A Perugia manifestazione contro Eurochocolate
Contro le città macchine da soldi e contro le multinazionali che sfruttano e sono complici del genocidio del popolo palestinese
Dalla corrispondente del PMLI per l'Umbria
Sulla spinta anche della forte mobilitazione delle scorse settimane contro il genocidio del popolo palestinese che ha portato in piazza migliaia di manifestanti, venerdì 21 novembre, organizzata da Perugia solidale, Assemblea Transfemminista Perugia, Lautoradio e Operatori Sociali Autorganizzati, si è svolta per la prima volta una manifestazione con lo slogan “Fuori Eurochocolate da Perugia” e in appoggio alla resistenza palestinese.
Eurochocolate per dieci giorni si svolge nell'acropoli della città del grifo dove è nata la storica fabbrica Perugina; un evento caratterizzato da numerosi stand e spettacoli con protagonista appunto il cioccolato proveniente da varie parti del mondo. Ma dietro questo evento pubblicizzato a livello internazionale con l'intento di rendere protagonista la città c'è molto altro.
Eurochocolate nasce nel 1994 promossa da Eugenio Guarducci, ispirato dall'Oktoberfest di Monaco. Nel tempo ha realizzato una vera e propria fabbrica di soldi e creato varie aziende, compreso il primo albergo al mondo dedicato a cioccolato e vino. Addirittura Guarducci durante Eurochocolate si è pure candidato a sindaco alle prossime elezioni comunali. Nel 2024 lanciò il cantiere della futura Città del Cioccolato, realizzato in centro città all'ex Mercato coperto di proprietà del comune e dato in concessione trentennale alla società “Destinazione cioccolato srl sb” sempre di Guarducci. 2.800 mq dedicati al cioccolato, con scenografie, video, laboratori, un investimento di 6 milioni di euro finanziati da IntesaSanPaolo e equity crowdfunding
, che ha avuto anche la benedizione della neopodestà Vittoria Ferdinandi e di tutta la sua giunta. Ferdinandi infatti ha affermato che “in una società sempre più omologata, tornare a puntare sull'identità è una scelta strategica vincente”. Peccato che, se si riferisce al cioccolato e alla Perugina, è ben noto che fin dal 1988 è stata acquistata dalla multinazionale Nestlè che, oltre a sfruttare i territori, ha attività commerciali e produttive in Israele possedendo il 50,1% dei capitali della catena alimentare Osem. Inoltre, ci sarebbe da dire che i perugini in verità necessitano anzitutto di servizi sociali e assistenziali, trasporti e spazi ricreativi gratuiti.
In questo scenario si inserisce la giusta manifestazione di protesta contro un evento vetrina per le multinazionali, a partire dalla Nestlè, che sfruttano la manodopera come alla Perugina con tagli al personale o contratti da fame nonché i territori, compresa la stessa Umbria dove vi sono ampie coltivazioni di nocciole, o come la multinazionale italiana Ferrero che utilizzano cacao proveniente da zone del mondo che sfruttano il lavoro minorile e forzato. Va aggiunto che entrambe le multinazionali fanno affari con l'entità sionista di Israele del criminale Netanyahu.
La protesta si è rivolta anche verso la realizzazione, con la connivenza delle istituzioni borghesi locali sia di “centro-sinistra” che di “centro-destra”, di un centro città al servizio del turista da spennare, con spazi sottratti alle reali esigenze della popolazione. Come riporta una nota degli organizzatori, “chi anima questa occupazione del centro storico, fin dall'inizio è un Willy Wonka della Nestlè, che potrebbe diventare pure sindaco... in Umbria, ormai, la politica la fanno gli imprenditori, ai quali ci si piega senza troppo esitare. Bandecchi a Terni dovrebbe essere d'esempio per Perugia”.
Far rinascere e rivivere Perugia, compreso il suo centro storico, non passa certo né da Eurochocolate né da altre iniziative commerciali che portano soldi nelle tasche degli industriali o di chi sfrutta il territorio, bensì da una città governata dal popolo e al suo servizio.
26 novembre 2025