A Roma
Aggredito per la felpa antifascista
Il giornalista Sahebi era a passeggio con la sua famiglia vicino alla sede di CasaPound. Sette aggressioni neofasciste nell'ultimo mese

Una famiglia composta da un uomo, una donna ed un bimbo di sei mesi, aggredita da tre neofascisti per una felpa. Questo è quello che è accaduto a Roma al giornalista d'origine iraniana Alessandro Sahebi, alla moglie, la scrittrice Francesca Bubba, ed al figlio di sei mesi, tra l'indifferenza dei passanti.
Davanti al Teatro Brancaccio il giornalista si era fermato per fare delle foto a moglie e figlio, quando un uomo l'ha afferrato intimandogli di togliersi la felpa che indossava dove campeggiava il simbolo e la firma di Azione Antifascista.
Il giornalista si è immediatamente qualificato come tale, ma l'unico risultato è stato l'arrivo di altre due persone che con uno schiaffo gli hanno fatto saltare l’orecchino, e hanno poi minacciato la moglie in lacrime con il bimbo in braccio. Il tutto mentre impedivano a Sahebi di avvicinarsi a loro.
La scena è stata ripresa da un video girato di nascosto dal giornalista che ha denunciato pubblicamente quella che è senza ombra di dubbio un'aggressione neofascista, avvenuta peraltro di fronte a diverse persone che si sono guardate bene dall'intervenire.
Stavolta i neofascisti hanno avuto a che fare con uno giornalista che ha deciso di denunciare l'accaduto, ma chissà quante volte episodi simili non vengono alla luce. In ogni caso sono addirittura sette le aggressioni neofasciste che si sono verificate solo nell'ultimo mese e che siamo già a tutto tondo in pieno regime neofascista.
Il 5 ottobre in via Lanza, una trentina di uomini con caschi e bastoni irrompono in un bar frequentato da manifestanti appena usciti da un corteo per la Palestina, e gridando “Boia chi molla”, picchiano e si dileguano. In quella occasione, fra l'altro, le forze dell'ordine in volante fermate da alcuni passanti mentre si consumava l'aggressione, preferirono sorvolare anziché intervenire per bloccarla.
Pochi giorni dopo, durante un sit-in “Luci per la Palestina”, un medico dello Spallanzani viene colpito alla testa, e persino la Digos definisce l'episodio “riconducibile a circuiti dell’estrema destra capitolina”. Il 6 ottobre, un pub in via Leopardi, nella medesima zona, è devastato da un gruppo organizzato che manda violentemente vetri in frantumi, distrugge arredi e lascia scritte fasciste sui muri.
Il 18 ottobre, le spedizioni punitive si verificano a Cesena, dove due ragazzi, uno albanese e uno marocchino, vengono presi a calci e pugni da una quarantina di persone identificate dagli inquirenti come appartenenti a gruppi neofascisti locali, anche in questo caso incuranti delle decine di testimoni che hanno davanti. Due giorni dopo a Rieti per mano neofascista ci scappa il morto, quando il secondo autista del pullman degli ultras della squadra di basket ospite viene ucciso da un sasso lanciato contro l’autobus da tre individui arrestati ed accusati di omicidio volontario, che risultano legati ad ambienti dell’estrema destra.
Tornando nella Capitale, l'aggressione neofascista alla famiglia Sahebi è avvenuta in via Merulana, che come via Lanza e via Leopardi, si trova vicina al palazzo di proprietà dello Stato dove Casapound da anni ha la sua sede nazionale.
Fra l'altro, a due passi dal teatro Brancaccio c’è anche un bar frequentato dalla galassia nera romana, il che rafforza l'evidenza di come il controllo neofascista nella zona sia vasto e capillare.
Sahebi, al quale va tutta la nostra solidarietà antifascista, durante l'aggressione non si è tolto la felpa antifascista, e successivamente ha dichiarato “Stiamo bene, un paio di schiaffoni non ci spaventano ma mi chiedo per quanto tempo questa città continuerà a tollerare degli schifosi che non si fanno scrupoli nell’aggredire, tre contro uno, una famiglia a passeggio.”

5 novembre 2025