Il progetto dei nazisionisti per occupare Gaza
La “città umanitaria” è un ghetto per i palestinesi
Trump e Netanyahu stretti alleati nel genocidio palestinese
La relatrice Onu Albanese condanna la complicità delle aziende dei paesi imperialisti

Alcuni giorni prima dell'arrivo del criminale Netanyahu a Washington, il fascioimperialista Trump dichiarava che ci poteva essere un accordo per il cessate il fuoco a Gaza entro una settimana. Una settimana dopo, il 10 luglio, la visita si concludeva secondo la Casa Bianca con la prospettiva che un accordo poteva essere raggiunto entro la settimana successiva. Ossia con un nuovo nulla di fatto.
Intanto il genocidio palestinese continua, con un particolare accanimento dei nazisionisti presso i famigerati centri di distribuzione della società costituita con i complici Usa divenuti trappole mortali, e il 13 luglio registra secondo il ministero della Salute della Striscia di Gaza gestito da Hamas almeno 58.026 morti e 138.520 feriti, in gran parte donne e bambini.
L'11 luglio al momento di prendere l'aereo per tornare a Tel Aviv il criminale Netanyahu faceva sapere che “tutti gli obiettivi che si era prefissato di raggiungere durante la visita sono stati raggiunti" che evidentemente non contenevano l'accordo in discussione a Doha. Il nuovo progetto nazisionista è quello di occupare militarmente Gaza e rinchiudere la popolazione palestinese in una “città umanitaria”, ossia in un ghetto se non un campo di concentramento vero e proprio, come primo passo per cacciarla definitivamente. Che guarda caso è il progetto sponsorizzato da Trump come soluzione finale. Nello stesso momento i primi settanta D9, le gigantesche ruspe della Caterpillar che le forze armate sioniste usano per demolire case e distuggere campi coltivati dei palestinesi, ordinati dai nazisionisti agli Stati uniti sbarcavano nel porto di Haifa. Altri ne arriveranno per accelerare la demolizione in atto delle proprietà palestinesi in Cisgiordania ma soprattutto per completare il lavoro già avviato nella Striscia di Gaza per costruire al posto delle macerie i nuovi lager, in particolare nel sud dell'enclave per trasferirvi inizialmente circa 600.000 palestinesi già sfollati, come aveva annunciato il 7 luglio il ministro nazisionista della guerra Israel Katz.
L'organizzazione Euro-Med Human Rights Monitor, un'organizzazione di diritto umanitario con sede legale in Svizzera, denunciava in un comunicato del 9 luglio che il piano di trasferire l'intera popolazione della Striscia di Gaza in una cosiddetta "zona umanitaria" sopra le rovine di una parte di Rafah segna una pericolosa escalation del genocidio in corso, riflette un deliberato tentativo di spopolare Gaza e imporre una nuova realtà demografica che promuove un progetto coloniale per cancellare la presenza palestinese.
Secondo Euro-Med Monitor il piano mira, nella sua fase iniziale, a radunare centinaia di migliaia di civili palestinesi all'interno della Striscia di Gaza, come preludio al loro confinamento in una "zona umanitaria" costruita sulle rovine di una città distrutta, priva persino dei beni di prima necessità. La zona sarà posta sotto stretto controllo di sicurezza, con severe restrizioni alla circolazione, incluso il divieto di uscita. Ciò costituisce di fatto la creazione di un campo di concentramento di massa chiuso, dove la popolazione sarà trattenuta con la forza al di fuori di qualsiasi legittimo quadro giuridico.
Il pericolo di questo piano è aggravato dall'approvazione da parte del Ministro della Difesa Katz di quella che ha definito la "migrazione volontaria" dei palestinesi, il che indica chiaramente l'adozione da parte di Israele di una politica di sfollamento esterno rivolta alla popolazione della Striscia di Gaza. Ciò conferma che la concentrazione di persone nel sud non è una misura umanitaria, ma una fase transitoria all'interno di un piano sistematico di spopolamento di Gaza. È una diretta continuazione delle politiche di pulizia etnica perseguite da Israele fin dalla Nakba del 1948, volte a cancellare la presenza palestinese e sradicarla definitivamente dalla sua terra. Si tratta di un atto organizzato di genocidio che comporta l'imposizione deliberata di condizioni di vita potenzialmente letali volte alla graduale distruzione della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza attraverso la fame, l'umiliazione, la detenzione di massa nei campi di concentramento e la sottomissione forzata.
L'uso di termini fuorvianti come "zona umanitaria" nel contesto di crimini in corso, tra cui bombardamenti, carestia e sfollamenti forzati, è un palese tentativo di nascondere un crimine a tutti gli effetti e di trarre in inganno la comunità internazionale. Il piano non ha una vera dimensione umanitaria; serve solo come copertura per un chiaro obiettivo strategico: modificare forzatamente la composizione demografica della Striscia di Gaza e spopolarla gradualmente. Allo stesso progetto partecipano i centri di distribuzione degli aiuti gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation.
Lo sfollamento forzato è un crimine a sé stante secondo il diritto internazionale, che comporta l'espulsione di persone da aree in cui sono legalmente presenti, tramite la forza, minacce o altri mezzi coercitivi, senza alcuna giustificazione giuridica riconosciuta, ricorda Euro-Med Monitor che denuncia l'indifferenza degli stati e delle organizzazioni delle Nazioni Unite competenti nei confronti della politica israeliana di sfollamento forzato nella Striscia di Gaza che non può essere spiegata da incapacità. Piuttosto, riflette un certo livello di tolleranza e, in alcuni casi, di complicità nell'avanzare piani volti a spopolare la Striscia. Il continuo silenzio internazionale consente di fatto la prosecuzione di questo crimine.
Per dare un seguito alla sua denuncia, il 12 luglio, Euro-Med Monitor chiedeva la chiusura immediata della Gaza Humanitarian Foundation per i massacri nei punti di soccorso e l'incriminazione da parte degli organi giudiziari nazionali e internazionali del presidente americano Donald Trump come penalmente responsabile della sua complicità nel genocidio nella Striscia di Gaza per il sostegno diretto su vasta scala fornito dalla sua amministrazione a Israele, con aiuti militari, finanziari, politici e diplomatici.
L'11 luglio anche il Commissario Generale dell'UNRWA, Philippe Lazzarini, condannava il piano israeliano definendolo una "seconda Nakba" che "creerebbe di fatto enormi campi di concentramento". "Definirla una città umanitaria è un insulto ai principi umanitari, perché non c'è nulla di umanitario o umano nel cercare di confinare i primi 600.000, e poi l'intera popolazione di Gaza, in uno spazio attentamente controllato dalle forze israeliane", aggiungeva Tamara Alrifai, Direttrice delle Relazioni Esterne e della Comunicazione dell'UNRWA, il piano "trasferisce essenzialmente Gaza, precedentemente nota come la più grande prigione a cielo aperto del mondo, nella prigione a cielo aperto più angusta e sovraffollata del mondo".
Queste denunce confermano quella ribadita il 3 luglio da Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu per i territori occupati, “la situazione è apocalittica. A Gaza la gente continua a sopportare sofferenze inimmaginabili. Israele è responsabile di uno dei genocidi più crudeli della storia moderna, ha smantellato l'ultima funzione delle Nazioni Unite a Gaza, quella degli aiuti umanitari. La sua cosiddetta Fondazione Umanitaria per Gaza non è altro che una trappola mortale progettata per uccidere o costringere alla fuga una popolazione affamata, bombardata e destinata all'eliminazione". Dichiarazioni ribadite durante la presentazione del suo rapporto “Dall'economia dell'occupazione all'economia del genocidio” al Consiglio Onu diritti umani, riunito in sessione a Ginevra. Il rapporto evidenzia “il ruolo delle imprese nel sostenere l’occupazione illegale di Israele e la campagna genocida in corso a Gaza”, analizza “il modo in cui gli interessi delle imprese sostengono la duplice logica coloniale israeliana di sfollamento e sostituzione, volta a espropriare e cancellare i palestinesi dalle loro terre. L’indagine analizza le entità aziendali in vari settori: produttori di armi, aziende tecnologiche, imprese edili e di costruzione, industrie estrattive e di servizi, banche, fondi pensione, assicurazioni, università e associazioni di beneficenza” e stabilisce che “queste entità aziendali permettono la negazione dell’autodeterminazione e altre violazioni strutturali nei Territori palestinesi occupati, tra cui l’occupazione, l’annessione e i crimini di apartheid e genocidio, oltre a una lunga lista di crimini accessori e violazioni dei diritti umani, dalla discriminazione, alla distruzione selvaggia, allo sfollamento forzato e al saccheggio, fino alle uccisioni extragiudiziali e alla fame”. "Mentre la vita a Gaza viene annientata e la Cisgiordania è sotto attacco, il rapporto mostra perché il genocidio perpetrato da Israele continua: perché è redditizio per molte aziende" elencate nel rapporto, denunciava Albanese che chiedeva agli Stati membri dell'Onu di imporre un embargo totale sulle armi a Israele e di sospendere tutti gli accordi commerciali.
All'accusa rispondeva anzitutto l'imperialismo americano col segretario di Stato Marco Rubio che annunciava sanzioni personali e minacciava la relatrice Onu, “la sua campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata", la definiva colpevole di "illegittimi e vergognosi sforzi per fare pressione sulla Corte Penale Internazionale affinché agisca contro funzionari, aziende e leader statunitensi e israeliani". Ricordando che né gli Stati Uniti né Israele sono parte dello Statuto di Roma, era l'incredibile tesi di Rubio, "la sua azione è una grave violazione della sovranità di entrambi i paesi". O piuttosto era la riaffermazione che l'imperialismo americano e i nazisionisti vogliono imporre la cancellazione anche formale del diritto inernazionale sostituito con quella della legge del più forte.
Riguardo alla situazione della tratttativa in corso a Doha, il Centro Informazioni Palestinese, dava notizia il 14 luglio di un comunicato rilasciato al termine della riunione del giorno precedente delle delegazioni dei movimenti Hamas e Jihad Islamica nel quale si affermava che le due delegazioni hanno discusso degli immensi sacrifici del popolo palestinese e delle sofferenze umanitarie derivanti dalla guerra di sterminio, dalla carestia e dai massacri quotidiani commessi dall'occupazione israeliana.
"Le due delegazioni hanno inoltre elogiato con orgoglio e ammirazione l'eroica prestazione dei combattenti, il loro coraggio, la loro audacia e la loro determinazione, nonché le significative perdite che infliggono quotidianamente alle forze nemiche", dichiarava Hamas, e hanno sottolineato che qualsiasi negoziato deve portare al raggiungimento degli obiettivi e delle aspirazioni del popolo palestinese, principalmente la fine della guerra, il completo ritiro delle forze nemiche, l'apertura dei valichi e la ricostruzione.

16 luglio 2025