A Roma presso il Nuovo Cinema L'Aquila
Assemblea nazionale “Blocchiamo tutto” per continuare la mobilitazione contro il governo Meloni e contro il genocidio a Gaza
Domenica 16 novembre presso il Nuovo Cinema l'Aquila di Roma, centinaia di organismi politici, sociali, studenteschi e sindacali, hanno dato vita ad una assemblea nazionale di raccordo per capire come proseguire la lotta contro il governo Meloni e le sue politiche interne ed estere, non ultimo l'appoggio al governo sionista d'Israele. Molti degli organismi sono quelli che hanno costituito la Rete Liberi e Libere di lottare contro il DDL ex-1660, alla quale anche il PMLI ha aderito.
All'iniziativa hanno partecipato oltre duecentocinquanta delegati e delegate provenienti da tutta Italia per dare vita a quel “momento di confronto” auspicato per coordinare e moltiplicare quei focolai di lotta e di piazza, che da mesi contraddistinguono l'azione delle masse popolari, operaie e studentesche del nostro Paese.
I temi di discussione sono stati quelli annunciati nella propaganda organizzativa, e cioè la questione Palestinese ed il sostegno a Netanyahu da parte di Meloni e di tutta l'UE. E come proseguire nella battaglia contro la politica bellicista e di riarmo imperialista che viene introdotta ovunque, dall'industria alla scuola, ai media.
Tutti gli interventi hanno sottolineato la grande forza politica del movimento che ha inondato le piazze, mantenendo la sua indipendenza e la diffidenza verso quelle forze che “salite sul carro all’ultimo minuto, non hanno mai espresso parole chiare né su Israele né contro le politiche di riarmo”.
L'iniziativa è stata spinta dalla necessità di operare un “salto in avanti facendo esprimere tutta la forza che ha saputo mettere in campo su un terreno molto più ampio di questioni. Tornare a praticare il “blocchiamo tutto” per cominciare a cambiare davvero”, come si legge nelle parole finali dell'appello di convocazione.
Nel report conclusivo degli organizzatori al termine dell'assemblea, si rileva che “la lotta contro l'autoritarismo interno e quella contro l'oppressione internazionale non sono due fronti separati”, e si richiama all'unità ed alla mobilitazione contro “i Re”, che a ragione vengono identificati in Meloni, Metanyahu, Trump, Von Der Leyen, ma anche in Xi Jinping, Putin e Modhi.
Leggiamo poi dal comunicato finale che “fatto il primo passo”, per mettere in pratica questa opposizione gli organizzatori sostengono di “non avere bisogno di fissare altre manifestazioni in un calendario già fitto, ma di confrontarci e di organizzarci in una nuova grande assemblea… per costruire una nuova grande mobilitazione in primavera.” L'assemblea ha proposto anche la costituzione di uno specifico ”spezzone sociale” nelle manifestazioni già in calendario, quali la partita di calcio della squadra israeliana Maccabi Haifa a Bologna del 21 novembre ed agli scioperi di autunno dei sindacati di base.
In sostanza, pur con le debite divergenze a partire dall'incapacità radicata anche nelle forze di quest'area politico-sociale di rifiutarsi di definire il governo Meloni “neofascista”, noi marxisti-leninisti concordiamo su questa analisi che di fatto identifica nell'imperialsmo dell'Est un nemico delle masse popolari e dei popoli di tutto il mondo al pari degli USA e dell'UE, e il governo Meloni come il principale nemico interno da sconfiggere.
Ma sulla necessità di smarcarsi dalle forze del “centro-sinistra” che leggiamo tra le righe nel passaggio su coloro “che non non hanno mai espresso parole chiare né su Israele né contro le politiche di riarmo”, pensiamo che sia giusto criticarle in modo aspro e diretto, ma che potrebbero essere utili nell'ambito di un fronte unito quanto più largo possibile che punti a far cadere dalla piazza il governo Meloni prima che faccia altri danni. Il loro seguito di massa da parte degli antifascsiti e dei sinceri democratici è un elemento che in questa lotta non è possibile ignorare.
Inoltre comprendiamo certamente la necessità della discussione e della dialettica in questa fase che viene posta come prioritaria, ma pensiamo che di pari passo occorra non dare tregua al governo Meloni, altrimenti si rischia di concedere ancora tempo a un esecutivo che lavora alacremente per incenerire anche le residue libertà democratico-borghesi.
Per quanto riguarda l'approccio che rimanda alla primavera una “grande mobilitazione”, a nostro avviso puzza di elettoralismo, come se in qualche misura si volesse avviare un cantiere per le prossime politiche del 2026 del fronte “movimentista” e dei partiti alla sinistra del PD che sono spesso punto di riferimento anche di una parte del sindacalismo di base.
Ciò sarebbe un errore madornale poiché costituirebbe un deterrente per la principale azione da mettere in campo e che per noi è centrale, cioè quella di allargare il fronte di opposizione di classe antigovernativo, anticapitalista ed antimperialista a chiunque sia disposto a spazzare via il governo Meloni subito, a prescindere da quali sono le proprie strategie e gli obiettivi politici che ciascuno ha dietro a questa volontà. Per questo, secondo noi, l'assemblea del 16 novembre dovrebbe aprirsi e confrontarsi anche con le forze che hanno lottato a loro modo nella Rete “A pieno regime” contro l'ex-DDL 1660 per non perdere ulteriore tempo e combattere risolutamente il regime capitalista neofascista rappresentato da questo nero esecutivo.
Serve una piattaforma che abbia al centro oltre alle rivendicazioni comuni, un unico punto da centrare assolutamente e nel minor tempo possibile, e dalla caduta della Mussolini in gonnella potrà allora aprirsi una nuova fase nella quale ciascuna forza proseguirà per la sua strada, chi nella ricerca di un nuovo e storicamente impalpabile accordo elettorale e chi, come noi, verso il socialismo e la conquista del potere politico da parte del proletariato.
Questi tempi impongono il superamento dei settarismi, velleitarismi e delle divergenze politiche secondarie, perché oggi è l'abbattimento del governo neofascista Meloni la contraddizione principale sulla quale concentrarsi con tutte le forze che abbiamo.
19 novembre 2025