Per l'insufficiente aumento degli stipendi
La Cgil non firma il contratto degli enti locali
La Uil si sposta a destra verso la Cisl filogovernativa

Il 3 novembre è stato siglato l'accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei 430mila lavoratori pubblici delle Funzioni locali, che interesserà i dipendenti dei comuni, delle province, delle regioni, delle città metropolitane, delle comunità montane e isolane e delle unioni di comuni. Praticamente 4 anni dopo il suo termine, visto che era scaduto il 31 dicembre 2021.
Manca però la firma della Cgil, mentre la Uil si è accodata alla Cisl che, com'era facilmente prevedibile, si era resa disponibile fin da subito ad accettare le condizioni del governo. Eppure anche il sindacato di Bombardieri aveva giudicato insufficienti le risorse messe a disposizione perché non erano minimamente in grado di recuperare la perdita del potere d'acquisto dei salari. Dopo aver messo la propria firma, il giudizio è improvvisamente cambiato: “Esprimiamo soddisfazione per un contratto non scontato, maturato in un contesto economico difficile, che dà una risposta anche salariale ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto”.
Una giravolta che non trova alcuna giustificazione plausibile, perché in questi mesi di trattativa il governo non ha concesso niente; anziché venire incontro alle richieste dei sindacati, fin dal primo momento ha dichiarato che le risorse messe a disposizione non potevano essere aumentate. Contratto vergognoso era, e vergognoso rimane anche dopo la firma della Uil. In particolare proprio sul piano economico.
L'aumento medio sarà di 142 euro lorde al mese; l’incremento totale, in parte già anticipato, sarà del 5,78%, più un eventuale 0,22 dato dalla contrattazione decentrata e dall’eventuale volontà delle amministrazioni di mettere le risorse economiche. Questo vale per il triennio tra il 2022 e il 2024, periodo in cui l'inflazione ha toccato picchi anche fino a 16%. Vuol dire che, quando ci sarà l’aumento, le lavoratrici e i lavoratori si ritroveranno il 10% in meno di valore reale in busta paga.
La segretaria nazionale della Fp Cgil, Tatiana Cazzaniga ricorda inoltre che la maggioranza dei dipendenti delle funzioni locali guadagna meno di 28.000 euro lordi all'anno, perciò non avranno nemmeno il previsto taglio dell'Irpef dal 35 al 33%, che in ogni caso, ricordiamo, concede la miseria di 30/40 euro all'anno a chi guadagna fino a 35mila euro. Secondo i calcoli della Fp Cgil, l’intesa farà perdere ai lavoratori cifre tra i 112 e i 255 euro mensili in termini di potere d’acquisto.
Come si fa ad esprimere “soddisfazione”, come ha fatto la segretaria nazionale della Cisl, Daniela Fumarola? Che si tratti di cifre irrisorie lo si capisce anche dal confronto con altre categorie. Il contratto del settore chimico farmaceutico, firmato ad aprile scorso prevede, al termine dei tre anni di vigenza, un aumento medio di 294 euro lordi mensili, mentre i sindacati dei metalmeccanici hanno rivendicato 280 euro, che la controparte non vuole concedere, ma difficilmente si scenderà sotto i 200 euro. Tutti i contratti del settore pubblico prevedono aumenti di gran lunga inferiori ai settori privati più rappresentativi.
Appaiono quindi false e surreali le dichiarazioni degli esponenti del governo neofascista della Meloni, e in particolare del suo partito. “Questo accordo dimostra che il Governo Meloni continua a mantenere gli impegni assunti, -affermava Andrea Volpi, della Commissione Lavoro Pubblico e Privato- intervenendo con serietà e concretezza per rafforzare la Pubblica Amministrazione e valorizzare chi ne costituisce la spina dorsale”. La velina che i camerati di Mussolini in gonnella hanno rilanciato ai media è stata: “Governo Meloni: firmato il contratto Enti locali, fallisce il tentativo della Cgil di fermare gli aumenti ai lavoratori”.
Visto che la Cgil in questo caso si è messa di traverso (e menomale aggiungiamo noi), si è rafforzata la campagna di disinformazione becera e sistematica per isolare il sindacato più grande d'Italia, come tentò di fare più volte Berlusconi. In prima fila i quotidiani e giornalisti che fanno da megafono al governo. La Verità (mai nome fu più usurpato): “Salari pubblici verso aumenti del 13% (?) con i fondi del governo e senza la Cgil”, Il Messaggero : “dipendenti comunali: aumenti, settimana corta e buoni pasto”.
Una narrazione che vuole fare apparire chi si è opposto all'ennesimo vergognoso contratto a perdere come la Cgil (e i sindacati di base), come responsabili dei mancati aumenti e il governo che invece dell'elemosina, sembra aver dato soldi e diritti ai dipendenti pubblici. Questo è potuto avvenire anche grazie alla capitozione della Uil che, dopo gli scioperi assieme alla Cgil contro la manovra dello scorso anno, si è spostata a destra verso la Cisl filogovernativa.
Si è defilata dalle manifestazioni pro Palestina, ha firmato una raffica di pessimi contratti assieme alla Cisl e senza la Cgil, ha assunto posizioni più morbide verso il governo. La Uil e Bombardieri (nomen omen) soprattutto ai comizi nelle piazze, spesso le sparano grosse e usano toni forti, ma appena vengono accusati di essere poco istituzionali o troppo radicali rientrano subito all'ovile della concertazione e del collaborazionismo.
Landini e la Cgil dal canto loro non possono però frenare in nome dell'unità dei sindacati confederali, che di fatto non esiste più, e aver paura di convergere con i sindacati più combattivi. A tal proposito giudichiamo negativamente la scelta di indire lo sciopero generale in data diversa da quella 28 novembre, scelta dai sindacati di base, oltretutto posticipandola di 2 settimane a ridosso dell'approvazione della manovra.
Ma sopratutto facendo una marcia indietro rispetto all'unità d'azione e di lotta con i sindacati di base com'è avvenuto per lo sciopero generale del 3 ottobre coronato da una straordinaria partecipazione, e che ha dimostrato essere la strada giusta per assestare duri colpi al governo neofascista della Meloni e insieme per far valere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
 
12 novembre 2025