Per il No Meloni Day a Genova oltre mille in corteo
Dal corrispondente di Genova de “Il Bolscevico”
A Genova, venerdì 14 novembre, gli studenti, aderendo all’iniziativa nazionale No Meloni Day, sono scesi in piazza. Un concentramento, organizzato dalla Rete degli Studenti Medi, è stato fissato in piazza De Ferrari, un secondo, promosso da Unione degli Universitari, si è raccolto in via Balbi, sede dei principali atenei genovesi. Gli universitari si sono mossi per raggiungere piazza De Ferrari e dare vita al corteo principale unitario cui hanno partecipato non meno di un migliaio di studenti e che ha percorso via XX Settembre, piazza Brignole, poi su per via Serra, piazza Corvetto, per concludere in piazza Matteotti. Il corteo è stato aperto da uno striscione con scritto “Blocchiamo governo e manovra di guerra”.
All’iniziativa di lotta hanno aderito anche Cambiare Rotta e Osa Genova. Sul sito di Sinistra Universitaria è stato postato: “Scendiamo in piazza per dire a gran voce che questo governo non ci rappresenta. Da ormai tre anni infatti siamo governati da una destra estrema, filofascista e reazionaria. Una destra che non ascolta i bisogni dei cittadini e ancor di più degli studenti”. Nelle parole d’ordine, ma pure nei contenuti, molti riferimenti al martoriato popolo palestinese, alla condanna per la complicità del governo italiano nel genocidio perpetrato dalla Stato nazi-sionista di Israele, e la richiesta di interrompere, da parte dello Stato italiano, ogni rapporto economico e militare con Israele.
Tuttavia, la giornata di lotta No Meloni Day non poteva non affrontare le politiche portate avanti dal ministro, definito, “sceriffo”, Valditara: progetto di aziendalizzare le scuole e soprattutto di reprimere il dissenso. “No alla nuova finanziaria, soldi alla formazione e non alla guerra” hanno sostenuto gli studenti, “non è solo una parola d’ordine da urlare nelle piazze, piuttosto un necessario cambio di rotta perché, quando vengono chiesti finanziamenti per la scuola, denunciano gli studenti, il denaro è sempre poco, mentre invece quando occorrono per le spese militari non solo c’è, ma addirittura viene recuperato, quando la coperta potrebbe farsi corta, tagliando sulla spesa sociale e sulla scuola”.
Una coda, seppur strumentale di polemiche, l’ha lasciata un’immagine in ogni modo calzante esposta durante il corteo dagli studenti. Su un manifestino in bianco e nero affisso sui muri lungo il percorso del corteo erano raffigurati i volti di Donald Trump, di Giorgia Meloni, di Benjamin Netanyahu e di Matteo Salvini, accompagnati dalla scritta “Il Quarto Reich”. A lamentarsi del manifesto definendolo “disgustoso”, sul proprio profilo social, è stato il ministro dei treni mai in orario, Matteo Salvini. C’è da immaginare che il suo risentimento possa essere riconducibile al fatto che nel cartello mancava il suo amico di merende Vladimir Putin e magari il Benito nazionale.
Ma oltre alle parole d’ordine, oltre la necessità di fare ascoltare la loro voce e fare pervenire le loro richieste, molto importante e interessante è la presa di coscienza, da parte di una vasta porzione del mondo studentesco, della natura di classe di un governo che è sì, neofascista e reazionario, ma che soprattutto rappresenta, e a pieno titolo, gli interessi dell’Imperialismo e del sistema di produzione capitalistico.
19 novembre 2025