Maxi-multa da 150 mila euro a Ranucci e alla redazione di Report
Alla vigilia della decisione il meloniano garante della Privacy Ghiglia si era recato nella sede di FdI
Una sanzione di 150mila euro è quella che la Rai dovrà pagare al Garante per la protezione dei dati personali per una presunta violazione delle disposizioni del Codice della privacy e delle Regole deontologiche nell’esercizio della professione giornalistica.
La sanzione si riferisce a quanto avvenuto durante una puntata di Report
, la trasmissione in onda su Raitre: il procedimento, avviato nel dicembre 2024, riguardava la diffusione di un audio relativo ad una conversazione telefonica tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini. L'audio era stato mandato in onda l’8 dicembre 2024 nel corso della trasmissione che trattava il caso della mancata nomina a consigliera di Maria Rosaria Boccia.
Il manganello meloniano abbattutosi su Ranucci e Report è stato questa volta impugnato dall'attuale garante della privacy Agostino Ghiglia, ben noto per essere un picchiatore fascista, arrestato e condannato nel 1986 a Torino a 9 mesi senza condizionale per aver aggredito uno studente del Liceo Scientifico Volta insieme ad altri 2 militanti del Fronte della Gioventù e tenuto a battesimo politicamente nel 1988 dal fucilatore di partigiani Almirante che lo avviò a una spedita carriera nel MSI. Costui, poche ore prima di votare a favore della maxi multa a Report si è recato nella sede di FdI. “Tutto si è svolto nella massima trasparenza“, sostiene Ghiglia, componente del Garante della Privacy, che la sera del 22 ottobre è stato filmato dalle telecamere di Report proprio mentre entrava a via della Scrofa. Il giorno dopo ha votato a favore della multa da 150mila euro contro la trasmissione di Rai 3 per aver diffuso l’audio Corsini-Sangiuliano, già pubblicato dai giornali, deferiti al Garante ma mai sanzionati.
Che cosa è andato a fare dunque Ghiglia nella sede di Fdi? Il componente del Garante della Privacy ci ha impiegato quasi un’intera giornata dalla diffusione della notizia da parte del Fatto Quotidiano
, prima di spiegarlo al Corriere.it
. “Mi sono recato in via della Scrofa, ma per incontrare il direttore del Secolo d’Italia
, Italo Bocchino, in merito a una presentazione a Torino e a Roma dei nostri due nuovi libri”. Ma già che era lì, aggiunge, ha “incrociato Arianna Meloni, ci siamo salutati e scambiati due convenevoli perché era molto impegnata”. Una menzogna spudorata, e lo dimostra la pubblicazione del messaggio della chat dell’ufficio in cui costui informava: “Domani andrò da Arianna Meloni”.
Per quanto riguarda il suo voto a favore della multa a Report
, Ghiglia (ex deputato, consigliere regionale e assessore in Piemonte per An-Pdl) si è limitato a ricordare che “la questione ha riguardato il delicato rapporto tra il diritto di cronaca e la tutela del diritto alla riservatezza di cui all’articolo 15, oggetto quest’ultimo di svariate pronunce della giurisprudenza costituzionale. Ad ogni modo, le illazioni e talune ricostruzioni sono irrilevanti e inconferenti”. Ma perché ha deciso di votare a favore di una multa record contro la trasmissione televisiva? “Difficile parlare di Report
in un momento di grande emotività collettiva in cui Sigfrido Ranucci, cui esprimo la mia incondizionata solidarietà, è stato colpito in maniera tanto disgustosamente vile. Ciò detto, nel provvedimento – che deriva da una approfondita istruttoria, comprensiva di contraddittorio, che ha portato gli Uffici a formulare la proposta sanzionatoria cui ho aderito – sono ampiamente argomentate le motivazioni che hanno mosso la mia scelta e quella di altri colleghi”, sostiene Ghiglia.
Proprio la vicenda della sanzione contro Report
ha fornito elementi e ora anche la prova video che confermano l'asservimento politico di un’autorità chiamata a tutelare i diritti di tutti i cittadini e a garantire trasparenza e indipendenza nel trattamento dei dati personali.
Quel video, racconta Ranucci, è stato raccolto per caso da un inviato che stava aspettando Arianna Meloni davanti alla sede del partito e ha ripreso invece Agostino Ghiglia mentre entrava nell’edificio, alla vigilia del voto sulla multa. “E ora ci spieghino cosa ci faceva Ghiglia, membro dell’ufficio del Garante, negli uffici di via della Scrofa poche ore prima del voto. Ha parlato con Arianna Meloni? E di cosa? Della sanzione verso Report? Se è tutto regolare, il Garante ci metta la faccia”, dirà Ranucci a Report.
Inoltre secondo il programma di Sigfrido Ranucci, Agostino Ghiglia, sarebbe intervenuto anche per tutelare la privacy della premier Giorgia Meloni su una vicenda che la riguarda direttamente: l’interrogazione parlamentare presentata da Italia Viva sui lavori di ristrutturazione della sua villa. “Di sua iniziativa – spiega Report– Ghiglia si porta avanti con i lavori e chiede di verificare se c’è possibilità di omettere più informazioni possibili ai parlamentari e chiede un approfondimento urgente”.
Un’iniziativa che configurerebbe di fatto un altro intervento politico da parte di un’autorità indipendente per proteggere la leader del partito che lo ha designato.
La verità è che appare evidente il tentativo di intimidazione del governo nei confronti di Ranucci che cura una delle trasmissioni Rai non allineate al governo, da tempo Ranucci è nel mirino di FdI perché le inchieste di Report
in più occasioni, hanno colpito anche i circoli neri della Meloni e dell'estremismo neofascista, circoli che hanno in più occasioni attaccato con virulenza personalmente il conduttore. Si ricordi, infatti, la violentissima invettiva lanciata da Arianna Meloni contro Report
nel dicembre dello scorso anno, da lei definita una “vergognosa trasmissione”durante lo svolgimento della manifestazione giovanile neofascista Atreju, e questo perché Ranucci aveva smascherato gli intrallazzi di Gennaro Sangiuliano, ministro del governo retto da sua sorella, che era stato costretto a dimettersi.
Questa multa (come le tante querele contro Ranucci) tanto più vergognosa se si considera la bomba fatta esplodere da ignoti contro l'abitazione di Ranucci il 16 ottobre, è una sorta di manganello contro la libera stampa e la libertà d'informazione, cosa che conferma che siamo in un regime neofascista e che pertanto il governo della Mussolini in gonnella Meloni va buttato giù da sinistra e dalla piazza al più presto.
5 novembre 2025