In occasione dell’incontro di basket Virtus-Maccabi
Battaglia a Bologna contro la “partita della vergogna”
Il sindaco Lepore e il ministro Piantedosi si rimpallano la responsabilità e non la annullano
I manganelli di Meloni e Piantedosi non fermano i manifestanti

Dal corrispondente del PMLI per l'Emilia-Romagna
Venerdì 21 novembre è andata in scena a Bologna la “partita della vergogna”, quella tra le squadre di basket Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, una partita che non si doveva giocare per boicottare lo Stato sionista che continua impunemente il genocidio del popolo palestinese, ma anche la “partita” tra il sindaco PD di Bologna Matteo Lepore che aveva chiesto di rinviarla o spostare per i problemi di “ordine pubblico” che ne sarebbero scaturiti in una zona difficile da “gestire” come quella del Paladozza, scaricando sul ministro Piantedosi la responsabilità della decisione che avrebbe potuto prendere lui stesso, mentre Piantedosi ha rimpallato la “patata bollente” confermando lo svolgimento della partita e scaricandone su Lepore le conseguenze. Come se fosse già in vigore la nuova legge liberticida sulla sicurezza a cui sta lavorando Gasparri, il ministro di polizia ha sprezzantemente giustificato la repressione poliziesca con queste sconcertanti parole: “Non cediamo ai ricatti dei violenti, quello era un attacco antisemita”.
Ma è stata anche la “partita” giocata e stravinta dai manifestanti che hanno dato vita a una grande e combattiva manifestazione che ha impedito che ancora una volta che lo sport venisse utilizzato come mezzo di legittimazione dello Stato sionista e del genocidio del popolo palestinese.
In oltre 6.000 hanno sfilato, partendo da Piazza Maggiore, sventolando le bandiere palestinesi e i cartellini rossi: “Show Israel the red card” a indicare il cartellino che nello sport indica l’espulsione, urlando “Palestina libera” e “Siamo tutti antisionisti”.
Durante il corteo i Giovani palestinesi d’Italia hanno ricordato che “Il Maccabi Tel Aviv non è una squadra come tante, una squadra che questa città e questo paese ha deciso di accogliere comunque nonostante siano parte integrante del progetto coloniale sionista. Non protestare stasera significa essere complici, una città che vuole la libertà avrebbe dovuto impedire l’atterraggio del Maccabi. Ora e sempre resistenza”. Oltre a loro nel corteo aperto dal movimento Blocchiamo Tutto, hanno sfilato anche, tra gli altri, la Rete nazionale dello sport popolare, che raccoglie varie realtà del Nord Italia insieme alla Polisportiva Hsl del Tpo di Bologna, i Centri sociali bolognesi, i sindacati di base, i Sanitari per Gaza.
L’intenzione era quella accerchiare il palazzetto dove si stava svolgendo la partita, che ha riscontrato un pubblico inferiore al solito e dove sono state vergognosamente sequestrate bandiere palestinesi sventolate dagli spettatori, rigettando “i ricatti del ministro Piantedosi che militarizza la città e le caricature del sindaco Lepore che parla di barbari pronti a devastare tutto”. La partita andava annullata e la squadra israeliana andava esclusa dalle competizioni sportive internazionali. Questa era la giusta posizione dei manifestanti, che hanno dovuto fare i conti con il “braccio di ferro” tra Lepore e Piantedosi, e con gli oltre 500 agenti “in tenuta antisommossa” mandati a reprimere la manifestazione, tenendo il corteo ad una distanza non inferiore a 500 metri dal palazzetto. Il che non gli è stato affatto facile, data la grande partecipazione e la determinazione dei manifestanti di assediare il Paladozza. Infatti a partire dall’intersezione tra via Marconi e via Lame, dove vi era una prima biforcazione che portava al Paladozza che il corteo ha provato ad imboccare, le “forze dell’ordine” borghese sono ricorse anche agli idranti per impedirlo. Da lì in poi, ad ogni traversa che portava verso la partita un pezzo del corteo provava a forzare il blocco scontrandosi con gli agenti e dando vita ad una battaglia che si è svolta in molti punti della città con scontri, lancio di fumogeni, cariche della polizia che rincorreva e manganellava fin sotto ai portici e l’uso intenso degli idranti per disperdere e dividere i manifestanti che si sono difesi, e contrattaccato, con quello che trovavano lungo la strada, in particolare nei cantieri per la costruzione della Linea rossa del Tram.
Alla fine si contano 15 identificati, un numero imprecisato di feriti dalle cariche delle “forze dell’ordine”, molti danni alla città causati dal rimpallo di responsabilità tra l’amministrazione comunale e il governo neofascista Meloni, non avendo nessuno dei due voluto annullare l’incontro. La “partita della vergogna” si è giocata in una clima da stato d'assedio, ma soprattutto il movimento antisionista ha ancora una volta dimostrato di essere determinato a continuare la giusta lotta contro lo Stato sionista d’Israele e il genocidio del popolo palestinese che continua anche con la falsa “tregua” stabilita con il piano neocolonialista e imperialista di Trump su Gaza, approvato anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, confermando ancora una volta di essere solamente uno strumento di legittimazione in mano agli imperialisti.

26 novembre 2025