Genocidio palestinese
A Gaza i nazisionisti hanno avvelenato il terreno e l'acqua
Hezbollah: “Riaffermiamo il nostro legittimo diritto a resistere all’occupazione e all’aggressione”
In attesa di capire quale sviluppo potrà avere il piano neocoloniale di Trump per Gaza, e mentre costui continua nelle vesti imperialiste di sceriffo del mondo a sbeffeggiare l'Onu si rivolge all'organizzazione internazionale per creare dei falsi “caschi blu” da lui diretti assieme al criminale Netanyahu per controllare militarmente la Striscia e non certo proteggere la popolazione palestinese dal genocidio nazisionista, registriamo la quotidianità dell'occupazione della Palestina che è praticamente sparita dalle cronache dei principali mezzi di informazione dei paesi imperialisti se non hanno bollettini di Tel Aviv o della Casa Bianca da rilanciare. Il Ministero della Salute di Gaza comunicava il 9 novembre che i numeri del genocidio nazisionista erano saliti 69.176 morti e 170.690 feriti dall'inizio della aggressione di oltre due anni fa.
Tra l'8 e il 10 novembre , riportava al Jazeera
, i coloni sionisti hanno distrutto una abitazione e raccolti agricoli di proprietà di palestinesi a Khirbet al-Farsiya, nella Cisgiordania occupata. In un altro attacco presso il villaggio di Beita i coloni armati di bastoni, mazze e pietre hanno preso di mira abitanti del villaggio, attivisti che li aiutavano a difendere case e raccolti e giornalisti presenti per documentare le aggressioni; diversi i feriti tra i quali due dipendenti della Reuters e un giornalista.
Nel vicino Libano, l'agenzia di stampa statale libanese National News Agency, riportava la notizia dell'ennesimo attacco sionista nel paese compiuto con un drone che colpiva un'auto sulla strada verso la città di al-Bisariya e uccideva il conducente; altri due morti nell'auto distrutta dai missili sionisti presso Shebaa, nel Libano sudorientale, nella regione diventata zona di tiro al bersaglio dell'esercito di Tel Aviv secondo l'accordo di tregua definito sotto la regia Usa un anno fa.
Gli inviati delle reti arabe a Gaza riferivano sulla sistematica demolizione delle poche costruzioni rimaste in piedi nella parte meridionale della Striscia: il sindaco di Bani Suheila, il comune più grande nella parte orientale di Khan Younis, affermava che le operazioni di demolizione israeliane, che di recente hanno registrato un notevole aumento di ritmo e intensità, prendono di mira ogni edificio o casa a due piani. Un lavoro di demolizione dei nazisionisti nella parte tenuta sotto diretto controllo militare che procede di pari passo con attacchi e uccusioni nell'altra parte definita dalla famigerata linea gialla del piano Trump-Netanyau. Che a un mese dall'entrata in vigore registra, secondo al Jazeera
, almeno 241 palestinesi uccisi e 619 feriti a causa degli attacchi sionisti.
A Gaza i nazisionisti hanno avvelenato il terreno e l'acqua
La guerra genocida nazisionista a Gaza è dimostrata anche dal fatto che non solo ha raso al suolo sistematicamente obiettivi civili come ospedali, case, scuole e moschee ma ha anche avvelenato il terreno e l'acqua da cui dipendono i palestinesi con una devastazione ambientale oramai palese.
Al vertice sul clima COP30 in Brasile, l'ambasciatore palestinese Ibrahim al-Zeben ha descritto la crisi come una catastrofe ambientale intrecciata al genocidio israeliano. "Non è un segreto che Gaza stia soffrendo a causa del genocidio che Israele continua a portare avanti, una guerra che ha causato quasi 250.000 vittime e prodotto oltre 61 milioni di tonnellate di macerie, alcune delle quali contaminate da materiali pericolosi", ha affermato. “La deliberata distruzione delle reti fognarie e idriche ha portato alla contaminazione delle falde acquifere e delle acque costiere. Gaza ora affronta gravi rischi per la salute pubblica e i rischi ambientali sono in aumento". Gli attacchi sionisti hanno anche "distrutto" gran parte dei terreni agricoli dell'enclave, lasciandola "in uno stato di grave insicurezza alimentare e carestia, con il cibo usato come arma", ha affermato al-Zeben.
Un rapporto delle Nazioni Unite dello scorso settembre avvertiva che le riserve di acqua dolce a Gaza erano "gravemente limitate e gran parte di ciò che rimane è inquinato", tanto più che le bombe nazisioniste hanno ridotto in macerie sia l'impianto di desalinizzazione ma anche le infrastrutture di trattamento delle acque reflue, distrutto reti fognarie e fosse biologiche che hanno contribuito anzi a contaminare la falda acquifera che riforniva la popolazione palestinese.
Hosni Muhanna, portavoce del Comune della città di Gaza, denunciava che circa l'85% delle infrastrutture era stato colpito direttamente o indirettamente, in quella che definiva come "la più grande distruzione nella storia della città" e dichiarava che solo un quinto dei pozzi sono stati ripristinati e gran parte dell’acqua che attualmente raggiunge Gaza non supera il 15% del fabbisogno effettivo della Striscia per la sua popolazione di oltre due milioni di persone, ovvero circa 15 mila metri cubi al giorno contro i ncessari 100.000 metri cubi. L'approvvigionamento idrico è instabile e gestito dalla compagnia idrica nazionale sionista, che usa la fornitura d'acqua come strumento di guerra. Un atto che rappresenta un crimine di guerra conclamato, aggravato dal fatto che i nazisionisti non fanno entrare nella Striscia neanche i mezzi per riparare o sostituire le attrezzature che hanno demolito o danneggiato.
Il 10 novembre l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani chiedeva l'immediata apertura di tutti i valichi di frontiera verso la Striscia di Gaza per consentire la consegna di aiuti umanitari a una popolazione che si trova ad affrontare una situazione catastrofica. Il portavoce dell'organismo Onu sottolineava che Israele ha la piena responsabilità per la mancata consegna di un numero sufficiente di camion di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza e che la prolungata chiusura dei valichi di frontiera sta aggravando la crisi umanitaria e mettendo a repentaglio gli sforzi di soccorso internazionali.
Condannava inoltre il disegno di legge sionista volto a giustiziare i prigionieri palestinesi appena varato dalla Knesset, invitando la comunità internazionale a fare pressione sulle autorità occupanti per almeno sospendere l'immediata adozione di una misura che costituirebbe una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario. Diritto già violato dai sionisti e documentato dall'organismo Onu su casi di tortura finora impuniti commessi dalle forze armate della potenza occupante sui palestinesi.
Secondo l'Onu a ottobre il record di attacchi dei coloni in Cisgiordania
L'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha recentemente denunciato che ottobre ha registrato il numero mensile più alto di attacchi, 264 con una media di otto al giorno, da parte dei coloni nella Cisgiordania occupata da quando l'ufficio ha iniziato a documentare la situazione nel 2006.
Nel luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha dichiarato illegale l’occupazione della Palestina storica da parte di Israele e ha chiesto l’evacuazione di tutti gli insediamenti esistenti in Cisgiordania e nella zona orientale di al-Quds. Senza alcun effetto, anzi il regime neocoloniale sionista espelle le famiglie palestinesi attorno a Gerusalemme e moltiplica gli insediamenti dei coloni.
La Turchia emette un mandato di arresto per Netanyahu per "genocidio e crimini contro l'umanità" a Gaza
Il Procuratore Generale di Istanbul ha annunciato il 7 novembre la decisione di emettere mandati di arresto contro 37 dirigenti sionisti, dal criminale premier Netanyahu ai suoi ministri, ai comandanti dell'esercito occupante, per "genocidio e crimini contro l'umanità" che Israele ha "perpetrato sistematicamente" nella sua guerra contro Gaza dall'ottobre 2023. Fra gli episodi citati dal procuratore “l'attacco del 17 ottobre 2023 all'ospedale battista al-Ahli che ha causato 500 vittime” e quello del 29 febbraio 2024 quando “i soldati israeliani hanno deliberatamente distrutto attrezzature mediche”; “Gaza è stata posta sotto assedio e alle vittime è stato negato l'accesso agli aiuti umanitari", ha affermato.
Ricordiamo che il 21 novembre dello scorso anno la Corte Penale Internazionale ha già emesso mandati di cattura i criminali nazisionisti per crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nella Striscia di Gaza, con accuse che comprendevano "l'uso della fame nei confronti dei civili come metodo di guerra" e "il blocco degli aiuti umanitari essenziali, inclusi cibo, acqua, medicine ed elettricità".
Il Movimento di Resistenza Islamica Hamas ha accolto con favore la decisione del Procuratore Generale di Istanbul e ha invitato tutti gli stati e gli organi giudiziari del mondo a "emettere mandati di cattura per perseguire i leader dell'occupazione ovunque si trovino, e ad adoperarsi per assicurarli alla giustizia affinché possano essere ritenuti responsabili dei loro crimini contro l'umanità".
Hezbollah: “riaffermiamo il nostro legittimo diritto a resistere all’occupazione e all’aggressione”
In una lettera aperta, indirizzata al presidente Joseph Aoun, al primo ministro Nawaf Salam, al presidente del parlamento Nabih Berri e al popolo libanese, resa nota da Al Mayadeen
lo scorso 6 novembre il movimento libanese Hezbollah riaffermava il suo impegno per l’unità nazionale, la protezione della sovranità libanese, il mantenimento della stabilità interna, nonché il suo “legittimo diritto di resistere all’occupazione e all’aggressione”.
Hezbollah ribadiva l’intenzione di contribuire a costruire una posizione nazionale unitaria in risposta alla continua aggressione israeliana al Libano e alle persistenti violazioni dell’accordo di cessate il fuoco firmato nel novembre 2024, rispettato dalle parti libanesi ma continuamente violato dai sionisti che dimostrano l'intenzione di voler imporre la sottomissione al Libano. Violazioni peraltro certificate dalla forza Onu dell'Unifil.
Il movimento criticava il “frettoloso errore governativo” riguardo alla questione del controllo delle armi nel sud del paese, sostenendo che questa mossa è stata utilizzata da Israele per chiedere il disarmo della Resistenza come precondizione per fermare l’aggressione, un elemento non incluso nei termini del cessate il fuoco e categoricamente respinto da Hezbollah. “La questione delle armi non dovrebbe essere soggetta a diktat stranieri o a interpretazioni opportunistiche da parte di attori esterni” ma discussa “all’interno di un quadro nazionale basato sul consenso e su una strategia globale di sicurezza e difesa che protegga la sovranità del Libano”. Perché Israele “non prende di mira solo Hezbollah, ma sta lavorando attivamente per indebolire il Libano nel suo complesso”, il suo obiettivo “è smantellare qualsiasi capacità di resistenza, indebolire lo Stato libanese e costringere alla sottomissione agli interessi sionisti e occidentali”.
“Come componente fondante del Libano riaffermiamo il nostro legittimo diritto a resistere all’occupazione e all’aggressione”, ripeteva Hezbollah, “la difesa legittima non rientra nel quadro delle ‘decisioni di guerra o di pace’; piuttosto, è l’esercizio del nostro diritto a resistere a un nemico che impone la guerra alla nostra terra, si rifiuta di cessare i suoi assalti, cercando di sottomettere il nostro Stato”.
Hamas condanna l'adesione del Kazakistan agli Accordi di Abramo
Hamas esprimeva la sua indignazione per l'annuncio del 7 novembre da parte del Kazakistan di aderire agli "Accordi di Abramo" e di rafforzare i legami con l'entità criminale sionista, riportava un servizio del Centro di informazione palestinese.
In un comunicato dichiarava che “questo passo equivale a insabbiare i crimini genocidi commessi dall'occupazione contro il nostro popolo palestinese a Gaza, in un momento in cui l'isolamento internazionale del regime fascista e dei suoi leader criminali di guerra, ricercati dalla Corte Penale Internazionale, sta aumentando"; ribadiva la sua richiesta a tutti i paesi, in particolare ai paesi arabi e islamici, di interrompere ogni forma di relazione con l'entità criminale sionista e di astenersi dall'intraprendere qualsiasi progetto di normalizzazione con essa e chiedeva di sostenere gli sforzi per rafforzare la resistenza del popolo palestinese e di sostenere la sua giusta e legittima lotta finché non otterrà la libertà e l'indipendenza e la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Al-Quds come capitale.
12 novembre 2025