Nonostante sia stato annunciato in pompa magna dal Governo
Sicurezza sul lavoro: decreto inconsistente
Non c'è la stretta ai subappalti a cascata, né l'istituzione della Procura speciale, né del reato di omicidio sul lavoro. Più difficile ottenere l'indennità di disoccupazione
Istituire una procura speciale e il reato di omicidio sul lavoro
La montagna ha partorito il topolino. Diciamo fin da subito che dietro a tante promesse si nasconde tanta fuffa. Ci riferiamo al Decreto Legge (DL) “Misure urgenti per la tutela della salute e sicurezza e le politiche sociali”, approvato dal Consiglio dei ministri del 28 ottobre, e che il governo aveva annunciato dal primo maggio scorso. Una data che non era stata scelta a caso ma volutamente per evidenziare, in maniera provocatoria, che mentre i sindacati pensavano a celebrare la data, il governo agiva concretamente a salvaguardia della sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.
E dopo ben sei mesi di attesa, alla sua trasformazione in legge abbiamo assistito ancora una volta all'utilizzo a profusione della propaganda e della retorica populista e fascista. Oramai Mussolini in gonnella Meloni, i suoi ministri e i suoi camerati di partito, davanti a microfoni e telecamere ripetono gli stantii ritornelli studiati a memoria: “mentre l'opposizione sa solo criticare il governo agisce negli interessi degli italiani”, “da oggi i lavoratori saranno più sicuri”, “un altro impegno preso davanti agli elettori e portato a termine”.
Che facce di bronzo, quanta arroganza! Questo DL è solo un intervento di facciata, un tentativo di arginare le proteste e l'indignazione crescenti di fronte alla mattanza di lavoratrici e lavoratori che perdono la vita nelle fabbriche, nei magazzini, nei cantieri, nei campi. Ben tre morti al giorno e migliaia di feriti ogni anno, oltre alle malattie professionali che coinvolgono un numero sempre maggiori di dipendenti. Numeri che, nonostante la disponibilità di nuove tecnologie e conoscenze, non accennano a diminuire.
Ma che cosa c'è di concreto in questo DL? Molto poco, tante parole ma poca sostanza. I 18 articoli che lo compongono, in larga misura non sono altro che lievi aggiustamenti del Decreto legislativo del 9 aprile 2008, cioè il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Vi è così poco che persino un sindacato allineato al governo come la Cisl, ha espresso le sue perplessità e la sua insoddisfazione per queste misure.
Partiamo dalla “patente a punti”, che finora si è dimostrata del tutto inefficace. Si inaspriscono le penalizzazioni verso le aziende che avranno infortuni, mentre quelle che risulteranno “virtuose” saranno premiate con la riduzione dei contributi Inail. Una sorta di bonus-malus simile a quello praticato dalle compagnie di assicurazioni automobilistiche. In pratica si concederanno agevolazioni finanziarie alle ditte che non faranno altro che il proprio dovere, ossia tutelare la sicurezza e la salute dei propri lavoratori.
Poi c'è l'istituzione del cosiddetto “badge di cantiere”: per entrare bisognerà avere una tessera di riconoscimento digitale. Tuttavia, come sottolinea la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, “il sistema è un tesserino di riconoscimento anticontraffazione, ma registra solo il percorso formativo del lavoratore nella piattaforma Siils e non orari di presenza in cantiere e applicazione dei contratti come in importanti accordi sindacali”.
Dello stesso avviso il segretario generale Fillea (gli edili della Cgil) Antonio di Franco: “il DL sicurezza non salverà nessuno... si era annunciata una stretta sui subappalti, cosa che non è avvenuta”. Nel DL vi è solo un passaggio in cui si afferma che i controlli Inail avranno un “prioritario riferimento alle attività in cui è elevata l’incidenza delle lavorazioni in appalto e subappalto”. Siamo ben lontani da quello che chiedevano i sindacati anzi, attraverso una recente norma introdotta dal governo, le imprese committenti vengono deresponsabilizzate rispetto alle condizioni di lavoro nella filiera del tessile. Un'evidente via di fuga offerta ai marchi del lusso sotto inchiesta per utilizzo di manodopera a nero e sottopagata.
Pochissime e ridottissime le misure concrete. Il decreto preannuncia, oltre a 100 nuovi carabinieri nel Nucleo tutela del lavoro, 500 nuove assunzioni (entro il 2026) da parte dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), già previste dalla Manovra dello scorso anno ma non ancora iniziate. Si tratta però in buona parte, più della metà, di stabilizzazioni di personale che già opera con i contratti a termine. Vi è poi l'estensione della copertura Inail agli infortuni in itinere degli studenti impegnati nei Pcto (ex alternanza scuola-lavoro). Ma qui servirebbe la sua abolizione per sottrarre gli studenti ai pericoli e allo sfruttamento padronale mascherato da “formazione”.
Alla fine abbiamo solo dei piccoli palliativi, ma non si interviene sul modello di impresa responsabile di stragi continue, basato su precarietà, subappalti a cascata, mancato rispetto dei Ccnl, compressione di costi e di diritti. Come rileva Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione e direttore dell’INL fino al 2023: “Questo decreto sicurezza non aggiunge nulla alla normativa che già abbiamo”, “norme ripetitive che sono già superate”. Giordano e altri magistrati esperti del settore, da tempo sostengono a gran voce la necessità di istituire una Procura nazionale del lavoro. E mentre esiste nel Codice penale il reato di incidente stradale, anche questa volta il reato di omicidio sul lavoro non viene istituito.
Anche la Fillea Cgil è d'accordo su questo punto e chiede “una riforma profonda dell’assetto ispettivo nazionale, oggi frammentato in diversi enti e competenze”, “bisogna rendere autonomo l'ispettorato nazionale, bisogna coordinare tutti gli enti che fanno ispezioni in questo Paese”. Gli ispettori sono anche disorganizzati e collegati a enti diversi: “l'ispettorato nazionale, poi abbiamo l'ispettorato della Sicilia, poi quello di Bolzano, poi quello specifico per le ferrovie, poi abbiamo l'ASL, l'INAIL, l'INPS. Una serie di organi che non dialogano fra loro: spesso nello stesso cantiere arrivano contemporaneamente più ispettori”.
Come abbiamo visto in questi 18 articoli non c'è la minima traccia di quel “salto di qualità” sulla prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro celebrata dal governo. In più, come spesso accade, vi sono infilate norme che niente hanno a che fare con l'obiettivi declamati dal decreto. Ci riferiamo alla stretta ai percettori di assegni di disoccupazione (NASpI, DIS-COLL e ISCRO). I requisiti necessari saranno più stringenti, con l'obiettivo di costringere chi è disoccupato ad accettare qualsiasi lavoro, anche quello più sottopagato e precario.
Anche riguardo agli omicidi sul lavoro non si è fatto niente, perché attualmente vigono delle pene per omicidio colposo, ma non esiste uno specifico reato. Sindacati, partiti e associazioni, sulla falsariga della legge che ha istituito l'omicidio stradale, chiedono sia fatta la stessa cosa per le morti di operai e lavoratrici.
5 novembre 2025