L'Italia è già a Gaza con un generale e il suo staff
Fin dall'indomani della presentazione del piano neocolonialista e imperialista Trump per Gaza, il Governo guidato dalla Mussolini in gonnella ha dato la propria disponibilità ad inviare un contingente militare in Palestina, ed a far parte del cosiddetto “Consiglio di Pace”. Il Bolscevico ha già trattato l'ergomento in due approfonditi articoli scaricabili ai link https://www.pmli.it/articoli/2025/20251008_36f_RespingerePianoTrumpGaza.html e https://www.pmli.it/articoli/2025/20251022_38d_NonUnSoldatoItalianoAGaza.html.
Seppur l'invio del reparto italiano sia subordinato ad alcuni passaggi istituzionali obbligatori, il governo Meloni ancora una volta scavalca il parlamento e con una decisione antidemocratica ed unilaterale, fa partire immediatamente i primi militari verso la Palestina. Le mire imperialiste di Roma in Medio Oriente sono forti a tal punto da ignorare non solo l'impalpabile opposizione parlamentare e la Costituzione borghese del '48 ridotta ormai a carta straccia e riformata più volte da destra, ma anche quell'obbligo che la vincolerebbe ad attendere una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ancora non ha “legittimato” neppure al suo interno queste operazioni militari, nè definito il mandato entro cui dovrebbero nel caso operare. Una pronuncia che ancora non c'è, ma ciò non pare proprio un problema per Mussolini in gonnella, tant'è che Meloni se ne infischia anche dell'ONU, si rimangia le sue stesse parole pronunciate meno di due settimane fa, con le quali affermava che il Governo avrebbe potuto inviare truppe per una forza di pacekeeping o di stabilizzazione “se richiesto dall'Onu”, e segue senza batter ciglio il suo alleato Trump, impaziente di inviare a Gaza una nuova forza neocoloniale atlantista.
Trump infatti ha già costruito quell'organismo capace di aggirare ogni coinvolgimento delle organizzazioni internazionali, e che si alimenta di forze militari rese disponibili da arbitrari accordi privati negoziati direttamente da lui per tutti i suoi complici più stretti, inclusa la sua pupilla Meloni. Al momento infatti partecipano all'ennesimo colpo di mano imperialista sferrato in barba alle regole internazionali Usa ed Israele, ma anche Danimarca, Canada, Giordania, Germania, Regno unito, Emirati arabi, Cipro, Grecia, Australia, Spagna e, per l’appunto, l'Italia in camicia nera della ducessa Meloni. Come primo passo in questa nuova missione imperialista, Meloni ha inviato un generale italiano con il proprio staff a prendere parte alle attività di pianificazione del Cmcc (Civili-Military Coordination Center), la struttura inaugurata dalle forze armate statunitensi lo scorso 17 ottobre a Kiryat Gat, ad una ventina di chilometri dalla striscia di Gaza. Sulla carta questo organismo che ha la funzione di centro logistico e militare, e dovrebbe avere il compito di monitorare l’implementazione del cessate il fuoco a Gaza. Un altro compito fondamentale che gli è stato attribuito da Trump, è la funzione di “sorveglianza” circa l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, che ancora oggi sono ridotti al lumicino nonostante gli impegni presi dal boia Netanyahu e la cui limitazione continua ad essere uno strumento di oppressione del popolo palestinese che anche stavolta non ha voce in capitolo. Ma il ruolo del Cmcc è anche quello di pianificare attività di intelligence, di sicurezza e di ricostruzione; tre colonne portanti nel controllo di un Paese e nel suo assetto politico, e proprio per questo lavorerà alacremente per individuare e piazzare in un modo o nell'altro, una nuova governance gradita all'imperialismo occidentale.
Insomma, quattro funzioni fondamentali, di straordinaria importanza, ma, lo ricordiamo, senza nessun a legittimazione internazionale, neppure dell'ONU, ormai ridotta ad un orpello al servizio dell'imperialismo. Oltre al contingente italiano già presente ad un passo da Gaza, ed i preparativi che fervono per inviare altro duecentocinquanta soldati italiani, è altrettanto grave l'attività di collaborazione con il centro dei diplomatici dell’ambasciata italiana a Tel Aviv e del consolato a Gerusalemme che stanno già lavorando da tempo congiuntamente.
Questo ruolo di pianificazione a fianco del governo sionista e genocida, è tenuta in pugno dal generale di brigata Sergio Cardea, comandante dell’Italian Joint Force Headquarters (Jfhq) che guida una struttura militare dell’esercito che è già alle dipendenze del Comando operativo di vertice interforze (Covi), unità creata nel 2007 per intervenire nelle cosiddette “aree di crisi” nel mondo, attraverso la quale l'imperialismo occidentale allunga i suoi tentacoli mascherati dalla fandonia delle “missioni di pace”. Una bugia che però trova concordi ed allineate tutte le forze politiche parlamentari, anche di sedicente “opposizione”; ecco perchè fermarle è ancora una volta compito delle masse popolari antifasciste ed antimperialiste che dovranno tornare presto ad inondare le piazze con una marea che noi appoggiamo ed alimentiamo con tutta la nostra forza.

5 novembre 2025