Roma
Operaio morto per il crollo nella Torre dei Conti
Putin accusa l'Italia di sprecare soldi in Ucraina. Salvini: “Non possiamo aiutare per 50 anni l'Ucraina”. Travaglio e “Il Fatto quotidiano” si confermano megafono di Mosca
Due crolli ravvicinati di una parte della Torre dei Conti sono costati la vita ad un operaio di 66 anni.
Il crollo parziale della Torre, che si trova nella zona dei Fori Imperiali, nel cuore di Roma, è avvenuto mentre erano in corso lavori di restauro. L'intervento da 6,9 milioni di euro, finanziato con fondi Pnrr, ha avuto per oggetto il recupero strutturale, il restauro, la messa in sicurezza e la salvaguardia della torre medievale e della sua parte sotterranea. Tali interventi, almeno nei progetti, erano finalizzati alla valorizzazione del bene e alla sua fruizione da parte di cittadini e turisti, in particolare come sede museale dedicata alle fasi più recenti dei Fori Imperiali e Centro Servizi dell'Area Archeologica Centrale.
Il crollo è avvenuto intorno alle 11:30 del 3 novembre, mentre c'erano 9 operai al lavoro all'interno, 4 dei quali investiti dalle macerie. Tre sono stati tratti in salvo, mentre Octay Stroicy è rimasto intrappolato. L'operaio di origini romene, in procinto di andare in pensione, è stato estratto vivo dopo ben 11 ore, e infine è morto nella corsa in ospedale. Verso le 13 si è verificato un nuovo crollo che ha investito i vigili del fuoco al lavoro, fortunatamente senza conseguenze.
La sovrintendenza capitolina ai beni culturali tenta di difendersi: "Prima dell'avvio delle opere sono state effettuate indagini strutturali, prove di carico e carotaggi per verificare l'idoneità statica della struttura, che avevano attestato le condizioni di sicurezza necessarie per procedere agli interventi sui solai". Non la pensa allo stesso modo il noto archeologo Andrea Carandini: "Mi sembrano evidenti i segni di una incompetenza tecnica. Penso sia mancata la presenza di un adeguato ingegnere strutturista in un delicatissimo manufatto del IX secolo" dice Carandini al Corriere della Sera. "In un bene così fragile occorreva procedere con interventi minimi”.
Di sottovalutazione dei rischi e di crollo annunciato parla anche Roberto Meneghini, per trent’anni archeologo funzionario della Sovrintendenza capitolina, responsabile dell’area dei Fori Imperiali: “Questo crollo mi ha reso furioso - dichiara al quotidiano il
Messaggero
-. Non ha idea di quante volte ho segnalato le condizioni precarie della Torre, a più riprese. Ho scritto relazioni, ho lanciato l’allarme, preavvisato tutti dei possibili rischi di cedimenti... Ho sempre avuto la percezione che prima o poi sarebbe successo, mi sono trascinato questo retro pensiero per anni. Quando ho visto quella tragica scena, quasi non ho dormito la notte”.
Le indagini svolte preliminarmente alla definizione delle strategie di intervento, smentiscono la Sovrintendenza e confermano che si è agito con superficialità e fretta (l'intervento di restauro si sarebbe dovuto concludere il 30 giugno 2026), che alla fine sono costati la vita all'operaio che, grazie alla Fornero e a chi l'ha persino peggiorata come il governo Meloni, era costretto, all'età di 66 anni, a lavorare ancora sui ponteggi di un cantiere.
Erano stati identificati “estesi fenomeni di fessurazione dei paramenti murari portanti, aggravati dalla nascita di vegetazione spontanea che, tramite radici, ne ha accelerato l'estensione. Internamente, erano già segnalati controsoffitti crollati, infissi ammalorati e danni minori alle pitture. Inoltre, i piani sommitali della torre mostravano segni di importante degrado indotto dal continuo ristagno di acqua e dalla sua infiltrazione, a seguito del distacco della guaina di protezione del pavimento”.
Nemmeno la morte di un operaio ha frenato il cinismo imperialista di Mosca. Putin, attraverso la portavoce del Ministero degli esteri russo Marija Zakharova, ha cavalcato l’onda di ciò che è successo nella capitale per attaccare l’Italia. “Finché il governo italiano continuerà a spendere inutilmente i soldi dei suoi contribuenti per l’Ucraina, l’Italia crollerà tutta, dall’economia alle torri”. Attacchi simili la Zakharova le aveva rivolti alla Francia dopo il furto al museo del Louvre.
Le gravi affermazioni di Mosca hanno innescato un piccolo incidente diplomatico. La Farnesina ha convocato il consigliere dell’ambasciata russa in Italia, Mikhail Rossiyskiy. che nel corso dell'incontro al ministero degli Esteri, invece di scusarsi, "ha espresso le proprie ferme rimostranze in merito all'aggressiva, esecrabile campagna antirussa promossa da Roma sui media", accusando come la riduzione dei finanziamenti è "causata dall'impiego sconsiderato dei fondi provenienti dai contribuenti italiani a sostegno del criminale regime terroristico ucraino, giunto al potere a seguito del sanguinoso colpo di Stato del febbraio 2014 e responsabile di aver scatenato una guerra contro i cittadini russofoni del Donbass e della Novorossija".
Com'è abitudine di Putin e dei putiniani vengono vergognosamente rovesciate verità e menzogna, aggredito e aggressore e ciò ha fatto venire allo scoperto il fascioleghista Salvini che ha assecondato le dichiarazioni della Zakharova con queste parole: “Sicuramente mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina come proposto da Trump è una priorità e sicuramente non possiamo andare avanti per altri 50 anni a mandare soldi e armi in Ucraina, questo è fuori dubbio”. Ma soprattutto ha scatenato i putiniani del Fatto quotidiano
di Marco Travaglio, che l'8 novembre con un articolo dell'ex ambasciatrice Elena Basile ha solidarizzato con la Zakharova che, a suo dire, semplicemente “ha affermato che i fondi dati all’Ucraina, 2,5 miliardi, sono sottratti a investimenti nei beni comuni e nella manutenzione del Patrimonio culturale e architettonico. Come potremmo mai essere oltraggiati da una dichiarazione, in fondo logica, che non ha paragoni con i veri e propri insulti quotidianamente lanciati contro Mosca nel nostro Paese? “Come il Terzo Reich”, “Russi maledetti”, “Putin zar, dittatore, killer, macellaio”. Come si può pretendere rispetto da un Paese che continuiamo a demonizzare?
”
Costei ripete pari pari le menzogne di Mosca, ossia che la Russia in questa guerra non è l'aggressore, ma la vittima degli attacchi occidentali per cui è costretta a reagire. Per poi invocare la capitolazione all'aggressore nazizarista agitando lo spettro della bomba atomica: “quale conseguenza vi potrebbe essere dato che combattiamo una potenza nucleare, la Russia, per la quale la vittoria contro un disegno di dominio imperialista in grado di utilizzare l’Ucraina come piattaforma di attacco costituisce una questione esistenziale per la sicurezza dello Stato?
”. Infine si rammarica perché “alcuni analisti stimati e amici, continuano a dipingere la Russia come uno Stato imperialista e alla ricerca di nuovi territori in Ucraina, se non addirittura in Europa, senza fornire un solo fattore serio per l’analisi geopolitica
”. Sembra proprio di sentir parlare la Zakharova!
12 novembre 2025