Relazione di Branzanti alla nona Riunione regionale dei marxisti-leninisti dell'Emilia-Romagna
Dobbiamo mettercela tutta per convogliare la rabbia delle masse in lotta contro il capitalismo, per il socialismo
Studiamo gli interventi di Scuderi, applichiamo i tre elementi chiave e le quattro indicazioni

Pubblichiamo il testo integrale della relazione presentata dal compagno Denis Branzanti, Responsabile del PMLI per l'Emilia-Romagna alla 9ª Riunione regionale dei marxisti-leninisti svoltasi il 17 giugno scorso a Mezzano, frazione di Ravenna. La cronaca della riunione è apparsa sul n. 25 de "Il Bolscevico".
 
Care compagne e cari compagni,
benvenuti a questa nona riunione politica dei militanti e dei simpatizzanti dell'Emilia-Romagna del PMLI, che si tiene per la prima volta in una sala comunale, quella di Mezzano, frazione di Ravenna.
Innanzitutto esprimo la vicinanza e la solidarietà militante di tutto il Partito, con alla testa il compagno Giovanni Scuderi, Segretario generale del PMLI, alle compagne e ai compagni colpiti dal recente terremoto che ha devastato alcune zone della nostra regione. Così come la vicinanza e la solidarietà militante del PMLI va a tutta la popolazione colpita, a tutti coloro che hanno perso il lavoro, la casa, e in particolare alle famiglie delle persone decedute, in buona parte operai al lavoro.
Di fronte a tale immane tragedia il governo della dittatura della finanza e della UE Monti ha letteralmente abbandonato le popolazioni colpite dal sisma, che poi lo hanno giustamente e sonoramente contestato quando si è recato in visita in quelle zone per la consueta passerella di regime.
Sono infatti scandalosamente insufficienti, sotto tutti i profili, le cosiddette "misure urgenti" assunte dal governo e pubblicamente criticate anche dai sindacati. I danni provocati dal terremoto devono essere completamente coperti dall'intervento dello Stato, che deve porre riparo alle strutture danneggiate, dare l'adeguato sostegno alle popolazioni, partecipare al ripristino delle condizioni lavorative, sostenere economicamente i lavoratori che al momento ne sono privi.
I fondi, sulla cui gestione, controllo e indirizzo devono avere l'ultima parola le popolazioni colpite, ci sono, eccome se ci sono, li prendano da quelli per il rimborso delle spese elettorali per i partiti parlamentari, dalle spese per la TAV e per altre inutili e dannose grandi opere pubbliche, dai fondi per la missione imperialista di guerra in Afghanistan e dai circa 30 miliardi di euro stanziati per l'acquisto dei cacciabombardieri F35 e dei droni.
Il PMLI chiede giustizia per gli operai che hanno pagato un altissimo tributo di sangue, in 16 hanno perso la vita, oltre alle migliaia che sono rimasti senza lavoro a causa del crollo di capannoni mediamente nuovissimi, e che la magistratura vada sino in fondo nell'accertare le responsabilità nelle inchieste che ha già avviato per capire come siano stati progettati, realizzati, installati e conservati i capannoni crollati, soprattutto quelli recenti e costruiti successivamente all'emanazione delle norme antisismiche in vigore nella Regione dal 2003.
Anche le cause delle scosse vanno approfondite, e occorre andare sino in fondo per vederci chiaro sulle trivellazioni e le estrazioni di combustibili fossili contro le quali da anni si battono i Comitati locali, e che potrebbero aver influito, se non determinato, lo scatenarsi delle forti scosse sismiche. Territori quelli del nostro Paese, sempre più martoriati dalla voracità del capitalismo che davanti a nulla placa la sua fame di profitto.
Ma siamo consapevoli che fin quando esisterà il capitalismo, i lavoratori continueranno a bruciare vivi dentro le fabbriche come alla Thyssenkrupp, ad ammalarsi di tumore per amianto come a Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera, e a rimanere schiacciati sotto il crollo dei capannoni come in Emilia.
Esprimiamo la solidarietà militante del PMLI alle migliaia di manifestanti che ieri a Bologna hanno contestato il tecnocrate liberista borghese Monti e sono stati repressi e dispersi dalle "forze dell'ordine" della gerarca Cancellieri.
Rivolgo un caloroso ringraziamento al compagno Franco Melandri, Responsabile dell'Organizzazione di Ravenna del PMLI, che ha ben curato l'organizzazione logistica di questa riunione regionale e l'ha poc'anzi ufficialmente aperta.
Il compagno Franco è un esempio per tutti per spirito di Partito. Egli infatti non ha mai fatto mancare il suo prezioso contributo all'attività del Partito nonostante le sue non buone condizioni di salute. In particolare va sottolineata ed elogiata la cura per la diffusione de Il Bolscevico a livello locale tramite la sua distribuzione nei bar ed edicole della zona dove è possibile sia ritirarlo che consultarlo. Grazie a questo prezioso lavoro, in questi punti Il Bolscevico viene atteso con interesse, letto e i suoi articoli sono motivo di discussione e confronto, esattamente ciò a cui dobbiamo mirare noi tutti.
Un grazie di cuore a tutti voi, che siete giunti dalle province di Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Ferrara e da Gabicce Mare per partecipare a questo importante appuntamento annuale, rendendo così viva e dialettica questa riunione regionale portandovi le vostre esperienze politiche ed analisi maturate in questo anno che ci separa dalla precedente riunione regionale svoltasi il 3 luglio 2011 a Castelvetro di Modena, e riflettendo col PMLI su di esse e sugli insegnamenti da trarne.

La grave crisi del capitalismo e il risveglio della lotta di classe
Dalla precedente riunione regionale lo scenario politico ed economico è notevolmente mutato, ed in peggio.
La gravissima crisi del capitalismo che si protrae ormai da 4 anni non conosce sosta e i governi, in particolare quelli di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, stanno attuando le politiche ferocemente liberiste imposte dalla UE e dalla BCE per tentare di farli uscire dalla crisi, distruggendo tutti i diritti sociali e sindacali, anche quelli più elementari, e portando alla fame milioni di persone.
Questa gravissima crisi del capitalismo fa cadere rovinosamente la maschera della vittoria che la borghesia si era messa all'indomani della caduta dei regimi revisionisti dell'Est e conferma che il capitalismo non è migliore del socialismo, che il capitalismo non è il mondo migliore e nemmeno l'unico e che non porta e mai potrà portare benessere sociale e democrazia, in quanto si fonda sui suoi presupposti contrari, cioè lo sfruttamento e l'oppressione dell'uomo sull'uomo e sulla dittatura della borghesia.
Certo ancora oggi il capitalismo domina in tutto il mondo ma questa crisi, come quelle che ciclicamente lo colpiscono, lo fa vacillare e le masse popolari e lavoratrici, e in particolare le operaie e gli operai, prima o poi prenderanno coscienza, anche grazie al PMLI, che è necessario unirsi contro il capitalismo, per il socialismo.
In parte se ne denota già un risveglio, soprattutto in Grecia, dove le masse si battono da lungo tempo con scioperi e manifestazioni, ed anche nel nostro Paese nonostante la complicità e l'asservimento di PD e CGIL al sistema capitalistico e al governo Monti.
All'origine della crisi economica sta la progressiva finanziarizzazione dell'economia e le conseguenti mega-speculazioni senza freni. È infatti il capitale finanziario che domina la scena, impone e condiziona anche i singoli governi dei paesi capitalisti avendo in pugno i loro debiti sovrani, e li costringe ad attuare per loro conto uno spietato massacro sociale.
Lenin nel 1908 rilevava che "La realtà ha mostrato ben presto ai revisionisti che le crisi non avevano fatto il loro tempo: alla prosperità è subentrata la crisi. Sono cambiate le forme, l'ordine di successione, la fisionomia delle singole crisi, ma le crisi continuano a essere parte integrante del regime capitalistico. I cartelli e i trusts, mentre hanno unificato la produzione, ne hanno accentuato al tempo stesso, e sotto gli occhi di tutti, l'anarchia, aggravando l'insicurezza del proletariato e l'oppressione del capitale e inasprendo così oltre ogni limite le contraddizioni di classe. Che il capitalismo proceda verso il crollo - sia nel senso delle singole crisi politiche ed economiche che nel senso della catastrofe completa di tutto il regime capitalistico - l'hanno dimostrato con singolare evidenza e in dimensioni particolarmente ampie i giganteschi trusts contemporanei".
Ed è proprio con la comparsa dello stadio monopolistico del capitalismo, cioè l'imperialismo che, sempre utilizzando le parole di Lenin, "Viene socializzata la produzione, ma l'appropriazione dei mezzi resta privata. I mezzi sociali di produzione restano proprietà di un ristretto numero di persone. Rimane intatto il quadro generale della libera concorrenza formalmente riconosciuta, ma l'oppressione che i pochi monopolisti esercitano sul resto della popolazione viene resa cento volte peggiore, più gravosa, più insopportabile".
Per tentare di tirare fuori l'Italia dalla più devastante crisi economica e finanziaria, scaricandola interamente sui lavoratori e sulle masse popolari, il capitale finanziario internazionale, la UE imperialista e la grande borghesia italiana, hanno sostituito il governo del neoduce Berlusconi screditato, e non più partner affidabile, con il governo della grande finanza, della UE e della macelleria sociale guidato da Monti.
Alla faccia della democrazia borghese, con un golpe bianco, il nuovo Vittorio Emanuele III, il presidenzialista Giorgio Napolitano, ha nominato Monti prima senatore a vita per portarlo in parlamento e poi presidente del Consiglio di un governo infarcito di banchieri, alti ufficiali, superburocrati dello Stato, baroni universitari, tecnocrati, professori universitari, personalità borghesi ammanigliate col Vaticano, la Confindustria e con la grande stampa, e sorretto da un'ammucchiata composta dalla "sinistra" borghese, liberale, nazionalista e interventista del PD, dai democristiani e dai fascisti ripuliti e dal partito del neoduce Berlusconi. In perfetta continuità col precedente governo, Monti, libero da vincoli di coalizione e da qualsiasi remora elettoralistica, sta marciando come un carro armato nella completa demolizione dei diritti e delle conquiste sindacali e sociali, in poco tempo esso ha infatti varato una stangata quasi del tutto a spese delle masse popolari, una politica di austerità e di sacrifici a senso unico, una pesante controriforma pensionistica che prolunga l'età lavorativa, lasciando senza stipendio e senza pensione quasi 400.000 lavoratori, sui quali la Fornero aveva mentito spudoratamente avendo affermato essere "solo" 65.000 gli esodati, una controriforma del lavoro che demolisce l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori rendendo il lavoro ancora più precario e i lavoratori più ricattabili, anche grazie alla legittimazione e generalizzazione delle relazioni industriali mussoliniane sul modello di quelle imposte dal nuovo Valletta, Marchionne, nelle aziende Fiat.
Anche in campo internazionale Monti sta sviluppando, in forma aggravata, la stessa politica imperialista e interventista del suo predecessore, partecipando alle missioni imperialiste all'estero, premendo contro l'Iran e per l'intervento armato in Siria.
In funzione dell'interventismo e delle ambizioni dell'imperialismo italiano il governo ha approntato un nuovo modello di difesa più snello ed agile per intervenire nei diversi scenari mondiali, e ha confermato l'acquisto di 90 cacciabombardieri offensivi F-35 per un costo di oltre 10 miliardi di euro.
Inoltre i leader della destra e della "sinistra" borghese stanno inciuciando per presentare la "riforma" elettorale e altre "riforme" costituzionali per completare la seconda repubblica con caratteri neofascisti, presidenzialisti, federalisti, interventisti e xenofobi. Intanto hanno approvato tutti i golpe istituzionali, ultimo dei quali quello sull'articolo 81, che costituzionalizza il pareggio di bilancio, ossia il liberismo, stravolge la Costituzione del '48 e assesta un colpo mortale ai diritti sociali.
Anche i vertici sindacali confederali non sono senza colpe, a partire da CISL e UIL filogovernative e filopadronali per arrivare alla CGIL della Camusso, per non aver mobilitato i lavoratori contro la politica di macelleria sociale del governo Monti, ed aver addirittura ritirato lo sciopero generale prima indetto per la fine di maggio e poi sostituito con la manifestazione tenutasi ieri a Roma assieme ai sindacati venduti e antioperai CISL e UIL.
Nonostante il sostegno convinto del PD liberale al governo Monti e l'arrendevolezza della CGIL, nonostante che la Federazione della Sinistra appaia più impegnata a trovare nuove strade per tornare in parlamento, lontano dal quale evidentemente non può sopravvivere a lungo, più che a come difendere gli interessi delle masse lavoratrici e popolari, nonostante i "nuovi" vecchi imbroglioni che escogitano formule, organizzazioni e movimenti (beni comuni, democrazia partecipativa, nuovo modello di sviluppo, audit sul debito pubblico, liste civiche, nuovo soggetto politico, Movimento 5 stelle, ecc.) per ingabbiare le masse nel capitalismo, nelle istituzioni, nel parlamentarismo e nell'elettoralismo borghesi, compresi i vecchi volponi politici che si sono vestiti improvvisamente di rosso inneggiando addirittura a Stalin, alla dittatura del proletariato e alla rivoluzione socialista, nel corso dei mesi si sono sviluppati importanti movimenti di protesta che hanno colpito il bersaglio dal punto di vista rivendicativo. Tra loro i No Tav, i giovani di Occupy Piazza Affari e Occupy Fornero, le proteste contro gli strozzini di Equitalia, così come anche gli operai e i lavoratori sono scesi in piazza, con o senza la CGIL, per difendere l'articolo 18 e le pensioni, contro la chiusura delle aziende e i licenziamenti, e contro il modello di relazioni industriali di Marchionne, ma sempre con la FIOM in testa.
Inoltre vi è una giusta, generale e crescente repulsione verso le istituzioni borghesi e i loro partiti, sempre più attraversati da scandali vergognosi che fanno emergere colossali ruberie ai danni del popolo e favoritismi e agevolazioni inaccettabili delle quali si sono macchiati tutti i partiti della destra e della "sinistra" borghese, compresi la FED e SEL.
Così come comincia ad essere odiato anche il nuovo Vittorio Emanuele III Napolitano il cui ruolo di "regista", nonché copertura delle manovre antipopolari del governo Monti, è sempre più evidente agli occhi di tutti, tanto che sempre più spesso viene contestato come recentemente quando si è recato in visita nelle zone terremotate dell'Emilia, e ancor prima il 30 gennaio a Bologna dove si era recato in occasione del conferimento di una laurea ad honorem, alla faccia di chi una laurea se la deve sudare "sette camicie" tra percorsi universitari ad ostacoli, burocrazia, tasse, numeri chiusi e via dicendo.
C'è insomma una rabbia che va crescendo tra gli operai e i lavoratori, compresi quelli del pubblico impiego, tra i giovani precari, disoccupati e studenti, tra i pensionati e gli anziani sempre più in difficoltà, tra gli strati di piccoli imprenditori andati in rovina o in procinto di andarci. In ultima analisi si tratta di una contestazione del sistema capitalistico con le sue ingiustizie, la sua incapacità a creare lavoro e benessere, le sue nefandezze.
Sia pure faticosamente e anche se ancora ai primi passi, si può dire che in Italia e in quasi tutta Europa, si è rimessa in moto la lotta di classe contro questo sistema e cresce la coscienza che esso va cambiato. Per il PMLI occorre insistere su questa strada, basandosi sulla parola d'ordine "Uniamoci contro il capitalismo, per il socialismo", allargando ed intensificando le lotte di massa per far pagare le conseguenze della crisi a chi l'ha generata, ovvero la grande finanza internazionale, rivendicando la proclamazione dello sciopero generale di 8 ore con manifestazione nazionale a Roma davanti a Palazzo Chigi per opporsi alla politica liberista e alle controriforme del governo Monti, fino a cacciarlo via.
Al tempo stesso occorre prendere coscienza che è il modo di produzione capitalistico che genera incessantemente le crisi, l'immiserimento e l'oppressione delle masse, il militarismo e le guerre imperialiste, e che non c'è altra strada per porre fine per sempre a questi flagelli che quella di abbatterlo e di instaurare il socialismo.
Questo è il quadro generale che si è delineato nell'ultimo anno e ci permette di fare un bilancio più preciso e alla luce degli ultimi accadimenti nazionali, del lavoro svolto in questo periodo nella nostra Regione.

Radicare il PMLI tra le masse dell'Emilia-Romagna
L'obiettivo che perseguiamo, e che dobbiamo continuare a perseguire con forza e determinazione, è quello del radicamento e dello sviluppo del PMLI fra le masse popolari e lavoratrici delle nostre città, quartieri, ambienti di lavoro, di studio e di vita. Questo partendo dal presupposto e dalla consapevolezza che, pur tra mille difficoltà e limitazioni, il PMLI è l'unico Partito autenticamente comunista, e quindi marxista-leninista, presente nel nostro Paese, che esso è il custode del marxismo-leninismo-pensiero di Mao che applica e sviluppa nelle condizioni concrete del nostro Paese, e che non si può pensare di poter cambiare le cose, tanto meno conquistare il socialismo, senza mettersi alla sua scuola e al suo servizio. Sarebbe deleterio e vorrebbe dire chiudere il discorso del socialismo, pensare che qualcun altro, anche se attualmente numericamente più consistente, possa prendere il posto del PMLI quale avanguardia della classe operaia e delle masse lavoratrici e popolari.
La storia ha già ampiamente dimostrato come i revisionisti servano di fatto la borghesia, dalla quale sono nel tempo riassorbiti, solo il PMLI in tutti questi anni ha mantenuto la barra dritta verso il socialismo, e questo è un merito tutto del PMLI e che non ci può essere tolto. La storia ha dimostrato che non vi può essere più di un Partito marxista-leninista in un solo Paese, e una volta che questo viene riconosciuto nel PMLI è dovere di ogni sincero comunista prendere le distanze dai gruppi e partiti revisionisti e falsi comunisti e unirsi ad esso come militante o simpatizzante.
In questa scelta, e comunque nel lavoro politico, non ci si deve far condizionare dalla scarsità di mezzi e risorse, dall'attuale consistenza numerica del Partito e dal black-out mediatico. Queste sono "tigri di carta" che anche i grandi e gloriosi partiti comunisti di Lenin e Stalin e di Mao, dapprima piccoli come il nostro, hanno affrontato e sconfitto nel corso della loro storia, fanno parte dello sviluppo della lotta di classe, mano a mano che questa prenderà corpo e si diffonderà in ampiezza e profondità lo stesso farà il PMLI assumendo un corpo da gigante rosso.
Il PMLI dimostra nella pratica che dovunque interviene, quando vengono applicate correttamente la linea e la centralizzazione al Partito, raccoglie successi, piccoli o grandi che siano, in base anche ai rapporti di forza e alle conoscenze e all'esperienza che abbiamo e che maturiamo nella situazione specifica.
È questo il caso ad esempio del lavoro nei Comitati contro l'impianto a biomasse dell'Inalca a Castelvetro di Modena e contro il biodigestore vicino a Savarna di Ravenna.
In questi Comitati i nostri compagni si sono spesi per parteciparne all'attività e portarvi all'interno la linea rivendicativa e di lotta del PMLI, conquistando un certo spazio e partecipando alla formazione della linea.
A dimostrazione del buon lavoro svolto è di esempio la proposta che il Comitato modenese aveva rivolto a un nostro compagno di entrare nel direttivo dello stesso, proposta rifiutata solo per altri e primari incarichi di Partito, ma sono state strette alleanze al suo interno per tentare di orientarne correttamente l'azione, e lo stesso nel Comitato ravennate dove abbiamo svolto un ruolo attivo e propositivo.
Ringraziamo quindi i compagni che hanno fatto, e stanno facendo tuttora, queste importanti esperienze nel lavoro di massa, e che ci permettono di avere una visione più precisa di questi Comitati, che raccolgono trasversalmente le masse che si uniscono spontaneamente su obiettivi comuni, che in molti casi si oppongono apertamente alle giunte comunali anche se di "centro-sinistra" come nel caso di Modena e Ravenna finanche a chiederne le dimissioni. Nel contempo va detto che questi Comitati non hanno ancora maturato una corretta concezione di lotta e dei rapporti da tenere con le istituzioni borghesi, in quanto vi sono tendenze, a volte maggioritarie a volte minoritarie, ad essere assorbiti da esse con l'illusione che si possano portare certi temi all'attenzione di chi prende le decisioni, mentre invece di fatto le lotte vengono inevitabilmente depotenziate e progressivamente neutralizzate in quanto i luoghi decisionali non sono certo i consigli comunali, che tutt'al più ratificano ciò che altrove è stato già deciso, e in particolare nei consigli di amministrazione delle società, pubbliche, private o miste che siano, ma sempre rispondenti alle logiche del mercato e non degli interessi delle masse.
Occorre quindi continuare a lavorarvi per tentare di orientarli correttamente, a meno che non diventino, come in taluni casi avviene, appendici o comitati promotori di liste civiche elettorali che per ovvie ragioni non possiamo certo appoggiare.
Questo in proporzione sia ai rapporti di forza sia al tempo e alle energie che possiamo dedicare a tale lavoro, compatibilmente con gli altri impegni politici e non, come anche nel caso del Comitato acqua bene comune di Forlì, col quale continua la nostra collaborazione ma che negli ultimi tempi si è fatta inevitabilmente più saltuaria.

La nostra collaborazione con l'ANPI
Prosegue anche la collaborazione con l'ANPI, in particolare a Ravenna e a Bertinoro (Forlì).
La dirigenza dell'ANPI è quasi completamente in mano PD e questo ovviamente influisce pesantemente e negativamente sulla sua linea ideologica, politica e organizzativa e tenta di limitarci gli spazi d'azione, anche se in alcuni casi, come quello di Bertinoro, vi sono dirigenti più aperti e disponibili anche nei nostri confronti.
Neanche in questo caso però dobbiamo lasciarci condizionare dagli attuali rapporti di forze, e come nel lavoro sindacale, dobbiamo sfruttare anche i pochi spazi che ci conquistiamo non tanto per farci accettare dai dirigenti bensì per poter arrivare agli elementi più avanzati e combattivi coi quali intrecciare rapporti, tenendo in grande considerazione che l'ANPI è in forte crescita a livello di iscritti soprattutto tra i giovani.
Sempre sul fronte dell'antifascismo, pur con il proliferare delle organizzazioni neofasciste che si fa sempre più evidente anche nelle nostre città (cosa impensabile fino a qualche anno fa) manteniamo ferma la nostra posizione che è quella di evitare di farci coinvolgere nelle azioni avventuriste e di piccolo gruppo e di lavorare invece per creare un largo fronte unito antifascista. Bene ha fatto ad esempio la Cellula "Stalin" di Rimini a partecipare alla manifestazione contro il raduno di "Forza nuova" che si è tenuto a Rimini il 5 maggio scorso, valutando sul momento, in base alle forze e alla situazione, di alzare la bandiera del Partito e venendo poi ringraziata dai presenti per questo.

Migliorare il lavoro tra gli studenti e quello sindacale
Occorre imparare a calarsi dialetticamente in ogni situazione, valutando gli obiettivi del nostro lavoro, le forze in campo, il livello di coscienza degli altri partecipanti.
Così come dobbiamo fare anche sul fronte importante e strategico, quello cioè del lavoro studentesco dove, dobbiamo ammettere, ci aspettavamo e comunque auspicavamo una mobilitazione maggiore da parte degli studenti contro le controriforme studentesche e il governo Monti, anche sulla scia delle grandi e combattive mobilitazioni degli anni precedenti.
Questo non è però avvenuto e le cause sono più d'una, su tutte il disorientamento e la confusione ideologica, alimentati ad arte anche dai partiti borghesi di "centro-sinistra" che controllano le principali organizzazioni studentesche che risultano così frenate e deviate.
Purtroppo nella nostra Regione non riusciamo a fare un adeguato lavoro tra gli studenti, in particolare tra quelli più giovani, e di questo ne risentono sia gli studenti, che non hanno la possibilità di conoscere e applicare la linea studentesca del PMLI, sia il Partito stesso che ne paga in termini di proselitismo, e proprio tra i più giovani che devono invece essere i nostri interlocutori principali. Qualcosa si riesce a fare tra gli studenti universitari, ma non molto. È comunque una condizione temporanea che supereremo, ma solo se ci impegneremo lavorando e sforzandoci di dedicargli il giusto spazio ed energie. D'altronde la condizione giovanile peggiora, con la continua penalizzazione della scuola pubblica in favore di quella privata, con le spinte verso la meritocrazia borghese che sostituisce il diritto allo studio per tutti, con una disoccupazione giovanile che raggiunge il gravissimo tasso del 35,9%,
Un dato che accompagna quello della disoccupazione generale, al 9,5%, quello dei salari fermi al 1993, del potere d'acquisto in picchiata di 5 punti rispetto 2008, della ricchezza che vede i 13 più ricchi dichiarare redditi pari a quelli di 3 milioni di poveri. Questi e altri dati ancora che si potrebbe a lungo elencare sono il chiaro indice della crisi sociale irreversibile che il sistema capitalista sta riversando sulla classe operaia e sulle masse lavoratrici e popolari che di conseguenza saranno sempre più portate ad abbandonare le illusioni elettoraliste e riformiste e a battersi per i propri diritti, e tra loro proprio i più giovani sono i più suscettibili al cambiamento e disposti a battersi per il proprio futuro.
Noi marxisti-leninisti dobbiamo mettercela tutta per convogliare la giusta rabbia invitandoli a unirsi a noi nella lotta contro il capitalismo, per il socialismo, sviluppando la lotta di classe che non deve conoscere limiti legali e pacifici, purché sia espressa dalle masse e non da piccoli gruppi che tentano di sostituirsi ad esse, come in occasione della recente reazionaria e controrivoluzionaria gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare che giova esclusivamente alla classe dominante borghese, al suo regime neofascista e al suo governo.
Dobbiamo stare vicini in particolare ai giovani, agli studenti e alla classe operaia, ed è quello che abbiamo cercato di fare ogni qualvolta se ne sia presentata l'occasione, come per gli scioperi indetti dalla CGIL il 6 settembre, il 12 dicembre e il 20 aprile, dove abbiamo portato le bandiere dei Maestri e del PMLI e i cartelli contro il governo Monti, mostrando alle masse in lotta quali siano i veri simboli e come fare per migliorare le proprie condizioni e liberarsi del governo Monti. Così come abbiamo fatto per le celebrazioni del 25 Aprile e del 1° Maggio, in alcuni casi essendo l'unico Partito a portare in piazza le proprie insegne, a ulteriore riprova di quale sia l'unico Partito autenticamente antifascista e dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
In particolare nel lavoro sindacale dobbiamo concentrare la nostra attenzione, oltre che alle nostre categorie di appartenenza, anche verso la FIOM, sia per il suo ruolo di avanguardia nelle lotte sindacali sia perché tramite di essa possiamo raggiungere lavoratrici e lavoratori tra i più coscienti e combattivi.
Dobbiamo quindi informarci su quando la FIOM organizza iniziative pubbliche, sia di piazza sia assemblee aperte, nelle nostre città e parteciparvi sia diffondendo i documenti del Partito, oltre che Il Bolscevico, sia prendendo la parola in base all'ordine del giorno, così come è stato fatto in più occasioni a Forlì e a Bologna.
L'anno scorso ci eravamo prefissati di partecipare alle iniziative di lotta a livello locale in occasione di crisi aziendali e lotte operaie. Lo abbiamo fatto solo in parte e in sporadici casi, forse sottovalutando l'importanza di portare la solidarietà militante del PMLI alle lavoratrici e ai lavoratori in lotta direttamente davanti ai cancelli delle fabbriche, dimostrandogli nella pratica che il PMLI è con loro e si batte per loro.
Dobbiamo creare e poi rinsaldare uno stretto legame con la classe operaia, anche da questo dipende la conquista al Partito e alla causa degli elementi più avanzati.
Certo vi è a volte il problema di conoscere tempestivamente quando e dove si svolgono presidi ai cancelli delle fabbriche, ma quasi tutti abbiamo la possibilità di verificare tramite internet, in particolare sui siti dei media locali, della CGIL e della FIOM se vi sono iniziative di questo genere, inoltre possiamo chiedere a elementi del sindacato di tenerci informati a riguardo.
L'importante è che una volta venuti a conoscenza di una lotta in una azienda specifica ci si prepari bene e si intervenga subito, recandosi sul posto a chiedere informazioni dettagliate ai lavoratori, offrendo le pagine de Il Bolscevico come megafono per le loro lotte, esprimendo la solidarietà del Partito, redigendo comunicati stampa, e in altri modi ancora.

La propaganda marxista-leninista
Il fronte nel quale, pur nei limiti delle nostre disponibilità soprattutto economiche e di forze, riusciamo comunque a svolgere un lavoro più puntuale è senz'altro quello di propaganda. Anche perché questo richiede principalmente il nostro tempo e tutti siamo disponibili a dedicarne quanto necessario a far conoscere il più possibile il Partito alle masse.
È per questo che le bandiere e i cartelli del PMLI non mancano a nessuna delle principali iniziative che si tengono nelle nostre città, a partire dalle già citate manifestazioni per il 25 Aprile, il 1° Maggio e gli scioperi sindacali.
Lo stesso per le assemblee sia sindacali che di altro genere, come quella per l'8 Marzo a Ravenna, dove spesso vengono diffusi i volantini e Il Bolscevico ed effettuati interventi.
Diffusioni sono state effettuate anche l'8 Marzo a Forlì e in diverse occasioni presso il mercato della Montagnola a Bologna da squadre di propaganda create per l'occasione.
A Parma l'Organizzazione locale del Partito ha colto le recenti elezioni amministrative per effettuare le affissioni dei manifesti astensionisti. Si sarebbe potuto però fare qualcosa di più, sia come volantinaggi che come interventi per Il Bolscevico.
Le elezioni sono state vinte a sorpresa dall'esponente del Movimento 5 stelle Pizzarotti, ma nonostante i vecchi e nuovi imbrogli elettoralistici l'astensionismo è cresciuto di circa il 7% rispetto alle amministrative del 2007.
Con l'insediamento della nuova giunta capeggiata dai grillini, il nostro Partito si trova a operare in una situazione completamente nuova, inedita, rispetto a quella in cui normalmente ha operato. Una situazione che va studiata a fondo per capirla ed usare misure appropriate alla nuova realtà per non sbagliare i colpi da dare.
Un'esperienza che potrebbe essere utile a tutto il Partito e per questo l'Organizzazione di Parma e i suoi simpatizzanti devono valutare attentamente ogni passo da compiere.
Parma e provincia è una zona nella quale, potendo contare anche su bravi e rodati simpatizzanti, possiamo certamente fare di più e meglio, innanzitutto con un coordinamento più efficace dei militanti e dei simpatizzanti e poi con una partecipazione più costante all'attività politica. Ci auguriamo che la neocostituita Organizzazione di Parma, una volta conosciuta meglio la propria realtà, possa calarsi con efficacia tra le masse.
Ottimo è l'aver già previsto delle diffusioni nel prossimo periodo, esse vanno pianificate nelle zone, nei luoghi e nei periodi in cui si devono svolgere, oltre che nei documenti, ed oggi è prioritario diffondere l'Editoriale del compagno Scuderi per il 35° Anniversario della fondazione del PMLI, che contiene la strategica parola d'ordine "Uniamoci contro il capitalismo, per il socialismo" che va lanciata e rilanciata ad ogni occasione utile.
Occorre valutare anche se vi è la possibilità di tenere dei banchini di propaganda, sarebbero i primi nel parmense, mentre nelle altre città dove siamo presenti, e in particolare a Forlì, Rimini e Ravenna, oltre a Gabicce Mare in un lavoro di reciproco aiuto con la locale Organizzazione del Partito, se ne tengono già, anche se in numero ancora limitato.
Così come va valutato il periodo migliore per fare le affissioni per la campagna di proselitismo, della quale abbiamo già tutti ricevuto gli appositi manifesti.
Purtroppo il Centro ha recentemente comunicato a tutte le istanze del Partito che per le pochissime risorse economiche di cui dispone attualmente, non è più in grado di inviare, salvo eccezioni e per le elezioni, i manifesti del Partito per le affissioni e i volantini stampati in rosso e giallo. Una gravissima limitazione per la nostra propaganda ma per la quale purtroppo attualmente non si può fare altrimenti.
Continueranno invece ad essere inviate su richiesta qualche copia dei manifesti da utilizzare nelle manifestazioni. Così come potrà essere inviato il file necessario nel caso vi sia la possibilità di stampare manifesti in una tipografia della propria città.
Pur tra gli impegni politici di carattere locale, oltre che a quelli personali, di studio e di lavoro, alcuni compagni sono riusciti a partecipare anche ad alcune manifestazioni di carattere nazionale, come quella degli "indignados" del 15 ottobre e quella della FIOM del 9 marzo, entrambe a Roma, contribuendo a garantire la partecipazione del Partito ad importanti manifestazioni di carattere nazionale.
Anche in questo caso si chiede ai compagni un ulteriore sforzo, compatibilmente con gli impegni elencati prima, in quanto le nostre delegazioni nazionali sono per diversi motivi ancora troppo piccole. Inoltre il peso della partecipazione alle manifestazioni che si tengono a Roma è il più delle volte caricato sulle stesse spalle, quelle cioè degli encomiabili compagni di Roma e di Civitavecchia, ai quali va tutta la nostra riconoscenza, e senza i quali probabilmente dovremmo "bucare" più d'una manifestazione nazionale.
Sul fronte del lavoro giornalistico è stato fatto in generale un buon lavoro, con una tempestiva copertura all'attività del Partito, mentre un punto debole, da tempo, è rappresentato dalla critica alle politiche delle amministrazioni locali, assai più sporadica, salvo alcuni casi. Anche in questo campo, così come negli interventi tramite comunicati stampa, dobbiamo comunque dare priorità agli articoli che riguardano le lotte studentesche e dei lavoratori.

Le iniziative sui Maestri del proletariato
Fanno ormai parte della storia, passata e attuale, del Partito a livello regionale, le celebrazioni e le commemorazioni dei grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao.
Su tutte la Commemorazione pubblica di Lenin che si tiene a Cavriago (Reggio Emilia) e che ogni anno presenta un aspetto nuovo, quest'anno ad esempio essa è stata interamente ripresa da alcuni giovani free lance per utilizzarne le immagini in un documentario in fase di realizzazione. Uno di loro, Gabriele Veronesi, è stato recentemente denunciato dal sindaco di Modena Pighi per la sua coraggiosa e documentata denuncia della speculazione edilizia nel modenese. A Veronesi ribadiamo quindi la solidarietà militante del PMLI, già espressa dall'Organizzazione di Castelvetro di Modena.
La Commemorazione di Lenin svoltasi il 22 gennaio scorso ha avuto come tema principale i giovani ed ha visto la partecipazione, come da qualche anno a questa parte, di compagni provenienti anche da altre Regioni, la qual cosa contribuisce a conferirle maggiore risalto e lustro e ad avvicinare la commemorazione nazionale di Lenin a Cavriago.
Ma hanno un grande valore politico ed ideologico anche le annuali celebrazioni dell'anniversario della nascita di Stalin e le Commemorazioni dell'anniversario della scomparsa di Marx, per le quali si sono tenute rispettivamente una riunione di studio il 21 dicembre a Rimini, e una iniziativa pubblica il 14 marzo a Riccione dinanzi al busto di Marx.
Oltre a quella per celebrare Stalin si sono tenute altre 2 riunioni di studio che hanno coinvolto Organizzazioni locali e simpatizzanti di diverse città: una il 6 novembre per lo studio del magistrale discorso del compagno Scuderi dell'11 settembre scorso sugli insegnamenti di Mao sul Partito del proletariato, e l'altra il 15 aprile per lo studio dell'Editoriale per il 35° del PMLI. Considerata l'importanza che tali riunioni rivestono per la formazione politica ed ideologica dei militanti e dei simpatizzanti, continueremo ad organizzarne anche nei prossimi mesi su documenti fondamentali del Partito, come quelli oggetto di studio delle riunioni precedenti, e su questioni di impellente attualità.

Il bilancio del nostro lavoro è positivo
Insomma, la quantità e la qualità del lavoro politico, di massa, di propaganda, ideologico, svolto in questi quasi 12 mesi che ci separano dalla precedente riunione regionale, se si considerano le condizioni in cui è stato svolto, può senz'altro soddisfarci, e possono soddisfarci anche, di conseguenza, i frutti di questo lavoro.
Ovviamente tutti noi vorremmo che la fase del raccolto fosse più facile e veloce di quella della semina, ma così non è. Occorre fare i conti con tanti aspetti che non dipendono dai noi ma dal sistema capitalista stesso, noi abbiamo il compito di fare tutto quello che è nelle nostre possibilità e di farlo nel modo migliore possibile, se assolveremo a dovere questo compito i risultati presto o tardi arriveranno.
"Il nuovo si sviluppa sempre attraverso difficoltà e vicissitudini - chiarisce Mao - sarebbe pura illusione credere che la causa del socialismo possa ottenere facili successi senza passare attraverso difficoltà e vicissitudini, e che basti lasciarsi spingere dal vento senza bisogno di compiere immensi sforzi".
In ogni caso dobbiamo essere soddisfatti per gli spazi che il Partito ha conquistato e difeso nelle piazze, nelle organizzazioni di massa e ovunque siamo stati e siamo presenti, spazi che non vanno sottovalutati, in quanto essendo ancora nella fase pionieristica del Partito stiamo aprendo delle strade che solo in parte noi stessi percorreremo, e che probabilmente saranno percorse più in profondità solo dalle nuove leve che via via si uniranno a noi contro il capitalismo, per il socialismo.
Vi è poi il non certo indifferente aspetto dei contatti registrati.
Alcuni di questi si sono inizialmente avvicinati al PMLI ma se ne sono allontanati poco dopo, in particolare a Ravenna e Modena, evidentemente non pronti per collaborare con un Partito rivoluzionario marxista-leninista com'è il PMLI. Altri, pur non essendosi stretti particolarmente, mantengono comunque dei rapporti, in particolare a Modena e a Forlì, inoltre vi sono stati alcuni nuovi abbonati a Rimini, Parma e Bologna, oltre ai contatti che abbiamo spesso in occasione di manifestazioni e iniziative, o tra i lettori occasionali de Il Bolscevico, contatti che magari per un certo periodo ci seguono "nell'ombra", da lontano o tramite internet, ma che possono uscire allo scoperto in qualsiasi momento.
Recentemente siamo stati contattati dalla biblioteca Fondazione Gramsci Emilia-Romagna di Bologna che ci ha richiesto manifesti e altro materiale del PMLI. Anche questo potrebbe rappresentare un ulteriore viatico per la nostra propaganda.
Siamo consapevoli che si tratta di gocce, ma sappiamo che anche il mare è fatto di gocce, prese separatamente non ci bagnano nemmeno, messe assieme diventano un enorme e potente corpo unico capace di scolpire e scavare nella roccia, così deve e dovrà essere sempre di più il PMLI.
Se siamo riusciti a conseguire questi importanti risultati un grosso merito è degli encomiabili simpatizzanti del Partito, che non ci stancheremo mai di ringraziare per l'indispensabile sostegno politico, organizzativo ed anche economico che danno al nostro amato PMLI. Quando il PMLI sarà grande e forte, quando avrà un corpo da Gigante Rosso, quando si studierà la storia del PMLI prima e dopo la rivoluzione socialista, dovranno essere ricordati anche quei simpatizzanti che nella fase pionieristica si sono stretti al Partito e lo hanno sostenuto, difeso e propagandato.
Gli attuali militanti e simpatizzanti del PMLI hanno compreso ciò che presto o tardi comprenderanno anche le masse lavoratrici e popolari, e cioè che il cambiamento radicale di cui ha bisogno il nostro Paese, l'unico per cui valga la pena di donare anche la propria vita, è quello di abbattere con la rivoluzione proletaria il capitalismo e conquistare il socialismo, la società senza sfruttati e sfruttatori e dove la ricchezza prodotta non sarà più accaparrata da una minoranza di pescecani capitalisti ma sarà distribuita al popolo. È successo nell'URSS di Lenin e Stalin e nella Cina di Mao perché non potrebbe succedere, quando i tempi oggettivi e soggettivi saranno maturi, anche in Italia? È questo il salto di qualità ideologico e politico che il proletariato italiano, a cominciare dalla parte più avanzata, informata e combattiva, e tutti gli anticapitalisti, i giovani e gli intellettuali che soggettivamente si sentono rivoluzionari, dovrebbero fare tempestivamente per inserire le lotte sui problemi immediati all'interno di una strategia più generale di sviluppo della lotta di classe per la conquista del socialismo.

Studiare e ristudiare il discorso e l'editoriale di Scuderi
Per avere le idee chiare per cosa e come battersi, con quali tempi e modalità, noi marxisti-leninisti proponiamo alle masse, agli elementi più avanzati e combattivi, ai giovani e alla classe operaia di studiare e ristudiare due documenti fondamentali del PMLI: il primo è l'educativo ed entusiasmante discorso pronunciato l'11 settembre scorso dal compagno Scuderi in occasione della Commemorazione del 35° Anniversario della scomparsa di Mao, discorso che rimarrà nella storia del PMLI per le preziose e strategiche indicazioni ivi contenute sulla costruzione del Partito del proletariato. Un discorso che è stato giustamente definito di respiro congressuale e che in questo senso si presenta come l'aggiornamento e l'attualizzazione della linea vittoriosa uscita dal 5° Congresso nazionale del PMLI. Esso è preziosissimo perché è il frutto della magistrale conoscenza non solo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao ma anche dell'attuale situazione internazionale e nazionale e delle questioni più cruciali che attraversa il nostro Partito. Trattando in maniera sintetica, ma al contempo esaustiva, tutta una serie di questioni fondamentali, come ad esempio il tema delle due culture, ed esortando le operaie e gli operai a costituire la testa e la colonna vertebrale del Partito, il compagno Scuderi ha fornito ai militanti e al proletariato italiano una lezione marxista-leninista che, se studiata, assimilata e applicata, può mettere in grado il PMLI di diventare un Gigante Rosso anche nel corpo ed essere sempre più riconosciuto come il Partito che riuscirà a realizzare l'Italia unita, rossa e socialista. Questo partendo dall'analisi della parola d'ordine tattica e strategica al contempo, con cui Mao chiarisce che: "Se si vuol fare la rivoluzione, ci deve essere un partito rivoluzionario. Senza un partito rivoluzionario, senza un partito che si basi sulla teoria rivoluzionaria marxista-leninista e sullo stile rivoluzionario marxista-leninista, è impossibile guidare la classe operaia e le larghe masse popolari a sconfiggere l'imperialismo e i suoi lacchè".
In particolare dobbiamo riflettere sulle parole con le quali Scuderi spiega il passaggio dedicato allo "stile rivoluzionario marxista-leninista" e cioè quando dice che "in sostanza, il nostro stile deve essere improntato al materialismo storico e al materialismo dialettico, al legame della teoria con la pratica concreta, alla conoscenza della realtà oggettiva, alla ricerca della verità nei fatti, alla politica di massa e di fronte unito".
La questione del Partito del proletariato il compagno Scuderi l'ha poi ripresa anche nell'altro documento fondamentale, l'Editoriale per i 35 anni del PMLI dove afferma: "Checché ne dicano i riformisti di sinistra, il 'modello novecentesco del partito' è ancora attuale e vitale. Ogni altro modello, come dimostra la pratica, non può che essere di tipo borghese. Basta leggere qualche opera fondamentale di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao per capire che l'unica via del proletariato è quella dell'Ottobre e che l'unico Partito italiano che da sempre marcia su questa via è il PMLI".
In questo editoriale Scuderi analizza l'attuale situazione economica, politica e sociale alla luce della crisi del capitalismo in conseguenza della finanziarizzazione del capitale e ci fornisce preziose indicazioni sul come intervenire in questa situazione.
Innanzitutto ci esorta a insistere nel battere e ribattere sul chiodo della lotta contro il capitalismo, per il socialismo, invitando poi gli anticapitalisti a fare un salto di qualità, rompendo col riformismo e con l'elettoralismo borghese, a cominciare dalle elezioni amministrative del maggio scorso, come è poi avvenuto con l'aumento dei disertori delle urne del 14% che hanno sfiorato così il 50% del totale degli aventi diritto, e aprendo un discorso col PMLI.
Anche alle elezioni politiche che si terranno probabilmente nel 2013 dovremo mettercela tutta per consolidare e sviluppare ulteriormente l'astensionismo, e cosa ancor più importante, qualificarlo in senso marxista-leninista e conquistare gli astensionisti di sinistra al PMLI, proponendo la parola d'ordine delle Assemblee popolari e dei Comitati popolari e chiarendo loro le idee sul fatto che il governo Monti non è una "parentesi" chiusa la quale potrà tornare la "normalità" democratico borghese. Chiunque andrà al governo non potrà che assoggettarsi al volere, alle esigenze e agli interessi del capitalismo italiano e dell'UE imperialista.
Il proletariato e le forze politiche che ne difendono gli interessi e i bisogni non possono che stare all'opposizione, al di fuori del parlamento. Di sicuro questa è e sarà la posizione e la collocazione del PMLI.
Il nostro impegno politico non dovrà comunque mai venire meno, quello che non faremo noi non lo farà qualcun altro. Se non andremo ad una manifestazione non vi andrà qualcun altro al posto nostro, se non scriveremo un articolo per Il Bolscevico non lo farà qualcun altro al posto nostro.
Per avere dei buoni risultati politici dobbiamo lavorare duramente, applicando i tre elementi chiave, ossia la concezione proletaria del mondo, la corretta concezione del Partito e la conoscenza della linea generale e della linea di massa del Partito, e le quattro indicazioni, ossia diventare dei leader nei propri ambienti di lavoro, di studio e di vita, conoscere a fondo e occuparsi dei problemi concreti delle masse dei suddetti ambienti, lavorare per unire, guidare e mobilitare le masse partecipando alle organizzazioni e ai movimenti di massa da noi o da altri promossi.
La giusta parola d'ordine "Uniamoci contro il capitalismo, per il socialismo" non può bastare da sola a smuovere la coscienza politica del proletariato, delle masse e dei giovani. Bisogna insistere, insistere, insistere sapendola ben spiegare, motivare e argomentare nei nostri luoghi di lavoro, di studio e di vita, nonché nelle organizzazioni di massa cui facciamo parte, specialmente in quelle apertamente anticapitaliste.
Dobbiamo rilanciare i due appelli del PMLI, il primo a tutte le forze politiche, sociali, sindacali, culturali e religiose democratiche e antifasciste di unirsi per liberare l'Italia dal governo della grande finanza, dell'UE e della macelleria sociale. Il secondo rivolto alla classe operaia e alle ragazze e ai ragazzi che vogliono il cambiamento sociale perché abbandonino ogni illusione elettorale, parlamentare, governativa, costituzionale, riformista e pacifista, aprano un confronto franco e aperto con il PMLI e gli diano tutta loro forza intellettuale, politica, organizzativa e morale.
"Il PMLI è nato per fare la rivoluzione socialista e la farà... dovessero passare mille anni". Così ha detto il compagno Scuderi alla Commemorazione di Mao. "La nostra missione storica è quella di sopprimere il capitalismo, disarcionare dal potere la borghesia e guidare il proletariato alla conquista del potere politico e del socialismo".
Per farlo, dobbiamo battere e ribattere con forza e convinzione sul chiodo rosso del socialismo!
Per farlo dobbiamo unirci contro il capitalismo, per il socialismo!
Per farlo dobbiamo studiare, appoggiare, difendere, diffondere e applicare l'editoriale del compagno Giovanni Scuderi per il 35° compleanno del PMLI!
Avanti compagne e compagni con forza e fiducia verso l'Italia unita, rossa e socialista!
Coi Maestri e il PMLI vinceremo!

27 giugno 2012