Un NO tondo alla “riforma” piduista e fascista della giustizia
Approvata definitivamente la riforma perseguita dalla P2, da Craxi e Berlusconi
I pubblici ministeri nelle mani del governo di Mussolini in gonnella
Con la doppia approvazione parlamentare richiesta dall'articolo 138 per le modifiche costituzionali, si è concluso il 29 ottobre al Senato l'iter del disegno di legge governativo che separa le carriere dei magistrati tra pubblici ministeri e giudici, che l'articolo 107 della Costituzione stabilisce invece siano parte dello stesso ordine e distinti solo per funzione, così come decisero i costituenti per troncare ogni retaggio della passata sottomissione dei pm agli ordini del fascismo.
Già da questo si può intuire quale sia lo scopo reazionario di questa “riforma” che porta la firma della neofascista Meloni e del suo fedele ministro della Giustizia e cane da guardia antimagistrati, Carlo Nordio: creare un corpo separato di pubblici ministeri per portarli più facilmente sotto il controllo di Mussolini in gonnella, una volta che verrà approvata anche l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, così da eliminare definitivamente l'indipendenza del potere giudiziario subordinandolo al potere esecutivo. Come accade in altri Paesi dove esiste già la separazione tra i giudici e i pm, che rispondono gerarchicamente al ministro della Giustizia. E come preconizzato dal Piano di rinascita democratica della P2 di Gelli e già tentato di realizzare da Craxi e Berlusconi.
Lo conferma la sconcia manifestazione di esultanza di Forza Italia – il partito di governo che si è intestato più degli altri questa controriforma – inscenando un trionfo postumo del defunto Berlusconi portando in corteo una sua gigantografia dal Senato fino a piazza Navona. Lo dimostra anche la dichiarazione vendicativa di sua figlia Marina, erede dell'impero e custode della memoria del cavaliere piduista, che ha così accolto la notizia dell'approvazione finale: “Ci sono vittorie che arrivano forse troppo tardi, ma restano grandi. Questa è la vittoria di mio padre. Sono la sua forza, il suo coraggio e, purtroppo, anche la sua sofferenza, ad aver reso possibile una giornata che segna un passo avanti per la democrazia e la verità in questo Paese”. Anche la premier neofascista ha espresso la sua esultanza al Tg1 Rai (la sua Eiar personale), definendo la separazione delle carriere “un traguardo storico”.
Lo sdoppiamento del Csm e le critiche dell'Onu
Qual è allora il meccanismo della controriforma che spiana la strada al governo per il controllo dei magistrati? Ricordiamo che essa non prevede una sola risorsa per risolvere i veri problemi della giustizia, che sono il numero di magistrati che resta tra i più bassi in Europa e i vuoti nell'organico amministrativo e tecnico, l'informatizzazione insufficiente, la mancanza di strumenti di lavoro ecc. E che quello di impedire i passaggi tra magistrati requirenti e giudicanti, affinché i pm non diventino giudici portandosi dietro una mentalità da pubblica accusa, è solo un falso pretesto cavalcato dalla destra, giacché i passaggi tra le due funzioni (che si possono effettuare una volta sola in tutta la carriera), sono ormai ridotti a una trentina su circa 9.000 magistrati, una percentuale ridicola.
Quello che fa invece realmente la controriforma è di sdoppiare, per indebolirlo, il Consiglio superiore della magistratura, il parlamentino che garantisce l'autogoverno dei magistrati, creando un Csm per i pm e un altro per i giudici. A essi spettano come oggi le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le valutazioni di professionalità e i conferimenti di funzioni, per i due corpi separati, ma non più i provvedimenti disciplinari, che saranno devoluti ad un'Alta Corte disciplinare creata ad hoc.
Inoltre i membri togati non saranno più eletti tra i candidati delle associazioni dei magistrati bensì estratti a sorte, secondo la vulgata governativa di “sottrarli al gioco delle correnti”, in realtà per privarli del diritto costituzionale di rappresentanza. Ma mentre il sorteggio dei membri togati è “secco”, senza alcuna possibilità di intervento dell'intero corpo dei magistrati (sia nel caso dei due Csm che dell'Alta corte), quello dei componenti laici avviene su un elenco di candidati scelto in precedenza dal parlamento, mantenendo con ciò il controllo della politica su questa componente, cioè di fatto della maggioranza parlamentare che sostiene il governo. Lo stesso vale per l'elezione dei vicepresidenti dei due Csm, scelti anch'essi dai due suddetti elenchi.
Per di più i magistrati colpiti da procedimenti disciplinari non potranno più ricorrere in Cassazione ma solo alla stessa Alta corte che li ha giudicati, violando il diritto ad un giudice terzo. Sono tutti questi, fra l'altro, altrettanti punti oggetto dei forti rilievi critici contenuti in una lettera inviata alla premier italiana da parte della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sull'indipendenza di giudici e avvocati, Margaret Satterthwaite, che invita il governo “a un attento riesame delle modifiche” apportate alla Carta, “affinché la proposta sia pienamente conforme agli obblighi internazionali”, e in particolare al diritto di ogni individuo a essere processato da magistrati indipendenti. (rimandiamo all'articolo in questione)
Una “riforma” copiata dal piano della P2
Fa impressione vedere come questa controriforma neofascista ricalchi quasi alla lettera il piano della loggia P2, in cui la “responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M.(modifica costituzionale)”
, compare al punto II dei “Provvedimenti istituzionali a medio-lungo termine”, sezione a1) Ordinamento Giudiziario; la “riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale)”
, e “separare le carriere requirente e giudicante”
, compaiono rispettivamente al punto IV e V della stessa sezione.
“Una riforma pericolosa che affonda le radici indietro nel tempo, ha punti di contatto evidenti con il piano golpista di Rinascita democratica della loggia P2”, l'ha definita infatti Nino di Matteo, intervenendo alla presentazione di un libro sulle stragi in Italia. “Lo scopo della riforma è duplice - ha aggiunto l'ex pm antimafia di Palermo: da una parte vendetta e rivalsa nei confronti della magistratura, dall’altra si vuole limitare il potere dei pubblici ministeri di indagare su alcuni tipi di reato, quelli tipici dei colletti bianchi.” Concorda con lui l'ex pm antimafia e procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che in un'intervista al Fatto Quotidiano
del 31 ottobre ha sottolineato: “La riforma è il primo step di un percorso diretto alla sottoposizione del pm alla politica, che indicherà prima quali reati perseguire e poi come controllare l’esercizio dell’azione penale. I politici sono insofferenti al controllo di legalità”.
Persino Ernesto Carbone, membro laico del Csm in quota Renzi (che si è astenuto in Senato, mentre Calenda ha addirittura votato la controriforma neofascista), in un'intervista al Corriere della Sera
del 1° novembre ha denunciato il vero obiettivo della “riforma” costituzionale del governo: “Lo rivelò il sottosegretario Andrea Delmastro nella celebre intervista al Foglio
in cui disse che si doveva avere il coraggio di andare fino in fondo, ponendo il pm sotto il controllo dell’esecutivo. Fu una preoccupante dichiarazione d’intenti”, ha detto l'avvocato, ricordando in questo quadro anche “gli attacchi ai quali è stata sottoposta la Corte dei conti” da parte del governo per la bocciatura del ponte sullo Stretto.
Un plebiscito per Mussolini in gonnella
Essendo stata approvata a maggioranza semplice, e non dei due terzi dei componenti delle Camere come prescrive la Costituzione, la modifica può essere sottoposta a referendum su richiesta di un quinto dei membri di una Camera, o 500 mila elettori o 5 Consigli regionali. Una regola che i costituenti fissarono come argine a riforme costituzionali imposte al parlamento dalla maggioranza con la sola forza dei numeri. È quel che è successo anche in questo caso, visto che il testo uscito dal parlamento è esattamente identico a quello approvato dal Consiglio dei ministri del 29 maggio 2024, il che significa che l'opposizione parlamentare, e perfino singoli parlamentari della maggioranza che sostiene il governo, non hanno potuto discutere e far passare neanche un emendamento, e il passaggio in parlamento di una legge costituzionale è stato sbrigato dal governo alla stregua di una pura formalità burocratica. A conferma di come ormai la Costituzione del '48 sia solo carta straccia e il potere legislativo sia già sottomesso di fatto al potere esecutivo, ancor prima di quello giudiziario che sta per esserlo con questa “riforma”.
Solo che stavolta ad aver già raccolto le firme in parlamento per il referendum, che si terrà tra marzo e aprile, è stato per primo lo stesso governo neofascista, su ordine della stessa premier neofascista. Un altro stravolgimento della prassi costituzionale, come ha notato il costituzionalista Gaetano Azzariti, poiché questa dovrebbe essere una prerogativa dell'opposizione. Evidentemente la ducessa vuol trasformare il referendum in un plebiscito che le spiani politicamente la strada verso il premierato, che è il suo obiettivo finale. “Ora la parola passerà agli elettori”, ha detto infatti la premier nella suddetta intervista al Tg1. Che però, furbescamente, memore del referendum del 2016 sulla “riforma” costituzionale di Renzi, si lascia una via d'uscita in caso di vittoria del no, sentenziando che “non ci saranno conseguenze per il governo. Noi arriveremo alla fine della legislatura e chiederemo agli italiani di essere giudicati per il complesso del lavoro che abbiamo fatto”.
Fronte unito per affossare col NO la “riforma”
In un'assemblea straordinaria del 26 ottobre l'Associazione nazionale magistrati (Anm) ha votato un documento in cui, dichiarando di non potere “restare inerte di fronte a una riforma che altera l’assetto dei poteri disegnato dai Costituenti e mette in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”, annuncia la mobilitazione della categoria e la promozione di “una serie di iniziative di approfondimento e confronto con la società civile, l’Avvocatura, l’Accademia e le altre magistrature per spiegare con chiarezza le ragioni del proprio dissenso e le conseguenze della riforma”. E tra queste la creazione di un “Comitato in difesa della Costituzione e per il NO alla riforma”, presieduto dall'avvocato costituzionalista torinese Enrico Grosso.
Dal lato dell'opposizione parlamentare, PD-AVS-M5S, fermo restando il no ufficiale alla separazione delle carriere, non sembra che la segretaria del PD Elly Schlein abbia intenzione di impegnarsi a fondo per la campagna referendaria, sia per la riottosità della destra del partito, di fatto favorevole al si, sia per non rischiare di rimetterci la testa in caso di sconfitta del no e pregiudicarsi la corsa alle politiche. Toccherà quindi soprattutto agli anticapitalisti e agli antifascisti, insieme a tutti i democratici e progressisti della “società civile”, scendere in campo e promuovere un forte, largo e risoluto fronte unito referendario capace di affossare con un NO tondo la “riforma” piduista e fascista della giustizia.
Il PMLI farà come sempre la sua parte, partecipando con tutte le sue forze a questa importante battaglia politica per la vittoria del NO, ribadendo al tempo stesso che la realizzazione del programma piduista e presidenzialista di Mussolini in gonnella va fermato una volta per tutte abbattendo il suo governo neofascista con la lotta di piazza.
12 novembre 2025