Con l'astensione complice di Cina e Russia
Il consiglio di sicurezza dell'ONU approva il piano neocolonialista e imperialista di Trump su Gaza
Hamas si oppone
Con 13 voti favorevoli e l'astensione complice e vergognosa degli altri due membri, Cina e Russia, il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato il 17 novembre la risoluzione 2803 in base alla bozza presentata dagli Usa a favore del piano neocolonialista e imperialista in venti punti di Trump su Gaza. In particolare definisce la copertura legale alla realizzazione della parte del piano che prevede lo schieramento nella Striscia di una Forza internazionale, non i “caschi blu” dell'Onu, che la occuperà militarmente sotto la gestione del Board of peace guidato dallo stesso Trump che ha tenuto a metterlo subito in evidenza. In altre parole nega il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione e autorizza gli Usa stabilirsi come potenza occupante.
Il presidente Usa ha infatti commentato: "Congratulazioni al mondo per l'incredibile voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, tenutosi pochi istanti fa, che ha riconosciuto e approvato il Board of peace, che sarà presieduto da me e includerà i leader più potenti e rispettati del mondo. Questa sarà ricordata come una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite, porterà a ulteriore pace in tutto il mondo ed è un momento di portata storica”. Con meno enfasi l’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, prime del voto aveva avvertito che la mancata approvazione del piano sarebbe equivalsa a sostenere Hamas e la guerra: “Qualsiasi rifiuto di appoggiare questa risoluzione è un voto a favore del dominio dei terroristi di Hamas o del ritorno alla guerra con Israele, condannando la regione e il suo popolo a un conflitto perpetuo”. Resta difficile seguire la logica di un ragionamento così astruso dal quale ricaviamo comunque due indicazioni; la prima è che ovviamente nello schema imperialista non è previsto alcun diritto per il popolo palestinese che sarebbe costretto in eternità a combattere per il suo Stato, la seconda che il bersaglio della risoluzione sono Hamas e le altre organizzazioni della resistenza all'occupazione sionista da disarmare.
Nel suo primo commento Trump ha ringraziato i membri del Consiglio Onu e le altre nazioni che hanno sostenuto l'iniziativa, come Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Turchia e Giordania e aggiungeva che annunci formali riguardanti la composizione del Consiglio e i prossimi passi saranno fatti nelle prossime settimane. Quindi decide il dittatore fascioimperialista in prima persona.
Il disarmo della resistenza palestinese sarà affidato alla Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) dispiegata nella Striscia di Gaza per supervisionare la sicurezza, supportare la ricostruzione e mantenere l'ordine nel territorio almeno per i prossimi due anni, con possibilità di proroga in base agli sviluppi sul campo. Nell'immediato potrà utilizzare "tutte le misure necessarie" per raggiungere questi obiettivi, tra cui lo smantellamento dei gruppi armati e il sequestro di "armi non autorizzate".
La prima stesura della bozza di risoluzione presentata una settimana prima dagli Usa non conteneva nessun riferimento diretto alla creazione di uno Stato palestinese, rispecchiando la posizione contraria espressa in maniera unanime dalle varie componenti del governo nazisionista. Una mancanza che avrebbe reso palesemente complice l'appoggio e la partecipazione del gruppo dei paesi arabi e musulmani che si sono espressi a favore del piano Trump e troppo vergognosa l'ipotizzata neutralità di Cina e Russia. Nel testo approvato si dice quindi che se l’Autorità palestinese di Abu Mazen completerà le riforme richieste da tempo dalla comunità internazionale, "potrebbero finalmente crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l'autodeterminazione e la sovranità palestinese. Gli Stati Uniti avvieranno un dialogo tra Israele e i palestinesi per concordare un orizzonte politico per una coesistenza pacifica e prospera". Il progetto di una chimera in un futuro molto lontano, ben oltre l'orizzonte, e comunque affidato al giudizio di Usa e nazisionisti.
Tanto è bastato per accontentare i paesi arabi e musulmani. Ma anche la Russia, che col proprio ambasciatore aall'Onu dichiarava di non poter sostenere la risoluzione americana perché non rispetta il principio dei "due Stati, due popoli" e conferisce in modo improprio alla Forza internazionale di stabilizzazione poteri di imposizione della pace che potrebbero renderla parte in causa nel conflitto. Però dava il via libera con l'astensione, magari per ricambiare il favore ricevuto da Trump nella risoluzione annuale sulla guerra in Ucraina che gli Usa hanno chiesto di annacquare togliendo i riferimenti all’integrità territoriale di Kiev.
Stessa procedura da parte della Cina socialimperialista col suo ambasciatore che criticava “l'omissione di garanzie fondamentali per i palestinesi” nella risoluzione, affermava che il Consiglio deve garantire un cessate il fuoco duraturo, affrontare la crisi umanitaria di Gaza e avviare la ricostruzione. Esprimeva "profonda preoccupazione" per il fatto che la risoluzione fosse vaga sulla struttura e sul mandato del Consiglio di pace e della Forza internazionale di stabilizzazione; criticava il testo per aver dato troppo poca visibilità alla Palestina e per non aver affermato chiaramente la sovranità palestinese e la soluzione dei due Stati; criticava il processo affrettato e non consultivo e il ruolo limitato previsto per l'Onu. Un giro di parole che si concludeva col via libera tramite l'astensione, le priorità del socialimperialismo cinese in questo momento sono altrove, da Taiwan alla guerra dei dazi con gli Usa.
Subito dopo il voto dell'Onu l'Anp del collaborazionista Abu Mazen accoglieva “con favore l'adozione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della bozza di risoluzione statunitense su Gaza”.
Hamas respingeva la risoluzione che "non soddisfa le richieste e i diritti politici e umanitari del popolo palestinese", ma piuttosto "impone un meccanismo per raggiungere gli obiettivi dell'occupazione, che non è riuscito a raggiungere attraverso la guerra di sterminio" degli ultimi due anni. Per Hamas la risoluzione mira a isolare la Striscia di Gaza dal resto della Palestina occupata e a imporre una nuova realtà che mina i valori costanti e i diritti nazionali palestinesi. Essa introduce un'amministrazione fiduciaria internazionale su Gaza, che il popolo palestinese e le sue fazioni politiche respingono categoricamente. In questo modo si “priva il popolo palestinese del diritto all'autodeterminazione e alla creazione di un proprio Stato indipendente con Al-Quds come capitale".
Il movimento respingeva anche qualsiasi piano per disarmare la resistenza palestinese, ribadendo che le armi della resistenza sono "legate alla presenza dell'occupazione" e ribadiva che qualsiasi discussione su questo tema "deve rimanere una questione puramente interna palestinese, legata a un processo politico che garantisca la fine dell'occupazione, la creazione dello Stato palestinese e l'esercizio dell'autodeterminazione". Hamas riconosce il ruolo delle forze internazionali nel monitoraggio dei cessate il fuoco, ma respinge qualsiasi mandato esteso che includa operazioni interne a Gaza perché assegnare a tali forze ruoli all'interno della Striscia, in particolare in relazione al disarmo, "rimuove la loro neutralità e le trasforma in una parte del conflitto a favore dell'occupazione". Ribadiva che qualsiasi forza internazionale deve essere limitata alle aree di confine, sotto la piena supervisione delle Nazioni Unite e deve collaborare strettamente con le istituzioni ufficiali palestinesi, senza alcun coinvolgimento dell'occupazione. E ripeteva infine che gli aiuti umanitari e l'apertura dei valichi bloccati dai sionisti sono "diritti fondamentali del popolo palestinese nella Striscia di Gaza" e non devono essere merce di scambio.
19 novembre 2025