Anche il socialimperialismo cinese si riarma e punta alla portaerei nucleare
Il nuovo imperatore Xi affretta i tempi per essere pronto alla guerra imperialista mondiale
Consapevole del ruolo del socialimperialismo cinese nel mondo, il nuovo imperatore Xi Jinping ha iniziato da almeno quindici anni, una corsa al riarmo che ha pochi precedenti.
Lo scorso 5 novembre Xi si è recato sull’isola cinese di Hainan a inaugurare la Fujian, la terza portaerei di Pechino, entrata ufficialmente in servizio dopo tre anni e mezzo dal varo, avvenuto a giugno del 2022. Con questa terza portaerei la Cina diventa la seconda potenza al mondo per numero di portaerei possedute dopo gli Stati Uniti, che ne hanno undici: la prima portaerei cinese, la Liaoning, fu acquistata dai russi ed entrò in servizio nella marina cinese nel 2016, la seconda portaerei, la Shandong, è stata interamente costruita dai cinesi ed è entrata in servizio nel 2019, e ad esse si è oggi aggiunta la Fujian, anche essa interamente costruita in Cina, e che rappresenta un deciso salto di qualità rispetto alle due precedenti portaerei sia perché ha dimensioni maggiori sia, soprattutto, perché ha un dislocamento decisamente maggiore, potendo contare su 85.000 tonnellate di stazza a pieno carico contro le 66.000 della Liaoning e le 65.000 della Shandong, oltre che su una tecnologia decisamente superiore alle altre due portaerei e a quasi tutte le altre portaerei del mondo: è infatti dotata di un sistema a catapulta elettromagnetica – simile a quella installata a bordo della portaerei statunitense Gerald R. Ford, finora l'unica nave al mondo ad avere tale tecnologia di lancio - che le permetterà di trasportare aerei più grandi con carichi più pesanti, nonché di lanciarli più rapidamente.
È pur vero che nel campo delle portaerei la Cina è ancora indietro rispetto agli Usa sia per numero di navi (3 contro 11) sia per qualità di propulsione (quelle degli Stati Uniti sono tutte a propulsione nucleare mentre le tre cinesi sono a propulsione convenzionale, e questo limita il raggio operativo di queste ultime e la durata delle loro missioni rispetto alle rivali statunitensi), ma la Fujian fa fare alla marina militare cinese un grosso salto di qualità in quanto si avvicina per dimensioni e funzionalità alle navi americane, ma non è tutto. Infatti i cantieri navali di Xi stanno già lavorando – precisamente a Dalian nella provincia settentrionale di Liaoning - ad una quarta portaerei, stavolta a propulsione nucleare, che sarà pronta nel giro di pochi anni e che aumenterà l'autonomia e la portata globale della potenza socialimperialista cinese.
La flotta militare cinese dispone ormai di oltre 370 tra navi di superficie e sottomarini ed è quantitativamente la più estesa al mondo, avendo già superato nel numero di unità quella degli Stati Uniti.
È chiaro perciò che la Cina socialimperialista si sta preparando a una futura guerra imperialista mondiale, perché le portaerei non sono strumenti di difesa del territorio nazionale bensì mezzi di proiezione di potenza militare imperialista verso l'esterno, e il riarmo cinese non si esaurisce certo ad esse.
Infatti sulla base di immagini satellitari sul territorio cinese analizzate dalla televisione statunitense Cnn oltre il 60% delle 136 strutture collegate alla produzione di missili ha mostrato forti segni di espansione, con ben 2 milioni di metri quadrati di impianti industriali militari costruiti tra l'inizio del 2020 e la metà di quest'anno. Sono inoltre visibili sul territorio cinese un numero sempre maggiore di installazioni militari, e non bisogna dimenticare che lo scorso gennaio il Financial Times diede la notizia che a 30 chilometri da Pechino si stanno costruendo sotto terra da alcuni anni la più grande base militare del mondo, un bunker antiatomico dalle dimensioni almeno dieci volte più grande del Pentagono che dovrebbe servire da centro di comando nel caso di una guerra totale con gli Stati Uniti.
Aumenta anche il numero di testate nucleari cinesi, che attualmente sono 600, un’arsenale che sta crescendo più rapidamente di quello di qualsiasi altro Paese, anche se è ben lontana dalle oltre 5.000 testate possedute dalla Russia e dalle quasi 5.000 che possiedono gli Stati Uniti, ma nessuno di questi ultimi due Stati sta rafforzando il suo arsenale alla stessa velocità della Cina. In base a una ricerca effettuata dallo Stockholm International Peace Research Institute dal 2023 a oggi la Cina di Xi Jinping è passata da 400 a 600 testate, con la prospettiva di superare le 1.500 testate entro il 2035.
Anche per questo motivo recentemente il fascioimperialista Trump ha minacciato la ripresa dei test nucleari interrotti da decenni.
Per la cricca socialimperialista cinese l’attuale riarmo nucleare e convenzionale rappresenta, quindi, il completamento di un percorso di ascesa iniziato sul piano economico e consolidato su quello politico e diplomatico: dopo aver raggiunto la seconda posizione tra le economie mondiali, aver costruito una fitta rete di influenze e alleanze come i Brics e la Nuova Via della Seta, avere esteso la sua influenza economica in Africa e nell'America meridionale, Pechino punta ora a trasformare la propria potenza economica in potenza militare globale, e vuole mostrarla a tutto il mondo, tanto è vero che alla recente parata del 3 settembre, in occasione dell’ottantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, hanno sfilato missili terrestri, sottomarini lanciamissili e bombardieri strategici.
Secondo un rapporto pubblicato lo scorso anno dal Pentagono l'aeronautica militare cinese, disponendo ormai di 2.500 aerei totali tra i quali circa 2.000 da combattimento, sono la terza forza aerea al mondo, e l'esercito cinese costituisce di gran lunga per numero di uomini e di mezzi la più grande forza di terra permanente al mondo.
Oggi l’Esercito Popolare di Liberazione, fondato da Mao per scacciare gli invasori giapponesi, sconfiggere la cricca reazionaria di Jiǎng Jièshí, vincere la rivoluzione di nuova democrazia e portare alla proclamazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, è lo strumento principale su cui conta il socialimperialismo cinese per rafforzare ed estendere la sua presenza nel mondo e vincere lo scontro con l'imperialismo americano per il dominio mondiale.
19 novembre 2025