Gravissima decisione della multinazionale di Elkann
Stellantis tiene fuori dal contratto la Fiom
Il 6 giugno, dopo sei mesi di scioperi, manifestazioni e trattative serrate, presso l’Unione Industriali di Torino è stato firmato l’accordo per il rinnovo economico del contratto specifico di lavoro 2025-2026 di Stellantis, Cnh, Iveco e Ferrari.
L’intesa interessa complessivamente più di 60.000 lavoratori. A sottoscriverla sono stati Fim, Uilm, Fismic, Uglm e l’Associazione Quadri, mentre la Fiom Cgil, che non riconosce il Contratto collettivo specifico di lavoro (Ccsl) di primo livello ma avrebbe comunque voluto firmare almeno un verbale d’intesa, è stata oggetto di una gravissima esclusione da parte di Stellantis che, come hanno denunciato Samuele Lodi (responsabile nazionale Fiom per la mobilità) e Maurizio Oreggia (coordinatore del settore automotive) "evidenzia un chiaro pregiudizio ideologico e di chiusura al confronto e contraddice il percorso fatto nel quale l'azienda ha accolto la nostra piattaforma".
Il nuovo contratto prevede una tantum di 480 euro (240 a giugno 2025 e 240 ad aprile 2026), aumenti della retribuzione base di 139,80 euro, che incideranno su Tfr, straordinari e maggiorazioni, premi di risultato adeguati all’incremento salariale (tranne che per Ferrari, che mantiene un sistema autonomo), e una quota contrattuale di 35 euro per i non iscritti ai sindacati firmatari.
La trattativa per il rinnovo è durata sei mesi. In un primo momento, le aziende del gruppo Stellantis avevano accolto la piattaforma della Fiom, la quale, fin dall'inizio aveva chiarito che la presentazione delle proprie proposte non comportava di per sé un obbligo contrattuale. Ciononostante, denuncia la Fiom, il dialogo si è interrotto unilateralmente e, nonostante scioperi e mobilitazioni nei principali stabilimenti, Stellantis, Iveco, Cnh e Ferrari hanno rifiutato un accordo condiviso.
“La firma dell’accordo è anche il risultato di quegli scioperi – ricordano Lodi e Oreggia – ed è un risultato condivisibile nel merito, ma inaccettabile nel metodo in quanto sancisce l'ennesima rottura nel lungo conflitto tra la Fiom-Cgil”.
Per la Fiom la mancata firma del contratto non è un semplice incidente di percorso ma rappresenta la conferma che il gruppo automobilistico guidato da Carlos Tavares “rifiuta un sistema di relazioni sindacali democratico e inclusivo”.
Le ragioni profonde di questo conflitto risalgono a oltre dieci anni fa, al momento in cui Fiat – allora guidata da Sergio Marchionne – decise di uscire da Federmeccanica per non essere più vincolata al Contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici (CCNL) e negoziare un contratto aziendale separato, il cosiddetto Ccsl.
Quella scelta fu vista dalla Fiom, che ancora oggi rappresenta una quota importante di lavoratori, come un attacco al contratto nazionale e all’unità della rappresentanza dei lavoratori. Sin dall’inizio, il sindacato guidato allora da Maurizio Landini non firmò mai nessuna delle versioni successive del contratto specifico Fiat, divenuto poi FCA e infine Stellantis. Secondo la Fiom, l’intero impianto del Ccsl crea divisioni tra lavoratori, limita il potere contrattuale e scavalca le regole della rappresentanza sancite dall’accordo interconfederale del 2014.
18 giugno 2025