Approvati dalla Camera
Due nuovi contratti dei precari dell'università senza tutele
Solidarietà di duemila docenti. Esposto di Flc Cgil
Con il voto di fiducia di 178 deputati e nonostante la bocciatura da parte della Commissione europea, il 3 giugno la Camera ha dato il via libera definitivo al disegno di legge (ddl) 45/2025 concernente “Ulteriori disposizioni urgenti in materia di attuazione delle misure del PNRR e per l’avvio dell’a.s. 2025/2026”.
Si tratta di un provvedimento che infligge un altro colpo demolitore al sistema nazionale unico di istruzione pubblica e universitaria e aggiunge un altro importante tassello al nero disegno scolastico e universitario perseguito dal governo neofascista Meloni, dal ministro fascioleghista dell'Istruzione e del “Merito” Giuseppe Valditara e dalla ministra dell’Università Annamaria Bernini che mira alla piena e completa instaurazione della scuola e dell'università capitalista e neofascista.
Di fronte alle proteste e agli esposti presentati alla Commissione europea dalla Flc-Cgil e dall' Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia (ADI), a fine maggio la maggioranza neofascista ha collegato al ddl un emendamento, con prima firma di Mario Occhiuto (Forza Italia) e della senatrice a vita Elena Cattaneo, che fra l'altro impone nuovi e pesanti tagli al fondo di funzionamento delle istituzioni scolastiche e introduce due nuove forme di precariato e sfruttamento per gli oltre 30 mila ricercatori e contrattisti universitari.
L’emendamento voluto dalla ministra Bernini reintroduce due tipi di posizioni contrattuali: l'“incarico post-doc” e l'“incarico di ricerca”. Il primo è un rapporto di lavoro a tempo determinato la cui durata varia da uno a tre anni e include anche l'attribuzione di compiti didattici; l’altro è un contratto “co.co.co.” senza garanzie, simile all’“assegno di ricerca” abolito durante il governo Draghi a favore del più strutturato “contratto di ricerca”.
Si tratta di due nuove forme contrattuali precarie, sotto pagate, senza tutele sindacali e diritti sociali fondamentali come il diritto alla malattia, ferie, contributi previdenziali adeguati, maternità, ecc.. che colpiscono una platea potenziale di precari che oggi rappresenta fino al 40% del personale complessivo che fa ricerca e insegna nelle aule universitarie.
Con la prospettiva che fra un anno, con la fine del Pnrr e i tagli da 700 milioni già previsti nel prossimo triennio, le risorse per finanziare altro precariato (e posti stabili) saranno ancora di meno e migliaia di ricercatori e contrattisti saranno costretti o a licenziarsi o ad accettare condizioni di lavoro ancora più precarie.
Una prospettiva contro cui il movimento dei ricercatori precari si è mobilitato da mesi con manifestazioni di protesta negli atenei e a Piazza Montecitorio e un appello firmato da oltre 2 mila docenti solidali in cui fra l'altro si legge: “noi riteniamo che la ricerca sia un lavoro e quindi che qualunque rapporto di lavoro per ricercatrici e ricercatori a termine o a progetto non può che essere inquadrato in un normale rapporto di lavoro a tempo determinato, con tutte le relative tutele (maternità, malattia, ferie, contributi previdenziali adeguati, ecc.)... Questo dimostra che non tutta l’accademia è allineata con il governo. Chi sostiene che la ricerca è un lavoro, e non un ricatto, difende i precari e non li strumentalizza come invece è stato sostenuto da una vergognosa campagna sostenuta dal governo”.
Nei giorni scorsi la Flc-Cgil e l'Adi che nei mesi scorsi hanno già bloccato norme simili inserite in un precedente decreto, hanno annunciato un nuovo esposto all’Unione Europea contro il dilagare dei contratti precari nelle Università italiane spacciati dal governo, dai rettori della Conferenza dei Rettori delle Universita italiane (CRUI) e dalla Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca (CoPer) come una “svolta per la ricerca”.
Secondo la Flc e l'Adi invece c’è il rischio che, anche stavolta, “l’Italia stia violando gli impegni assunti nel Pnrr” contro l’abuso dei contratti a termine e con le modifiche del governo Meloni “il lavoro nell’università tornerebbe più precario”. I contratti “non rispettano le regole sulla non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato”.
Mentre l'USB nazionale ha indetto venerdì 20 giugno uno sciopero generale e sabato 21 giugno una “manifestazione nazionale contro la precarietà, contro la guerra, per una Ricerca Pubblica libera e pacifista”.
Per quanto riguarda invece la scuola superiore di secondo grado il provvedimento in base alla controriforma degli istituti tecnici e professionali opera un ulteriore taglio di 560 cattedre e posti di lavoro e stabilisce l’integrazione delle graduatorie dei concorsi PNRR con i candidati risultati idonei, nella misura del 30% dei posti messi a concorso, e la costituzione di elenchi regionali degli idonei delle procedure concorsuali bandite dal 2020, da utilizzare per le assunzioni a partire dal 2026/27, seguendo il criterio cronologico, in caso di esaurimento delle graduatorie dei vincitori.
Prevede inoltre la proroga al 31/12/25 delle assunzioni per i docenti inseriti in graduatorie concorsuali che verranno pubblicate dopo il 1° settembre 2025 ed entro il 10 dicembre 2025, nonché l’obbligo, per tutti i docenti individuati per l’immissione in ruolo, di comunicare l’accettazione della sede entro 5 giorni dall’assegnazione, pena la decadenza dall’incarico conferito.
Tra le novità sopravvenute durante l’iter parlamentare, da segnalare la costituzione di graduatorie ad esaurimento per gli idonei dei concorsi di educazione motoria per la scuola primaria e dello straordinario 2020; questa ultima verrà utilizzata nei limiti delle facoltà assunzionali residuali rispetto alle immissioni in ruolo necessarie al raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR e, in subordine, alle assunzioni degli idonei del concorso ordinario.
I vincitori che, in virtù della proroga delle assunzioni, verranno individuati dalle graduatorie pubblicate entro il 10 dicembre 2025, qualora conseguano l’abilitazione entro il 31 dicembre 2025, potranno essere assunti a decorrere dalla data di conseguimento della suddetta abilitazione e sostenere l’anno di prova.
Mentre per quanto riguarda la “Filiera formativa tecnologico-professionale” e la volontà di perseguire un addestramento professionale precoce attraverso i PCTO e i percorsi di apprendistato di primo livello al II anno per studenti che sono ancora in obbligo scolastico, confermano la volontà di questo governo di trasformare l’Istruzione tecnica in centri di addestramento e avviamento al lavoro precoce istituendo la nuova figura di un dirigente amministrativo. I costi per l’istituzione di questa nuova figura (a regime 145.512 euro) vengono posti a carico del fondo dedicato al personale della scuola che conseguentemente risulterà ulteriormente decurtato.
18 giugno 2025