Per il vicepresidente americano Vance sarebbero semplici “scaramucce”
Rappresaglie nazisioniste a Gaza: 104 morti e 253 feriti palestinesi in un solo giorno
1 a 100 come i nazisti è la nuova tattica sionista a Gaza. Trump approva, Meloni tace e acconsente. 40 organizzazioni umanitarie accusano Israele di ostacolare ancora la consegna di aiuti alla Striscia di Gaza
Hamas: “il popolo palestinese continuerà la sua resistenza e la sua lotta finché non riconquisterà tutti i suoi diritti storici in Palestina”
Il rapporto è di 1 a 100 come nelle rappresaglie naziste contro la resistenza, per un soldato occupante ucciso a Rafah un intenso bombardamento sulla città a partire dall'ospedale centrale, e su Kan Younis e Gaza City nella notte fra il 28 e il 29 ottobre, denunciava la Protezione civile di Gaza, causava oltre 100 morti, dei quali 46 bambini e 20 donne, e più di 253 i feriti. Abbiamo eliminato “oltre 30 comandanti di gruppi armati a Gaza”, esultava il rapporto dell'esercito occupante che ribadiva di voler "continuare a far rispettare l'accordo e a rispondere con forza a qualsiasi violazione" della fantomatica tregua definita dall'accordo Trump-Netanyahu. Completava il suo compito di gestore unico della “pace” in Palestina anunciando nella mattinata del 29 ottobre che il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza riprendeva dalle 10 ora locale. E il vicepresidente americano Vance assicurava che “il cessate il fuoco sta tenendo. Credo che la pace in Medio Oriente resisterà nonostante le scaramucce". Il genocidio palestinese derubricato a semplici “scaramucce”. Secondo il ministero della Salute di Gaza il bilancio delle vittime della guerra dei nazisionisti nella Striscia è salito lo scorso 2 novembre a 68.865 morti e 170.670 feriti.
Il presidente americano Trump, a bordo dell'Air Force One in viaggio verso il vertice di Seul in Corea del Sud. approvava gli attacchi nazisionisti a Gaza, affermando che erano giustificati poiché, a suo avviso, "hanno ucciso un soldato israeliano" e “quando succede una cosa del genere, è giusto reagire". Anche la Germania di Merz approvava mentre la neofascista Meloni come al solito taceva, lasciava la parola al ministro degli esteri e Tajani ribadiva che “l’Italia farà la sua parte” e precisava come, “siamo già presenti nel comitato di coordinamento militare e diplomatico con i nostri ufficiali e con i nostri diplomatici e faremo di tutto per lavorare in collaborazione con Paesi come la Giordania, l’Arabia Saudita, gli Emirati e l’Egitto per cercare di dare un contributo determinante anche con una eventuale presenza militare italiana”.
”Israele continua a commettere genocidio contro i palestinesi”
In un’intervista ad Al Jazeera Mubasher
diffusa il 3 novembre, il presidente colombiano Petro ha affermato che, sebbene Israele “sia uno Stato con un governo”, “ha commesso un genocidio e sta ripetendo ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, ma questa volta contro i palestinesi”. Una delle rarissime voci tra i governi borghesi complici dei nazisionisti.
Il 31 ottobre anche l'Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani ricordava che “Israele continua a commettere genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, seppur a un ritmo meno drammatico e con un nuovo metodo basato sulla violazione quotidiana del cessate il fuoco attraverso bombardamenti limitati, che si intensificano ogni pochi giorni in campagne di bombardamenti su larga scala contro le case dei cittadini e degli sfollati”. L'Osservatorio spiegava che l'esercito di occupazione israeliano ha attuato una politica di graduale escalation dall'entrata in vigore dell'accordo di cessate il fuoco, l'11 ottobre, passando da attacchi sporadici a ondate di uccisioni di massa. Così l'esercito sionsita ha ucciso 219 palestinesi, tra cui 85 bambini, dall'entrata in vigore dell'accordo, con un tasso di oltre 10 palestinesi uccisi al giorno, e circa 600 feriti, per una media di 28,5 feriti al giorno. Questi tassi sono elevati e dimostrano che Israele non ha cessato la sua campagna di uccisioni, iniziata più di due anni fa. Euro-Med evidenziava che, oltre ai bombardamenti quotidiani, l'esercito occupante aveva lanciato in una ventina di giorni due importanti ondate di aggressione: la prima il 19 ottobre, che ha ucciso 47 palestinesi, tra cui 20 bambini e 6 donne; e la seconda il 28 e 29 ottobre.
Indicava che questi crimini non sono episodi isolati ma piuttosto un piano deliberato che riflette una chiara tendenza, a livello politico e militare israeliano, a minare il cessate il fuoco adottando una politica di "uccisioni intermittenti". Ciò mantiene l'aggressione militare in uno stato di continuità permanente e consente al crimine di genocidio di continuare sotto la copertura del silenzio internazionale e della complicità politica degli alleati imperialisti.
In prospettiva l'Osservatorio Euro-Med riteneva che lo sviluppo più pericoloso al momento sia quello che sembra essere un piano per ridisegnare la mappa geografica della Striscia di Gaza, imponendo un'effettiva divisione tra est e ovest, isolando ampie zone del suo sud (Rafah) e del nord (Beit Hanoun, Beit Lahia e parti del campo di Jabalia) e istituendo zone rosse e gialle in cui Israele, con il sostegno americano, si attribuisce poteri assoluti di attacco e distruzione. Una divisione della Striscia che sta portando alla disintegrazione virtuale dell'unità geografica della regione, trasformandola in uno spazio inabitabile e costringendo i residenti a migrare forzatamente come unica opzione di sopravvivenza.
E concludeva dichiarando che il persistente silenzio della comunità internazionale e la sua incapacità di attivare meccanismi di responsabilità danno di fatto a Israele il via libera per continuare a commettere omicidi di massa e inaugurare una nuova fase di lento genocidio, volta a porre fine all'esistenza palestinese nella regione, e invitando la comunità internazionale ad adottare misure concrete per imporre una protezione immediata ai civili, porre fine a ogni forma di bombardamento e blocco e garantire il ritiro delle forze israeliane e la cessazione del genocidio commesso a Gaza.
Per 40 Ong ”Israele ostacola la consegna di aiuti alla Striscia di Gaza”
40 organizzazioni umanitarie hanno accusato Israele di ostacolare la consegna di aiuti alla Striscia di Gaza utilizzando un nuovo sistema di registrazione per le ONG internazionali, lasciando decine di milioni di dollari di aiuti bloccati ai valichi
Queste organizzazioni, tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam, People in Need e il Consiglio Norvegese per i Rifugiati, hanno denunciato a fine ottobre che Israele aveva respinto 99 richieste di consegna di aiuti a Gaza nei primi 12 giorni del cessate il fuoco. Tre quarti dei rifiuti sono stati motivati dal fatto che queste organizzazioni, alcune delle quali operano a Gaza da anni, “non erano autorizzate” a consegnare aiuti alla Striscia di Gaza, secondo le nuove norme decise da Tel Aviv che impongono alle organizzazioni umanitarie che operano a Gaza e nella Cisgiordania occupata di registrarsi nuovamente presso le sue autorità entro la fine dell’anno, pena la revoca delle licenze operative. “Siamo ora in una situazione di stallo”, dichiarava Jan Egeland, capo del Consiglio norvegese per i rifugiati, spiegando che quando la sua organizzazione chiede di portare aiuti, le autorità israeliane rispondono: “La vostra registrazione è in fase di revisione, non potete portare aiuti, non siete autorizzati a portare aiuti”. In questo contesto, l’UNRWA ha affermato che scorte di rifugi invernali sufficienti per un milione di persone rimangono immagazzinate nei depositi e Israele ne impedisce l’ingresso a Gaza.
Hamas: “il popolo palestinese continuerà la sua resistenza e la sua lotta finché non riconquisterà tutti i suoi diritti storici in Palestina”
Il 2 novembre 1917, il Ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour inviò una breve lettera a Lord Rothschild, uno dei leader del movimento sionista in Gran Bretagna, promettendo il suo sostegno alla creazione di un "focolare nazionale per il popolo ebraico in Palestina", che in seguito divenne noto come "Dichiarazione Balfour", ricordava un articolo del Centro di informazione palestinese, che sottolineava come dopo 108 anni, la promessa Balfour è ancora presente in ogni aspetto della vita palestinese. La guerra genocida contro la Striscia di Gaza, durata due anni interi, il blocco, lo spettro della colonizzazione e dell'annessione che sta gradualmente travolgendo la Cisgiordania, gli sfollamenti forzati a Gerusalemme, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, sono tutte estensioni di questa promessa che ha legittimato l'ingiustizia e gettato le basi per la più lunga occupazione nella storia dell'umanità.
Di seguito riportava una dichiarazione rilasciata in occasione del 108° anniversario della Dichiarazione Balfour dal Dipartimento delle pubbliche relazioni del movimento Hamas in Libano che affermava che il popolo palestinese continua a pagare il prezzo di questa dichiarazione, che ha istituito "l'entità sionista terrorista sulla terra di Palestina", ha impedito la creazione di uno stato palestinese indipendente e ha gettato la regione in un conflitto perpetuo e in atti di genocidio contro i palestinesi, l'ultimo esempio dei quali è l'attuale situazione a Gaza dopo l'Operazione Al-Aqsa.
La dichiarazione sottolineava che l'operazione e la perseveranza del popolo palestinese di fronte all'aggressione israeliana hanno confermato al mondo che i palestinesi hanno il pieno diritto di liberarsi dall'occupazione, di costruire il proprio Stato indipendente su tutto il territorio nazionale e di consentire il ritorno dei rifugiati alle loro case. Affermava che "la coraggiosa resistenza di Gaza" ha riportato la causa palestinese al centro dell'attenzione internazionale e ne ha dimostrato la legittimità di fronte alla "brutale occupazione terroristica" e ribadiva che il popolo palestinese ha pagato il prezzo della Dichiarazione Balfour con il proprio sangue, la propria libertà e le proprie risorse, offrendo centinaia di migliaia di martiri, feriti e prigionieri, sopportando sfollamenti e dispersione, e che la sicurezza, la stabilità e il progresso nella regione "saranno possibili solo con la scomparsa dell'entità creata dalla Dichiarazione Balfour".
La dichiarazione si concludeva affermando che il popolo palestinese continuerà la sua resistenza e la sua lotta finché non riconquisterà tutti i suoi diritti storici in Palestina.
“L'occupazione commette crimini di profanazione dei resti dei detenuti palestinesi”
Il Direttore Generale del Ministero della Salute di Gaza, Mounir al-Barsh, comunicava il 3 novembre che le autorità di occupazione israeliane avevano 45 corpi di martiri palestinesi, portando il numero totale dei corpi restituiti a 270. E denunciava che i corpi restituiti portano i segni di crimini atroci commessi sui cadaveri dei detenuti: “i corpi erano in posizioni orribili, mutilati, i volti bruciati per cancellarne i lineamenti e le viscere strappate con indescrivibile brutalità”, per nascondere le torture inferte degli aguzzini nazisionisti; torture testimoniate dagli stessi filmati diffusi dagli occupanti. “Come possono coloro che uccidono profanare ciò che resta dell'umanità della vittima? Come possono coloro che sventolano le bandiere della giustizia e della legge rimanere in silenzio di fronte a tali scene?. Dove sono coloro che affermano di difendere l'umanità?”, commentava Al-Barsh e affermava che questi corpi rimarranno una testimonianza della complicità internazionale e del vergognoso silenzio che circonda i crimini dell'occupazione. Saranno "testimoni dell'ipocrisia globale e di una civiltà che si dichiara compassionevole mentre è impantanata nella complicità e nel silenzio".
5 novembre 2025