Grecia
Il governo Papademos riduce i salari dei lavoratori

Ai primi di gennaio il premier greco Lucas Papademos ha annunciato che il suo governo dovrà adottare altre misure per ridurre i salari dei lavoratori, una manovra necessaria per avere altri finanziamenti da parte di Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Unione europea (Ue), la famigerata troika che ha imposto le misure di lacrime e sangue anche al governo di Atene. "Senza un accordo (con la troika, ndr) e senza l'erogazione dei finanziamenti ad esso collegati - ha sostenuto Papademos - la Grecia si troverà a marzo di fronte ad un pericolo di default incontrollato''. Ha bisogno della settima tranche di aiuti del valore di 5 miliardi di euro e quindi "l'unica strada per evitare un default" sarebbe il taglio dei salari. I lavoratori non ci stanno e continuano gli scioperi e le manifestazioni di protesta.
Il governo deve definire con i creditori un accordo per il taglio del 50% del debito pregresso, altrimenti diventa difficile il pagamento della rata che scade nel marzo prossimo quando la Grecia deve pagare interessi per 14,4 miliardi di euro.
Per avere gli aiuti finanziari Papademos mette nel piatto l'abolizione del salario minino, di tredicesima e quattordicesima, i tagli negli stipendi di alcune categorie, nonché degli aumenti salariali periodici che contrattualmente ci sono ogni 3 o 5 anni. Con l'accordo dei sindacati o senza. In particolare per i lavoratori statali, parastatali e delle banche il primo ministro ha minacciato di intervenire per legge "se non ci sarà un accordo tra le parti sociali".
Una posizione gradita ai padroni che vorrebbero inoltre il congelamento degli stipendi per almeno due anni se non di più, la definizione di un tetto ai salari pari a 1.500 euro e l'annullamento dell'aumento del 2,5% previsto dalla contrattazione collettiva nel prossimo luglio.
I lavoratori non ci stanno e il 17 gennaio sono scesi in sciopero quelli della regione di Attika. Le organizzazioni sindacali di Atene e Pireo hanno organizzato i cortei di protesta nella capitale per opporsi al taglio dei salari e per chiedere investimenti a favore dell'occupazione.
I disoccupati solo nel mese di dicembre sono aumentati di 100.000 unità e hanno superato il numero di 900 mila, per un tasso di disoccupazione del 18,2%. Secondo le statistiche ufficiali la popolazione inattiva supera quella attiva.

18 gennaio 2012