Un altro passo avanti della “riforma” voluta dalla P2 e da Berlusconi
Il senato approva la separazione delle carriere dei magistrati
I pubblici ministeri assoggettati al governo. L'opposizione parlamentare non ha il coraggio di mobilitare le masse per fermare il governo neofascista
“Annuncio con grande soddisfazione il voto favorevole del Gruppo Forza Italia a questa epocale riforma costituzionale, che reputo la più significativa della storia repubblicana. Silvio Berlusconi ci guarderà dal cielo e sorriderà ai suoi allievi”: così il senatore di FI, Pier Antonio Zanettin, ha esultato parlando dal seggio che fu del defunto neoduce piduista, dedicandogli la controriforma della separazione delle carriere dei magistrati che è stata approvata il 22 luglio in prima lettura dal Senato, col voto compatto della maggioranza di governo, quello contrario di PD, M5S e AVS e l'astensione dei gruppi di Renzi e Calenda.
Anche se, in omaggio alla verità storica, avrebbe dovuto aggiungere al nome di Berlusconi anche quello del suo ispiratore, il capo della loggia P2 Licio Gelli, che quella controriforma l'aveva già preconizzata cinquant'anni fa nel suo “Piano di rinascita democratica” per riportare i magistrati sotto il controllo del governo come nel regime fascista, ed oggi realizzata con il disegno di legge costituzionale che porta la firma della premier neofascista Meloni e del Guardasigilli Nordio.
Una “riforma” costituzionale imposta “per decreto”
Trattandosi di una legge che modifica ben 7 articoli della Costituzione occorreranno altre due approvazioni da parte di Camera e Senato che, come ha annunciato esultando il ministro Nordio, avverranno in “tempi rapidi”, per consentire la tenuta del referendum confermativo nella primavera del 2026. E non c'è dubbio che avverrà così, visto che il ddl governativo, sia al Senato che nella prima votazione alla Camera lo scorso 16 gennaio, è stato approvato in forma blindatissima, senza neanche una virgola di differenza col testo varato dal Consiglio dei ministri del 29 maggio 2024.
È la prima volta nella storia repubblicana, infatti, che una legge di modifica della Costituzione viene approvata senza neanche un emendamento, come avviene ormai regolarmente coi decreti legge del governo, perché evidentemente il governo non vuol correre rischi neanche da parte dei suoi stessi parlamentari. E Nordio non si vergogna di annunciare che avverrà così anche nella seconda lettura. Ciò è la dimostrazione più lampante che il parlamento è già stato ridotto di fatto ad una pura e ubbidiente appendice del governo della Mussolini in gonnella, ancor prima che la sottomissione della magistratura e il premierato aboliscano del tutto la separazione dei poteri, completando il piano piduista di Gelli e di Berlusconi.
Lo ha denunciato anche il costituzionalista Gaetano Azzariti, richiamando la tendenza all'approvazione di leggi costituzionali a maggioranza assoluta anziché dei due terzi, affermatasi a partire dalla modifica del Titolo V nel 2001: “Ora però – osserva il giurista - si assiste a un salto di qualità: dalle riforme costituzionali di sola maggioranza alle riforme costituzionali del solo Governo contro o in assenza del Parlamento”.
Un corpo di pm agli ordini del governo
Per quanto riguarda il merito, Il ddl del governo separa completamente la carriera dei pubblici ministeri da quella dei magistrati giudicanti, oggi unificate, anche se dopo la riforma Castelli del 2001 i passaggi da pm a giudici e viceversa erano stati resi più difficili, e con la riforma Cartabia erano stati ridotti ad uno solo in tutta la carriera, tanto che si parla in media di una cinquantina di passaggi l'anno su un totale di circa 9.000 magistrati, lo 0,5%. Quindi la scusa della destra neofascista di impedire che troppi pm diventino giudici portandosi dietro una mentalità sempre favorevole all'accusa, è palesemente falsa e strumentale. Come lo è altrettanto quella sbandierata anche dalla ducessa, nell'esultare per l'approvazione al Senato, che la “riforma” servirebbe anche a “dare all’Italia un sistema giudiziario sempre più efficiente, equo e trasparente”. E questo perché, come denuncia il comunicato della Giunta esecutiva dell'Associazione nazionale magistrati, non solo “toglierà garanzie ai cittadini”, in quanto il suo intento è di “avere una magistratura addomesticata e subalterna, che rinunci al proprio compito di controllo di legalità”; ma anche perché “lo fa non prevedendo per la giustizia le risorse necessarie a garantirle un efficace funzionamento”.
Il vero motivo è che con questa “riforma” si vuol creare un corpo di pm separato dagli altri magistrati, pronti per essere messi sotto il controllo del ministro della Giustizia, esattamente come scritto nero su bianco nel piano della P2. Con un esempio assai efficace, riferendosi al recente attacco di Nordio alla decisione della procura di Palermo di ricorrere in cassazione per l'assoluzione di Salvini sul caso Open Arms, l'ex procuratore di Milano, Bruti Liberati, ha infatti ammonito: “Oggi sono importune interferenze, domani potrebbero essere ordini”.
Anche l'ex magistrato di Cassazione, Domenico Gallo, sottolinea che “attraverso una riforma della Costituzione, il piano gelliano prevedeva la separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e inquirenti, la sottoposizione di questi ultimi al controllo del ministro della Giustizia e la neutralizzazione dell’autogoverno dei magistrati, mediante la sottoposizione del Csm al controllo del Parlamento”. E aggiunge: “La profezia nera di Gelli non è mai tramontata, come un fiume carsico è affiorata più volte in diversi contesti politici e ora trova piena soddisfazione con la riforma costituzionale Nordio-Meloni.”
Come viene cancellata l'indipendenza dei magistrati
Per assicurare il controllo dell'esecutivo sul Csm, come preconizzato da Gelli, vengono creati due Consigli superiori della magistratura separati per i pm e i giudici, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica e composti per due terzi da magistrati (componente togata) e per un terzo da professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, eletti dal parlamento in seduta comune (componente laica). Ad un Csm già indebolito dall'essere spezzato in due, si aggiunge poi la sottrazione della giurisdizione disciplinare sui magistrati ordinari, che sarà devoluta ad un'Alta Corte disciplinare creata ad hoc.
E, infine, i membri togati non saranno più eletti tra i candidati delle associazioni dei magistrati bensì estratti a sorte, secondo la vulgata governativa di “sottrarli al gioco delle correnti”, in realtà per privarli del diritto costituzionale di rappresentanza. Ma mentre il sorteggio dei togati è “secco”, senza alcuna possibilità di intervento dell'intero corpo dei magistrati, quello dei laici avviene su un elenco di candidati scelto in precedenza dal parlamento, mantenendo con ciò il controllo della politica su questa componente, cioè di fatto della maggioranza parlamentare che sostiene il governo. Lo stesso vale per l'elezione dei vicepresidenti dei due Csm, scelti anch'essi dai due suddetti elenchi, nonché per i membri della corte disciplinare.
È questo il meccanismo ideato dal governo per cancellare l'indipendenza dei magistrati dal potere politico. “Sono fulcro della riforma i due Csm, l'Alta corte, il sorteggio”, sottolinea infatti il costituzionalista Massimo Villone. Che aggiunge: “Il messaggio che il governo manda con la riforma è che il magistrato per qualsiasi ragione scomodo non potrà aspettarsi di essere tutelato nelle sedi un tempo di effettivo autogoverno. Che si tratti di migranti, di inchieste sui potenti del Palazzo, o domani sui poveracci di cui alla legge sicurezza, non fa differenza”,.
Di ciò si è avuta una chiara anticipazione con la vicenda del giudice di Cassazione Raffaele Piccirillo, dileggiato pubblicamente e minacciato di provvedimenti disciplinari da Nordio, per essersi “permesso” in un'intervista di criticarlo per la sua condotta sul caso Al-Masri. Il Csm aveva aperto una pratica a tutela del magistrato dall'attacco del Guardasigilli, ma la componente laica rispondente al governo ha fatto mancare il numero legale per impedire di votarla. “Un atto quasi eversivo”, a detta di alcuni consiglieri togati, perché l'odg era già stato licenziato dal Quirinale, il cui discreto intervento ha poi costretto i riottosi a desistere dalla “protesta”. Ma non senza che questi avvertissero in un loro comunicato che “con la riforma della giustizia in dirittura d’arrivo gli italiani fra qualche mese non assisteranno più a pericolose invasioni di campo che non giovano alle nostre istituzioni”.
Opposizione parlamentare fiacca e rassegnata
La sicumera con cui i consiglieri laici della destra neofascista già inneggiano all'approvazione definitiva della controriforma piduista è purtroppo ben fondata, giacché anche durante la prima lettura l'opposizione parlamentare si è dimostrata fiacca e rassegnata di fronte all'arroganza della maggioranza e ai suoi metodi mafiosi e truffaldini (abusando di “tagliole”, “canguri” e quant'altro possibile), per tagliare i tempi e impedire il sia pur minimo dibattito e impedire la discussione di emendamenti. Ma soprattutto, di fronte ad una controriforma così marcatamente piduista e fascista – giacché, come ha denunciato nel suo intervento il senatore del M5S ed ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, “si tratta di un volano per ripristinare la vecchia giustizia classista forte con i deboli e debole con i forti del periodo precostituzionale”, cioè monarchico-fascista – l'opposizione non ha chiamato le masse in piazza per affossarla con la lotta, insieme al governo neofascista Meloni che la sta attuando.
Siamo alle solite: come di fronte al decreto liberticida e fascista “Sicurezza”, che riporta l'Italia allo Stato di polizia mussoliniano, l'opposizione parlamentare di PD, M5S e AVS non ha avuto il coraggio di ammettere che il fascismo è già tornato al governo nelle vesti femminili, “democratiche e costituzionali di Giorgia Meloni, così neanche di fronte alla controriforma piduista della giustizia, che sta per sopprimere l'indipendenza del potere giuridico, ha il coraggio di chiamare le masse in piazza per buttare giù Mussolini in gonnella, prima che arrivi a completare, col premierato , il regime capitalista neofascista.
3 settembre 2025