Articolo di Giovanni Scuderi
Gli accordi di Yalta furono una grande vittoria sul nazi-fascismo

Questo efficace ed educativo articolo di Giovanni Scuderi ristabilisce la verità storica sul significato degli accordi di Yalta e respinge in modo impeccabile tutte le falsificazioni che provengono dai settori più reazionari e anticomunisti della borghesia internazionale e dei loro servi socialdemocratici, revisionisti e trotzkisti.
Essendo apparso su "Il Bolscevico" n. 5 del 1982, sono da ritenersi superati i riferimenti a quella situazione internazionale in cui il fascista revisionista Jaruzelski aveva attuato un colpo di Stato in Polonia su istigazione e sostegno diretto del socialimperialismo sovietico e che vedeva i nuovi zar del Cremlino contendere alla superpotenza Usa il dominio del mondo.
 
Dopo i tragici avvenimenti di Polonia, sono tornati di attualità gli accordi di Yalta. I nuovi zar del Cremlino li brandiscono per ammonire l'occidente e i popoli dell'Est a non mettere in discussione il loro impero. E Schmidt dà loro ragione praticando una folle politica di appeasement (concessioni) che non riuscirà ad ammansire l'orso sovietico, così come le concessioni di Chamberlain e Daladier a Monaco non appagarono l'espansionismo di Hitler. Mitterrand invece vuole rivedere gli accordi di Yalta, "anche se non bisogna confondere il desiderio con la realtà".
Certo è che tali accordi non giustificano affatto il dominio di Mosca sull'Est, come i nostri lettori potranno constatare leggendoli.
Gli accordi di Yalta costituiscono una grande vittoria storica dei popoli e dei paesi del mondo sul fascismo e il nazismo. Essi hanno potentemente incoraggiato anche la lotta di Liberazione nazionale italiana. Gli accordi di Yalta fissarono la linea da seguire per sconfiggere definitivamente la belva nazista e per impedire che il militarismo tedesco potesse risorgere e aggredire di nuovo i paesi indipendenti e sovrani. Inoltre stabilirono il riassetto territoriale e politico dei paesi vinti. In particolare risolsero la questione polacca tagliando fuori i baroni latifondisti e le forze collaborazioniste che speravano ancora di avere uno spazio e un'influenza nella nuova Polonia.
Stalin svolse un ruolo fontamentale. Non solo tutelò i legittimi interessi politici e territoriali dell'Urss, ma anche assicurò che i popoli dell'Est potessero stabilire da sé il proprio destino, senza l'intromissione dell'imperialismo.
Stalin non ricercava una spartizione del mondo, sia perché l'Urss non voleva un dominio su altri paesi e popoli, sia perché egli non poteva precludere ogni possibilità di sviluppo alla rivoluzione mondiale. D'altra parte lo stesso Roosevelt presentò gli accordi come la "liquidazione definitiva delle sfere di influenza". Yalta fu quindi solo un'alleanza tattica circoscritta ai problemi scaturiti dalla 2 guerra mondiale, che non pregiudicava le future mosse dei contraenti e dei popoli interessati.
Yalta e Stalin non imposero ai paesi dell'Est il modello politico ed economico dell'Urss. Crearono solo le condizioni perché ogni popolo di quella regione potesse stabilire da sé il proprio regime sociale. E se ciascuno di essi si orientò verso il socialismo è perché questa nuova società appariva come l'unica via per uscire dal capitalismo e dal fascismo. E se, inoltre, con l'inizio della "guerra fredda", non certo proclamata da Stalin, i paesi dell'Est si strinsero ancor più all'Urss è perché essi non volevano tornare nell'orbita dell'imperialismo e perché avvertivano che solo appoggiandosi al primo Stato socialista del mondo potevano salvaguardare la propria indipendenza e sovranità nazionale. Non è stato Stalin che ha inventato la dottrina della "sovranità limitata" ma il revisionista Breznev con l'aggressione alla Cecoslovacchia.
Il colpo di Stato fascista revisionista di Jaruzelski non è quindi la conseguenza della "logica di Yalta". Esso è lo sbocco inevitabile del regime revisionista instaurato già da Gomulka, e insieme frutto dell'espansionismo e dell'egemonismo di Mosca che non permetterà mai che la Polonia, come qualsiasi altro paese dell'Est, esca dalla sua orbita, almeno che non avvenga un'insurrezione popolare.
Finché l'Urss si è mantenuta nel solco della Rivoluzione d'Ottobre, sconvolto e cancellato dal XX Congresso del PCUS, in effetti nel mondo vi erano due blocchi contrapposti con segni e obiettivi di classe antagonistici, il blocco imperialista capeggiato dagli Usa e il blocco socialista capeggiato dall'Urss. Ma quando quest'ultima ha cambiato colore ed è passata ad essere una potenza socialimperialista, il blocco socialista si è dissolto e i paesi dell'Europa dell'Est sono divenuti nient'altro che dei satelliti, delle colonie di Mosca. Allora anche il blocco dell'Est è divenuto imperialista, e come l'altro ricerca il dominio assoluto del mondo.
Gli accordi di Yalta sono con ciò superati. I loro benefici influssi hanno esaurito tutta la loro carica sul piano storico, politico e pratico. La situazione mondiale è radicalmente cambiata, ed oggi la spinta verso la libertà, l'indipendenza e la rivoluzione si fa sentire forte anche ad oriente. Nessun popolo, ad ovest come ad est, è disposto ad accettare passivamente la dominazione dell'imperialismo e del socialimperialismo.