No al nuovo decreto sicurezza fascista
Un motivo in più per buttare giù con la piazza il governo Meloni, Mussolini in gonnella
 
Non appagato dal colpo di mano con il quale la scorsa estate ha convertito in legge il decreto fascista “sicurezza” ex-DDL 1660, il governo Meloni riparte all'attacco e lavora per un ulteriore inasprimento della repressione, del controllo e delle politiche razziste già applicate su larga scala nel nostro Paese. L'arroganza fascista indusse la Mussolini in gonnella a convertire in decreto un disegno di legge nonostante le critiche della Corte di Cassazione, di centinaia e centinaia di intellettuali democratici ed antifascisti che si mobilitarono e denunciarono la deriva “autoritaria”, per noi fascista, e nonostante le combattive piazze piene di manifestanti che ne chiedevano il blocco.
La spinta maggiore per introdurre questo nuovo inasprimento di norme arriva in particolar modo dalla Lega in termini di immigrazione e della cosiddetta “microcriminalità”, con Fratelli d'Italia che si concentra invece sull'impunità delle forze dell'ordine e sull'intensificazione della repressione di piazza.
In generale, le ulteriori norme che il governo neofascista è pronto a varare per dare questo nuovo giro di vite, potrebbero finire in un disegno di legge o ancora una volta attraverso la vergognosa strada del decreto “d'urgenza”.

L'impunità per le forze dell'ordine borghese e la stretta sui cortei
In ogni caso le vomitevoli dichiarazioni rilasciate alla Camera dal caporione leghista Salvini sfondano una porta aperta al Viminale che non aspetta altro per calcare ancora una volta la mano in questa direzione. Piantedosi aspira a guadagnarsi un ruolo nel percorso che dalla Bossi-Fini, passando dalla controriforma Minniti, dai decreti Sicurezza dei 5 Stelle a braccetto sia con la Lega che col PD, arriva ai nostri giorni nei quali il governo Meloni ha fatto realmente il salto di qualità nella fascistizzazione dello Stato borghese italiano.
Una delle principali misure su cui insiste il governo Meloni anche in questo nuovo pacchetto è lo stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati degli agenti, in particolare quando impegnati nelle azioni di ripristino dell'ordine pubblico borghese. Il pubblico ministero sarebbe obbligato a svolgere “accertamenti preliminari” nei casi in cui sia ravvisabile “una causa di giustificazione relativa alla notitia criminis”, durante i quali le introdotte maglie larghe sulla legittima difesa faranno il resto ed eviteranno nella stragrande parte dei casi l’iscrizione nel registro degli indagati.
Da sempre Meloni e camerati, e prima di loro altri esecutivi borghesi, hanno cercato di garantire l'impunità alle forze dell'ordine di regime, riuscendoci spesso sostanzialmente attraverso le coperture degli alti ufficiali, ma formalmente solo in parte poiché l'auspicato scudo penale è sempre stato bloccato dai giuristi in quanto indiscutibilmente incostituzionale.
E allora, per arrivare all’obiettivo, il governo ha studiato un rinforzo delle norme esistenti sulla legittima difesa, facendo così felici i giustizialisti, e in particolare coloro che sdoganerebbero anche nel nostro Paese l'uso indiscriminato delle armi e una sorta di giustizialismo becero e fascista in pieno stile trumpiano.
Queste norme sarebbero infatti valide per tutti, e non solo per le “forze dell’ordine”, e renderebbero più facile giustificare una reazione anche se sproporzionata, come “difesa da un'aggressione”. Sottolineata la gravità del provvedimento anche per le questioni civili, non è difficile immaginare che con questa misura i poliziotti nelle piazze potrebbero fare ciò che vogliono, senza rendere conto a nessuno. Insomma sarebbe “carta bianca”, anche formale, che avrebbero gli uomini di Piantedosi da lì in poi, conquistando finalmente quella impunità totale all'uso degli idranti, dei lacrimogeni e dei manganelli mussoliniani che tanto piacciono a Meloni e camerati.
Sempre in relazione alle manifestazioni, il nuovo disegno contiene l'inserimento di una cauzione preventiva per chi organizza manifestazioni, assieme all’inasprimento dell’articolo 18 del Tulps, con multe fino a 20 mila euro per cortei non autorizzati.

Inasprimento del decreto “Caivano”
All'interno dell'ennesimo tentativo finalizzato a ridurre i margini residui di garanzie e libertà democratico-borghesi, il governo reprime ancor di più i minori, inasprendo il decreto cosiddetto “Caivano” continuando a non muovere un dito sulla prevenzione dei crimini giovanili, e puntando tutto sulla criminalizzazione e sul carcere.
Anche se l’età minima per la punibilità dei reati commessi da minori resta ferma a quattordici anni, la Questura potrà intervenire con sanzioni amministrative nei confronti delle famiglie di ragazzini tra i 12 e i 14 anni sorpresi a commettere reati.
La proposta prevede anche la modifica della Legge Zampa del 2017 attraverso la riduzione del “prosieguo amministrativo”, e cioè la possibilità di un minore straniero non accompagnato di prolungare il suo percorso di accoglienza e integrazione solo fino ai 19 anni. La conseguenza sarà un aumento dei rimpatri “volontari” assistiti nei Paesi di origine, che la Lega vuole velocizzare anche per i migranti condannati a pene detentive inferiori ai due anni.

Guerra dichiarata ai migranti
Per capire quali siano gli obiettivi di questa nuova stretta sul fronte dell'immigrazione, è sufficiente leggere queste dichiarazioni dello stesso Salvini pronunciate a Bari durante la campagna per le elezioni regionali: "L'Europa sta permettendo a troppi immigrati, soprattutto islamici, di entrare nel nostro Paese e di distruggere il nostro tessuto sociale, valoriale, economico. Il problema non è il Dio, è pretendere che chi arriva nelle nostre città rispetti la nostra cultura, i nostri simboli, la nostra religione e costituzione. Quelli che non sono disposti a farlo, cristianamente e genuinamente fuori dalle palle, tornino da dove sono arrivati". La Lega e tutto il Governo si vantano ovunque di volere la “sicurezza totale”, mentre di “totale” c'è solo la guerra dichiarata agli ultimi, agli oppressi, ai migranti e a coloro che non hanno nessuna intenzione di subire passivamente la nera mano dell'esecutivo.
Anche i ricongiungimenti familiari dei migranti sono nel mirino del governo neofascista Meloni. Il nuovo disegno di legge allunga infatti i tempi per poter chiedere l'arrivo in Italia dei parenti rimasti nei paesi d’origine, e limita questa possibilità soltanto al coniuge e ai figli minori, escludendo vergognosamente anche gli eventuali figli maggiorenni. Relativamente al permesso di soggiorno, la proposta di Salvini lo ripropone a punti e a partire dai 14 anni, cioè con due anni di anticipo.
Ad integrazione del pacchetto, la settimana scorsa è arrivata anche la proposta lanciata dalle eurodeputate leghiste Susanna Ceccardi, Silvia Sardone e Anna Maria Cisinit di un nuovo “Osservatorio nazionale sui fenomeni dell’islamizzazione”, un organismo di chiaro stampo razzista affidato a venti caporioni scelti dal partito, incaricati di “monitorare moschee irregolari, imposizione del velo sulle minori, ricongiungimenti poligamici e patriarcato islamico”. Uno degli obiettivi è il divieto di portare il velo a scuola. Roba da leggi razziali di mussoliniana memoria.

Sgomberi più rapidi anche per le seconde case
Le nuove norme a difesa della proprietà privata, inclusa la questione degli sfratti, verrebbero estese anche alle seconde case, comprese quelle di villeggiatura che più facilmente vengono occupate abusivamente nei periodi dell’anno in cui non sono abitate. Anche in questo caso, dunque, le “forze dell’ordine” borghese potranno provvedere allo sgombero rapido su richiesta del proprietario senza attendere il provvedimento di sfratto del giudice. Insomma, l'interesse privato e la proprietà privata su tutto, in particolar modo se volge al profitto dei palazzinari, ed a prescindere dalle condizioni degli occupanti, alle ragioni di tale occupazione. Tutto ciò in un contesto nel quale nemmeno un euro è stato destinato all'edilizia pubblica nell'attuale manovra di governo, e dove non ci sono alternative per senzatetto.
Altre misure riguardano pene più pesanti per i borseggi, per chi non si ferma ai posti di blocco, e per i furti nelle abitazioni. Semplice microcriminalità da reprimere.

Denunciare il fascismo di governo per bloccare il nuovo decreto “sicurezza”
“Con l'impunità alle “forze dell’ordine” e la velocizzazione degli sfratti Meloni segue la linea di sempre”, ha dichiarato Peppe De Cristofaro di AVS. “Le politiche securitarie di Meloni – ha continuato - sono sbagliate. Con una destra tutta legge e ordine al governo, il paese è più insicuro di prima”.
Ma com'è possibile che dopo tre anni di governo, costellati da uno scempio antidemocratico dopo l'altro ed una linea repressiva, razzista ed intollerante con ogni forma di dissenso, l'opposizione parlamentare di cartone parli ancora di politiche “securitarie” e non fasciste, e non riesca a chiamare le masse popolari antifasciste ed antirazziste nelle piazze per spazzare via il governo Meloni? È di tutta evidenza che sta continuando a commettere gli stessi errori che un secolo fa portarono al potere Mussolini, aprendo il ventennio più buio del nostro Paese in epoca moderna.
Contro il nuovo provvedimento “sicurezza” è necessaria una grande unità e azione di lotta che prenda spunto anche dai pregi e dai difetti che ha portato in sé la precedente mobilitazione contro l'ex-DDL 1660, tanto vasta ed organica quanto spesso velleitaria e autoreferenziale, e pertanto incapace di far convergere in un unico grande movimento tutte le masse popolari disposte a lottare in questa direzione.
L'unità è quantomai necessaria, e rappresenta la priorità organizzativa che dovrebbero porsi tutti le forze antifasciste ed antirazziste che si oppongono al nuovo disegno di legge della Mussolini in gonnella; dai sindacati di base alla CGIL, dai partiti con la bandiera rossa e la falce e martello, ai riformisti ed ai cattolici progressisti. Tutti queste forze che già hanno in qualche modo stigmatizzato il nuovo giro di vite del governo, hanno anche un dovere morale, politico e sociale, che è quello di mettere da parte le loro divergenze di orizzonte e di linea, convergendo sull'impellente priorità di cacciare Meloni e il suo governo.
Soltanto in questo modo sarà possibile ridurre in briciole anche tutti i provvedimenti antipopolari, fascisti e razzisti che questo esecutivo impone grazie a un parlamento esautorato delle sue funzioni, e ad una opposizione parlamentare imbelle, inconsistente e per certi aspetti complice dal momento in cui abbagliata dall'elettoralismo, ha come orizzonte le politiche del 2026, commettendo l'imperdonabile errore politico di dare ancora tempo al governo Meloni per portare a termine l'intero suo disegno neofascista.
L'ultimo appello lo rivolgiamo alle reti a Pieno Regime ed alla rete Liberi e Libere di Lottare affinché entrambe sappiano fare quell'ultimo passo per riprendere e rilanciare quella lotta che le ha viste per mesi nelle piazze di tutta Italia contro il DDL Sicurezza, stavolta senza pregiudizio alcuno, dritti verso l'obiettivo.
In questo fronte il PMLI farà senz'altro la sua parte, con tutte le sue forze.

19 novembre 2025