Israele nazisionista invade Gaza city, deporta i suoi abitanti e spacca in due la Cisgiordania
Hamas: “Non sarà un picnic”. Trump loda Netanyahu: “È un eroe di guerra”. Meloni promuova l'espulsione di Israele dall'Onu. Travaglio sponsorizza il famigerato Piano Riviera di Trump per Gaza
Strage di giornalisti, 210, dall'8 ottobre 2023
Alle quattordici barche partite da Barcellona e Genova si uniranno nella prima settimana di settembre altre 40 navi provenienti da Catania, Siracusa, dalla Tunisia e dalla Grecia con a bordo complessivamente settecento attivisti di ben 44 Paesi, annunciavano gli organizzatori della Global Sumud Flotilla che tenta di portare aiuti e aprire un canale umanitario permanente con Gaza. Una iniziativa importante, frutto di una mobilitazione popolare a favore della resistenza palestinese al genocidio nazisionista che tra l'altro mette ancora di più in evidenza la complicità dei governi imperialisti europei coi criminali sionisti. Il regime sionista minacciava di arrestare gli equipaggi già definiti come terroristi da rinchiudere nelle carceri di massima sicurezza di Ketziot e Damon e di confiscare le imbarcazioni con una nuova azione di pirateria in acque internazionali, che pensa impunita come le precedenti grazie ai complici governi imperialisti. Alla partecipata manifestazione di Genova per la partenza della flotta umanitaria un rappresentante dei portuali dichiarava che “se per soltanto venti minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, con le nostre compagne e i nostri compagni blocchiamo tutto, da qui non esce più neanche un chiodo”.
Alla vigilia della partenza della Global Sumud Flotilla era partito anche l'avviso dell'Idf, l'esercito sionista occupante, diretto agli oltre un milione di palestinesi della città di Gaza e altre aree del nord della Striscia che recitava “a partire da oggi (venerdì 29 agosto) alle ore 10:00 la pausa tattica locale nelle attività militari non sarà applicata all'area della città di Gaza, che costituisce una zona di combattimento pericolosa". Come se fino a quel momento il capoluogo della Striscia non fosse già zona di guerra da dove peraltro gli occupanti sionisti avevano “sollecitato” la popolazione a evacuare verso la parte sud; una mossa condannata financo dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, “l'evacuazione sicura dei palestinesi da Gaza City è impossibile e provocherà un esodo di massa che nessuna regione della Striscia può tollerare data la distruzione delle infrastrutture civili e la grave carenza di cibo, acqua, alloggi e assistenza medica" a causa del genocidio sionista. Un genocidio che al 30 di agosto registra almeno 63.025 morti palestinesi e 159.490 feriti, la maggior parte donne e bambini, oltre 9.000 dispersi, centinaia di migliaia di sfollati e 322 morti di fame, tra cui 121 bambini.
La dichiarazione ufficiale degli occupanti sionisti sull'attacco a Gaza era il passo che annunciava l'inizio della messa in opera del piano criminale presentato da Netanyahu l'8 agosto. L'esercito occupante già controlla direttamente circa l'80% della Striscia, restano fuori solo alcune città dove sono ammassati i due milioni di profughi palestinesi come Gaza City di cui il piano prevede l'invasione e la deportazione dei suoi abitanti; all'operazione militare su Gaza si affianca la separazione territoriale di Gerusalemme est dal resto della Cisgiordania che viene tagliata in due con l'interposizione delle nuove colonie costruite, come annunciava il ministro Bezalel Smotrich che il 20 agosto, all'approvazione definitiva da parte del governo commentava: "Stiamo finalmente mantenendo ciò che è stato promesso per anni, lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con slogan, ma con i fatti". Ognuna delle 3.400 nuove unità abitative destinate ai coloni rappresenta "un chiodo sulla bara di questa idea pericolosa. È la fine dell'illusione dello Stato di Palestina”.
Il piano in cinque punti su Gaza e i nuovi insediamenti dei coloni sono azioni propedeutiche al controllo militare diretto almeno di una parte della striscia di Gaza, se non di tutta, una volta cacciati i palestinesi, e dell'annessione ufficiale di buona parte della Cisgiordania, in previsione di prenderla tutta, salvo forse la residenza del collaborazionista presidente dell'Anp Abu Mazen. Ma il progetto sionista del criminale Netanyahu non si ferma a costruire la “Grande Israele” tra il fiume e il mare, tra il Giordano e il Mediterraneo, inglobando Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est, magari senza palestinesi ma punta a un obiettivo ancora più grande che illustrava in un'intervista del 12 agosto all'emittente israeliana i24News: uno Stato già immaginato da una corrente storica sionista che si estende dal Nilo all'Eufrate, comprendente quindi anche intere nazioni o parti di esse, Giordania, Libano, Siria, Egitto,Turchia. Iraq e Arabia Saudita. Le proteste dei governi di Giordania, Egitto e Arabia Saudita sono durate il tempo di un sospiro. Il criminale Netanyahu quindi non pensa solo a "finire l'opera" contro Hamas, come lo ha incitato di nuovo Trump l'1 settembre.
Rispetto al piano su Gaza, Hamas avvertiva che avrebbe reagito, “non sarà un picnic”. La principale organizzazione della resistenza palestinese ribadiva di essere pronta e definire un accordo per il cessate il fuoco, l'arrivo degli aiuti umanitari, il rilascio degli ostaggi come già comunicato ai mediatori egiziani e qatarioti “in cambio della fine della guerra e del ritiro delle forze di occupazione”; una proposta neanche presa in considerazione dai nazisionisti. In ogni caso, dichiarava Hamas, l’occupazione di Gaza “è un’avventura che costerà caro, non ci saranno rese”. E i soldati sionisti uccisi in un'imboscata il 30 agosto mente avanzavano nel quartiere di Zaytoun a Gaza City ne sono la riprova.
Il presidente americano Trump, che ha tenuto il palcoscenico internazionale per buona parte del mese di agosto con la farsa dei negoziati con la Russia conclusi finora con un solo successo, la riabilitazione del criminale Putin ricevuto con tutti gli onori per il vertice in Alaska, sulla questione palestinese lascia mano libera al criminale Netanyahu, definito “un eroe di guerra”, “e credo di esserlo anch’io. Voglio dire, ho mandato quegli aerei (a bombardare l'Iran)” aggiungeva subito a ruota per far capire che è comunque lui che vuol dirigere i giochi anche in Medioriente.
Fra le reazioni contro il criminale piano di Netanyahu per Gaza registriamo quella di Philippe Lazzarini, responsabile dell'Unrwa, l'organizzazione dell'Onu per i palestinesi cacciata dai sionisti da Gaza e dalla Cisgiordania che chiedeva nuovamente con forza un cessate il fuoco a Gaza: "Nulla giustifica questi massicci attacchi alla vita e all'identità palestinese. L'indignazione non basta. È tempo di azione, coraggio e volontà politica per porre fine a questo inferno sulla terra. Nessun luogo è sicuro a Gaza. Nessuno è al sicuro. Dopo quasi 700 giorni, le persone continuano a essere uccise e ferite, mentre l'esercito israeliano intensifica ed espande le sue operazioni" e uccide civili, personale sanitario, giornalisti e operatori umanitari. "E come se tutto ciò non bastasse, la fame minaccia tutti a Gaza con una morte lenta e silenziosa, o con una morte che si verifica mentre cercano disperatamente cibo. Un inferno che sta accadendo impunemente, sotto i nostri occhi.
Il Presidente del parlamento turco, Numan Kurtulmus, ha chiesto che “Israele sia sospeso dall'Onu finché non invertirà le sue politiche di genocidio". Anche la neofascista Meloni chieda l'espulsione di Israele dall'Onu, invece di continuare a tacere e seguire le indicazioni del capocordata imperialista Trump a favore dei nazisionisti. Il ministro degli Esteri Antoniio Tajani ha persino perso il senso del ridicolo quando recentemente ha affermato che su Gaza “il dibattito sterile lo lasciamo agli altri. Noi per aiutare il popolo palestinese ci muoviamo con fatti concreti, e continueremo a farlo. Siamo il quarto Paese al mondo dopo Qatar, Arabia Saudita ed Egitto, per minori portati in salvo da Gaza: ne abbiamo fatti uscire 181 (che incredibile successo, ndr). Più di tutti gli altri Paesi europei messi insieme". La vergogna di quanto fanno tutti gli altri paesi europei messi insieme non può coprire quella del governo neofascista italiano che da quasi due anni sostiene il genocidio palestinese dei nazisionisti. “La nostra linea è che bisogna sanzionare i coloni violenti che in Cisgiordania attaccano anche i cristiani”, sono loro casomai i criminali non il governo che li copre, spiega il pavido Tajani che conclude definendo “un errore”, di più non se la sente di dire contro l'amministrazione Trump, la decisione Usa di “non concedere il visto al leader dell'Anp Abu Mazen per parlare alle Nazioni unite”.
La neofascista Meloni tace e solo quando le è politicamente conveniente esprime una formale e innocua condanna delle azioni criminali sioniste come nei casi dell'assassinio dei giornalisti a Gaza: “Condanniamo l'inaccettabile uccisione di giornalisti a Gaza", ha detto la premier Giorgia Meloni, dal palco del Meeting di Rimini in riferimento ai sei giornalisti e membri dello staff di testate giornalistiche locali e internazionali come Reuters e Associated Press colpiti con una azione predeterminata dal comando militare sionista, assieme a altri civili, nel complesso ospedaliero del Nasser di Khan Younis, l’unica struttura ospedaliera ancora attiva nel sud di Gaza. A dire il vero già il bombardamento di un ospedale costituisce un crimine secondo le leggi internazionali ma oltre non poteva andare una delle pochissime governanti imperialiste rimaste come fedelissima alleata del criminale nazisionista Netanyahu. La stessa formale e altrettanto inconcludente “condanna” era stata espressa dalla neofacista Meloni per l'uccisione di sei giornalisti, tra cui il corrispondente di Al Jazeera, nell'attacco sionista del 10 agosto. Con lo stesso ossequioso rispetto la presidente del Consiglio aveva parlato al telefono con il criminale collega sionista Netanyahu il 30 luglio, riferiva un comunicato di Palazzo Chigi, e aveva “insistito sulla necessità di porre immediatamente fine alle ostilità, a fronte di una situazione a Gaza che è insostenibile e ingiustificabile". Poi seguivano gli scambi di saluti alle famiglie e metteva giù la cornetta.
La denuncia della strage dei giornalisti palestinesi era rilanciata dal direttore esecutivo di Reporter Senza Frontiere (RSF) in un comunicato che ricordava: "Dal 7 ottobre 2023, oltre 210 giornalisti palestinesi sono stati uccisi dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Rifiutiamo questa nuova e mortale norma, che settimana dopo settimana porta con sé nuovi crimini contro i giornalisti palestinesi che rimangono impuniti. Lo diciamo forte e chiaro: al ritmo con cui l'esercito israeliano uccide i giornalisti a Gaza, presto non ci sarà più nessuno a tenervi informati”. I nazisionisti non vogliono testimoni esterni che possano verificare il genocidio in atto a Gaza.
Il Gruppo per i diritti umani, la Palestinian Prisoner Society (PPS) denunciava in una nota del 29 agosto le forze di occupazione sioniste hanno messo in carcere 55 giornalisti palestinesi, di cui 50 giornalisti dall'inizio del genocidio in corso a Gaza.
"Il nostro obiettivo è combattere i terroristi, non i giornalisti, né chiunque non sia coinvolto nel terrorismo", raccontava l'ambasciatore sionista all’Onu. E infatti i qualcuno dei giornalisti uccisi era definito, senza portare prove, affiliato a Hamas, per la maggior parte dei giornalisti assassinati i nazisionisti non si curano nemmeno di trovare false prove. Per i nazisionisti sono giornalisti solo quelli che leggono nei loro servizi le veline del governo o dell'esercito, o quelli ingaggiati come nella vergognosa campagna propagandistica che ha prodotto le vomitevoli immagini degli influencer prezzolati e quelle riversate negli spazi comprati sulla compiacente Youtube che mostravano una Gaza completamente falsa, piena di cibo. Immagini che non possono confutare la oramai più che assodata realtà criminale della loro distruzione e genocidio nella Striscia. Si è trattato di una campagna palesemente falsa e quindi arrogante dei nazisioniti per farsi beffe persino dei governi imperialisti che li appoggiano.
Flebili le proteste dei governi imperialisti europei, denunce verbali senza azioni conseguenti e quindi ipocrite e ridicole, tardive casomai come quella della promessa di riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese prevista alla prossima assemblea generale dell'Onu. Una posizione ipocrita se non è seguita da atti concreti a partire dalla rottura di ogni rapporto con Israele e dal sostegno a una soluzione della questione palestinese non decisa da altri ma dal popolo palestinese, unico depositario di tale diritto. Certo, i nazisionisti hanno chiuso ogni porta alla discussione sullo Stato palestinese e arrogantemente sbeffeggiano i complici imperialisti come ha fatto l'ambasciatore sionista all'Onu che ha affermato che i paesi occidentali “vogliono dimostrare che stanno facendo qualcosa, quindi si sfogano con queste dichiarazioni esplicite" che non avranno alcun risultato. E sottolineava che questa era la stessa opinione degli Usa. A seguire il Segretario di Stato americano Marco Rubio annunciava la revoca dei visti ai membri dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell'Autorità Palestinese (ANP) in vista dell'Assemblea Generale Onu perché "l'impegno dell'amministrazione Trump era di non premiare il terrorismo". Liquidando così anche il collaborazionista Abu Mazen. Niente Stato palestinese, l'imperialismo americano guarda oltre. Infatti a fine agosto rispuntava la soluzione per la costruzione della “Riviera di Gaza”, l'ipotesi già avanzata da Trump a inizio anno, un nuovo progetto finito sul tavolo della Casa Bianca e rielaborato dagli stessi ideatori sionisti e americani dei quattro famigerati centri di distribuzione degli aiuti umanitari della GHF a Gaza, le criminali trappole umanitarie per i palestinesi. “Gaza diventerà uno scintillante resort turistico, e un hub per la tecnologia e l’artigianato high-tech” gestito per 10 anni da una amministrazione fiduciaria degli Usa, secondo il progetto reso noto dal Washington Post
, una volta tolti di mezzo gli oltre due milioni di palestinesi della Striscia.
Fra gli sponsor del famigerato Piano Riviera di Trump per Gaza si iscriveva Marco Travaglio che su Il Fatto Quotidiano
del 29 agosto sosteneva il principio che “Nulla può essere peggio che lasciar gestire da Israele quel fazzoletto di terra: un decimo della Val d’aosta, popolato da 2,3 milioni di palestinesi e lastricato di macerie e cadaveri. Qualunque soluzione è meno peggiore: anche un protettorato internazionale temporaneo con Usa, sauditi, emirati e Ue”. Insomma gli unici che non possono decidere il loro destino sono proprio quelli che ne avrebbero il diritto, i palestinesi. Il piano Trump è la soluzione per Travaglio che si dichiara a favore del progetto “ma a una condizione: che i palestinesi siano parte del piano, lavorando e guadagnando prima nella ricostruzione e poi nelle nuove attività economiche”. La questione palestinese quindi non è come dovrebbe essere una questione anzitutto di diritti politici, di diritto internazionale negato da criminali già sotto accusa al tribunale dell'Aja, ma di affari e convenienze, al massimo umanitaria, a vantaggio anzitutto dei criminali nazisionsti e dei paesi imperialisti occidentali.
3 settembre 2025