cattolico, rimarcando le differenze ed evitando qualsiasi autocritica per i crimini commessi dalla "Chiesa Romana e universale" nei secoli. Un fatto già di per sé "nuovo e simbolico rispetto al Pontificato precedente", come non ha mancato di rilevare sia l'ultrareazionario tradizionalista seguace del defunto Vescovo Lefebvre, Bernard Fellay sia Oriana Fallaci, la giornalista teorizzatrice del razzismo antimussulmano e dello scontro aperto tra la "superiore" civiltà occidentale e quelle inferiori. Entrambi, a scanso di equivoci, sono stati recentemente accolti a braccia aperte dal papa in udienze, che sarebbero dovute rimanere segrete, e sono poi state definite da ambo i lati "di riconciliazione con la Santa Sede".
E se ne capisce bene il motivo, Ratzinger infatti, evitando accuratamente qualsiasi giudizio sulle crociate antislamiche, e liquidate sbrigativamente le comunità mussulmane con "una esortazione del sacrosanto Concilio a dimenticare i dissensi e le inimicizie del passato e ad unirsi ai cristiani nella lotta al terrorismo" per "fermare l'ondata di fanatismo crudele" è passato al dolente capitolo del rapporto con l'ebraismo. Dinanzi alla comunità ebraica nella Sinagoga di Colonia ha detto: "La storia dei rapporti tra comunità ebraica e comunità cristiana è complessa e spesso dolorosa... ci sono stati periodi di buona convivenza, ma c'è stata anche la cacciata degli ebrei da Colonia nell'anno 1424. Nel XX secolo, poi, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all'origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l'ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla storia come la Shoà. Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis". Tutto qua! La "storiografia" vaticana si limita alla cacciata degli ebrei da Colonia nel 1424 e ad una "folle ideologia razzista di matrice neopagana" che portò alla Shoà.
Va notato in primo luogo che della barbarie fascista non vi è traccia nelle parole del papa, in secondo luogo che non si pronuncia mai esplicitamente né la parola nazismo né la parola Olocausto, in terzo luogo che il regime nazista viene condannato, indirettamente, soltanto per aver fatto propri alcuni culti neopagani che sarebbero all'origine della Shoà. Troppo facile Sig. Ratzinger per non far sorgere una lunga serie di domande: dove li mettiamo i 1500 anni di antisemitismo nei quali la Chiesa e per essa la Santa Inquisizione ha provato a cancellare l'esistenza dell'ebraismo come religione nonché degli ebrei in carne ed ossa? Dove lo mettiamo il concordato del 1933 tra Santa Sede e Terzo Reich? Dove lo mettiamo lo scioglimento delle radicate organizzazioni e sindacati cattolici voluto dalla Chiesa tedesca, con l'avallo di quella romana che aveva già dato l'esempio, per portare al potere e dare una base di massa al regime nazista, costituzionalmente anticomunista e antibolscevico? Dove lo mettiamo l'avallo di Pio XI alle leggi fascistissime del 1925, allo squadrismo, ai tribunali speciali e tutti gli altri crimini compiuti dalla tirannide fascista? Dove lo mettiamo il silenzio sullo sterminio degli ebrei? Neanche nel discorso del 2 giugno 1945 Pio XII (2) si degnò di nominarli. E l'appoggio alle leggi razziali promulgate nel 1938 dal regime fascista di Mussolini? E la cosiddetta "Via dei conventi", organizzata da Pio XII, che permise a tanti criminali nazisti, fascisti e repubblichini di fuggire all'estero o di trovare ospitalità in organizzazioni neofasciste e anticomuniste in Italia e all'estero? E la nota insistenza di Pio XII circa l'opportunità di mantenere parte della legislazione razziale anche dopo la caduta del fascismo, imponendo a coloro che contraevano un matrimonio misto di educare i figli cristianamente?
Cosa ne pensa il papa di dire ai giovani cattolici una parolina di verità su questi Misteri iniquitas, cominciando con l'aprire al pubblico gli archivi segreti custoditi per quasi trent'anni da lui stesso in Vaticano, come gli ha nuovamente chiesto a Colonia il rabbino Abraham Lehrer? Ma dei giovani, dei loro problemi e inquietudini reali, così come della verità storica, si è capito a lui non importa assolutamente nulla. Non è riuscito a dire una solo parola utile in questo senso.
Il suo scopo è un altro: se i crimini e le scuse per il passato sono negate, se la ricerca teologica ed ecumenica sulla comune origine delle confessioni ebraica, cristiana e islamica segna il passo, perché mai la Santa Sede ha abbandonato le sue velleità egemoniche su Gerusalemme, il punto di contatto con loro, ancora una volta, rimane soltanto nella controrivoluzione, nell'anticomunismo, nella difesa dell'ordine mondiale. "Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché mai più le forze del male arrivino al dominio". In questo senso vanno migliorando, a parte qualche scintilla che ha visto coinvolto il portavoce Vaticano Navarro, i rapporti diplomatici con Israele e il suo governo sionista e fascista, da quando il Vaticano ha riconosciuto, cosi come ha fatto il ministro degli Esteri del regime neofascista Fini nel 2003, il ruolo "utile" (se in posizione subordinata) della superpotenza israeliana come gendarme imperialista, e baluardo antislamico in Africa del nord e Medio-oriente.

Fate figli per la patria
Ma forse, più che dai discorsi di Colonia, dove per il rilievo dell'evento, il papa ha dovuto misurare le parole diplomaticamente, lanciando i suoi messaggi in maniera criptata, il vero pensiero del papa nero possiamo scorgerlo leggendo attentamente i passi salienti del discorso del 30 agosto a Piazza S.Pietro dove ha proclamato il 2 novembre "giornata delle famiglie numerose" e sponsorizzato l'"associazione nazionale famiglie numerose" da lui promossa, una Srl con sede a Terlizzi (Puglia). "La famiglia rappresenta la cellula fondamentale della società (e fin qui ci siamo, andavano solo aggiunti gli aggettivi `borghese' dopo `famiglia' e `capitalista' dopo `società'). Essa è esposta nell'attuale clima di libertinismo a molti rischi e minacce che tutti conosciamo, fragilità della coppia, tendenza a contestare la famiglia fondata sul matrimonio e denatalità...Senza i figli le opulente società occidentali sono destinate a non avere futuro come vediamo osservando le nazioni cui la denatalità priva della forza. L'Europa e l'Italia - prosegue - hanno bisogno di più figli. Affidatevi al Signore e alla Chiesa affinché la famiglie tornino ad essere numerose. Senza il Signore invano si cerca di erigere una casa stabile, di edificare una città sicura, di far fruttificare la propria fatica. Col Signore invece si ha prosperità e fecondità, una famiglia ricca di figli e serena, una città ben munita e difesa..." e conclude "Il padre che avuto figli in gioventù potrà così affrontare con sicurezza il futuro, divenendo simile ad un guerriero, armato di quelle frecce acuminate e vittorioso che sono i figli. La sicurezza, la stabilità, la forza di una famiglia numerosa sono il ritratto di una famiglia felice".
Non c'è che dire non è vero: davvero una bella sintesi del pensiero di Pio XII, di Mussolini e di uno qualsiasi dei padrini della mafia!

La strategia vaticana
Si delinea così il quadro della strategia egemonica dispiegata in questi ultimi mesi dal Vaticano. Una strategia che mira a recuperare pienamente la centralità della chiesa cattolica nella vita politica e culturale mondiale, attraverso l'alleanza con la reazione mondiale, costituita da tutti quei partiti, organizzazioni, governi e Stati disposti a condividere i suoi valori oscurantisti, antiscientifici, conservatori e reazionari in tema di famiglia, rapporti tra i sessi, sessualità, diritti civili, scienza, rapporti sociali, politici e religiosi, rapporti tra gli Stati e a riconoscere nel Vaticano una sorta di Stato sovrano degli Stati. In questo senso non desta sorpresa la ripetuta allegoria sui "Re magi" che donavano e si donavano a Cristo, una chiamata a raccolta che il papa ha voluto rivolgere non solo a governanti e politici, autorità civili e militari, ma anche alle case regnanti e alle dinastie aristocratiche in carica o a quelle spodestate. Non a caso hanno subito raccolto l'appello i fedeli amici di Ratzinger, i principi Turn Und Taxis di Ratisbona fondatori della oscura setta Tradizione, Famiglia e Proprietà (Tfp) e della loggia massonica internazionale Thule che raggruppa il fior fiore delle dinastie germaniche, europee e italiane, come la famiglia Borghese in Italia, i Borboni di Spagna, che sono subito andati a S.Pietro per promettergli che sconfiggeranno la legge eretica del parlamento spagnolo sulle unioni gay che ha osato mettere in discussione lo Stato confessionale, la "Confraternita San Pio X", setta sanfedista dei lefebvriani, considerata l'estrema destra delle gerarchie ecclesiastiche. Insomma una rete di rapporti ufficiali ed occulti che questo papa si è costruito in trent'anni di vita vaticana, caratterizzati da trame e complotti di ogni genere, all'ombra degli imperi finanziari occulti costruiti dal Vaticano nel dopoguerra.
L'obiettivo è "l'ordine mondiale" nel cui quadro l'Italia deve tornare a svolgere quel ruolo di culla e braccio secolare ubbidiente e fedele della Chiesa di Roma, punto di riferimento dell'"identità cristiana" in Europa e nel mondo. Un obiettivo che il Vaticano sta cominciando a pregustare da quando ha trovato nel governo del neoduce Berlusconi il restauratore del motto mussoliniano "Dio, Patria e Famiglia" in politica estera e politica interna. Ricordiamo a tal proposito l'arroganza con la quale il 24 giugno, in visita al Quirinale, Ratzinger ha voluto riaffermare il primato della Chiesa cattolica in ogni aspetto della società civile e il suo diritto ad ingerirsi in ogni sfera di competenza dello Stato. Un vero e proprio diktat su radici cristiane dell'Europa, tutela della famiglia fondata sul matrimonio, finanziamento e parità delle scuole private cattoliche, messa al bando delle unioni gay e di fatto, dell'aborto, della fecondazione assistita, dell'eutanasia che il papa nero ha presentato ad un Ciampi annuente e per nulla scandalizzato, al pari delle altre cariche dello Stato, a cominciare dai suoi amici Pera, Casini e Berlusconi.
E si potrebbe continuare a lungo, citando ad esempio la promozione insieme ad An e FN delle "giornate antidarwiniste" o l'ultima uscita sulla necessità di esporre i simboli cristiani in tutti i luoghi pubblici, ma ce ne è abbastanza affinché i cattolici progressisti, soprattutto giovani e donne, si mobilitino insieme al PMLI per battere le crociate oscurantiste vaticane e rivendicare l'abrogazione del nuovo concordato.
 
NOTE
1) Benedetto XVI ha insegnato fin dal 1969 all'università di Ratisbona in qualità di vicedirettore e professore ordinario di dogmatica e storia dei dogmi.
2) Discendente di antica famiglia aristocratica e di proprietari terrieri, i Pacelli, fu nunzio in Baviera dove si ispirò alla teologia cattolica tedesca. Dopo la prima guerra mondiale partecipò attivamente allo sterminio degli spartachisti a Monaco di Baviera e, quando ancora prestava servizio in Germania, spianò la strada a Hitler e al Terzo Reich firmando l'ordine di scioglimento di tutte le organizzazioni politiche cattoliche tedesche. Divenne papa nel 1938 appoggiando il patto d'acciaio tra Hitler e Mussolini. Nel periodo dell'invasione nazista dell'Italia seguita all'armistizio dell'8 settembre, con il re Vittorio Emanuele rifugiatosi a Brindisi e Mussolini a Salò, ha potuto assaporare poteri prima esercitati dai suoi predecessori nel medioevo, retaggio di un'epoca dove il vescovo di fatto comandava la città ed esercitava poteri pubblici. Finita la guerra parlò di crare una res pubblica cristiana, una società che sarebbe dovuta essere permeata di cristianesimo fin nelle piccolezze. Da piazza S. Pietro, ogni domenica, aizzava i fedeli a scagliarsi contro il comunismo, i cui aderenti furono scomunicati il 1° luglio del 1949.

21 settembre 2005