Viva le studentesse e gli studenti in piazza
Giuste ed encomiabili le loro lotte contro il governo Meloni e l'istruzione neofascista di Valditara e Bernini e per la Palestina libera
Le manganellate meloniane non arresteranno l'ondata antifascista contro Mussolini in gonnella

Il 14 novembre decine di migliaia di studenti medi e universitari, precari della scuola e dell'Università, insegnanti, personale Ata, genitori e solidali con la Resistenza palestinese sono scesi in piazza in oltre 60 città nell'ambito della Giornata internazionale dello studente che in Italia, da tre anni a questa parte, è diventata la giornata dello sciopero studentesco e del “No Meloni Day” istituita dallo stesso movimento studentesco all'indomani dell'insediamento del governo neofascista Meloni.
Evviva le studentesse e gli studenti scesi in piazza, sono giuste ed encomiabili le loro lotte contro il governo Meloni e l'istruzione neofascista di Valditara e Bernini e per la Palestina libera. Sono da prendere a modello per il loro coraggio, più forte dei manganelli e della feroce repressione meloniana, per la loro determinazione a mobilitarsi e a rivendicare e difendere i loro diritti immediati ma anche a esprimere forte e sentita solidarietà internazionalista in difesa del popolo palestinese. Sono da prendere a modello perché hanno messo nel mirino il governo di Mussolini in gonnella e lo contestano e combattono, ondata dopo ondata nelle piazze italiane. Questa è la strada per buttare giù, una volta per tutte, il governo neofascista Meloni.
Da Torino a Palermo, da Milano a Bologna, Genova, Bari e in tante altre città del Nord, Centro e Sud Italia si sono svolti cortei, manifestazioni e presidi di protesta davanti alle sedi governative, scolastiche e istituzionali per protestare non solo contro la finanziaria di guerra del governo neofascista Meloni, i tagli all'istruzione e le controriforme neofasciste della scuola e dell'Università imposte dai ministri Valditara e Bernini, ma anche contro il piano di riarmo e l'aumento delle spese militari, il decreto sicurezza, il genocidio in corso a Gaza e per la Palestina libera.
Alla giornata di mobilitazione indetta dalla Rete degli Studenti Medi, Unione degli Universitari e varie altre Associazioni e Collettivi studenteschi, hanno aderito fra gli altri anche la Flc-Cgil e Fiom, Usb, Legambiente, Fridays for Future, Cambiare Rotta e Osa.
“Valditara alimenta un’idea di scuola sempre più repressiva e improntata all’obbedienza – denunciano gli studenti - Siamo stanchi di sentire che non ci sono soldi per l’istruzione: ci sono, il governo ha scelto di investirli in armi e non nel futuro del paese, chiediamo che il 5% del Pil previsto per il piano di riarmo venga destinato a scuola, università e ricerca... Dopo le centinaia di occupazioni e picchetti che hanno attraversato scuole e atenei negli ultimi mesi, continua a crescere l’opposizione al governo e alle sue politiche a partire dalla manovra... Facciamo fatica a immaginare un futuro con casa, lavoro e servizi dignitosi, non sopportiamo più l’oppressione della scuola-gabbia, e le difficoltà di un’università costosa ed escludente”.
A Torino un partecipato e combattivo corteo di migliaia di studenti è partito da Piazza XVIII Dicembre, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Susa, e ha attraversato il centro città con alla testa lo striscione “contro il governo del genocidio e del fossile, studenti bloccano tutto”. In piazza anche i movimenti di Fridays for Future, Extinction rebellion, il Collettivo autonomo studentesco, il centro sociale Askatasuna e i collettivi Contro il riarmo e i tagli all’istruzione.
“Siamo contro il governo infame, che toglie i soldi dai nostri laboratori per finanziare l’industria bellica”, denunciano al megafono gli organizzatori, mentre il corteo parte in direzione Crocetta tra lo sventolìo di tante bandiere palestinesi “per dire alla città che noi non ci stiamo all’industria fossile e della guerra”.
A seguire tanti altri striscioni, slogan e cartelli con le parole d'ordine contro il governo Meloni e i ministri Bernini e Valditara fra cui: “Giorgia Meloni devi andartene”; “Contro la manovra della guerra Meloni appesa”; “Bernini dimettiti”; “Valditara dimettiti”; “Blocchiamo l’università della Bernini e del genocidio”; “Soldi alla formazione, non alla guerra”; “Il nostro futuro fa schifo, fatto di guerra e povertà, per questo come scuole vogliamo farci sentire”.
Molte strade al passaggio del corteo sono state chiuse al traffico; i mezzi pubblici deviati e ventisei treni in transito da Porta Susa e Porta nuova sono stati soppressi.
La prima tappa è all’Ufficio scolastico regionale in corso Vittorio Emanuele 70 dove i manifestanti hanno srotolato uno striscione con su scritto “Guerra , repressione, genocidio. Cacciamo il governo” e dato alle fiamme alcuni cartelli contro “la manovra della guerra” mentre gli organizzatori dal megafono denunciano: “Avevamo chiesto che si esprimessero in solidarietà con la Global Summud Flotilla e non l’hanno fatta. Noi invece ci siamo mobilitati lo stesso, occupando e bloccando tutto”.
In corso Stati Uniti presidiato dalla polizia in assetto antisommossa i manifestanti hanno vergato la scritta “Meloni appesa” sulla locomotiva del Frecciarossa esposta davanti alle ex Officine Grandi Riparazioni.
A Porta Nuova partono le prime violente cariche della polizia contro i manifestanti che tentano di occupare la stazione ferroviaria e vengono respinti a suon di manganellate. Ciononostante alcune decine di manifestanti sono riusciti a passare da un ingresso laterale e a occupare i binari per alcuni minuti.
La repressione si scatena con maggiore violenza davanti alla sede di Città metropolitana in corso Inghilterra quando alcune decine di manifestanti al grido “Ci servono più aule e non più bombe” entrano all’interno dell’edificio. Oltre alle manganellate scattano i fermi e le identificazioni di diversi manifestanti.
A Bologna (vedi articolo a parte) altre manganellate meloniane contro il corteo di migliaia di studenti e ricercatori precari che al grido di "Palestina libera"; "Governo genocida"; "Cacciamoli via"; "Bologna non vi vuole"; "Blocchiamo tutto" è partito da Piazza Verdi e si è diretto verso la zona Fiera per contestare l'assemblea annuale dell'Anci e i ministri Tajani e Piantedosi.
Al corteo hanno aderito anche i Giovani Palestinesi.
Lungo Via Zamboni, in piena zona universitaria, gli studenti hanno chiesto a gran voce le dimissioni della ministra dell’Università Anna Maria Bernini e del rettore Giovanni Molari.
Sul ponte di Via San Donato le “forze dell’ordine” della Mussolini in gonnella Meloni hanno sfoderato i manganelli e caricato brutalemnte i manifestanti impedendo al corteo di proseguire.
A Genova (vedi articolo a parte) oltre mille manifestanti hanno preso parte al corteo unitario organizzato dalla Rete degli Studenti e dall'Unione degli Universitari che si è snodato per Via XX Settembre, Piazza Brignole, Via Serra, Piazza Corvetto per concludersi in Piazza Matteotti. Il corteo è stato aperto da uno striscione con scritto “Blocchiamo governo e manovra di guerra”.
A Milano oltre 10 mila studenti sono partiti in corteo da Largo Cairoli “contro la scuola del genocidio”. Davanti alla sede di Assolombarda è stato esposto uno striscione con i nomi dei bambini palestinesi uccisi. Sotto il consultorio di Via Larga è stato bruciato un cartello che conteneva simbolicamente “tutti i tabù sessuali e omofobi imposti dalla società”. Davanti alla sede della Città Metropolitana i manifestanti hanno esposto cartelli “contro ogni forma di degrado nelle scuole” e diversi studenti si sono imbavagliati davanti alla prefettura per “rappresentare la repressione contro i movimenti”.
Alla conclusione del corteo in Piazza della Scala, ribattezzata “piazza Gaza”, i manifestanti hanno appeso un grande striscione con su scritto “Palestina libera dal fiume fino al mare”. “Le piazze del 14 novembre – si legge nel comunicato dell’Uds – esprimono una ferma condanna contro il genocidio in corso a Gaza e contro la complicità del governo italiano, che continua a sostenere la guerra e a tacere di fronte ai bombardamenti che colpiscono scuole, ospedali e università”.
Per questo, hanno ribadito i Collettivi studenteschi del Virgilio, Bottoni e Verdi: “Scendiamo in piazza per lottare contro il governo e contro le sue politiche di complicità con il genocidio in Palestina, guerrafondaie e repressive”.
Mentre un gruppo di studenti si è simbolicamente imbavagliato al passaggio del corteo da largo 11 settembre, a poche decine di metri dalla Prefettura.
"Manifestiamo contro questo governo che ci vuole impauriti e schiavi dei loro programmi. La loro violenza non può fermare la nostra voce - ha spiegato al megafono una rappresentante degli studenti - Questo governo, da più di due anni, supporta apertamente Israele sia diplomaticamente che tramite l’invio di armi utilizzate quotidianamente contro i palestinesi. Nel frattempo il governo porta avanti politiche repressive, come il Ddl Sicurezza e il Ddl Bavaglio. Mentre le scuole cadono a pezzi, la qualità della didattica cala ulteriormente e il sistema scolastico viene sempre più asservito agli interessi dei privati - aggiungono gli studenti del Collettivo del liceo Virgilio - l’Italia partecipa attivamente al programma di riarmo europeo. Tutto questo a scapito dell’istruzione, della sanità e della spesa sociale. Organizziamoci e serriamo le fila per cacciare questo governo. Il clima nelle scuole è sempre più repressivo: parlare di politica, specialmente di Palestina, è malvisto. Lo abbiamo visto durante la nostra assemblea d’istituto del 17 ottobre ma anche in altri casi: chi si oppone alle organizzazioni fasciste viene manganellato, come al liceo Einstein di Torino. Il dissenso studentesco è criminalizzato, e governo e forze dell’ordine non hanno alcun interesse a tutelarci”.
A Palermo il corteo organizzato dal Coordinamento degli studenti è sfilato Da Piazza Verdi a Piazza Indipendenza “contro il degrado dell’edilizia scolastica e l’emigrazione forzata dei giovani dalla Sicilia”. Mentre a Catania gli studenti in piazza hanno chiesto: “Più scuole, non basi militari”.
A Bari il corteo organizzato da Udu, Uds e Zona Franka è sfilato lungo corso Vittorio Emanuele, Piazza Umberto, Piazza Prefettura verso il lungomare Araldo di Crollalanza per rivendicare “Più aule e non più bombe... contro un governo che continua nel definanziamento dell'istruzione pubblica e del welfare, scegliendo invece di investire risorse in armamenti".
Alla vigilia del corteo gli studenti medi e universitari baresi hanno clamorosamente contestato il ministro Valditara arrivato in città nel pomeriggio del 13 novembre per la presentazione del suo ultimo libro. “Vogliono rendere scuola e università pubblica un lusso per pochi, a suon di tagli ai finanziamenti e manovre che tolgono spazio a noi studenti - hanno denunciato in una nota gli organizzatori della protesta - Scuole e Università pubbliche devono tornare ad essere un presidio di inclusione ed emancipazione socioeconomica, rappresentando degli spazi in cui la formazione funga da presupposto allo sviluppo del pensiero critico e non sia asservita all’ideologia conservatrice che ci vuole rendere cittadini passivi e ubbidienti. L’istruzione sta diventando un lusso per pochi”.
I Collettivi Cambiare rotta e Osa Bari hanno rivendicato la giornata di mobilitazione come sciopero nazionale studentesco e contestato la gestione dell’Università e della scuola, gli edifici fatiscenti, i trasporti inadeguati, poche borse di studio e alloggi insufficienti.
Anche a Napoli (si veda l'articolo a parte) migliaia di studenti sono partiti da Piazza Garibaldi e sono sfilati in corteo per le vie del centro dietro lo striscione “Contro genocidio, repressione e riarmo”. Vi ha partecipato anche il Comitato Studentesco “Linea di Massa” della facoltà di Storia, Filosofia e Lettere dell’Università “Federico II” di Napoli, che ha distribuito centinaia di copie di un volantino che ha riscosso simpatie e interesse in tutti gli spezzoni del corteo.
A Roma si sono svolti due cortei. Gli studenti mobilitati dai collettivi autonomi dei licei della città sono partiti da Viale Glorioso, a Trastevere, con alla testa lo striscione: "Soldi alla scuola e non alla guerra. Cacciamo il governo". Mentre dal Pincio è partito il corteo organizzato dalla Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari Roma con alla testa lo striscione “Agitiamoci”per “una scuola e un’università pubbliche, accessibili e libere”.
I due cortei si sono ricongiunti in Viale Trastevere davanti al ministero dell’Istruzione e del “Merito”, con tappe al Colosseo e conclusione davanti all’Ufficio scolastico regionale in via Frangipane, a Monti perché, hanno spiegato gli studenti dei Collettivi: “Da qui partono le circolari repressive che l’Usr manda alle scuole per evitare di farci parlare di Palestina o transfemminismo. Il sistema scolastico italiano è gerarchico e autoritario”. Mentre “le scuole cadono a pezzi e i soldi vanno alle armi che ammazzano i palestinesi”.
Davanti al ministero dell’Istruzione e del “Merito” gli studenti hanno esposto un cartello con il volto della premier Meloni con l'elmetto sul capo e lo hanno poi imbrattato con le impronte di mani sporche di vernice rossa a simboleggiare il sangue della repressione e del genocidio in Palestina. Altri cartelli con le immagini delle svastiche e delle recenti aggressioni da parte di gruppi neofascisti nelle scuole durante le occupazioni, insieme al fotomontaggio della premier Meloni raffigurata con il fez in testa, una croce rossa sulla bocca e il simbolo di Fratelli d'Italia modificato in “Fratelli d'Israele”, e i fantocci dei ministri Valditara e Bernini e del senatore Gasparri sono stati dati alle fiamme al grido “Bruciamo il fascismo, cacciamo il governo”.
A Firenze si è svolto un presidio simbolico indetto da Udu-Sinistra universitaria con una rappresentanza di studenti e della Flc Cgil davanti alla residenza Calamandrei di viale Morgagni per denunciare la “mancanza di centinaia di posti letto e contestare il modello di università e di diritto allo studio portato avanti dalle forze politiche di questo Paese”.
Altre manifestazioni di protesta indette dell’Unione degli studenti con lo slogan “Un’altra scuola, un altro mondo è possibile” si sono svolte nel resto d'Italia: cinque cortei in Abruzzo , uno in Basilicata , uno in Calabria , quattro in Campania , tre in Emilia Romagna , due in Friuli Venezia Giulia , tre nel Lazio , due in Liguria , nove in Lombardia , uno nelle Marche , sei in Puglia , uno in Piemonte , due in Sardegna , quattro in Sicilia , tre in Toscana , uno in Veneto e due in Umbria .

19 novembre 2025