Sindacalista Usb rischia sanzioni per aver denunciato il carico di armamenti nell'aeroporto di Montichiari
A Brescia manifestazione di solidarietà a Luigi Borrelli

Il 9 luglio attraverso una lettera veniva annunciata una contestazione disciplinare nei confronti di Luigi Borrelli, lavoratore e delegato sindacale dell'USB. A emanarla la società Gda Handlig, una ditta operante nel settore della logistica che si occupa della movimentazione merci negli aeroporti, tra cui quello di Montichiari, nei dintorni di Brescia. L'accusa sarebbe quella di “aver violato obblighi di riservatezza con potenziale pregiudizio per la sicurezza generale dell’aeroporto”. Il passo successivo è un provvedimento sanzionatorio, che può arrivare fino al licenziamento.
Il singolo caso è da inquadrare nella campagna promossa dal sindacato di base Usb contro le guerre, in particolare promuovendo scioperi in tutti quei contesti in cui i lavoratori sono utilizzati per movimentare materiale bellico in scali portuali, aeroportuali e ferroviari utilizzati anche a scopo civile. Altri sindacati e comitati si sono mossi nella stessa direzione, come il Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali), molto attivo nel porto di Genova, che negli ultimi anni ha bloccato diversi carichi di armi in partenza dal porto ligure. Anche il sindacato SI Cobas ha messo in campo simili iniziative (in questo caso contro l'invio di materiale bellico utilizzato per il genocidio dei palestinesi a Gaza).
L'aeroporto di Brescia-Montichiari è un sito civile, ma dove transita materiale militare, e si trova vicino a quello dell'aeronautica italiana di Ghedi, che ospita però anche materiale bellico Usa tra cui, si stimano, tra le 20 e le 30 testate nucleari. Ovvero un aeroporto civile che si trova a stretto contatto con basi utilizzate da Italia e Nato e che, evidentemente, ne viene arbitrariamente coinvolto. L'11 giugno Luigi Borrelli si era già rifiutato di lavorare un carico di armi. Il 25 dello stesso mese, in vista di un aereo di materiale bellico diretto in Qatar, il sindacato di base aveva proclamato lo sciopero per gli addetti a quello specifico carico, poi revocato perché l'aereo, forse proprio a causa dello sciopero annunciato da Usb, non è poi decollato.
Lo sciopero era stato immediatamente contestato dalla commissione di Garanzia, che ne aveva chiesto la revoca perché, in mancanza di un accordo specifico, anche quel carico era da considerarsi nel perimetro del regolamento sui servizi pubblici essenziali. L’Usb sostiene invece che la spedizione di armi sia già esclusa dai servizi di pubblica utilità, poiché non è citata nella legge. Per quanto riguarda la divulgazione di informazioni ritenute riservate relative al carico di materiale bellico, L’usb parla di un “chiaro segnale intimidatorio”: “L’utilizzo di aeroporti civili per movimentare le armi è quindi una notizia che non va divulgata – dice il sindacato – né i lavoratori possono opporsi”. Come si può esercitare il diritto di sciopero se c’è un obbligo di mantenere segrete queste notizie?
Esprimiamo la nostra più totale solidarietà al sindacalista Usb Luigi Borrelli, nel mirino della repressione padronale. È infatti la quinta contestazione che l’azienda invia a Borrelli, già sanzionato in passato per le sue attività sindacali contro il movimento di armamenti con in totale 14 giorni di sospensione, oltre a un richiamo scritto. Ora potrebbero aumentare: entro 5 giorni il lavoratore potrà replicare, dopodiché l’azienda prenderà provvedimenti. Giovedì 17 luglio c'è già stata una prima risposta a sostegno di Luigi: a Brescia presidio davanti alla Prefettura in Piazza Paolo VI, con la partecipazione di centinaia di manifestanti.
Una vicenda che si inserisce nel clima di guerra che sta montando sempre di più, anche nel nostro Paese: l'Italia si sta preparando alla guerra imperialista, con l'obiettivo di portare al 5% la spesa militare. Ma il governo neofascista della Meloni si muove anche con altri provvedimenti, come il “decreto sicurezza” che vuole mettere a tacere il dissenso e il Decreto legge “infrastrutture” che blinda da qualsiasi controllo tutte quelle opere che sono considerate “difesa nazionale”. Anche le iniziative sindacali che sono in contrasto con questo clima da caserma saranno sempre più nel mirino del governo. Occorre al più presto una decisa risposta di massa. L'opposizione parlamentare è blanda e inconsistente, solo la mobilitazione e la lotta di piazza possono fermare il governo neofascista della Meloni fino a farlo cadere.

23 luglio 2025