Lo certifica il nuovo rapporto all'Onu della relatrice speciale
L'Italia tra i maggiori fornitori di armi a Israele genocida
“Il genocidio in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di Stati terzi influenti che hanno permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele”

Lo scorso 28 ottobre è stato pubblicato l'ultimo rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (A/80/492) Franccesca Albanese, un complesso e dettagliato documento di 24 pagine dove non soltanto viene confermato il carattere genocida dell'azione politica, istituzionale, giuridica e militare dell'entità sionista su tutti i territori da quest'ultima occupati – in special modo Gaza - a partire dal 7 ottobre 2023 ma si accusa di collaborazione a tale genocidio, o comunque di aver tenuto una condotta non lineare a tal proposito, ben 62 Stati e una Organizzazione internazionale (l’Unione Europea), che con lo Stato genocida e le sue istituzioni hanno avuto e tuttora hanno rapporti politici ed economici tali da favorire l'entità sionista e le sue istituzioni politiche, giudiziarie, militari e di polizia nel compimento delle azioni criminali che ha compiuto nei confronti del popolo palestinese. Tra questi 63 soggetti di diritto internazionale pubblico c'è in particolare l'Italia retta dal governo neofascista Meloni insieme alle istituzioni diplomatiche, giudiziarie, militari e di polizia dello Stato borghese che, come si vedrà, si sono rese complici di quegli atti criminali denunciati nel rapporto.
“Il genocidio in corso a Gaza – si legge a pagina 2 del documento - è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di Stati terzi influenti che hanno permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele” .
“Senza la partecipazione diretta, l'aiuto e l'assistenza di altri Stati – si legge nell'introduzione, a pagina 3 del rapporto - la prolungata occupazione illegale israeliana del territorio palestinese, che ora è scivolata in un vero e proprio genocidio, non avrebbe potuto essere sostenuta. L'appoggio militare, politico ed economico di alcuni Stati terzi e la riluttanza a considerare Israele responsabile hanno consentito a quest'ultima di incrementare il suo regime di apartheid coloniale nei territori palestinesi occupati, con un aumento delle colonie, delle demolizioni di case, delle restrizioni alla libertà di movimento con conseguente eliminazione e cancellazione della società civile palestinese. Dall'ottobre 2023, Israele ha intensificato la sua violenza a un livello che non ha precedenti. Alla luce di questa complicità, questo rapporto dimostra che l'attuale genocidio dei palestinesi deve essere considerato un crimine reso possibile a livello internazionale. Molti Stati, soprattutto occidentali, hanno agevolato, legittimato e infine normalizzato la campagna genocida perpetrata da Israele. Dipingendo i civili palestinesi come 'scudi umani' e l'attacco più ampio a Gaza come una battaglia della civiltà contro la barbarie, tali Stati non hanno fatto altro che diffondere le mistificazioni israeliane del diritto internazionale e le metafore colonialiste, nel tentativo di giustificare così la propria complicità nel genocidio”.
“Concentrandosi – prosegue l'introduzione al rapporto - sugli aiuti e sull'assistenza forniti dai paesi terzi all'occupazione illegale israeliana e al genocidio del popolo palestinese, il rapporto identifica quattro ambiti di sostegno: diplomatico, militare, economico e 'umanitario'. Ciascuno di essi è indispensabile alle continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Le iniziative diplomatiche hanno normalizzato l'occupazione israeliana e non sono riuscite a ottenere un cessate il fuoco permanente. Gli aiuti militari di ingente quantità, la cooperazione e i trasferimenti di armi, principalmente da e verso gli Stati Uniti e gli Stati europei, hanno consentito il dominio israeliano sul popolo palestinese. Ciò ha anche facilitato le azioni israeliane volte a smantellare gli aiuti umanitari e a imporre condizioni di vita studiate ad arte al fine di portare alla distruzione dei palestinesi come gruppo etnico. La cooperazione economica ha alimentato l'economia israeliana, che ha a sua volta tratto profitto dall'occupazione illegale e dal genocidio”
È chiaro che il sostegno di questi 63 Stati ha riguardato, a vario titolo, l'ambito diplomatico, quello militare, quello economico e quello dell'assistenza umanitaria nei confronti della popolazione civile palestinese: se i primi tre settori di sostegno vengono ritenuti fondamentali per puntellare il regime sionista e rafforzarne i propositi criminali, anche le forniture di aiuti umanitari da parte degli Stati terzi vengono ritenute quantomeno ipocrite e inutili, limitandosi ad approvare la presenza sulla Striscia di una opaca organizzazione mercenaria statunitense che, di fatto, ha aggravato gli effetti del genocidio anziché alleviarli.
Alla fine di pagina 3 il rapporto precisa che “a tutti i 63 Stati citati nel rapporto è stata data la possibilità di commentare eventuali errori o inesattezze fattuali; 18 Stati hanno presentato una risposta” : anche il governo italiano della Meloni, quindi, era stato informato delle gravissime accuse mossegli dalle Nazioni Unite di complicità e di connivenza della Repubblica Italiana e delle sue istituzioni con lo Stato genocida di Israele, ma l'opinione pubblica di questo Paese è stata informata di tale circostanza soltanto con la pubblicazione del rapporto.
Il rapporto prosegue quindi definendo il quadro giuridico di riferimento, ricordando che il diritto internazionale pubblico obbliga tutti gli Stati al rispetto di una serie di obblighi al fine di prevenire e porre fine alle violazioni ogni volta che si verificano, in particolar modo quando è in corso un genocidio, e a tal proposito si commenta la normativa internazionale pubblica in relazione alla specifica situazione della Palestina. Il rapporto menziona innanzitutto il Trattato sul commercio delle armi, il quale vieta il trasferimento, il transito e il trasbordo di armi e altri materiali militari quando è noto o dovrebbe essere noto che tali beni saranno utilizzati per commettere crimini internazionali, specificando che tale Trattato richiede agli Stati una valutazione dei rischi per impedire i trasferimenti che comportano rischi prevalenti per la pace e la sicurezza internazionali o gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario: ciò che sta accadendo a Gaza dall'ottobre del 2023 è evidente a tutto il mondo, ma molti Stati hanno sistematicamente fatto finta di non vedere. Vengono poi menzionati i trattati dell'Organizzazione mondiale del commercio, i quali consentono agli Stati di derogare ai principi fondamentali che regolano il commercio internazionale al fine di adempiere agli obblighi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite in materia di pace e sicurezza internazionali, comprese le norme imperative che vietano e puniscono svariati crimini internazionali tra i quali vi è il genocidio: anche in questo caso, nonostante l'evidenza di ciò che sta accadendo a Gaza troppi Stati hanno fatto orecchio da mercante, e di legittimo blocco dei rapporti commerciali con l'entità sionista nel nome della pace e della sicurezza internazionale tali Stati non si sono neppure posto il problema. Un altro principio fondamentale del diritto internazionale pubblico richiamato nel rapporto è quello stabilito dalla Convenzione sul diritto del mare, che consente agli Stati di impedire il passaggio di un'imbarcazione qualora quest'ultimo rischi di rendere lo Stato terzo complice di crimini internazionali, violazioni degli obblighi della Carta delle Nazioni Unite o delle norme inderogabili (ma non risulta che l'Italia abbia mai impedito a navi mercantili israeliane di transitare nelle sue acque, di attraccare nei suoi porti o di caricare merci, anche di provenienza estera, dirette in Israele). Infine il rapporto ricorda che sulla base delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale consuetudinario tutti gli Stati hanno l'obbligo di perseguire e punire, nei loro tribunali nazionali, pubblici ufficiali di Stati esteri, rappresentanti di enti pubblici o privati non statali e anche privati cittadini che si rendano responsabili di genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e tortura, indipendentemente dal loro collegamento con il crimine: ma si ricordi che il governo Meloni sottrasse di nascosto alla magistratura italiana un criminale ricercato dalla giustizia internazionale come il libico Almasri, per cui è difficile che lo stesso governo e forze armate possano colpire quelli che, strada facendo, sono diventati i loro stretti alleati imperialisti, ovvero i sionisti.
A partire dalla pagina 9 del rapporto si indicano i quattro specifici ambiti di sostegno e si specificano quali Stati hanno retto bordone all'entità sionista nella sua azione genocida.
A offrire una copertura diplomatica a Israele, si legge, sono stati la generalità degli Stati occidentali che al massimo hanno offerto aiuti umanitari a civili di Gaza, approvando d'altra parte le azioni militari del regime sionista che hanno portato al genocidio sulla Striscia. In modo particolare il rapporto mette sotto accusa sia i governi sia le opposizioni del Regno Unito e degli Stati Uniti d'America, responsabili questi ultimi sia sotto la presidenza di Biden sia sotto quella di Trump di avere “esercitato il loro diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sette volte, controllando i negoziati di cessate il fuoco e fornendo copertura diplomatica al genocidio israeliano” , come si legge a pagina 10 del rapporto. Quest'ultimo identifica come Stati che hanno dato pieno avallo diplomatico, a vario titolo, all'azione genocida di Israele anche Unione Europea, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Ungheria, mentre ritiene che avrebbero dovuto avere una posizione diplomatica più energica e, in alcuni casi, meno ambigua, nei confronti di Israele Paesi arabi come Qatar, Egitto, Bahrein, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, Paesi islamici non arabi come Turchia, Indonesia e Pakistan, e infine altri Stati quali il Ciad, il Cile, l'Honduras e il Sudafrica, pur riconoscendo a tali Stati di avere comunque compiuto azioni nella direzione prevista dal diritto internazionale.
A partire da pagina 12 del rapporto si elencano gli Stati che hanno rifornito militarmente l'entità sionista anche dopo il 7 ottobre 2023 e anche quando le dimensioni del genocidio in atto erano evidenti, agevolando così Israele nella sua criminale azione di sterminio della popolazione civile araba, soprattutto quella di Gaza: si parte dagli Stati Uniti d'America, di gran lunga il primo fornitore di armi, per poi menzionare la Germania e scoprire che anche l'Italia è una regolare fornitrice di armi all'entità sionista.
Si legge nel documento rapporto che gli Stati Uniti hanno trasferito a Israele a partire da ottobre 2023 ben 742 partite di armi e munizioni approvando con il passar del tempo nuove vendite per decine di miliardi e riducendo gradualmente la trasparenza, accelerando i trasferimenti attraverso ripetute approvazioni di emergenza, facilitando l'accesso di Israele alle scorte di armi statunitensi detenute all'estero e autorizzando centinaia di vendite di poco al di sotto dell'importo che richiede l'approvazione obbligatoria del Congresso. Gli Stati Uniti, si legge nel rapporto, oltre a rifornire di armi l'entità sionista, hanno poi dispiegato direttamente in territorio israeliano aerei da guerra, forze speciali e droni di sorveglianza, fornendo apposito personale militare. Emerge che nell'anno che va da ottobre 2023 a settembre 2024 gli Stati Uniti avevano fornito 57.000 proiettili di artiglieria, 36.000 proiettili per cannoni, 20.000 fucili M4A1, 13.981 missili anticarro e 8.700 bombe MK-82 da 500 libbre. Ad aprile 2025 lo Stato genocida di Israele aveva 751 vendite attive da parte degli Stati Uniti per un valore di 39,2 miliardi di dollari.
La Germania è stata il secondo maggiore esportatore di armi verso Israele durante il genocidio, avendo venduto a quest'ultimo dall'ottobre 2023 al luglio 2025 materiale bellico per un valore di 489 milioni di euro, compreso materiale per la marina tra cui fregate e siluri.
Il Regno Unito, evidenzia il rapporto, oltre ad avere venduto una notevole quantità di armi ha messo a disposizione durante il compimento del genocidio palestinese le sue basi a Cipro consentendo una linea di rifornimento cruciale degli Stati Uniti all'entità sionista, effettuato con i suoi aerei oltre 600 missioni di sorveglianza su Gaza durante il genocidio, condividendo informazioni di intelligence con Israele.
Altri Stati sono espressamente indicati come fornitori di componenti per armi o di manufatti con duplice possibilità di uso (civile o militare) al regime sionista negli ultimi due anni, e il rapporto menziona espressamente, oltre all'Italia, la Cina, Taiwan, l'India, l'Austria, la Spagna, la Repubblica Ceca, la Romania e la Francia.
Altri Stati si sono resi complici del genocidio palestinese fornendo singoli componenti per armi tecnologicamente avanzate utilizzate da Israele come ad esempio il caccia F-35, fondamentale per l'assalto militare israeliano a Gaza, le cui componenti sono costruite da ben 19 Stati ovvero Australia, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Corea del Sud, Romania, Singapore, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.
Alcuni Stati come il Regno Unito, il Canada e l'Australia hanno continuato a concedere licenze di esportazione di armi a Israele e a riesaminare e mantenere parzialmente le licenze mentre altri come l'Italia, i Paesi Bassi, l'Irlanda, la Francia e il Marocco hanno continuato a consentire il trasferimento di armi, anche quando il genocidio era ormai conclamato, attraverso i propri porti e aeroporti.
A pagina 16 del rapporto si mette in luce il ruolo dell'Italia, che risulta uno dei maggiori Paesi esportatori di armi verso Israele, quindi uno degli Stati maggiormente responsabili del genocidio palestinese: “l'Italia, terzo esportatore verso Israele nel periodo 2020-2024 – si legge - ha sostenuto di rispettare gli obblighi legali di cessare tali esportazioni, pur continuando ad applicare gli accordi esistenti e adottando un approccio volto a non ostacolare il transito. Queste azioni, nonostante gli obblighi chiari e le preoccupazioni crescenti, indicano l'intenzione di facilitare i crimini israeliani”.
Il documento mette inoltre in evidenza la reticenza dei governi di Stati Uniti, Russia, Francia, Ucraina e Regno Unito – e, ovviamente, dei rispettivi ordinamenti giudiziari - nell'indagare ed eventualmente perseguire i propri cittadini con passaporto anche israeliano che – dopo essere stati fatti partire senza ostacoli per Israele a partire da ottobre 2023 – si sono resi corresponsabili materiali del genocidio palestinese.
Il rapporto prosegue poi, da pagina 17, all'esame degli aiuti umanitari che Paesi terzi hanno fornito ai palestinesi, e vengono messe in luce specifiche criticità.
Si evidenzia che già prima del 7 ottobre 2023 il blocco illegale di Gaza imposto da Israele, ma anche dall'Egitto, aveva reso l'80% della popolazione dipendente dagli aiuti, con 1,1 milioni di persone che dipendevano dall'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente per il cibo e i servizi di base. Da ottobre 2023 Israele ha trasformato le restrizioni esistenti, comunque pesanti, in un blocco totale che ha impedito a tale struttura di continuare a operare sulla Striscia tanto che quest'ultima è stata nel frattempo colpita da una grave carestia. La campagna militare e politica genocidiaria sionista ha deliberatamente cercato di distruggere il sistema umanitario che sostiene la popolazione occupata bombardando i magazzini dell'Agenzia delle Nazioni Unite, i siti di distribuzione alimentare, le scuole e gli ospedali, gettando discredito nei confronti della stessa Agenzia e promuovendo agenzie pseudo umanitarie ad hoc presentate dagli Stati Uniti, in realtà gruppi di mercenari che nulla avevano a che vedere con l'assistenza umanitaria. A seguito di tale campagna di screditamento ben diciotto Stati hanno immediatamente sospeso i finanziamenti alla stessa Agenzia, avallando la versione israeliana in modo apertamente acritico. Quando il parlamento dell'entità sionista ha dichiarato illegali le operazioni dell'Agenzia entro il 30 gennaio 2025 solo un numero limitatissimo di Stati hanno agito richiedendo un parere consultivo alla Corte internazionale di giustizia.
È evidente che l’esiziale attacco sionista al sistema assistenziale delle Nazioni Unite aveva come unico obiettivo la sua sostituzione con un meccanismo fasullo di aiuti controllato da Israele e dagli Stati Uniti, la Gaza Humanitarian Foundation creata e controllata dagli Stati Uniti che, composta da mercenari armati fino ai denti, ha in realtà assassinato un gran numero di palestinesi e non ha quasi fornito alcun aiuto alla popolazione, perché il suo obiettivo era quello di seminare il terrore per costringere gli abitanti di Gaza a fuggire verso l'Egitto, che comunque non li voleva accogliere sul proprio territorio. La Gaza Humanitarian Foundation, un’organizzazione di impostori armati spacciatisi per operatori umanitari, è stata sciolta solo dopo l'entrata in vigore del cosiddetto 'piano di pace' di Trump e dopo che decine di migliaia di persone, con una percentuale altissima di bambini e di persone fragili, erano morte sotto le bombe o di stenti. Eppure, anziché ribellarsi a questa frode criminale studiata a tavolino per generare una vera e propria catastrofe umanitaria, come poi è tragicamente avvenuto, i governi di Belgio, Canada, Danimarca, Giordania, Regno Unito e di altri Paesi hanno lanciato aiuti con il paracadute su Gaza pretendendo di agire per alleviare la carenza di generi alimentari, ma contribuendo in realtà a fuorviare l'opinione pubblica internazionale rassicurata da tali lanci mentre la carestia peggiorava per i motivi esposti. La prova che Israele non ha in realtà mai voluto che venissero forniti aiuti è data dal fatto che le missioni di aiuto navale a Gaza e i tentativi dei gruppi della società civile di rompere l'assedio sono stati illegalmente intercettati da Israele in acque internazionali, nel silenzio, nell'inerzia e nella vigliaccheria degli Stati terzi e delle loro marine militari tra cui quella italiana, marine che hanno abbandonato le flottiglie al loro destino quando queste ultime, lungi dall'essere vicine alle coste di Gaza, erano in alto mare. Gli Stati terzi pertanto vengono ritenuti nel rapporto complici del genocidio in quanto, invece di rispettare i propri obblighi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e dai trattati specifici, hanno contribuito al deterioramento delle condizioni di vita, rendendosi complici delle devastanti conseguenze causate alla popolazione civile in grave difficoltà e tentando di nascondere alle rispettive opinioni pubbliche nazionali il genocidio che purtroppo era già in atto.
Infine, il rapporto prende in esame da pagina 19 in avanti l'aspetto delle relazioni commerciali tra gli Stati terzi e Israele, rapporti che hanno permesso a questo Stato genocida di compiere gli spaventosi massacri che ben conosciamo.
Il documento evidenzia che sono in atto almeno 45 accordi di cooperazione economica a sostegno del commercio israeliano, tra i quali sono importanti quelli con l'Unione Europea, con gli Stati Uniti e, da ultimo, con gli Emirati Arabi Uniti in attuazione degli Accordi di Abramo. Dal 2014 l'Unione Europea ha elargito 2,1 miliardi di euro in sovvenzioni a enti israeliani nel campo della scienza, della tecnologia e dell'innovazione, che in molti casi sviluppano tecnologie a duplice uso se non prettamente militari. La stessa UE ha inoltre finanziato 34 aziende private israeliane con 550 milioni di euro dal 2021 e dal 1981 la Banca europea per gli investimenti ha finanziato enti israeliani con 2,7 miliardi di euro. Accordi con gli Stati Uniti includono il BIRD USA-Israele e il BSF USA-Israele, gli accordi con gli Emirati Arabi Uniti comprendono l'accordo tra la Israeli Foreign Trade Risks Insurance Corporation e la UAE Etihad Credit Insurance, mentre quelli con la Cina hanno dato vita al China-Israel Innovation Partnership. Tutti gli Stati terzi menzionati che hanno un rapporto di collaborazione commerciale attivo con Israele si sono guardati bene di denunciare tali accordi quando ormai erano evidenti le prove che indicavano che l'entità sionista stava rendendosi responsabile di un genocidio e solo pochissimi Stati hanno ridotto gli scambi commerciali nel contesto del genocidio in corso, in particolare la Turchia, che ha annunciato una drastica sospensione di tutti gli scambi commerciali con Israele nel maggio 2024, anche se sembra che alcuni scambi commerciali siano proseguiti attraverso triangolazioni. Addirittura mentre il genocidio palestinese era ormai conclamato altri Paesi come la Germania, la Polonia, la Grecia, l'Italia, la Danimarca, la Francia, la Serbia, gli Emirati Arabi Uniti, l'Egitto, la Giordania e il Marocco hanno notevolmente aumentato i loro scambi commerciali con Israele, contrastando il calo del commercio che l'entità sionista avrebbe altrimenti subito qualora i Paesi menzionati e anche altri avessero applicato le norme previste dal diritto commerciale internazionale in caso di genocidio, quantomeno in termini di cautela.
L'Unione Europea, ad esempio, non ha cambiato una virgola ai propri accordi con Israele nonostante le prove del genocidio, da mesi ormai sotto gli occhi di tutti. Eppure la stessa Unione Europea sospese tutti gli scambi commerciali con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina relativamente a prodotti a duplice uso militare e civile.
Per ciò che riguarda le importazioni israeliane di energia, solo la Colombia nel 2024 ha vietato le esportazioni di carbone verso Israele, mentre Russia e Stati Uniti riforniscono il Paese di benzina mentre Azerbaigian, Kazakistan, Brasile e Sudafrica hanno continuato a fornire a Israele materie prime essenziali. Marocco, Italia, Francia e Turchia hanno continuato a fornire porti per il trasporto di prodotti, tra cui petrolio e gas. L'Unione Europea e l'Egitto hanno continuato a importare gas da Israele, l'Egitto ha stipulato un accordo sul gas naturale del valore di 35 miliardi di dollari.
Il commercio e la fornitura di armi e materiale bellico a Israele dipendono dalle infrastrutture di trasporto di Stati terzi, e Turchia, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Grecia, Marocco e Stati Uniti hanno costantemente messo a disposizione i loro porti mentre Irlanda, Belgio e Stati Uniti supportano i trasferimenti. I lavoratori portuali in diversi Paesi hanno bloccato il commercio illegale – e ora, da quando il genocidio è evidente, criminale - in Francia, Belgio, Italia, Marocco, Svezia, Spagna, Gibilterra, Cipro, Malta, Grecia e Stati Uniti, ma si è trattato di iniziative degli operai che si sono contrapposti e ribellati alle autorità portuali, militari e di polizia le quali invece si rendono complici insieme ai rispettivi governi del genocidio.
È evidente, quindi, dalla lettura di tale fondamentale documento che il genocidio a Gaza non è stato commesso in modo isolato, non è uno sfogo di una aberrante entità statale impazzita ma un lucido e programmato atto di sterminio di una popolazione perpetrato con la complicità globale che vede i governi degli Stati in combutta con le proprie istituzioni interne civili, militari, di polizia e anche giudiziarie che dovrebbero ribellarsi, in ottemperanza ai principi di diritto internazionale pubblico che vincolano come soggetti giuridici gli Stati e le Organizzazioni internazionali e non certo le loro misere persone, le quali tuttavia vengono indotte dai rispettivi governi o comunque dai rispettivi ordinamenti giuridici nazionali a rendersi ingranaggi di una macchina di sterminio che, mossa dall'entità sionista, ha potuto muoversi soltanto con la complicità di tanti governi governi del mondo, come il rapporto ben mette in chiaro.
Il governo neofascista Meloni è quindi complice del genocidio palestinese così come sono complici di tale crimine tutti gli ingranaggi della macchina statale che il governo presiede e, comunque, che l'intero ordinamento prevede.
 

5 novembre 2025