L'impressionante dispiegamento militare ha già attaccato in acque internazionali almeno sette presunte imbarcazioni di narcotrafficanti
L'imperialismo americano pronto ad aggredire il Venezuela
Il vero obiettivo è il golpe e il petrolio
“I giorni di Maduro sono contati? Direi di sì, penso di sì”, sosteneva il fascioimperialista Trump il 2 novembre in una intervista alla Cbs,
e rispondendo alla domanda su possibili attacchi al Venezuela diceva di no per ora, “dubito andremo in guerra, non credo ma ci hanno trattato molto male”. E a cos'altro servirebbe allora l'impressionante dispiegamento militare che ha già attaccato al largo del Venezuela, in acque internazionali, almeno sette presunte imbarcazioni di narcotrafficanti se non a compiere i primi passi coi quali l'imperialismo americano si è preparato ad attaccare il paese.
Nella prima settimana di novembre arriverà nella regione la Gerald Ford, la più grande portaerei americana con 50 cacciabombardieri, 4.000 soldati e le sue navi di scorta che si unirà alla flotta di navi da guerra composta da una quindicina di unità, tra incrociatori e cacciatorpedinieri, sommergibili e basi galleggianti degli incursori delle forze speciali e degli oltre 2 mila marines, appoggiati dalle basi sull'isola di Porto Rico dove sono stati schierati anche una decina di caccia F-35 e l'oramai immancabile batteria di droni. Nell'attesa della Ford, i marines si sono esercitati sull'isola con manovre di sbarco e infiltrazione nell'entroterra. Uno schieramento militare che non si vedeva nei Caraibi dai tempi del blocco navale ordinato da Kennedy nel 1962 contro Cuba.
Le operazioni militari dell'imperialismo americano al largo delle coste venezuelane erano iniziate già nell'agosto scorso con l'arrivo dei primi mezzi da guerra, preparate dalle dichiarazioni di Trump di voler reprimere i cartelli della droga che operano in vari paesi nella regione ma quello che interessava al leader imperialista era sostanzialmente mettere sotto pressione il regime riformista di Maduro, sulla cui testa metteva una taglia di 50 milioni di dollari in cambio di informazioni che potessero portare al suo arresto. Alle serie di bellicose dichiarazioni della Casa Bianca naturalmente non facevano seguito prove sulle accuse ma a Trump non interessa certo portare gli accusati in tribunale, non è il rispetto della legalità e della legislazione internazionale che gli interessano e anzi le scredita a ogni occasione. Le nuove regole diventano quelle della legge del più forte, del nuovo sceriffo imperialista che non perde certo d'occhio le guerre a giro per il mondo e che torna a occuparsi anche della situazione nel “cortile di casa”, secondo quella dottrina Monroe che spinse più di un secolo fa il nascente imperialismo americano a dettare legge nel continente americano.
Il battesimo del fuoco della forza appena schierata ne era ina dimostrazione e avveniva il 3 settembre quando un trionfante Trump annunciava che nella prima operazione antidroga i militari avevano distrutto una imbarcazione e eliminato gli 11 uomini a bordo che proveniva dal Venezuela ed era sospettata di trasportare droga. Nessuna prova a sostegno delle accuse seguiva l'annuncio di Trump che incarnava e riuniva in sé il giudice accusatore, quello del tribunale e il comandante del plotone di esecuzione. Una palese illegalità che passava alle cronache imperialiste come un avvenimento “normale”, come da due anni scorrevano senza colpo ferire le notizie del genocidio palestinese a Gaza, e che si ripeteva nelle stesse acque internazionali per almeno altre sei volte.
Non a caso anche la Ue imperialista, come a Gaza, si accoda al capocordata americano: “Condividiamo l’obiettivo di smantellare il crimine organizzato ma qualsiasi azione deve rispettare il diritto internazionale”. Un monito puramente formale e infatti velocemente sparito nelle profondità dei Caraibi.
Il 15 ottobre, tramite la consueta velina passata al New York Time, la Casa Bianca annunciava di aver autorizzato la Cia a condurre “operazioni letali” in Venezuela e successivamente Trump confermava la possibilità di azioni anche di terra contro basi, porti e aeroporti sospettati di essere utilizzati per il traffico di droga, con incursioni dei reparti schierati davanti e coste del paese.
Il vero obiettivo del dittatore fascista Trump è il golpe per eliminare il presidente Maduro, tagliare i legami di Caracas con il socialimperialismo cinese e l'imperialismo russo che hanno le mani sul Venezuela e impossessarsi del petrolio venezuelano. Un piano di guerra approvato entusiasticamente dalla leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, appena vincitrice del premio Nobel per la pace, quello ambito da Trump e a quanto pare finito in mani altrettanto belliciste. In una recente intervista su Bloomberg la Machado sosteneva che “per anni abbiamo chiesto alla comunità internazionale di tagliare le fonti di attività illegali in Venezuela, diventato un rifugio sicuro per le attività di tutte le reti criminali internazionali e finalmente questo sta accadendo”. Anche con attacchi militari, dato che “credo che l’escalation in corso sia l’unico modo per far capire a Maduro che è ora di andarsene” così che “questo centro criminale nel cuore delle Americhe” possa essere trasformato sotto la sua direzione “in uno scudo di sicurezza e in un grande alleato delle democrazie occidentali”. Che non hanno nulla dia dire anche se è costruito con atti di pirateria e assassini, senza processo. “Bisogna capire che questa è una guerra molto crudele”, sentenziava Machado, la Nobel per la pace, assicurando che “il popolo venezuelano appoggia pienamente il presidente Trump e la sua strategia”.
I marxisti-leninisti italiani, come i comunisti venezuelani, non appoggiano Maduro, che pratica una politica interna antipopolare e anticomunista. Tuttavia condannano fermamente il dittatore fascista Trump che col pretesto della lotta al narcotraffico intende instaurare in Venezuela un governo fantoccio al servizio dell'imperialismo americano.
5 novembre 2025