L'ultima trovata ingannatoria di Potere al popolo: “Il moderno socialismo”
Sul n. 38/2025 de “Il Bolscevico” abbiamo già fatto un'analisi critica dell'Appello di Potere al Popolo (PaP) del 6 ottobre alla “costruzione di un blocco politico e sociale indipendente verso il 2027”, fatto in preparazione dell'Assemblea nazionale del 25 ottobre a Roma dal tema “Cambiamo tutto”. Un appello, in sostanza, rivolto ai gruppi e movimenti del mondo giovanile, studentesco, del sindacalismo di base, dei centri sociali ecc., che hanno animato gli scioperi e le grandi manifestazioni contro il genocidio a Gaza, a sostenere la costruzione di una lista elettorale unitaria della sinistra antagonista da presentare alle politiche del 2027, con il dichiarato intento di combattere la “sfiducia” che si manifesta nell'astensionismo di sinistra e “far apparire in Italia una politica differente. Una politica che dia continuità ai movimenti ed evitare che vengano dispersi dalla repressione o dal riflusso”.
Per sostanziare questa “politica differente” da quella del “centro-sinistra”, che “non è in grado di fare un'opposizione degna ed è compromesso con tutti i poteri”, l'Appello di PaP inventa per l'occasione il termine “moderno socialismo”, dandone la seguente definizione: “Una politica di moderno socialismo, in grado di garantire eguaglianza sociale, pianificazione ecologica e giustizia climatica, redistribuzione della ricchezza, diritti e partecipazione alle lavoratrici e ai lavoratori, controllo popolare. Che sappia abolire l’apartheid per i migranti, i sistemi elettorali truccati ripristinando un sistema proporzionale, facendo rispettare le parti più avanzate della nostra Costituzione”.
“Moderno socialismo” o potere del proletariato?
Si tratta quindi di un concetto di socialismo che non ha nulla a che spartire con il socialismo scientifico teorizzato da Marx ed Engels e realizzato nell'Urss socialista di Lenin e Stalin e nella Cina socialista di Mao, un patrimonio di conoscenza e di esperienza storica concreta dal quale non può prescindere chiunque si proponga di cambiare veramente e radicalmente questa società capitalista.
Si tratta piuttosto di una rimasticatura in chiave trotzkista e movimentista del vecchio riformismo socialdemocratico, attualizzato ai temi del disastro climatico e delle migrazioni, che non affronta il problema dell'abbattimento del sistema capitalista e della sostituzione del potere della classe dominante borghese con il potere del proletariato, cosa ben diversa dal fantomatico “controllo popolare” sostenuto da PaP, nonché passo necessario e obbligato per costruire una nuova società socialista sulle macerie di quella capitalista, come insegnano la teoria scientifica marxista-leninista e l'esperienza storica del movimento operaio internazionale.
In nessun punto dell'Appello, infatti, si parla della questione fondamentale dell'abbattimento del sistema capitalistico e del potere del proletariato, ivi compreso nel comunicato sui risultati dell'Assemblea nazionale di PaP del 25 ottobre, in cui si ribadisce solo l'obiettivo di “costruire un blocco politico e sociale indipendente capace di sfidare anche l’appuntamento elettorale del 2027”, allo scopo di “offrire alle elezioni un’alternativa al centrosinistra e alla destra, ma che mira anche a una battaglia culturale e delle idee, a costruire una visione e una pratica di mondo nuovo, di un moderno socialismo in grado di rispondere alla crisi del capitalismo che produce suprematismi, imperialismi e barbarie”.
Un'altra definizione elusiva, questa di “moderno socialismo”, riecheggiante in particolare quella di Cremaschi, peraltro uno dei soli due intervenuti, insieme ad un rappresentante della Rete dei Comunisti, a sollevare in assemblea il tema del socialismo, ma definendolo genericamente solo come “alternativa alla barbarie, al riarmo e alle politiche di austerità”. Non a caso, pur imputandole la politica antipopolare di riarmo e di austerità, né Cremaschi né l'Appello di PaP rivendicano in concreto l'uscita dell'Italia dall'Unione europea imperialista, lasciandosi così la porta aperta alla partecipazione alle prossime elezioni europee.
Operazione riformista alla Mamdani
L'aggettivo “moderno” aggiunto alla parola “socialismo” serve perciò solo a rinnegare il socialismo classico, fondato sulla rivoluzione socialista, la distruzione della macchina statale borghese e la dittatura del proletariato, per contrabbandare come “socialismo” il riformismo di stampo socialdemocratico, ovvero un insieme di interventi di politica economica e sociale che siano compatibili e non in antagonismo al sistema di sfruttamento capitalistico. Misure tese a smussare e rendere più sopportabili i suoi aspetti più barbari e disumani ma senza affrontare il problema della sua distruzione. Come appunto quelle proposte da PaP, che parlano di redistribuzione della ricchezza, di pianificazione ecologica e giustizia climatica, di diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, di difesa dei diritti dei migranti e così via, che pur condivisibili come rivendicazioni di lotta immediate non possono sostituire la lotta strategica per cambiare radicalmente la società e instaurare il socialismo, né tanto meno la loro sommatoria può essere spacciate come una sorta di socialismo costruito all'interno del sistema capitalista.
In altre parole si tratta solo di politiche riformiste molto simili al programma elettorale “socialista” del nuovo sindaco socialdemocratico di New York, Zohran Mamdani, la cui immagine, non a caso, è accostata a quella del portavoce nazionale di PaP, Giuliano Granato, sui manifesti elettorali della lista “Campania popolare” (formata da PaP, P.C.I. e Rifondazione Comunista) in corsa per superare il quorum del 2,5% per entrare nel Consiglio regionale, con lo slogan “se ti è piaciuto Zohran Mamdani non può non piacerti Giuliano Granato. Da New York all'Italia, la direzione è la stessa”.
Il Segretario generale del PMLI, Giovanni Scuderi, nell'editoriale per il 48° Anniversario della Fondazione del Partito, nell'esortare le operaie e gli operai a “incontrarci e parlare dei problemi del momento, soprattutto della questione del potere politico del proletariato, che è la madre di tutte le questioni
”, la ha così sintetizzata: “Nel nostro Paese capitalista il potere politico, economico, finanziario, istituzionale, giuridico, culturale e mediatico è posseduto interamente dalla borghesia. Il proletariato invece non possiede niente, tranne le braccia per lavorare e arricchire la borghesia. Il voto sulla scheda elettorale serve unicamente a mandare al governo una delle fazioni della classe dominante borghese. Questa situazione va rimossa, capovolgendo la classe al potere: il proletariato al posto della borghesia. Per porre fine allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, alla società divisa in classi e al sistema economico capitalista che è la fonte di tutti i problemi di vita e i mali delle masse, del fascismo, del razzismo, dell'omofobia e della guerra imperialista
”.
Una nuova trappola elettorale per gli anticapitalisti
Il “moderno socialismo” di PaP non solo non risponde invece a tale fondamentale questione, ma in realtà è uno specchietto per allodole per carpire i voti dei sinceri anticapitalisti che hanno maturato la scelta astensionista, illudendoli ancora una volta, dopo le fallimentari esperienze governative di Rifondazione di Bertinotti e Vendola e del PdCI di Cossutta, Diliberto e Rizzo, che sia possibile conquistare per via elettorale e parlamentare spazi di socialismo all'interno del sistema capitalista, lasciando loro intendere che la via rivoluzionaria dell'Ottobre e il partito del proletariato, quale sua avanguardia cosciente e organizzata, sono esperienze storicamente sbagliate e superate, e che oggi occorre seguire “nuove strade”, come il “Socialismo del XXI secolo” ed altre esperienze del genere basate sul movimentismo, il partecipazionismo, l'elettoralismo, il parlamentarismo, il costituzionalismo e il riformismo: “Non ci sono modelli di socialismo, e quando ci sono stati sono stati fatti errori”, ha detto infatti il rappresentante della Rete dei Comunisti nel suo intervento all'assemblea di Roma, citando però il Venezuela e Cuba come esempi positivi, e aggiungendo che la lotta per il socialismo va portata “dentro il conflitto”, deve “stare dentro il movimento”.
In definitiva il “moderno socialismo” è solo un nuovo inganno per riportare all'ovile dell'elettoralismo e del parlamentarismo gli astensionisti di sinistra, alimentando le illusioni che si possano sfruttare in chiave riformista le marce e screditate istituzioni borghesi per volgerle a vantaggio del popolo. Mentre, al contrario, occorre dare agli astensionisti di sinistra, che hanno già fatto il primo passo per liberarsi dalle illusioni partitiche ed elettorali, una vera coscienza di classe antigovernativa e anticapitalista, per abbracciare attivamente la lotta per il socialismo e il potere politico del proletariato.
19 novembre 2025