Rapporto di Giovanni Scuderi alla 3a Sessione plenaria del 4 CC del PMLI
LAVORIAMO UNITI, CON PERSEVERANZA E FIDUCIA, AFFINCHE' IL PMLI POSSA SVOLGERE INTERAMENTE IL SUO RUOLO DI AVANGUARDIA
Pubblichiamo il testo quasi integrale del Rapporto presentato dal Segretario generale del PMLI, compagno Giovanni Scuderi, e approvato alla 3a Sessione plenaria del 4 CC del PMLI.

Care compagne e cari compagni,
rivolgo un saluto affettuoso e riconoscente a tutti voi che non vi risparmiate per sostenere, propagandare e applicare la linea e le indicazioni del 4 Congresso nazionale del PMLI. Il massimo esempio in ciò lo danno i membri dell'Ufficio politico che dirigono le Commissioni di lavoro nazionali e "Il Bolscevico" o che lavorano al Centro.
Interpretando i vostri sentimenti, un saluto particolarmente caldo e fraterno rivolgo ai tre compagni che il 1 Ottobre 2002 sono stati cooptati nel Comitato centrale come membri candidati. Dalla loro nomina ad oggi, essi hanno confermato di meritarsi il titolo di dirigenti nazionali del nostro amato Partito. Riscuotono la più ampia fiducia nel Partito, rispettano scrupolosamente la linea del Partito e il centralismo democratico, sono sempre disponibili verso i compagni della propria città e servono con tutto il cuore il proletariato, il popolo, il Partito e la causa del socialismo. Indubbiamente con il loro ingresso il Comitato centrale è divenuto più forte.
Nonostante siano passati due anni e tre mesi dalla precedente Sessione plenaria, non è stato facile lo stesso riunire oggi l'intero Comitato centrale per le ragioni economiche, organizzative e di disponibilità di tempo di ciascuno di noi che ben conoscete. Sarebbe utilissimo e necessario riunirsi più spesso, molto più spesso, ma purtroppo per ora è impossibile. Siamo perciò costretti a tenere i nostri rapporti come possiamo. Speriamo che in un prossimo futuro si possano regolarizzare almeno le riunioni delle Commissioni di lavoro nazionali.
Date queste nostre difficoltà dobbiamo utilizzare al meglio le riunioni collettive, come quella odierna in cui dobbiamo trattare "Il ruolo del PMLI nell'attuale situazione politica".
Fin da quando è stato fondato, ma vanno anche considerati i precedenti dieci anni della prepazione, il nostro Partito svolge un ruolo fondamentale per riunire tutti i sinceri rivoluzionari e fautori del socialismo, per rilanciare la lotta per il socialismo in Italia, per conquistare il proletariato, le masse popolari e le nuove generazioni al socialismo, per combattere il capitalismo, il suo Stato e i suoi governi, e per smascherare i falsi comunisti, ossia i revisionisti di destra e di "sinistra". Tutto questo senza trascurare di occuparsi quotidianamente dei problemi e dei bisogni immediati delle masse occupate, disoccupate, in pensione e giovanili.
Quest'ultimo lavoro lo possono svolgere anche altri partiti, anche se in misura inferiore alla nostra e su un piano riformistico, ma nessuno può sviluppare il lavoro del PMLI per quanto concerne la lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e per il socialismo. In ciò sta la peculiarità, l'unicità e l'insostituibilità del ruolo del nostro Partito. Solo il PMLI, infatti, per ideologia, Statuto, Programma e piattaforma rivendicativa, può andare a fondo su tutte le questioni - ideologiche, teoriche, culturali, politiche, istituzionali, legislative, morali, storiche, sindacali e sociali - su un piano di classe marxista-leninista e rivoluzionario.
Tutti gli altri partiti, anche i più avanzati e democratici, non possono andare oltre la soglia della legalità costituzionale e borghese e oltre i confini del sistema capitalistico. Possono esistere dei partiti o dei gruppi che a parole mettono in discussione il capitalismo e il suo Stato che tuttavia nei fatti con la loro politica errata e non marxista-leninista non riescono nemmeno a scalfire.
Il nostro lavoro è durissimo e richiede una grande preparazione culturale e politica marxiste-leniniste e rivoluzionarie poiché si tratta, come fecero Marx ed Engels, di dare al proletariato la coscienza di essere una classe per sé col compito storico di rovesciare la vecchia società e costruirne una nuova; si tratta anche di convincere le nuove generazioni che solo il socialismo può soddisfare le loro aspirazioni di giustizia, di libertà e di pace. In questo immane lavoro avremmo bisogno di avere a fianco un forte e combattivo esercito della cultura proletaria rivoluzionaria per competere a un livello più alto possibile con l'esercito della cultura borghese e controrivoluzionaria. Non dobbiamo perciò stancarci di appellarci agli intellettuali progressisti e democratici affinché si schierino con noi e ci diano una mano sul fronte della penna e della cultura per abbattere l'influenza della borghesia e dei falsi comunisti sul proletariato, le masse e i giovani.
Che sia riconosciuto o meno, di fatto il PMLI svolge un ruolo fondamentale nella lotta di classe. Possono passare anni e anni dall'aratura del terreno e dalla semina ma alla fine arriva il momento della raccolta. Ogni cosa ha bisogno del suo tempo di maturazione e non tutte le cose maturano in fretta e contemporaneamente. La pratica dimostra che ci vogliono tempi lunghi e prolungati sforzi per far maturare nel proletariato e nelle nuove generazioni l'idea del socialismo. Troppo grande è stato lo sfascio ideologico, politico e organizzativo causato dai revisionisti, troppo influenti sono i partiti falsamente comunisti, troppo ridotte sono ancora le nostre forze e i nostri mezzi per poter rapidamente rovesciare la situazione e rilanciare concretamente la lotta per il socialismo.
Tuttavia la nostra linea politica, organizzativa e programmatica e tutto ciò che abbiamo elaborato fin qui, un patrimonio di inestimabile valore, costituiscono delle potenti armi di lotta per gli attuali e i futuri militanti del PMLI. Quanti più rivoluzionari fautori del socialismo le impugneranno, tanto più velocemente progredirà il processo dell'acquisizione della coscienza rivoluzionaria da parte del proletariato e delle nuove generazioni.
Su qualsiasi fronte ci cimentiamo, il ruolo di avanguardia del PMLI emerge con estrema chiarezza. Chiunque l'ha potuto e lo può constatare su svariati fronti come la lotta contro il governo del neoduce Berlusconi, la lotta contro la guerra imperialista all'Iraq, la lotta in difesa dell'articolo 18, la lotta contro i licenziamenti alla Fiat, la lotta contro la privatizzazione della sanità, delle pensioni, della scuola e dell'Università.
Mai siamo venuti meno al nostro ruolo d'avanguardia. Nemmeno in occasione del XIV Congresso nazionale della Cgil, dove, guidati dal compagno Emanuele Sala, abbiamo tenute ferme le nostre posizioni sindacali di sinistra rispetto a quelle concertative e riformiste di Cofferati e al capitolazionismo e all'opportunismo dei dirigenti di "Lavoro società-cambiare rotta".
Ma dove il Partito ha mostrato per intero la sua coerenza, la sua tempra e la sua combattività e determinazione marxiste-leniniste, e quindi il suo ruolo di avanguardia cosciente e organizzata della classe operaia, è stato durante la lunga campagna che ha svolto per far conoscere e apprezzare Stalin in occasione del 50 anniversario della sua scomparsa. Una campagna vittoriosa e culminata nell'appassionata commemorazione pubblica che ha avuto al centro il brillante discorso del compagno Mino Pasca. Un avvenimento storico realizzato nonostante il tentativo dell'intero gruppo della camera dei fascisti di AN di costringere il governo a impedircelo, approfittando della connivenza della "sinistra" parlamentare che non ha mosso un dito per difendere il diritto di manifestare liberamente.
Grazie a questa nostra coraggiosa e lungimirante iniziativa - forse unica al mondo - siamo riusciti a rompere, sia pure per un momento, il vergognoso silenzio stampa che esiste da sempre verso di noi. L'esplosiva intervista su Stalin rilasciata dal compagno Pasca al programma "ottoemezzo" della emittente televisiva La7 è stata molto apprezzata all'interno e all'esterno del Partito.
Abbiamo rilanciato alla grande Stalin e fornito a tutti i fautori del socialismo gli elementi fondamentali, tra cui un magnifico video e una inedita biografia, per farsi un'idea esatta e veritiera della vita e dell'opera del grande maestro del proletariato internazionale tanto disprezzato, calunniato e odiato dalla borghesia.

LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE DOPO LA GUERRA ALL'IRAQ
Su ogni questione e in ogni frangente il PMLI svolge un ruolo fondamentale per chiarire su un piano di classe e marxista-leninista le cose e le situazioni e per orientare correttamente in senso anticapitalistico e antimperialistico il proletariato e le masse, soprattutto su questioni intricate, complesse, controverse e inedite.
A proposito dell'attuale situazione internazionale noi ci sforziamo di chiarire che esistono ancora l'imperialismo, le contraddizioni tra l'imperialismo e i popoli e le nazioni oppresse, la contraddizione tra proletariato e borghesia nei paesi capitalisti e imperialisti, le contraddizioni interimperialistiche, le guerre imperialistiche ingiuste e le guerre di liberazione nazionale e le rivoluzioni socialiste giuste.
Mentre gli imbroglioni politici revisionisti e neorevisionisti che ingannano e influenzano il proletariato e i giovani di sinistra hanno sostituito all'imperialismo la categoria dell'"impero", per non attirare l'attenzione sul capitalismo, alla distinzione tra guerre giuste e guerre ingiuste le tesi che tutte le guerre sono ingiuste, per impedire la rivolta armata dei popoli oppressi dall'imperialismo e le rivoluzioni socialiste per la conquista del potere politico da parte del proletariato. Secondo costoro, data la nuova situazione, la nonviolenza e la disobbedienza civile sarebbero le uniche forme di lotta adeguate per vivere in pace e risolvere i conflitti sociali.
Noi ci sforziamo di chiarire che l'Unione europea è una superpotenza imperialista, anche se ancora militarmente molto più debole rispetto a quella americana, mentre i suddetti imbroglioni politici sostengono che essa è diversa dagli Usa e che è suscettibile di svolgere un ruolo pacifico nel mondo. A costoro non dice nulla il fatto che proprio ora, visto come sono andate le cose in Iraq, essa sta accelerando i tempi per dotarsi di un proprio esercito per difendere i propri interessi ovunque nel mondo. Esattamente come gli Usa.
A costoro non dice nulla nemmeno il fatto che nel giro di qualche mese, Berlusconi spera entro la sua ormai imminente presidenza europea, essa avrà una costituzione di tipo presidenzialista che le darà un assetto istituzionale e politico adeguato al suo stato di superpotenza mondiale. Esattamente come gli Usa, le differenze sono secondarie.
La linea intergovernativa di Giscard d'Estaing, avallata da Italia, Inghilterra e Spagna, e la linea federalista di Prodi si scontrano essenzialmente sui poteri del futuro presidente del Consiglio europeo che mettono in subordine quelli della presidenza della Commissione europea, ma entrambe intendono rafforzare l'Unione europea.
All'interno dell'Ue non ci sono contraddizioni sulla necessità di rafforzarla dal punto di vista militare e della politica estera. La contraddizione di fondo verte esclusivamente sul fatto se essa debba agire di conserva con gli Usa o in maniera autonoma. Blair, Berlusconi, Aznar ed altri sono per la prima soluzione. Francia, Germania, Belgio ed altri per la seconda soluzione. Putin è con questi ultimi. Berlusconi a "Le Figarò" del 20 maggio ha detto: "L'Europa deve elevarsi al livello degli Stati Uniti, unica grande potenza sulla scena globale... L'Europa, che è già un gigante economico ma un nano politico e militare, deve diventare un gigante in tutte le dimensioni".
Come ha tempestivamente rilevato l'Ufficio politico col documento del 18 marzo scorso, la guerra all'Iraq "ha spaccato l'Onu, la Ue e la Nato rimescolando le carte dell'imperialismo mondiale. Siamo quindi entrati in una nuova fase della situazione mondiale, che porterà inevitabilmente ad acuire le contraddizioni interimperialistiche, che esploderanno in guerre economiche, finanziarie, commerciali e finanche in guerre militari tra i più forti e famelici blocchi imperialisti".
è questo nuovo scenario mondiale che noi dobbiamo chiarire alla luce dei fatti, affinché i movimenti no global e della pace capiscano gli inganni e le falsità propagandati dagli imbroglioni politici di "sinistra" e acquisiscano un corretto orientamento antimperialista. In particolare gli antimperialisti e gli amanti della pace devono capire che l'Onu e l'Ue non sono assolutamente idonei e affidabili per impedire la guerra imperialista e per la pace nel mondo, e che ogni popolo, a cominciare da quello italiano, se vuole la pace se la deve conquistare combattendo in primo luogo il proprio imperialismo.
Per avere la pace e per tenere a freno l'"unipolarismo" degli Usa, non si può contare sul "multipolarismo", ossia sull'esistenza di più poli imperialisti - Usa, Ue, Giappone, Cina e Russia - bensì sulla lotta dei popoli, anche armata quando vi sono le condizioni e le circostanze la richiedono, contro l'imperialismo e i governi che lo rappresentano. In ultima analisi occorre che il proletariato conquisti il potere politico in ogni paese per potersi liberare per sempre dall'imperialismo e quindi dalla guerra.

IL NUOVO FASCISMO DI BERLUSCONI
In riferimento alla situazione nazionale il ruolo di avanguardia che sta svolgendo il nostro Partito è marcato e visibile. è a partire dalla strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969, due giorni prima della fondazione dell'Organizzazione che poi ha dato vita al PMLI, che noi abbiamo intuito che la destra borghese economica, finanziaria, istituzionale e politica aveva in mente di cancellare la prima Repubblica e la Costituzione del '48 democratiche borghesi e antifasciste per instaurare una seconda repubblica presidenzialista di stampo fascista mussoliniano sia pure con un volto nuovo e senza orbace.
Da allora abbiamo seguito attentamente e denunciato con forza i suoi passi fatti a suon di bombe, di minacciati e tentati golpe, di terrorismo di "sinistra", di governi ad hoc e di atti legislativi e istituzionali. Siamo stati particolarmente duri e martellanti contro i governi Craxi, Andreotti e Forlani e abbiamo lanciato il primo allarme antifascista contro il disegno della "Grande riforma" di Craxi. Successivamente abbiamo smascherato e denunciato il cosiddetto "Piano di rinascita democratica" e lo "Schema R" della P2 di Gelli, Craxi e Berlusconi, redatti nel1975, e i governi che li attuavano in pratica, ivi compreso quelli di "centro-sinistra" di Prodi e di D'Alema, quest'ultimo addirittura ha presieduto la bicamerale golpista e ha coinvolto l'Italia nell'aggressione imperialista alla Repubblica Federale Jugoslava.
Quando Berlusconi è salito a Palazzo Chigi per la prima volta nel 1994 noi abbiamo detto senza indugio che eravamo di fronte a una nuova marcia su Roma. Ancora più chiaramente ci è apparso quando costui è ritornato di nuovo a Palazzo Chigi nel 2001, e abbiamo detto e ridetto, per iscritto su "Il Bolscevico" e oralmente anche nelle piazze, che attraverso il suo governo era stata messa la camicia nera all'Italia e che quindi occorre buttarlo giù prima che faccia ulteriori danni. Molte piazze d'Italia e un'infinità di manifestazioni hanno visto i nostri cartelli e striscioni che lo ritraggono con l'orbace in piazza Venezia.
In questi due anni di governo Berlusconi non abbiamo fatto passare un solo giorno e una sola manifestazione nazionale in cui non abbiamo gridato con tutto il fiato che abbiamo nei polmoni "Buttiamolo giù!". Una parola d'ordine che trova sempre più larghi consensi ma che si affievolisce e si disperde nell'elettoralismo e nel parlamentarismo per la criminale responsabilità della "sinistra" borghese che impedisce alla piazza di esplodere e che rimanda la risoluzione del problema sul piano istituzionale, parlamentare ed elettorale.
Essa si sta comportando nei confronti di Berlusconi, sottovalutandolo e combattendolo sul piano dello "Stato di diritto", ossia della democrazia borghese e del capitalismo, come la "sinistra" borghese di allora si comportò con Mussolini, prima della presa del potere e per diversi anni dopo. Mentre il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi rispetto al nuovo fascismo sta svolgendo lo stesso ruolo del re Vittorio Emanuele III rispetto al vecchio fascismo.
Avendone le possibilità, noi dovremo continuare, e approfondire, l'analogia tra il regime di Mussolini e quello di Berlusconi, con particolare riferimento all'atteggiamento di ieri e di oggi della "sinistra" borghese. Avremmo tanti insegnamenti da raccogliere e tanti nuovi argomenti e prove da far presente ai movimenti antiberlusconiani, e soprattutto ai giovani ingannati dalla "sinistra" borghese, ivi inclusi i trotzkisti.
Vedendo l'inettitudine dell'Ulivo e la sua propensione a collaborare col governo Berlusconi su certi piani istituzionali e di "interesse generale", per combattere Berlusconi sono nati diversi movimenti, tra cui i "girotondini" e "Laboratorio per la democrazia", e si è attivato anche sul piano organizzativo persino il magnate di "sinistra" Carlo De Benedetti attraverso "Libertà e giustizia". Ma anch'essi non vanno oltre la legalità costituzionale e si rimettono al responso elettorale. L'unica cosa che sono riusciti a fare è di riportare parte degli astensionisti di "sinistra" all'Ulivo con l'aiuto di Cofferati. Temono di dare la parola alla piazza e perciò hanno escogitato nuove parole d'ordine riformiste, quali "democrazia partecipata" che si unisce a "bilancio partecipato" e a "nuovo municipio", per intrappolare i movimenti nelle istituzioni rappresentative borghesi.
Ciò nonostante, e anche se i rapporti di forza sono al momento totalmente a nostro svantaggio, noi dobbiamo insistere sulla parola d'ordine di "Buttar giù il governo del neoduce Berlusconi" con una spallata della piazza. Non è vero, come afferma il Segretario nazionale del PdCI, Diliberto, su "l'Unità" del 29 maggio, che la botta elettorale ricevuta dalla casa del fascio sia "l'inizio della fine del centrodestra". Ora che il nuovo Mussolini ha messo le mani sul "Corriere della Sera" ed è prossimo a ottenere l'immunità parlamentare è più forte e maggiormente intenzionato a sfruttare al massimo i tre anni di governo che gli rimangono.
Bisogna quindi continuare a premere nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, negli organismi di massa, nei movimenti, nelle piazze perché altre forze capiscano che è necessario buttar giù questo governo al più presto, prima che faccia altri guai.
Noi siamo disposti a unirci con chiunque voglia farla finita col governo Berlusconi, anche con le forze avverse al socialismo. Ma non saremo soddisfatti se dal "centro-destra" si passerà al "centro-sinistra", l'altra faccia del capitalismo e della seconda repubblica in camicia nera. Noi continueremo la nostra lotta contro i governi borghesi tenendo ferma la nostra strategia rivoluzionaria per l'Italia unita, rossa e socialista. Non ci fermeremo finché nel nostro amato Paese non sarà stata fatta tabula rasa del capitalismo e del suo Stato, non sarà instaurato il socialismo e non saranno eliminate le classi. Ogni governo borghese dovrà essere travolto dalla lotta di classe finché il proletariato non avrà conquistato il potere politico.
Una prospettiva, questa, aborrita dall'imbroglione trotzkista Bertinotti, che inganna i fautori di un "altro mondo possibile" con delle analisi opportunistiche, anarchiche e controrivoluzionarie. Costui sul giornale zapatista internazionale, "Rebeldia", di cui il PRC cura l'edizione italiana, dello scorso aprile, ha scritto la seguente corbelleria infarcita da menzogne storiche: "Il movimento no global è figlio contestatore (e speriamo diventi becchino) di questa globalizzazione. Esso oggi appare la sola risorsa contro la critica della politica e dei suoi modelli, il punto di rottura più alto e più fertile con quella cultura del novecento dominata da una idea organizzativa centralizzata, che si pensava detentrice del sapere e del potere necessario a trascendere il capitalismo. Quella idea ha perso, ha perso in tutto il mondo con effetti drammatici, come i paesi dell'est europeo stanno a dimostrare e come dimostra la stessa crisi dei partiti della sinistra europea che, comunque, a quel modello facevano riferimento. Oggi il movimento no global sta seminando nuova cultura critica. In questo movimento, nel suo modo di esistere e di crescere è stata annunciata l'abolizione di ogni differenza fra `esterno' ed 'interno', fra coscienza e classe. Fra partito avanguardia e masse da `educare' alla rivoluzione. Ai no global, come agli zapatisti, non interessa la `sedia' del potere, non interessa raggiungerla e sedercisi sopra. L'obiettivo è quello di un percorso, di un cammino che trasforma i soggetti e il mondo".

I NOSTRI PROBLEMI E IL NOSTRO LAVORO
La linea di tendenza verso lo sviluppo del Partito e il radicamento locale, rilevata nella precedente Sessione plenaria del CC, persiste tuttora ed è divenuta più forte.
Attualmente siamo presenti con militanti in 7 regioni: Sicilia, Campania, Abruzzo, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte.
Attraverso simpatizzanti siamo presenti anche in Calabria, Puglia, Molise, Lazio, Marche, Umbria, Trentino-Alto Adige, Liguria, Valle D'Aosta. In totale quindi il Partito è presente in 16 regioni su 20. In Veneto e in Sardegna abbiamo degli amici.
I contatti elettronici sono divenuti quotidiani e in costante crescita. A volte solo per richiedere informazioni sul Partito, su questioni che riguardano i maestri, l'Urss e la Cina, oppure per richiedere del nostro materiale.
Il bellissimo sito del PMLI, curato con tanta passione e perizia, sta avendo un importantissimo ruolo per far conoscere il Partito in tutta Italia, specie tra i giovani.
Vedendo i consensi che ci arrivano dai giovani e dai giovanissimi e il segnale assai incoraggiante della presenza di un gruppo di operai della Fiat e dell'indotto di Termini Imerese al dibattito elettorale di Palermo, viene confermata la giustezza dell'indicazione di svolgere il lavoro di proselitismo verso la classe operaia e i giovani. Questi ultimi, tramite il nostro lavoro, stanno scoprendo il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e il socialismo e se ne stanno innamorando. Anche se molto spesso trovano dei duri ostacoli nei loro genitori che in qualche caso arrivano addirittura a chiuderli in casa o a picchiarli per impedire loro di avvicinarsi al PMLI.
La conquista al Partito e alla causa delle ragazze e dei ragazzi - operai, braccianti, lavoratori, disoccupati, studenti - è fondamentale per lo sviluppo del Partito e per penetrare e radicarsi nella classe operaia, nelle campagne, nel movimento studentesco e negli altri movimenti di massa.
Dobbiamo avere la massima fiducia verso i giovani e i giovanissimi che sono i primi a capire le novità, ad abbracciare le cause giuste e a lanciarsi nella lotta.
Dobbiamo tendere a conquistare i giovani più avanzati e combattivi legati alle masse e che abbiano un'influenza sulle masse, in modo che essi portino al Partito il proprio "patrimonio" e quello dei loro compagni di lotta. Dobbiamo essere capaci di conquistare la base di sinistra delle forze che ci stanno immediatamente a destra (PRC, PdCI, DS, Giovani comunisti, sinistra giovanile) e la parte di "destra" delle forze che ci stanno normalmente a sinistra (autonomi, disobbedienti, centri sociali, "ultrasinistri" vari).
Quantunque i nemici di classe sappiano qual è la nostra forza numerica e organizzativa, temono terribilmente il Partito. Lo dimostrano anche l'esposto querela di Forza Italia di Firenze e il tentativo de "La Padania", "Libero", "L'opinione delle libertà" di diffamarci accusandoci di avere legami con il "fondamentalismo islamico" e addirittura con Bin Laden. Evidentemente i nostri nemici di classe, a cominciare dal governo Berlusconi, capiscono che se il PMLI spicca il volo sarà l'inizio della loro fine.
Se consideriamo che siamo partiti da 4 città - Firenze, Como, Acireale e Zungri - quando fondammo il PMLI mentre ora siamo presenti con militanti in 27 città, indubbiamente dei passi in avanti sul piano organizzativo e del proselitismo ne abbiamo fatti. Ma ancora non siamo riusciti ad avere la forza necessaria per sostenere e far valere il ruolo del Partito. Ci ostacolano il cammino i cinque grossi macigni che ben conoscete, e cioè: l'intossicazione parlamentarista, elettoralista, riformista e pacifista della classe operaia e delle masse, in conseguenza della predicazione di oltre cento anni da parte dei falsi comunisti; il forte indebolimento dell'attrazione del socialismo a causa dello sfascio operato dai revisionisti; l'esistenza di un falso partito comunista, il PRC, creato apposta dalla borghesia, dai neorevisionisti e dai trotzkisti per contenderci lo spazio e cancellarci; la nostra povertà di mezzi e di risorse economiche; il ferreo black-out stampa che vige da sempre su di noi.
Comunque sul piano storico il ruolo di avanguardia del PMLI ormai è acquisito. Sui piani politico, organizzativo e pratico la battaglia invece è ancora in corso, e sarà di lunga durata. Essa è legata allo sviluppo del Partito su scala nazionale e locale. E ciò potrà avvenire solo se sapremo mettere in pratica, ai vari livelli, la linea e le indicazioni per costruire un grande, forte e radicato Partito stabilite dal 4 Congresso nazionale e rilanciate e sviluppate dalla 6 Riunione plenaria del 4 Ufficio politico tenutasi il 15 settembre dell'anno scorso.
Perseverando nei duri sforzi, in certi casi al limite della resistenza umana, nell'applicare questa linea e queste indicazioni - sintetizzate nella parola d'ordine "Studiare, concentrarsi sulle priorità, radicarsi; radicarsi, concentrarsi sulle priorità, studiare" -, sicuramente noi riusciremo a risolvere la contraddizione tra il ruolo storico del PMLI e la nostra ancora debole incidenza politica, organizzativa e pratica nella lotta di classe.
Abbiamo però bisogno di prendere delle nuove misure strategiche a livello centrale per guidare e sostenere adeguatamente questo titanico sforzo del Partito. Tre misure strategiche sembrano essere le più urgenti e che richiedono l'attenzione e l'intervento del Comitato centrale.
La prima è quella di allargare l'Ufficio politico e di trasferire a Firenze tutti i suoi membri attuali e futuri che risiedono in altre città. Prima o poi ci dovremo arrivare maturando le condizioni, anche economiche. Ma sarebbe già un successo se riuscissimo in breve periodo ad avere il compagno Ettore totalmente a disposizione della Commissione di organizzazione poiché egli è la nostra principale carta in questo nevralgico settore del Partito.
La seconda è quella di allargare la Redazione centrale de "Il Bolscevico", in vista delle 16 pagine già decise dall'Ufficio politico sia per ampliare, approfondire e articolare le nostre tematiche, sia per dare maggiore spazio ai corrispondenti locali e ai lettori de "Il Bolscevico". Per le attuali Penne Rosse che si fano in quattro per redigere al meglio il glorioso "Bolscevico" queste misure allieverebbero il loro carico di lavoro.
La terza misura strategica riguarda la nomina di nuovi Responsabili regionali.
Sullo sfondo rimangono il problema del Responsabile per il Mezzogiorno e quello della Commissione nazionale giovanile. Due problemi strategici fondamentali che purtroppo è impossibile risolvere ora, ma che vanno tenuti presente. Speriamo che con l'arrivo di nuovi militanti giovani si possa risolvere presto il secondo problema. Intanto dobbiamo continuare ad avvalerci del lavoro instancabile del compagno Malesci che nonostante non appartenga più alla categoria dei giovani riesce lo stesso ad attirarsi la simpatia e la fiducia dei giovani e dei giovanissimi militanti e simpatizzanti del Partito.
Rafforzare e allargare il gruppo dirigente nazionale del Partito, riorganizzarlo secondo le nuove necessità interne ed esterne al Partito, distribuire gli incarichi mettendo il compagno giusto al posto giusto, educare i suoi membri alla responsabilità individuale e alla direzione collettiva, è un lavoro che va fatto quando occorre, specie quando la situazione subisce un salto di qualità e sorgono nuovi problemi ideologici, politici e strategici. Non sempre si può aspettare la celebrazione del Congresso. Questo lavoro serve anche per sperimentare nuovi quadri e creare i successori alla direzione del Partito. Una cosa non secondaria se si pensa che, purtroppo, non siamo eterni e che la borghesia in qualsiasi momento può eliminare fisicamente i dirigenti del Partito più esposti e più rappresentativi.
Se il Partito riesce a produrre tanto lavoro, nonostante sia ancora così piccolo, è perché tutti quanti, dirigenti e non dirigenti, anziani e non, a tutti i livelli, siamo uniti e compatti sulla stessa linea e perché pratichiamo con scrupolosità il centralismo democratico. Ma questo non significa che all'interno del Partito esista la "pace sociale" e che tutto fili liscio e senza contraddizioni. Il nostro Partito non si sviluppa pacificamente ma attraverso la lotta ideologica attiva e una pratica severa della critica e dell'autocritica. Al vertice e alla base. Questo è un bene non un male, una necessità. Ci aiuta a crescere politicamente bene individualmente e collettivamente e a evitare che il Partito o singoli suoi membri sbandino a destra o a "sinistra".
Voi sapete che all'interno dell'Ufficio politico c'è stata una contraddizione con un compagno per una grave violazione del centralismo democratico, per la grave distorsione della linea del PMLI riguardante l'applicazione di certe parole d'ordine del Partito durante uno sciopero generale a Bologna, per la non corretta applicazione della linea di massa del Partito in occasione di una manifestazione antifascista a Forlì e per altre cose minori.
La contraddizione è stata risolta con l'autocritica del compagno criticato per gli errori commessi e con la sua approvazione della Risoluzione dell'Ufficio politico in cui si rileva che "gli errori di detto compagno sono dovuti alla sua tendenza all'individualismo, allo spontaneismo, al soggettivismo, nonché a una sua non completa assimilazione della linea politica, organizzativa e di massa del Partito, a una sua riluttanza ad accettare le critiche e a un'ostinata difesa del suo operato".
Tempo fa da parte di alcuni compagni napoletani sono stati criticati l'uso da parte del Partito, del Segretario generale del Partito e de "Il Bolscevico" di certi termini quali "eterno", "immortale", "per sempre", "gloria", "altro mondo", "questa terra" ritenuti idealistici e metafisici e in contraddizione col materialismo dialettico e con la concezione materialistica della storia.
Considerando i contesti politici e le metafore in cui tali termini vengono usati, in genere si riferiscono ai maestri, all'Ufficio politico non sembra che la critica sia fondata. E nemmeno che abbia ragione di esistere la preoccupazione che il loro uso possa ingenerare "fraintendimenti - tra chi ci ascolta o ci legge" o che possa esserci un "rischio di propagandare una visione idealistica-religiosa, anche dei maestri". Possiamo sempre fornire l'interpretazione corretta a chi nutrisse simili dubbi.
Presi a sé i termini denunciati sono effettivamente idealistici e metafisici, ma perdono tale carattere in base all'uso politico che noi ne facciamo. Quando usiamo i termini "eterno", "immortale", "per sempre", "gloria" riferendoci ai maestri, vogliamo dire politicamente che il loro pensiero, insegnamenti e opere sono attuali e perdureranno nel tempo anche se conosceranno, inevitabilmente, nuovi sviluppi. Vogliono anche significare la nostra fedeltà ai maestri e incoraggiare le masse ad amarli, a studiare, assimilare e applicare i loro insegnamenti.
La lingua italiana è stata creata dal popolo italiano nel corso della sua storia millenaria. I vocaboli di essa non appartengono a una classe o a un'altra, fanno parte della lingua comune dell'intera nazione italiana di cui fa parte anche il proletariato. Essi servono tutte le classi della nostra nazione e ogni classe se ne serve per i suoi scopi, interessi e lotte. Stalin rileva che "le classi influiscono sulla lingua, introducono nella lingua le loro parole e le loro espressioni specifiche, e talvolta intendono in maniera diversa le medesime parole ed espressioni" ("Il Marxismo e la linguistica, scritto durante il 1950, Feltrinelli editore, marzo 1968, p. 79).
Stalin inoltre chiarisce che "cultura e lingua sono due cose differenti. La cultura può essere sia borghese che socialista, mentre la lingua, in quanto mezzo di comunicazione, è sempre una lingua comune a tutto il popolo e può servire tanto la cultura borghese che quella socialista" (idem, p. 42).
Non solo noi, ma anche i maestri hanno usato termini idealistici e metafisici per esprimere dei concetti politici - non però in campo teorico, ideologico e filosofico - per dare maggior forza a un ragionamento, per essere più efficaci e per farsi capire meglio dagli ascoltatori o dai lettori. Non per questo possiamo accusarli di essere degli idealisti e dei metafisici e in contraddizione col materialismo dialettico e col materialismo storico.
Mao, in un'intervista allo Snow, ha detto che essendo ormai vecchio si preparava a "raggiungere Marx". Un'altra volta ha utilizzato l'immagine dell'inferno con queste parole: "Tuttavia dovrebbero sapere che oggi è cambiato anche l'inferno. I re laggiù sono, in ordine, Marx, Engels e Lenin" (in "Respingere gli attacchi della destra borghese", 9 luglio 1957, opere scelte, 5 volume, Edizioni Einaudi, p. 648). Tutti voi ricorderete la favola di Yu Kung, scritta l'11 giugno 1945, in cui Mao dice che "impetosì Iddio, il quale inviò sulla terra due angeli che portarono via le montagne sulle spalle", quelle montagne che "il vecchio sciocco delle montagne del Nord" intendeva spianare.
L'espressione "altro mondo" è stata usata anche da Engels il quale ricordando la sua collaborazione con Marx così si esprimeva: "Quando si è avuto la fortuna di aver lavorato fianco a fianco, per quarant'anni, con un uomo come Marx, di solito, finché l'altro rimane in vita, non si viene apprezzati come si riterrebbe di meritare; ma una volta morto il più grande, il minore viene allora facilmente sopravalutato, e questo mi pare sia proprio ora il mio caso. La storia finirà col mettere ordine su tutto ciò, e da qui a quel tempo per fortuna si è andati all'altro mondo, e non si sa più niente di niente" (Lettera a Mehring, 14 luglio 1893, in Marx Engels "La concezione materialistica della storia", Editori Riuniti, p. 185).
In campo politico - non in quello filosofico -, se ci servono e le riteniamo efficaci per esprimere un concetto non dobbiamo aver paura di utilizzare vocaboli o termini d'uso comune, finanche religiosi, di per sé idealistici e metafisici. Come, per esempio, "eterno", "per sempre", "immortale", "sacro", "peccato", "miracolo", "spirituale", "fede", "venerazione", ecc. Usati tranquillamente dai maestri come si è visto. Quante volte Lenin ha usato il termine "imperituro" sinonimo di immortale? L'ha fatto pure nella sua opera dedicata a Engels. "Sacro" è stato usato da Marx ed Engels addirittura nel titolo della loro opera "La sacra famiglia", sia pure in senso ironico.
Lenin, per dimostrare quanto fosse eterna una verità della teoria economica di Marx, porta quest'esempio: "Nessuna circostanza futura potrà modificare la concordanza di questa teoria (quella della circolazione del denaro di Marx, nostra nota) con la pratica per la stessa semplice ragione per la quale la verità: Napoleone è morto il 5 maggio 1821, è una verità eterna". (Materialismo ed empiriocriticismo, maggio-giugno 1908, Editori Riuniti, opere complete, vol. 14, p. 139).
Stalin ha paragonato Hitler al diavolo e per incoraggiare il suo popolo alla resistenza antinazista ha detto che "il diavolo non è così terribile come lo si dipinge" (dal Discorso pronunciato alla rivista militare, il 7 Novembre 1941 sulla Piazza Rossa).
Per concludere sulla critica mossaci possiamo dire che dal vocabolario della lingua italiana possiamo prendere ciò che ci fa comodo e utilizzarlo secondo le nostre necessità politiche e dialettiche. Dobbiamo soltanto evitare, da una parte, di essere fraintesi e di introdurre categorie metafisiche, idealistiche e religiose nella linea del Partito e, dall'altra, di cadere nel purismo linguistico e formale e nello schematismo. Si tratta anche in questo campo di essere guidati dalla dialettica. Poiché esiste una dialettica tra l'uso di termini e i concetti che si vogliono esprimere.
Dobbiamo studiare tutti quanti di più il marxismo-leninismo-pensiero di Mao e la linea del Partito e applicarli correttamente secondo le indicazioni e le interpretazioni del Partito, e facendo ben attenzione a non deviare né a destra né a "sinistra". Studiando e ristudiando le opere dei maestri e la linea del Partito si impara sempre qualcosa. Così come partecipando alla lotta di classe.

LE PROSSIME BATTAGLIE ELETTORALI
Stiamo spendendo bene i cinque anni d'oro del Partito che avevamo individuato. Ne rimangono ancora tre. Se ci sapremo fare e se gli avvenimenti politici e sociali ci favoriranno, il riferimento è allo sviluppo della lotta di classe e all'autosmascheramento dei falsi comunisti e dei DS, potremmo raggiungere dei risultati politici e organizzativi mai verificatisi in 36 anni della nostra esistenza come marxisti-leninisti.
Proprio nel prossimo triennio ci attendono delle importanti battaglie elettorali. Cominciando da quella in corso sul referendum per l'estensione dell'articolo 18 e per l'abrogazione della servitù di elettrodotto e contro l'elettrosmog. In questa battaglia dobbiamo spendere il massimo delle nostre energie. Nei quindici giorni che ci rimangono, unendoci a tutte le forze che hanno la nostra stessa posizione, dobbiamo fare fuoco e fiamme per dimostrare che noi siamo i primi interessati al successo dei due SI'. è un'eccezionale occasione per far conoscere e apprezzare il PMLI. Non perdiamola, sarebbe un grave errore.
Nel 2004 vi sarà la battaglia per il rinnovo di tanti importanti comuni, tra cui Firenze, e quella per l'elezione del parlamento europeo. Nel 2005 la battaglia per l'elezione dei consigli regionali e, infine, nel 2006 quella per le elezioni politiche.
Dobbiamo prepararci fin d'ora a tali battaglie. Non possiamo assolutamente aspettare gli ultimi due mesi per farlo. Sarebbe come andare alle battaglie col fucile scarico o con poche cartucce.
Per quanto riguarda le elezioni amministrative non c'è altro modo di prepararsi che quello di calarsi nella propria realtà e di affrontare concretamente giorno per giorno i problemi materiali delle masse, a partire dal lavoro, la casa, la sanità, l'istruzione, i servizi sociali, e di studiare a fondo i bilanci, il programma, i piani regolatori, i progetti urbanistici, gli Statuti, ecc. delle giunte comunali, provinciali e regionali. Tutto ciò deve diventare pane quotidiano delle nostre Cellule. Non possiamo arrivare agli appuntamenti elettorali del 2004 e del 2005 improvvisando all'ultimo momento. La preparazione a queste battaglie deve costituire d'ora in poi la priorità delle Cellule interessate. In modo da essere in grado nei 45 giorni della campagna elettorale di produrre e diffondere dei documenti che smascherino le giunte uscenti e propongano le nostre alternative. Ma se non si comincia a lavorarci sopra fin da ora, magari facendosi aiutare da amici esperti in certi campi, è impossibile che la nostra voce politica ed elettorale abbia nelle masse l'influenza che vorremmo.
Le Cellule devono capire che spetta in primo luogo a loro condurre le battaglie elettorali comunali, provinciali e regionali, le quali non vanno considerate a se stanti ma come parte integrante, e un passaggio fondamentale, della guerra condotta dalle Cellule contro i governi locali.
Purtroppo è probabile che delle Cellule dovranno fare i comizi e i dibattiti interamente da sole, se dal Centro mancheranno le forze e i soldi per inviare sul posto dei propri oratori.
Spetta in primo luogo alle istanze centrali preparare e condurre le battaglie per le elezioni politiche ed europee. Per quelle politiche siamo in regola inquantoché non passa giorno che non teniamo sotto tiro il governo e che non ci occupiamo delle questioni di carattere nazionale. Anche se dobbiamo ricercare aiuto dall'esterno del Partito per approfondire certi temi di cui occorrono delle competenze e delle specializzazioni. Per le elezioni europee dobbiamo "pettinare" a fondo la Costituzione dell'Ue in fattura e non perdere una sola occasione per denunciare la politica dell'imperialismo europeo.
Per tutte queste battaglie confermiamo il nostro astensionismo elettorale. Chiarendo però che quello europeo ha un carattere diverso rispetto all'astensionismo per le elezioni amministrative e politiche. Esso è di principio, strategico, non tattico, in quanto noi rifiutiamo totalmente l'unione dei paesi imperialisti europei e chiediamo l'uscita da essa dell'Italia.
I risultati delle elezioni amministrative parziali del 25 e 26 maggio - che hanno visto avanzare l'astensionismo alle comunali e retrocedere nelle provinciali - confermano che l'astensionismo è sempre di più una scelta consapevole e frutto di un ragionamento politico sulla base di considerazioni politiche di carattere nazionale e locale. Confermano anche che le illusioni elettorali, parlamentari e governative sono ancora dure a morire.
Il Partito dove è stato presente ha fatto tutto ciò che era possibile in base alle sue forze e alle sue risorse. I militanti e i simpatizzanti del Partito, a parte una città in cui non si sono fatti sentire, si sono battuti bene con grande coraggio e spirito di sacrificio. A loro va il ringraziamento caldo e riconoscente del Comitato centrale.
Mentre le masse italiane intermedie e relativamente arretrate a milioni hanno superato l'elettoralismo, esso paradossalmente continua a influenzare la parte più avanzata e combattiva delle masse. Vedi i voti che in questa tornata elettorale settori notevoli dei movimenti no global, per la pace, "girotondini", ecc. hanno riversato a PRC, PdCI, DS e Verdi, vedi gli 8.110 voti che ha ricevuto un oscuro gruppo romano pseudocomunista e in odore di terrorismo.
Si tratta di quelle forze sociali che elezione per elezione scelgono il partito parlamentare "meno peggio" da votare. Perché credono, nonostante che propendono per una politica di sinistra, che sia meglio andare alle urne anziché astenersi, non avendo una coscienza rivoluzionaria e marxista-leninista e imbevuti come sono di concezioni democratico-borghesi, parlamentariste e riformiste. Specialmente quando intravedono un pericolo di destra - come in queste elezioni - istintivamente votano i partiti della "sinistra" borghese. Non si rendono conto che così causano un doppio danno: premiano il "centro-sinistra", che pur non amano e non ritengono ideale, e penalizzano l'astensionismo e il nostro Partito che lo propaganda e lo sostiene.
Naturalmente dobbiamo essere noi a tirar fuori dalla palude dell'elettoralismo e del parlamentarismo queste importanti forze, ma ciò sarà possibile solo nella misura in cui riusciremo a raggiungerle, a farci conoscere e apprezzare per la nostra proposta strategica e per il nostro lavoro concreto a servizio delle masse.
Indubbiamente la conquista delle avanguardie dei movimenti di massa anche sul piano elettorale costituisce la chiave per far compiere all'astensionismo un salto di qualità trasformandolo a livello di massa in un voto cosciente al PMLI e al socialismo.
Chiarire e far penetrare nelle masse il concetto che l'astensionismo non è un non voto ma un voto dato al PMLI e al socialismo è una questione della massima importanza. Per chiarire meglio questo concetto, e togliere di mezzo ogni possibilità di confusione, forse è opportuno cambiare la parola d'ordine delle tre forme dell'astensionismo da "non votare, vota nullo o bianco" a "Disertare le urne, annulla la scheda o lasciala in bianco).
Le nostre analisi dei risultati elettorali non devono essere condizionate dall'andamento dell'astensionismo. Morale alle stelle se sale, morale a terra se segna il passo o cala. La cosa più importante è capire perché sale, o è stabile, o scende per aggiustare il nostro tiro. In ogni caso che vada avanti o vada indietro l'astensionismo, che vadano avanti o indietro la "sinistra" o la destra borghesi o entrambe, noi non dobbiamo far dipendere la nostra analisi politica e sociale esclusivamente dai risultati elettorali. Questi sono degli indici importanti da tenere presente, ma non i soli. Quelli più importanti riguardano l'andamento della lotta di classe, dei movimenti di massa, delle lotte nelle piazze, nelle fabbriche, negli altri luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università.
I risultati elettorali, che siano giudicati da noi buoni o cattivi, non danno mai il quadro esatto dei rapporti di forza che esistono tra le classi e dello stato d'animo delle masse. Troppi fattori influiscono nel determinarle. Dal possesso dei media, dalla disponibilità di mezzi economici e tecnici, dalla influenza familiare specialmente sui più giovani, ai ricatti, ai controlli e ai condizionamenti sociali, alla corruzione. Inoltre va considerata la nostra capacità effettiva di arrivare a tutto l'elettorato. Tutto ciò non rende veramente libero il voto nell'Italia capitalistica e in mano alla destra e alla "sinistra" borghese.
La nostra scelta elettorale astensionista non è stata improvvisata e legata a un fatto contingente. Essa è frutto di un attento studio degli insegnamenti di Lenin sul parlamentarismo e sul partecipazionismo elettorale borghesi, nonché della situazione concreta esistente nel nostro Paese.
Ciò che dice Lenin nella celebre opera "L'estremismo, malattia infantile del comunismo" circa il parlamento borghese e il suo utilizzo da parte del partito del proletariato, era assolutamente giusto allora e, per quanto riguarda l'Italia, fino alla Grande Rivolta del Sessantotto. Era la risposta fulminante e necessaria per mettere Ko gli "ultrasinistri" come Bordiga che sostenevano l'astensionismo come principio e strategia. Le sue indicazioni elettorali corrispondevano perfettamente alla situazione di allora per quanto riguarda la costruzione del Partito, l'esperienza politica e parlamentare e il livello di coscienza politica delle masse russe e mondiali, specie in occidente, e la strategia della rivoluzione socialista.
Il nostro Partito ha sempre detto, e lo ha ripetuto anche nel documento elettorale dell'Ufficio politico del 9 Aprile scorso, che "è finito il tempo in cui era necessario lottare anche dentro il parlamento e i consigli comunali, provinciali e regionali per far valere le ragioni e gli interessi del proletariato e delle masse popolari. Ora la lotta di classe va portata tutta quanta al di fuori delle istituzioni rappresentative borghesi". Ed ancora: "Lo sviluppo della lotta di classe, la lotta per la disgregazione e l'abbattimento dello Stato borghese e per il cambiamento del sistema economico, istituzionale e sociale, ormai richiedono nel nostro Paese una netta separazione, anche sul piano istituzionale, tra il proletariato e i suoi alleati e la borghesia e i suoi alleati. A ciascuno i propri sistemi elettorali e regole assembleari. Il parlamentarismo alla borghesia la democrazia diretta al proletariato". E per realizzare ciò proponiamo di creare ovunque le istituzioni rappresentative delle masse costituite dalle Assemblee popolari e dai Comitati popolari.
Nel documento dell'Ufficio politico del 9 Aprile 2001 sulle elezioni politiche abbiamo rilevato che "nel passato, in altre condizioni e quando ancora le masse credevano nel parlamento, i marxisti-leninisti usavano anche la tribuna parlamentare per combattere la borghesia e il capitalismo. Ma mutata la situazione, ormai da tempo, esaurita l'esperienza parlamentare, constatando che un numero rilevantissimo e crescente di elettrici e di elettori ha perso ogni fiducia nel parlamento... non è più necesasio, utile e opportuno continuare a usare questa tribuna".
Questa è la chiave per capire la nostra tattica astensionista e i motivi per cui le giuste indicazioni di Lenin di allora, nel 1920, non possono essere applicate oggi in Italia, e non solo in Italia.
Il problema di fondo che allora aveva Lenin, e con lui tutti gli autentici marxisti-leninisti del mondo, era quello di stabilire una tattica elettorale che fosse in grado di dimostrare alle masse arretrate la natura del parlamento borghese e di spingerle alla lotta rivoluzionaria per abbattere il parlamento e realizzare il socialismo.
In Italia, ma anche in diversi paesi capitalistici, in base ai dati dell'astensionismo che dilaga ovunque, la prima parte di questo problema ormai non esiste più o può essere superato con la presenza e l'azione di un potente Partito del proletariato. Sempre di più le masse spontaneamente si astengono alle elezioni delegittimando il parlamento e le istituzioni rappresentative borghesi. Anche se ideologicamente non hanno ancora compreso la sua natura di classe e non hanno maturato la scelta per il socialismo. Ma questa coscienza e questa maturazione è impossibile acquisirla finché le masse non vengono a contatto col PMLI e noi non riusciamo a far penetrare in esse le nostre proposte politiche ed elettorali. Rimane aperta la seconda parte di tale problema, la disponibilità delle masse ad abbattere il parlamento e realizzare il socialismo, che si risolve solo con la conquista al PMLI della parte più avanzata del proletariato, delle masse e dei giovani.
Il nostro Partito sapeva benissimo, adottando la tattica elettorale astensionista, che ci sarebbero stati dei problemi sull'interpretazione corretta degli insegnamenti elettorali di Lenin. Per questo, nei documenti e nei discorsi elettorali, ha sempre cercato di argomentare bene la propria posizione antiparlamentare, che peraltro sarebbe rimasta valida e attiva anche se avessimo scelto di entrare nelle istituzioni rappresentative borghesi. L'antiparlamentarismo, infatti, è un dato universale dei marxisti-leninisti in quanto nemici giurati dello Stato borghese.
Con ciò ci siamo assunti una grossa responsabilità ma era in gioco, in ultima analisi, il marxismo vivo, lo sviluppo del marxismo-leninismo-pensiero di Mao circa l'elettoralismo e la lotta allo Stato borghese. La stessa responsabilità che ci siamo assunti a proposito della nostra linea sindacale.
Con questo ci pare di non aver tolto nulla a Lenin e ai suoi insegnamenti. Anzi ci siamo avvalsi di essi e del metodo di analisi di Lenin per sviluppare la linea del PMLI circa la lotta elettorale e il lavoro sindacale.
Un elemento forte del nostro astensionismo elettorale è la proposta delle istituzioni rappresentative delle masse. Dobbiamo far maggior leva su di essa per attirare e coinvolgere nella lotta antiparlamentare, antistituzionale e anticapitalista e per l'Italia unita, rossa e socialista tutti i rivoluzionari e i fautori del socialismo e i giovani e i giovanissimi che si battono per un mondo nuovo.
La storia ha caricato sulle nostre modeste spalle delle grandi responsabilità nei confronti del proletariato nazionale e internazionale. Dobbiamo dimostrare nella pratica che siamo capaci di sostenerle. Non dobbiamo mai abbandonare il nostro ruolo di avanguardia costi quel che costi. Dobbiamo essere coerenti con esso oggi e in futuro.
Dobbiamo essere fermi e incrollabili sui principi e sulla strategia e flessibili sulle tattiche ma attenti a non travolgere la linea di fondo. Ciò che la pratica ha decretato giusto va difeso e non va abbandonato. Dobbiamo essere talmente forti dal punto di vista ideologico e politico da essere capaci di respingere e combattere le influenze borghesi e revisioniste interne ed esterne al Partito che inevitabilmente si svilupperanno con la crescita del PMLI e con l'inasprimento della lotta di classe.
Il 21 gennaio dell'anno prossimo cadrà l'80 anniversario della morte di Lenin. Lo celebreremo con delle importanti iniziative, già programmate dall'Ufficio politico. Purtroppo di più non potremo fare mancandoci le forze necessarie.
Lavoriamo uniti, con perseveranza e fiducia, affinché il PMLI possa svolgere interamente il suo ruolo di avanguardia!
Costruiamo un grande, forte e radicato PMLI!
Buttiamo giù il governo del neoduce Berlusconi!
Per l'Italia unita, rossa e socialista!
Viva il PMLI e il Comitato centrale!
Coi maestri e il PMLI vinceremo!