L'accusa del Consiglio d'Europa
“La polizia italiana è razzista”
Mattarella e Meloni la difendono

Secondo la Commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa, in Italia le forze dell’ordine sono solite ricorrere alla profilazione razziale, cioè alla selezione sistematica di controlli e fermi di polizia in base all’origine etnica. L’organizzazione internazionale composta da esperti indipendenti nominati dai governi dei quarantasei paesi membri ha diffuso un rapporto che si basa su "analisi documentali, un sopralluogo nel paese e un dialogo confidenziale con le autorità nazionali": vi si sostiene che polizia e carabinieri italiani non paiono essere neppure "consapevoli" dell’entità del problema. Non sono assolutamente d'accordo neanche la gran parte dei politici italiani che all’unisono (con l’eccezione di Avs) esprime solidarietà alle forze dell’ordine, dalla premier Giorgia Meloni al ministro dell’interno Matteo Piantedosi, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale fa sapere di aver telefonato al capo della polizia Vittorio Pisani esprimendogli il suo "stupore".
Le 48 pagine del dossier poggiano su "molte testimonianze" confermate anche dai documenti delle organizzazioni della società civile e di altri organismi di monitoraggio internazionali specializzati. Il racial profiling, sottolinea l’Ecri, "ha effetti notevolmente negativi", perché genera un senso di "umiliazione ed ingiustizia" per i gruppi e le persone coinvolti, provocando "stigmatizzazione e alienazione". La commissione suggerisce che le autorità sottopongano le pratiche di fermo e di controllo e perquisizione della polizia a un giudizio indipendente: "L’esame dovrebbe essere condotto con la partecipazione attiva delle organizzazioni della società civile e dei rappresentanti dei gruppi potenzialmente esposti alle pratiche di profilazione razziale". Poi insiste sulla necessità che gli uomini in divisa siano formati come si deve. I funzionari delle forze dell’ordine dovrebbero conoscere "le pratiche che possono potenzialmente condurre alla profilazione razziale, con effetti nocivi sulla fiducia dei cittadini nella polizia, nonché per identificare modelli indicativi di razzismo istituzionale all’interno delle forze dell’ordine, in particolare nei confronti dei rom e delle persone non bianche o di origine africana".
Nel dossier si traccia un nesso col contesto politico-culturale più generale del paese: "Il discorso pubblico è diventato sempre più xenofobo – si legge nel documento – E il discorso politico ha assunto toni altamente divisivi e antagonistici prendendo di mira in particolare rifugiati, richiedenti asilo e migranti, così come cittadini italiani con contesto migratorio, rom e persone Lgbti. L’incitamento all’odio, anche da parte di politici di alto livello, spesso rimane incontrastato". Vi si cita, senza nominarlo direttamente, anche il caso del neo-eletto in Europa Roberto Vannacci: "Esempi recenti di dichiarazioni razziste e fobiche nei confronti delle persone Lgbti nella vita pubblica includono le osservazioni fatte in un libro pubblicato nel 2023 da un generale delle forze armate italiane". E ancora: "Nel loro percorso verso l’integrazione e l’inclusione, i migranti hanno sperimentato problemi concreti a causa della narrazione, sostanzialmente negativa, caldeggiata dalla classe politica. Anche le eccessive critiche rivolte a singoli giudici che si occupano di casi di migrazione mettono a rischio la loro indipendenza".
Lorenzo Trucco dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, che è tra i referenti del dossier e che segnala che si tratta di "una cosa molto seria" che "mette in rilievo delle inefficienze, delle arretratezze e arriva tramite un percorso molto dettagliato". Del resto appena venti giorni fa anche le Nazioni unite, in un documento del gruppo per il superamento del razzismo nel sistema poliziesco e giudiziario, sono arrivate a conclusioni simili circa la situazione del paese, il comportamento delle forze dell’ordine e le deportazioni in Albania.
Un invito dal forte valore simbolico, formulato per placare le polemiche e rinnovare alle forze dell’ordine la stima delle istituzioni, Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il capo della Polizia Vittorio Pisani, per respingere le accuse di razzismo rilanciate dal Consiglio d’Europa nei confronti dell’Italia.
La maggioranza è insorta. La Mussolini in gonnella ha respinto come "ideologiche" e "vergognose" le affermazioni del presidente dell’ECRI Bertil Cottier.
Al Viminale, dove il ministro Matteo Piantedosi ha respinto le accuse di razzismo come "sorprendenti e inaccettabili", raccontano che il capo della Polizia abbia "molto apprezzato la lungimiranza e l’intelligenza" del gesto con cui il presidente della Repubblica ha difeso un pezzo dello Stato e offerto uno scudo protettivo. La comunità ebraica ha espresso indignazione per le "false accuse" dell’ECRI. I sindacati sono insorti. E la destra di governo, per bocca del capogruppo di FDI Galeazzo Bignami, ha criticato la scelta delle opposizioni di non condividere la mozione di maggioranza: sarà esaminata il 10 giugno nell’aula della Camera "in risposta alle accuse di razzismo formulate da alcuni esponenti dell’ECRI". Accuse che al Viminale respingono con forza, ricordando che nel 2010 il dipartimento di Pubblica sicurezza ha aperto un osservatorio contro gli atti discriminatori (Oscad) "che in 15 anni ha formato più di 70 mila operatori".
Bertil Cottier, Presidente dell'ECRI, ha dichiarato: "Individuiamo diverse aree di preoccupazione quando si tratta di contrastare il razzismo e l'intolleranza in Europa. Ma vediamo anche segnali di speranza: ci sono anche aree in cui si stanno intraprendendo azioni politiche significative in molte parti del continente. Prevenire l'emergere o lo sviluppo di pratiche di profilazione razziale è fondamentale per rafforzare, mantenere o ripristinare la fiducia del pubblico nelle forze dell'ordine. Affrontare la persistente segregazione scolastica dei Rom è fondamentale per evitare di perpetuare disuguaglianze strutturali per un'altra generazione di Rom. Garantire pari diritti e dignità alle persone transgender e intersessuali e contrastare i discorsi d'odio transfobici sono essenziali per costruire una società autenticamente inclusiva. Infine, è necessario impegnarsi ulteriormente per rafforzare l'indipendenza e l'efficacia degli organismi per la parità a livello nazionale".
L'ECRI è un organismo di monitoraggio dei diritti umani del Consiglio d'Europa, unico nel suo genere, composto da esperti indipendenti, specializzato in questioni relative alla lotta contro il razzismo, la discriminazione (per motivi di "razza", origine etnica/nazionale, colore della pelle, cittadinanza, religione, lingua, orientamento sessuale e identità di genere), xenofobia, antisemitismo e intolleranza in Europa; elabora rapporti e formula raccomandazioni agli Stati membri.

11 giugno 2025