Così rispettano gli accordi di tregua
I nazisionisti bombardano di nuovo Beirut per colpire Hezbollah
Col consenso di Trump, bombe anche su Gaza. Non si ferma il genocidio palestinese
Con un attacco aereo alla periferia della capitale libanese Beirut ordinato dal criminale Netanyahu i sionisti hanno assassinato il 23 novembre Haytham Ali Tabatabai, responsabile militare di Hezbollah e altre quattro persone. Un nuovo crimine che vuole ribadire il ruolo dei nazisionisti di gendarme per conto dell'imperialismo occidentale dell'area mediorientale, oltre che responsabili del genocidio palestinese; un ruolo che grazie alla copertura anzitutto di Trump, della neofascista Meloni e del cacelliere Merz, rende impuniti il criminale Netanyahu e il suo governo quando violano la sovranità nazionale del vicino Libano, e della Siria, e violano per l'ennesima volta l'accordo di tregua patrocinato dagli Usa col governo di Beirut giusto un anno fa, il 27 novembre 2024. Nello stesso modo imperialista e arrogante col quale i nazisionisti violano quotidianamente l'accordo neocoloniale di pace Trump-Netanyahu per Gaza. L'Onu tace e acconsente, la Ue pure, con le attenzioni spostate sul vergognoso tappeto rosso che Trump con la sua proposta di pace ha steso di nuovo davanti al neozarista Putin per offrirgli su un piatto d'argento l'Ucraina occupata. In fondo la posizione di Trump su Palestina occupata e Ucraina invasa ha almeno un punto di coerenza che determina tra l'altro la stessa politica imperialita Usa, la ragione non è nel rispetto del diritto internazionale finora consolidato ma del più forte.
Hezbollah annuncia il martirio del capo militare
L'organizzazione libanese Hezbollah con una dichiarazione uffciale del 23 novembre riportato dall'emittente Al Mayadeen
annunciava il martirio del comandante Haitham Ali Tabatabai, noto anche come Sayyed Abu Ali, morto in un attacco aereo sionista che colpiva un edificio residenziale su Harat Hreik, nella periferia sud di Beirut. Secondo il Ministero della Salute libanese, cinque persone sono state uccise e 28 ferite nell'attacco. Nella dichiarazione il movimento di Resistenza libanese ha espresso il suo cordoglio per la perdita di un grande comandante militare, elogiando la dedizione di Tabatabai alla Resistenza in Libano e il suo ruolo nell'affrontare l'occupazione israeliana. Era riconosciuto come uno dei leader fondatori della struttura militare di Hezbollah e ha svolto un ruolo fondamentale nella sua formazione iniziale e nella sua successiva crescita.
"Non si è mai stancato né ha vacillato nel difendere la sua terra e il suo popolo", si legge nella dichiarazione. "Fin dall'inizio della Resistenza, ha gettato le basi per un movimento che rimane forte, dignitoso e capace di proteggere la patria e ottenere vittorie".
Hezbollah sottolineava che il martirio di Tabatabai avrebbe ulteriormente rinvigorito i combattenti della Resistenza e rafforzato la loro determinazione a continuare a resistere al nemico sionista e al suo sostenitore, gli Stati Uniti. Il gruppo si è impegnato a portare avanti la sua eredità e quella di tutti i comandanti martirizzati.
Delle violazioni sioniste dell'accordo in Libano si era finalmente accorto anche il primo ministro libanese Nawaf Salam, l'ex presidente del tribuale della Corte Onu dell'Aja che aveva dato il via libera all'inchiesta sul genocidio sionista a Gaza promossa dal Sudafrica, dichiarando che Israele si rifiuta di avviare colloqui per porre fine alla sua occupazione di territorio libanese, nonostante l’accordo. Dichiarava che il presidente Joseph Aoun aveva proposto di avviare negoziati con Israele per discutere il suo ritiro dai cinque avamposti di confine, una proposta caduta nel nulla e quindi concludeva annunciando di ripetere “la stessa offerta di negoziare con Israele”, lamentandosi che “per me è un enigma. Loro chiedono negoziati e quando mostriamo disponibilità non accettano l’appuntamento” e minacciava “è una questione che solleverò con gli Usa”. Ottenendo di nuovo un nulla di fatto da Tel Aviv e Washington che già gli avevano imposto di approvare il piano Usa per disarmare il movimento di resistenza Hezbollah che aveva respinto al mittente la richiesta.
Non a caso dopo l'assassinio di Tabatabai Usa e nazisionisti hanno “ricordato” ai vertici libanesi che il loro compito è disarmare la Resistenza, poi casomai si discute di un parziale ritiro degli occupanti sionisti dal sud del Libano. Il residente Aoun sottolineava che l’attacco, attuato in coincidenza con l'anniversario dell'indipendenza del suo Paese è “un'ulteriore prova che Israele sta ignorando i ripetuti appelli a cessare l'aggressione contro di noi. Si rifiutano di attuare le risoluzioni internazionali, nonché tutti i passi e le iniziative volte a porre fine all'escalation e a ripristinare la stabilità, non solo in Libano, ma in tutta la regione”. Chissà cosa dirà Papa Leone XIV, in visita nel paese dal 30 novembre al 2 dicembre.
Per l'agenzia dell'Onu sui diritti umani gli attacchi israeliani in Libano sono crimini di guerra e violano la Carta delle Nazioni Unite
Nei giorni precedenti il raid su Beirut i sionisti avevano lanciato una serie di attacchi su località del Libano meridionale e nella valle della Bekaa che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Morris Tidball-Binz, condannava avvertendo che rappresentavano un modello sistematico di violenza illegale.
L'esperto Onu per i diritti umani denunciava il 21 novembre una vera e propria escalation degli attacchi israeliani al Libano tra i quali quello del 18 novembre con i droni contro il campo profughi palestinese di Ain al-Hilweh a Saida che aveva causto la morte di almeno 14 palestinesi, dei quali 12 bambini. Il più brutale attacco dall'accordo di cessate il fuoco del 27 novembre 2024;
"Questo non è un evento isolato, ma fa parte di una preoccupante tendenza di operazioni letali da parte di Israele in aree popolate", dichiarava Tidball-Binz, sottolineando che i ripetuti attacchi contro civili e infrastrutture civili costituiscono crimini di guerra e violano la Carta delle Nazioni Unite. Dal novembre scorso, secondo il Ministero della Salute Pubblica libanese i sionisti sono stati resposabili di 331 morti e almeno 945 feriti.
L'esperto Onu osservava che Israele ha effettuato quasi quotidianamente raid aerei e con droni nel Libano meridionale, dando vita a un "modello più ampio di uccisioni illegali" e chiare violazioni dei termini del cessate il fuoco. Compresi gli spari contro li miitatari della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) dato che “gli attacchi deliberati contro il personale ONU sono considerati crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale umanitario". Denunciava che Israele occupa ancora cinque località libanesi e due cosiddette "zone cuscinetto" nel sud, che anzi rafforza con la costruzione di un muri di protezione. Azioni, ha affermato, che violano direttamente la sovranità del Libano e la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza.
"Coloro che hanno ordinato, pianificato o eseguito attacchi illegali devono affrontare la giustizia. Le vittime e le famiglie meritano verità, responsabilità e pieno risarcimento", ha concluso. In una dichiarazione del 20 novembre l'UNIFIL ha rivelato che oltre 7.500 violazioni aeree e 2.500 violazioni terrestri da parte di Israele si sono verificate a nord della Linea Blu dall'istituzione del cessate il fuoco e che tutti gli incidenti sono stati segnalati al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Che tace. E legittima un comportamento che i nazisionisti continuano a tenere anche nella “gestione” dell'accordo di pace a Gaza.
La “tregua” del piano Trump-Netanyahu a Gaza
L'ufficio stampa del governo di Gaza affermava il 23 novembre che Israele ha violato il cessate il fuoco di Gaza almeno 497 volte in 44 giorni, uccidendo 342 palestinesi, la maggior parte dei quali bambini, donne e anziani dall'entrata in vigore lo scorso 10 ottobre. Le ultime 27 nello stesso giorno, il 22 novembre, con un bilancio di 24 martiri e 87 feriti caduti sotto le bombe dei nazisionisti nel popoloso quartiere di Rimal, a Gaza City, e in una casa vicino all’ospedale al-Awda, in un’abitazione nel campo profughi di Nuseirat. E denunciava che i sionisti continuavano di fatto a bloccare aiuti e forniture mediche sempre più necessarie nella Striscia devastata e in gran parte rasa al suolo e nonostante ciò ancora sotto il tiro dell'esercito occupante.
Il bilancio del genocidio palestinese aggiornato al 22 novembre dal ministero della salute di Gaza conta 69.733 morti, la maggior parte dei quali sono bambini e donne, e 170.863 feriti mentre diverse vittime rimangono sepolte sotto le macerie, ancora inaccessibili alle ambulanze e alle squadre di soccorso.
L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) in una dichiarazione del 24 novembre denunciava che la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza rimane catastrofica nonostante il cessate il fuoco e che le autorità occupanti stanno impedendo al personale internazionale di entrare e limitano l'accesso agli aiuti a soli 170 camion al giorno, neanche un terzo di quelli che entravano prima del blocco, con conseguente accumulo di circa 6.000 camion di cibo ai valichi di frontiera. Aiuti indispensabili ora che dopo la devastazione nnazisionista oltre il 90% della popolazione di Gaza dipende interamente dagli aiuti umanitari e molte famiglie ricevono un solo pasto ogni 24 ore.
Il passaggio, leggi blocco, degli aiuti e soprattutto il coordinamento delle azioni militari nella Striscia di Gaza ricade formalmente tra i compiti del Centro di coordinamento civile-militare per la Striscia di Gaza (Cmcc) diretto dal consigliere di Trump, Aryeh Lightstone, e reso operativo dal 17 ottobre nella sede di Kiryat Gat, a pochi chilometri a nord-est della Striscia di Gaza. Niente altro che un organismo al servizio dell'occupazione nazisionista in applicazione del piano neocoloniale di pace Trump-Netanyahu nel quale sono presenti rappresentanti di paesi arabi reazionari che hanno appoggiato il piano e di paesi imperialisti occidentali, tra cui l’Italia della neofascista Meloni con un ambasciatore; di fatto una rappresentazione della complicità di questi paesi coi nazisionisti e un appoggio al genocidio palestinese.
L'occupazione protegge i crimini dei coloni e ha ucciso 1.004 palestinesi in
Cisgiordania
L'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem ha affermato nel suo apporto del 24 novembre che la situazione nella Cisgiordania occupata è caratterizzata da totale impunità, consentendo ai coloni e alle forze dell'esercito di occupazione sionista di attaccare liberamente la vita dei palestinesi. L'organizzazione ha affermato che l'occupazione sta perpetrando una violenza più intensa che mai, come è accaduto nella Striscia di Gaza. E che dall'ottobre 2023 le forze armate dell'occupazione hanno ucciso circa 1.004 palestinesi, tra cui 217 minorenni, e che almeno 21 persone sono state uccise da coloni sionisti.
L'organizzazione specificava che la situazione si sta deteriorando quotidianamente a causa dell'assenza di meccanismi interni o esterni per impedire alle forze armate dell'occupazione di condurre una "pulizia etnica" in Cisgiordania. Invitava la comunità internazionale a porre fine all'impunità di cui gode Israele e a chiamare a rispondere i responsabili di questi crimini. Denunciava che l'esercito di occupazione usa senza limiti le armi, fino agli attacchi aerei e recluta e arma migliaia di coloni sionisti inquadrandoli in battaglioni di difesa regionale e unità di reazione rapida all'interno degli insediamenti. Confermava infine che i coloni armati attaccano quotidianamente i palestinesi, bruciando case e terreni agricoli, saccheggiando e uccidendo, nell'impunità fornitagli dalle autorità di polizia occupanti.
Il capo di Hamas a Gaza invita la comunità islamica a sostenere la resistenza nella Striscia affichè rimanga "una solida fortezza della nazione sulla via della liberazione"
Il capo di Hamas a Gaza, Khalil al-Hayya, ha invitato la nazione islamica, insieme alle sue istituzioni umanitarie e ai suoi studiosi ad assumersi le proprie responsabilità per rafforzare la resilienza dei palestinesi e accelerare la ricostruzione della Striscia di Gaza, affinché rimanga "una solida fortezza della nazione sulla via della liberazione". In un discorso registrato e trasmesso il 23 novembre durante l'Assemblea Generale del Jamaat-e-Islami in Pakistan, tenutasi a Lahore, alla presenza di studiosi, leader e personalità politiche di diversi paesi musulmani all-Hayya ha messo in guardia dalle crescenti minacce contro la sacra Moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme occupata, con l'intensificarsi delle incursioni sioniste al sito.
Ha affermato che l'Operazione Al-Aqsa Flood ha portato un cambiamento significativo nella coscienza globale, contribuendo a smantellare la narrativa sionista e ad ampliare la cerchia di solidarietà internazionale con la Palestina, rafforzando al contempo il cammino verso l'unità nazionale di fronte ai pericoli che la minacciano; ha espresso la profonda gratitudine di Hamas al Pakistan, al suo governo, al suo popolo e al suo esercito, ricordando le posizioni del suo fondatore, Muhammad Ali Jinnah, che si batté per i diritti dei palestinesi e si rifiutò di concedere qualsiasi legittimità all'occupazione sionista della Palestina.
Al-Hayya ha concluso ricordando che il movimento "non riconoscerà mai l'entità sionista" e che il popolo palestinese e la sua resistenza hanno vanificato gli obiettivi annunciati dall'occupazione fin dall'inizio della sua aggressione contro la Striscia di Gaza.
26 novembre 2025