È possibile cacciare Israele dall'Onu
Anche con questa Onu, controllata dalle superpotenze imperialiste e subalterna alla legge del più forte, è possibile sospendere e persino cacciare Israele genocida del popolo palestinese da questa organizzazione internazionale. La richiesta all’Assemblea generale dell’Onu è stata avanzata l’anno scorso dal relatore speciale per il diritto al cibo, Michael Fawkri, in occasione dell’“attacco di Israele al sistema Nazioni unite” e ai tre contingenti della missione Unifil, due dei quali italiani, in Libano lo scorso ottobre.
La sospensione del seggio di Israele dall'Onu, è invocata e documentata da tempo anche da Francesca Albanese, relatrice speciale sui diritti dei palestinesi nei Territori Occupati. Nelle 32 pagine che compongono il rapporto “Genocide as Colonial Erasure”, il secondo presentato davanti alla commissione delle Nazioni Unite dal 7 ottobre 2023, Albanese denuncia il massacro organizzato e volontario che Israele sta portando avanti contro il popolo palestinese.
Elencando fatti, nomi e responsabili di quello che è un vero e proprio genocidio, studiato per cancellare un popolo dal territorio e colonizzarlo, Albanese chiede che le Nazioni Unite sospendano Israele come Stato membro dell’ONU. I ripetuti massacri di civili inermi, il blocco degli aiuti per affamare volontariamente la popolazione, le malattie auspicate per indebolirla, così come la distruzione studiata di tutte le infrastrutture e le torture ripetute contro i detenuti fanno parte delle tattiche dei sionisti per “provocare la distruzione fisica” dei palestinesi.
Mentre in un comunicato promosso da Albanese e firmato da altri 19 relatori speciali dell'Onu fra l'altro si denuncia che dopo decenni di illegale occupazione della Palestina, la sfrenata impunità di Israele è culminata nel “dissolvimento dell’ordine internazionale a Gaza” e nel “deliberato progetto di estinzione dei palestinesi”. Nessuno dei Paesi chiamati a decidere ha “le mani pulite quando si tratta di diritti umani”, conclude il comunicato, ma ciò non vanifica la necessità di ristabilire la giustizia internazionale.
Gli articoli 5 e 6 della Carta dell’Onu prevedono infatti la possibilità di sospendere o espellere uno Stato membro quando questo abbia “con persistenza violato i Principi contenuti nella presente Carta”. La decisione richiede il consenso della Assemblea generale e “la raccomandazione del Consiglio di sicurezza”.
Una strada molto difficile da percorrere, considerato l’ostinato veto Usa degli e la decisione dei sionisti di Tel Aviv e di Trump di bombardare l’Iran con il silenzio-assenso del G7, ma non impossibile.
Esiste un precedente storico inerente la sospensione dall’Onu del Sudafrica, conseguita in pochi mesi nel 1974 grazie alla decisione del Comitato credenziali e l’ampio sostegno alla risoluzione 3207 dell’Assemblea. Le deliberazioni furono fatte valere per negare a Pretoria la partecipazione alle sessioni dell’Assemblea Generale dell’Onu malgrado il veto di Usa, Francia e Gran Bretagna al Consiglio di sicurezza. La sospensione terminò nel giugno 1994 con la fine dell’apartheid.
La strategia di designare Israele un governo a segregazione razziale – sulla scorta della risoluzione 3068 e di numerosi pronunciamenti sulle politiche discriminatorie di Tel Aviv – è una ragionevole pista alternativa che gode di vasto consenso della popolazione e di accreditati giuristi.
Non esiste un altro Stato al mondo che l’abbia mai fatta così franca come Israele. La storia è nota, ma ha dell’incredibile se si fa la conta delle risoluzioni Onu disattese da tutti i governi di Israele: 45 del Consiglio dei diritti umani (dal 2013 a oggi), 131 del Consiglio di sicurezza, un numero infinito di risoluzioni della Assemblea generale a partire dal 1956 – solo dal 2015 al 2023, l’assembla ha adottato 154 risoluzioni su Israele, 71 su tutti gli altri stati. Nel 2024, 17 risoluzioni sono state approvate per fermare Netanyahu. Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre Tel Aviv ha puntato al redde rationem, dopo decenni di ostilità con l’Onu. Il Segretario Generale bollato dal governo persona non grata. L’agenzia per i rifugiati palestinesi Unrwa messa al bando. I “peace keepers”
in Libano deliberatamente attaccati dall’esercito israeliano. E poi i 237 giornalisti uccisi a Gaza, in Libano e in Iran, gli oltre 400 operatori umanitari e 1300 sanitari uccisi a Gaza dall’ottobre 2023. Il numero più alto nella storia dell’Onu. E allora che si aspetta? Che si ripeta oggi nei confronti del popolo palestinese lo stesso olocausto subito dagli ebrei, rom e antifascisti ad opera dei nazisti hitleriani durante la seconda guerra mondiale?
2 luglio 2025