“Cambiare tutto”. Bene ma che cosa e con quale obiettivo?
Continuano le iniziative della Generazione Z italiana che riempie le piazze contro la scuola di Meloni e Valditara, contro lo stato sionista di Israele e per la libertà del popolo palestinese. I giovani e le giovani rappresentano una parte importante del fronte antimperialista che al suo interno sta iniziando a maturare complessivamente l'idea che anche l'Ucraina è un Paese aggredito che merita la propria sovranità e la propria indipendenza, nonostante la confusione ideologica seminata a piene mani dai filoputiniani che oggi si nascondono e sono foraggiati anche fra le bandiere rosse con la falce ed il martello di alcuni partiti.
Le masse giovanili sono state altresì protagoniste nel No Meloni Day, una mobilitazione antigovernativa di piena opposizione alle politiche neoliberiste e neofasciste del governo, e giovani e giovanissimi sempre più spesso affiancano la classe operaia in lotta per le rivendicazioni salariali, contro la chiusura delle fabbriche e negli scioperi della CGIL e del sindacalismo di base.
È un bene che nell'attuale situazione politica e storica questa nuova generazione di giovani comprenda che per raggiungere gli obiettivi di uguaglianza e di giustizia sociale che si pongono, il primo passo è quello di buttare giù il Governo Meloni perché è questo l'esecutivo che rappresenta e porta avanti gli interessi della borghesia al potere nel nostro Paese. Interessi che difende a suon di politiche neoliberiste e neofasciste, e con la repressione nelle piazze.
Sono queste le ragioni che hanno spinto il governo Meloni a inasprire le sue politiche repressive attraverso un secondo Decreto Sicurezza, mentre il fascista Gasparri sta lavorando alacremente per equiparare per legge il sacrosanto antisionismo all'antisemitismo. Evidentemente la rivolta delle piazze piene di lavoratrici, lavoratori, ma sopratutto di giovani che portano con sé una grande carica e un potenziale tale da cambiare veramente i rapporti di forza, è temuto dal Governo che reagisce con il solito giro di vite in termini di repressione.
Questo potenziale in seno alle masse popolari e giovanili non è passato inosservato a Meoni e camerati e, naturalmente, non ha lasciato indifferenti i vecchi volponi riformisti della sinistra borghese, che tentano di accalappiarle in chiave elettoralista, proponendo l'ennesimo nuovo inganno destinato alla sconfitta che non torcerà un capello al sistema capitalista e all'imperialismo che proprio la Generazione Z ha identificato ovunque e da tempo come il suo nemico principale.
Cos'è il “tutto” da cambiare
Uno degli obiettivi che le piazze rilanciano è “Cambiamo tutto!”, uno slogan che rappresenta un primo passo quantomai necessario se l'obiettivo finale è veramente quello di farla finita con la società che abbiamo, per costruirne una nuova dove non possano più trovare spazio le ingiustizie sociali che avvelenano questa.
Questa parola d'ordine non a caso è stata rilanciata da alcuni cartelli politici impegnati nelle elezioni regionali, ed in vista delle prossime politiche, che non hanno pensato minimamente di chiarirla e approfondirla. Proprio questa genericità si presta infatti ad una strumentalizzazione e banalizzazione del concetto voluto ed espresso dai giovani in lotta, che viene così ridotto ad un semplice cambio di governo nell'ambito della stesse istituzioni borghesi e tutto interno al capitalismo. Il massimo orizzonte possibile, diventa pertanto spuntarne le lame più affilate che però continuerebbero a ferire a morte il proletariato, le masse lavoratrici, quelle studentesche e i pensionati poveri. Ma cos'è allora quel “tutto” che si dice a ragione di voler cambiare?
A nostro avviso il “tutto” da riporre nella pattumiera della storia è tutto ciò che ha a che fare con il capitalismo e con l'imperialismo, del quale non si può salvare niente. In questa società non c'è nulla da riadattare o da modificare, perché altrimenti quel “tutto” rimane, si ripresenta magari con altre forme ma con la stessa sostanza com'è accaduto in Italia negli ultimi trent'anni nei quali alla felicità di un numero sempre minore nel tempo di elettori che festeggiavano la salita al potere dei governi di “centro-sinistra”, sono sempre seguiti delusione e sconforto perché non mutavano le politiche neoliberiste bipartisan. Addirittura spesso sono stati proprio i governi cosiddetti “progressisti”, che hanno aperto importanti brecce come ad esempio le privatizzazioni esplose col governo Prodi, la guerra di D'Alema, i decreti sicurezza Minniti, il Jobs Act di Renzi che ha sepolto il diritto al lavoro, e via di seguito.
Anche le guerre, le disparità tra i Paesi del mondo, il collasso climatico che impoverisce le popolazioni già povere, le rapine delle risorse naturali degli Stati più ricchi che sono generate dal capitalismo e dalla sua fase suprema dell'imperialismo, sono destinati a rimanere colonne portanti di questa società se la Generazione Z si accontenterà di addolcirle un po', di mitigarle contravvenendo in questo modo anche ai suoi stessi propositi strategici, anziché distruggerle definitivamente.
Paradossalmente questo percorso bipartisan di accelerazione e normalizzazione di certe politiche neoliberiste e neofasciste ha allontanato dalle urne la metà degli italiani che hanno pertanto compiuto il primo passo, cioè quello di capire che ogni voto espresso per l'uno o per l'altro partito parlamentare o candidato, non è altro che un mandato alla borghesia per continuare a spremere la classe operaia e le masse studentesche e popolari per il profitto dei capitalisti, ed un rafforzamento delle loro istituzioni.
Ecco perché “cambiare tutto” non può non passare dall'abbattimento delle istituzioni borghesi che oggi portano la stessa camicia nera che indossavano quando erano guidate da Renzi, o da D'Alema, da Berlusconi o da Conte. Il fatto che oggi questo nero sia di una tonalità ancora più scura, non vuol dire che per farlo diventare rosso sia sufficiente schiarirlo un po' sostituendo al governo di questa macchina statale una variante, sempre nera, del vecchio riformismo socialdemocratico. Perdurando il capitalismo, infatti, la questione principale del potere politico rimane saldamente nelle mani della borghesia.
Certo, la caduta del governo Meloni è il primo passo che va fatto nell'ambito di un fronte di piazza più largo possibile. Ma questa coscienza, come abbiamo già detto, è già patrimonio della Generazione Z d'Italia, e le piazze sono lì a dimostrarlo.
“Cambiare tutto” puntando al socialismo
E poi, per che cosa dobbiamo “cambiare tutto”? Ottant'anni di Repubblica borghese hanno insegnato alle masse popolari italiane e al proletariato del nostro Paese che per loro le disastrose conseguenze del capitalismo sono destinate a ripresentarsi finché al potere ci sarà un governo borghese che non riconoscerà mai fino in fondo neanche i diritti più basilari quali la sanità per tutti, il lavoro, e la casa, principi sacrosanti ma assolutamente negati nel capitalismo.
Ecco perché una generazione così audace, cosciente e combattiva, non può certo appiattirsi e limitarsi a sostenere quell'insieme di interventi di politica economica e sociale che rappresentano l'essenza delle ricette riformiste che vengono loro proposte dai partiti e dai movimenti che dicono di rappresentare la vera alternativa alla destra e al PD. Non possono farlo proprio perché certe misure sono pienamente compatibili e non in antagonismo al sistema di sfruttamento capitalistico, e come ultimo fine hanno solo l'obiettivo di smussare e rendere più sopportabili i suoi aspetti più barbari e disumani, senza però affrontare il problema cruciale della sua distruzione, se davvero si vuole costruire una società socialista.
La pur giusta “redistribuzione della ricchezza”, la “pianificazione ecologica” e la “giustizia climatica”, le varie rivendicazioni in termini di diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, la difesa dei diritti dei migranti e così via, sono certamente rivendicazioni condivisibili, che devono essere al centro nelle lotte immediate, ma senza un orizzonte socialista sono destinate a avere fortune alterne in base ai rapporti di forza del momento, fino ad essere poi risucchiate ed azzerate non appena al governo della repubblica borghese in camicia nera ci saranno partiti più liberisti o di destra. Basta girarsi indietro negli anni, per capire a fondo ciò di cui stiamo parlando.
L'assetto istituzionale del nostro Paese è un motivo in più per abbandonare le illusioni costituzionali, governative e riformiste poiché le leggi elettorali vigenti ed il presidenzialismo di fatto al quale manca solo la formalità per essere sdoganato in tutto e per tutto, negano di fatto il potere politico al proletariato. Pertanto, neanche la sommatoria delle predette misure sociali, può essere spacciata come una sorta di socialismo costruito all'interno del sistema capitalista.
Il nostro appello alla Generazione Z d'Italia
La Generazione Z, a partire dalla sua parte più avanzata, è chiamata a comprendere prima di cadere nel vicolo cieco del riformismo, che non è possibile conquistare per via elettorale e parlamentare spazi di socialismo all'interno del sistema capitalista rendendoli stabili, mentre è necessario “cambiare tutto” facendola finita col capitalismo e con l'imperialismo distruggendo tutti i suoi strumenti ed apparati attraverso la via rivoluzionaria dell'Ottobre, guidata dal partito del proletariato.
La storia ci insegna che per questo obiettivo non ci sono “nuove strade” da percorrere; non lo è stato il fallimentare “Socialismo del XXI secolo” ed altre esperienze del genere basate sul movimentismo, il partecipazionismo, l'elettoralismo, il parlamentarismo, il costituzionalismo e il riformismo, e non lo è adesso il “moderno socialismo”.
La Generazione Z nella quale noi riponiamo una grande fiducia, ha già maturato una discreta coscienza di classe antigovernativa ed anticapitalista; adesso deve fare l'ultimo e decisivo passo rifiutando le illusioni costituzionali ed elettorali che vengono loro proposte sotto forma di specchietti per le allodole, ed abbracciando attivamente la lotta per il socialismo e il potere politico del proletariato. Solo così le giovani ed i giovani coscientemente più avanzati potranno diventare quei rivoluzionari capaci di scrivere una grandiosa pagina nella storia del nostro Paese ed in quella del movimento operario e socialista internazionale.
Che i giovani e le giovani della nostra cara Generazione Z tengano bene a mente queste parole scritte dal Segretario generale del PMLI, Giovanni Scuderi, nell'editoriale per il 48° Anniversario della Fondazione del Partito: “Nel nostro Paese capitalista il potere politico, economico, finanziario, istituzionale, giuridico, culturale e mediatico è posseduto interamente dalla borghesia. Il proletariato invece non possiede niente, tranne le braccia per lavorare e arricchire la borghesia. Il voto sulla scheda elettorale serve unicamente a mandare al governo una delle fazioni della classe dominante borghese. Questa situazione va rimossa, capovolgendo la classe al potere: il proletariato al posto della borghesia. Per porre fine allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, alla società divisa in classi e al sistema economico capitalista che è la fonte di tutti i problemi di vita e i mali delle masse, del fascismo, del razzismo, dell'omofobia e della guerra imperialista”.
26 novembre 2025